InFormazione cattolica 26 Gennaio 2026
Il vecchio sistema liberale non funziona piu’?
Il vecchio sistema liberale funzionava in una serie di condizioni che non sono più presenti. Quasi tutti sono convinti che la democrazia liberale sia stata il naturale progresso dell’umanità verso un mondo migliore. La consapevolezza storica avrebbe, invece, dovuto porre degli interrogativi sulla sua reale consistenza, dal momento che le guerre degli ultimi due secoli ed i conflitti in essere a livello globale nascono per distruggerla, sia sul piano economico che politico.
Il periodo, cosiddetto risorgimentale, portò a democrazie liberali incapaci per essenza di portare gli Stati a un sano benessere, spirituale e temporale. La Prima e la Seconda guerra mondiale nacquero per spazzarle via, perché ritenute fallimentari sul piano economico e politico, assieme alla Chiesa Cattolica, insormontabile ostacolo morale al liberalismo.
A Yalta non vi fu la volontà di tornare ai fasti dell’ Ancien Régime, ma le ideologie liberali anglo-americana e comunista sovietica si spartirono il mondo in aree di influenza e spazi vitali. Ogni residuo della pluri millenaria tradizione classico-cristiana, realizzato all’interno degli Stati, è risultato timido e minoritario, al punto da risultare uno scomodo retaggio anche nei Sacri Palazzi, ove è parso che la secolarizzazione fosse indispensabile per sopravvivere al mondo.
Crollato rovinosamente il comunismo, è rimasto solo il sistema liberal capitalista al governo mondiale, con la sua logica del profitto e dei mercati, che hanno surclassato la dimensione politica, spostato quella morale nel cassetto personale di ciascuno.
La globalizzazione, cinica ricerca del massimo guadagno con il minimo sforzo, ha portato con sé la necessità di “nuovi schiavi” per la manodopera a basso costo, importando masse di immigrati dai Paesi poveri, illudendoli di un Bengodi inesistente. Quindi, assieme alle persone oneste si è importata la peggior feccia dell’Africa, dell’America Latina, dell’est europeo e dell’Asia meridionale. La vera destra, identitaria, legittimista, autonomista, cattolica almeno nel sentire comune, divenne sinonimo di “fascista” e, quindi, emarginata. La sinistra abbracciò il Grande Capitale, ergendosi a paladina dei migranti, visti come nuovi potenziali elettori da attrarre con ogni diritto, attraverso un business milionario mascherato da fratellanza umanitaria.
Il flop della società a-morale, in cui poche famiglie di ricchi diventano sempre più ricche e milioni di poveri diventano sempre più poveri, ha cancellato il ceto medio, fulcro della produzione europea, ha sostituito la comunità con la tecnica,ha imposto il Pensiero unico agli zombie. I disastri del mondialismo, prima in USA e poi in Francia non hanno insegnato alcunché ma l’implosione graduale del turbocapitalismo, grazie anche all’ingresso nei mercati di nuovi Paesi pieni di terre rare e materie prime, sta distruggendo questo modello elitario di pochi “illuminati”, che, a Davos, quest’anno per la prima volta, non hanno dettato l’Agenda del 2030, ma sono stati destabilizzati dai nuovi equilibri, che stanno crescendo all’ombra di Pechino, Washington e Mosca, con l’occhio vigile di Tel Aviv.
Il Financial Times ha evidenziato come l’economista politico statunitense Matthew Burgess, non voglia più riproporre la vecchia teoria della modernizzazione, secondo cui la crescita produce automaticamente democrazie liberali perché la Cina e i Paesi del Golfo sono lì a dimostrare il contrario, quanto la necessità di sostenere queste potenze illiberali. Donald Trump lo sta facendo con Putin, ma anche con Xi Jinping e con la Corea del Nord. L’avanzata delle destre, pur con le loro contraddizioni e difficoltà, con il crollo dell’ordine mondiale liberale hanno rispecchiato un chiaro rallentamento economico e demografico. “Visti da questa prospettiva, i disordini politici e geopolitici dell’ultimo decennio non sono un’aberrazione o una serie di casi speciali, ma la nuova normalità” – ammette il FT.
