Le teorie abiogenetiche dell’origine della vita: condizioni casuali o, non piuttosto, specifiche?

Centro Italiano Intelligent Design 23 Dicembre 2025

Il CIID ha il privilegio di offrirvi questo speciale articolo del dott. Giulio Dante Guerra, scienziato di enorme competenza ed esperienza, laureato in chimica all’Università di Pisa e ricercatore del Centro Nazionale delle Ricerche sui biomateriali, Socio fondatore della Società Italiana di Biomateriali ed esperto editore di libri e articoli sul tema delle teorie abiogenetiche dell’origine della vita: nella breve ma accurata rassegna di queste teorie, Guerra ne esamina diverse tra le più note, partendo dalla fine degli anni 80 per arrivare a pochi mesi fa, evidenziando proprio se e come viene gestita la caratteristica centrale della specificità.

Giulio Dante Guerra

La “specificità” presente nelle macromolecole biologiche è, insieme alla “complessità irriducibile”, presente negli organismi, un argomento a favore dell’intelligent design[1]. Anche in non poche teorie “abiogenetiche”, in particolare quelle più “credibili” da un punto di vista chimico, le condizioni in cui sono compiute le reazioni, che producono i composti dichiarati “prebiotici”, appaiono, esse stesse, parecchio “specifiche”, come mostrerò in questa breve rassegna. Non starò qui a “discutere” il troppo noto esperimento di Stanley Lloyd Miller (1930-2007)[2]. Esaminerò, piuttosto, altri esempi di “sintesi di molecole prebiotiche”, notando la specificità delle condizioni postulate. Un esempio può essere l’esperimento di un gruppo giapponese, che irradiò con un flusso di protoni una miscela d’anidride carbonica, monossido di carbonio, azoto ed acqua: la reazione dava luogo ad una miscela di sette amminoacidi, con rese non eccessivamente basse, ma solo cinque fra i venti presenti nelle proteine[3]. È da notare che l’intensità del flusso protonico, con cui era stato condotto l’esperimento, presupponeva, ai tempi della «terra primitiva», un massimo d’attività solare di durata abbastanza lunga, in altre parole condizioni molto specifiche.

Una caratteristica molto specifica delle molecole e macromolecole, presenti negli organismi, e la loro chiralità. Parecchie molecole organiche sono prive di piani di simmetria, così che possono esistere in due forme distinte, dette enantiomeri, che si distinguono per essere l’una l’immagine speculare dell’altra, così come la mano destra lo è della sinistra, donde, appunto, il nome di molecole chirali, dal greco chéir, mano[4]; le molecole e macromolecole chirali biologiche sono enantiomeri puri. Sulla chiralità un gruppo franco-messicano pubblicava, nel 2004, una rassegna delle ricerche compiute fino ad allora, che conteneva la sincera ammissione che «l’origine della chiralità nelle biomolecole è ancora un mistero»[5]. Tentativi di sintetizzare molecole «prebiotiche» chirali, compiuti in anni successivi, hanno dato sempre risultati scarsi, ed hanno richiesto, per le sintesi, condizioni molto specifiche[6]. Per quello, poi, che riguarda la teorie sull’origine extraterrestre della vita, resta sempre valida l’osservazione fatta, nel 1993, da due scienziati dell’università di Bratislava: «è solo un trasportare il problema su altri pianeti»[7].

È interessante, a questo punto, prendere in considerazione altre teorie sull’origine della vita, che potremmo definire «non opariniane», perché sostanzialmente indipendenti da quella elaborata, nel terzo decennio del secolo scorso, dal biologo sovietico Aleksàndr Ivànovič Oparin (1894-1980)[8]. La prima fu sviluppata inizialmente, sotto forma di «modelli» elaborati mediante il calcolatore, nella seconda metà degli anni 1970, dal chimico-fisico neozelandese Geoffrey A. M. King[9]. È una teoria «completa», da un punto di vista chimico; e, molto coerentemente, non va oltre la fase dell’«evoluzione chimica». Lo schema generale di King si sviluppa attraverso una serie di reazioni chimiche autocatalitiche[10]; la stessa natura di queste reazioni rende necessaria, perché possano avvenire, la presenza di condizioni molto specifiche, ben diverse dall’onnicomprensivo «brodo prebiotico» delle teorie che si rifanno in qualche modo ad Oparin[11]. È una teoria, in qualche modo, «tacitata» dagli abiogenisti, tanto è vero che un articolo, in cui King poneva il problema se fosse mai esistito un «brodo prebiotico», pur essendo già stato scritto, e inviato alla rivista, nel 1984, fu pubblicato solo due anni dopo, quando l’autore era già morto[12]. Un’altra teoria – che, si potrebbe dire, inizia laddove termina la precedente – è quella proposta, nel 1981, dal genetista molecolare italiano Marcello Barbieri, la «teoria ribotipica», che fa originare la cellula dalle ribonucleoproteine attraverso un meccanismo a catena di «quasi-replicazione», seguito, a livello già «proto-cellulare», da fenomeni di simbiosi[13]. Chiaramente, tutti questi processi richiedono condizioni molto specifiche. Il merito principale di questa teoria è di escludere, in qualche modo, «Sua Maestà il Caso» dalla formazione del codice genetico. Una caratteristica comune a queste due teorie, e ad altre basate sull’auto-replicazione e sull’autocatalisi[14], è la specificità dei meccanismi postulati.

