I Signori del Silicio: oltre a fare cassa, hanno un piano per l’umanità

Atlantico 24 Aprile 2023

Il soluzionismo tecnologico: una nuova ideologia che occupa gli spazi lasciati dalla politica, sempre più post-ideologica, e dalla religione, sempre più secolarizzata

di Pierpaolo Sicco  

Molto di voi probabilmente non sapranno – e tra questi vi ero anche io – da dove derivi il termine Silicon Valley. Semplice: Silicon deriva da silicio. Il silicio è uno dei semiconduttori per eccellenza. I semiconduttori sono una componente essenziale di tutti i microchip.

Ma la Silicon Valley non è solo la valle del silicio. I suoi Signori, come li ha definiti il sociologo bielorusso Evgenij Morozov, stanno diventando i Signori del pianeta terra. Le Big Five nate in quell’angolo di California (Google, Apple, Amazon, Microsoft, Meta) sono arrivate a capitalizzare, alla fine del 2021, una cifra cinque volte superiore al Pil italiano.

Nuovo potere, nuova ideologia

La Silicon Valley, valle del silicio, ma anche epicentro di un nuovo potere, di una nuova ideologia. Potere che non è solo economico, ma anche politico. Dal momento che la rivoluzione digitale non ha soltanto cambiato le infrastrutture tecnologiche della società, ma ha in definitiva prodotto una nuova società. Riarticolando le strutture e le relazioni sociali.

Ideologia che è incorporata nella tecnologia. Tra la componente hardware e quella software sono incasellati i sistemi di valore, le visioni del mondo dell’industria Big Tech. La tecnologia non è solo prodotta dall’uomo. La tecnologia è la materializzazione di un sistema ideologico specifico. Ora accade che questo sistema ideologico, che oscilla nella dimensione del latente, del non detto, potrebbe progressivamente occupare le lacune lasciate dalla politica, che è sempre più post-ideologica, e dalla religione, che si secolarizza progressivamente.

Un piano per l’umanità

C’è il rischio, quindi, che i Signori del Silicio rimangano gli unici ad avere un piano di lungo respiro per l’umanità. Ciò che dovrebbe far riflettere non è solo la volontà di questi Signori di voler decidere – in totale autonomia – come sarà il mondo del futuro. Del resto, la visione è ciò che distingue l’uomo dall’animale.

Quello che a mio avviso deve inquietare, è il fatto che un manipolo di persone possa essere lasciato da solo in questo compito. La politica, la società civile sembrano non rendersene conto: in uno stato di crisi permanente, il dibattito pubblico è orientato sempre di più all’ordinaria amministrazione.

Quello che succede è che mentre noi discutiamo di Elly Schlein, del super-bonus, degli eco-vandali, qualcun altro, sulle sponde dell’oceano Pacifico, sta immaginando la fusione tra uomo e macchina. Parlo di Ray Kurzweil, ingegnere capo di Google. Secondo questo signore, in un futuro non tanto lontano, l’Intelligenza Artificiale potrà essere implementata nel cervello umano, facendogli compiere un salto di qualità tale da liberarlo finalmente da tutti gli errori, i pregiudizi, i bias cognitivi. Sempre secondo Kurzweil, incorporando nell’uomo componenti nanotecnologiche, si potrebbe rallentare, far regredire il processo di invecchiamento cellulare.

Un altro cervellone, tale Alex Pentland, nel suo libro “Fisica sociale” ha teorizzato una nuova scienza del comportamento umano, basandosi sull’idea che grazie all’uso dei big data non solo l’uomo diventerà sempre più prevedibile, ma si potrà anche indirizzarlo verso comportamenti socialmente – ed economicamente – utili.

Mentre invece l’ex socio in affari di Elon Musk e cofondatore di PayPal, Peter Thiel, sta finanziando progetti milionari per la creazione, in acque internazionali, di isole artificiali galleggianti intese come zone franche da qualsiasi giurisdizione.

Il soluzionismo tecnologico

Creare essere ibridi (metà carne-metà silicio), fermare il processo d’invecchiamento, prevedere gli avvenimenti del futuro, dare vita a dei non Stati in cui vige la non legge. Vi sembrano questi dei ragionamenti da ingegneri (nerd) in crisi di mezza età?

Alcuni diranno – a ragion veduta – che si tratta di deliri distopici di cyber fanatici. Una cosa però è certa: i Signori del Silicio, oltre a fare cassa, stanno pensando in modo strategico disegnando i possibili scenari della società che verrà.

Al cuore dell’ideologia della Silicon Valley – che ha poco di liberale e molto di anarchico – c’è quel concetto che Evgenij Morozov ha definito soluzionismo tecnologico. In sintesi, l’idea di fondo di tale prospettiva è questa: non è più necessario che l’uomo si preoccupi tanto dei problemi dell’umanità. Basteranno miliardi di dati e macchine super potenti per trovare tutte le soluzioni.

La fine della scienza

Il profetico Chris Anderson, fondatore della rivista Wired, lo aveva affermato in un articolo del 2008, diventato la pietra miliare della filosofia datista. L’articolo era intitolato “The End of Theory”. La tesi ivi sostenuta era la seguente: la teoria scientifica non avrà più bisogno di esistere se un algoritmo potrà scovare, tra la vasta fenomenologia del reale – vale a dire tra milioni e milioni di dati – le connessioni, i collegamenti che un tempo la scienza aveva il compito di individuare.

Fine della teoria, dunque. Fine della scienza, anche. Ma siamo davvero sicuri che l’Intelligenza Artificiale ci salverà da tutti i mali? Vogliamo davvero pensare che una macchina – resa super intelligente da valanghe di dati – potrà eguagliare l’intelletto umano, acquisendo la capacità di astrarre, di fare generalizzazioni, di sviluppare autocoscienza?

Derubricare l’uomo

Forse a questi Signori del Silicio gli è sfuggito qualcosa di mano. Avranno anche ragione a pensare che certe funzioni saranno svolte con maggiore precisione da un robot piuttosto che da un uomo. Ma come fanno a derubricare la complessità a un problema meramente tecnico?

Perché cosi facendo, stanno derubricando l’uomo. E la storia ci ha mostrato che ogni qual volta si è proceduto a questa derubricazione, l’umanità è sprofondata negli abissi, nei buchi neri della civiltà.