Negli ultimi 10 anni, i globalisti e i big dell’alta finanza sono apparsi miopi davanti al mondo che mutava sotto i loro piedi a causa del caos prodotto dal loro modello inumano di sviluppo, basato sul debito e sulla sussistenza per molti che diventa estrema povertà in troppi casi. Probabilmente perché l’avidità fa credere di avere sempre tutto sotto controllo e completamente pianificato. Fa crogiolare in sonni tranquilli e nell’ozio, padre dei vizi. La realtà cammina parallela e diverge con la forza dei numeri dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati che non arrivano a fine mese perché il costo della vita, l’inflazione e le scelte energetiche scellerate producono la reazione contraria a quella voluta dai poteri sovranazionali, costringendoli a subire tutti gli effetti degenerativi e sovversivi della società degli incompatibili costretti a convivere.
Il Primo Ministro canadese Mark Carney, a Davos, ha detto che oggi viviamo in un mondo fondamentalmente diverso da quello di un paio di decenni fa. Le osservazioni di Carney erano incentrate sulla geopolitica, ma si applicano molto bene al contesto economico e demografico che ha permesso a quello che lui definisce l’ordine liberaldemocratico “rotto” di affermarsi.
Fondamentalmente – commenta il Financial Times – “questa inquadratura ci dice che, sebbene Donald Trump sia chiaramente una figura singolarmente dirompente, la sua ascesa è anche sintomatica di cambiamenti sociali ed economici molto più ampi, condizioni mutate che non sembrano destinate a invertirsi tanto presto”.
Il nuovo mondo a bassa crescita, caratterizzato da una competizione a somma zero e da una popolazione che invecchia, è fondamentalmente diverso, e di conseguenza dovrà attuare politiche fondamentalmente diverse. L’immobilismo cui si assiste nell’ultimo decennio genera una politica di impazienza, egoismo, ostilità verso i gruppi esterni e un disprezzo per norme e istituzioni che si sono formate nel corso di secoli, alla ricerca di “distruggere il sistema”. E’ fisiologico, come i corsi e ricorsi storici.
La vita frenetica, la distruzione del modello familiare tradizionale, il primato della tecnologia nella vita quotidiana, l’uccisione di una morale condivisa, il mutamento del profilo demografico della società esercitano una pressione sempre maggiore sulle finanze pubbliche, provocando enormi aumenti fiscali, distruggendo il welfare in favore del costoso privato, bloccando la crescita e la tranquillità dell’Ordine. I risultati sono infrastrutture in degrado, debole crescita della produttività e un’insoddisfazione record nei confronti dei governi e dei sistemi politici più ampi che hanno guidato questa discesa. Ecco perché il modello globalista e la società fluida hanno prodotto la disaffezione più totale verso la politica, che si dimostra con l’astensionismo record.
La democrazia liberale è dunque in declino terminale? Se pensiamo che, oggi, la fonte più promettente di rinnovato dinamismo economico è l’intelligenza artificiale, rischiamo di aumentare l’instabilità sociale, minando ulteriormente la fiducia nella democrazia e accelerando la discesa verso un mondo diverso da quello liberal. Il FT conclude con un’osservazione che taglia le gambe ai liberali: “Trump potrebbe scomparire dalla scena, tra qualche anno, ma qualsiasi aspettativa che l’ordine liberale possa tornare in auge è in contraddizione con l’evidenza. Il vecchio sistema funzionava in condizioni specifiche. Queste condizioni non sono più presenti”.
Don Félix Sardà y Salvany (1844-1916), sacerdote e fiero militante carlista, raccolse le sue riflessioni, di attualità disarmante, nel testo “El liberalismo es pecado.Cuestiones candentes” (Barcelona, Librerìa y tipografìa catòlica, 1885). Le edizioni Solfanelli di Chieti l’hanno appena meritoriamente pubblicato, tradotto in italiano dal Prof. Gianandrea de Antonellis col patrocinio del Consejo de Estudios Hispànicos Felipe II. La Collana di Studi Carlisti delle edizioni Solfanelli è composta da ben 18 pubblicazioni, disponibili per la lettura.
“La rivoluzione moderna non è altro che il liberalismo in azione” – sostiene don Félix. “E’ quindi necessario riconoscere, anche se costa e amareggia, che non si è completamente cattolici se non nella misura in cui si è completamente anti-liberali […]. Dal punto di vista dottrinale e fattuale il liberalismo è “l’immoralità più radicale” perché sostituisce il principio eterno con una morale personale senza limitazioni. Da questo assunto deriva che ogni desiderio possa diventare diritto positivo, a prescindere dai precetti divini e dalla tradizione collettiva da essi derivante.
“Quindi si può dire che il liberalismo è l’errore assoluto nell’ordine delle idee e il disordine assoluto nell’ordine dei fatti. E, per entrambi i concetti, è un peccato, ex genere suo, gravissimo: è un peccato mortale”.