Negli anni successivi Barbieri continuò a sviluppare la sua teoria, fino a farne una parte di una teoria più generale, la «teoria semantica dell’evoluzione»[15]. Il libro di Barbieri, uscito contemporaneamente anche in lingua inglese negli Stati Uniti d’America[16], suscitò numerosi commenti e critiche nel nostro paese[17]. È interessante notare come una critica non banale, quella dell’etologo Giorgio Celli (1935-2011), noto in quegli anni anche al grande pubblico per la sua frequente partecipazione a trasmissioni televisive, si concluda con l’osservazione: «Queste convenzioni, queste necessità biologiche, questi cicli da completare, questa armonia tra gli organismi, evocano irresistibilmente il “fantasma di un Progetto»[18]. In altre parole, come scrissi in passato: «L’idea di una necessità “insita”, in qualche modo, nella natura delle cose ha bisogno – come aveva notato anche, con parole che tradivano una grande preoccupazione, Giorgio Celli – solo di un passaggio in più, di natura filosofica, per confluire in quella dell’“intelligent design”, la “progettazione intelligente”»[19].

La specificità delle condizioni postulate nelle teorie sull’origine della vita, proposte fra la fine del secolo scorso e l’inizio di questo, è tale, che è superfluo esaminarle nei loro aspetti particolari; esaminiamo, piuttosto, una pubblicazione più recente, di un gruppo dell’università di Chicago, comparsa, nel maggio di quest’anno, sul «prestigioso» Journal of the American Chemical Society[20]. L’articolo riporta lo studio dell’interazione fra l’acido ribonucleico (RNA) e gli amminoacidi, come possibile «sintesi prebiotica» di polipeptidi, e, successivamente, proteine chirali. Gli autori hanno trovato che un certo RNA interagisce soltanto con un solo enantiomero di amminoacido. Le condizioni in cui queste interazioni avvengono sono fortemente specifiche, anche perché l’RNA impiegato è esso stesso chirale, esattamente come quello biologico. Concludendo, questa specificità, riscontrabile anche nelle «teorie abiogenetiche» più «credibili» da un punto di vista chimico, è un’ulteriore conferma sperimentale del principio che l’ordine non può nascere spontaneamente dal caos. È un principio filosofico parecchio importante, visto che, in pratica, sta alla base della quinta via di San Tommaso d’Aquino (ca. 1225-1274), quella che giunge a Dio Creatore a partire dall’ordine del creato[21]. Più modestamente, da cultore di una scienza sperimentale, mi fermo all’affermazione che, dietro questa specificità, non può non esserci un progetto intelligente, un intelligent design, e lascio ai teologi il, necessario, passo successivo.

[1]  Cfr. p.es. Michael J. Behe, La scatola nera di Darwin. La sfida biochimica all’evoluzione, 2a ed., tr. it., Alfa & Omega, Caltanissetta 2007.

[2]  Cfr. S. L. Miller, Production of some organic compounds under possible primitive Earth conditions, in Journal of the American Chemical Society, vol. 77, 5-5-1955, pp. 2351-2361.

[3] Cfr. Kensei Kobayashi, Tairo Oshima, Hiroshi Yanagawa, Abiotic synthesis of amino acids by proton irradiation of a mixture of carbon monoxide, nitrogen, and water, in Chemistry Letters, 1989, pp. 1527-1530.

[4]  Un testo «classico» sulla chiralità è: Giulio Natta, Mario Farina, Stereochimica, molecole in 3D, Mondadori, Milano 1968.

[5]  J. Rivera Islas, J. C. Micheau, T. Buhse, The origin of biomolecular chirality. Search for efficient chiroselective autocatalytic reactions, in J. Seckbach, Julian Chela-Flores, Tobias Owen, François Raulin (a cura di) Life in the Universe. From the Miller experiment to the search for life on other worlds, Kluwer Academic Publishers, Dordrecht (NL) 2004, parte III, p. 73.

[6]  Cfr. Giulio Dante Guerra, L’origine della vita. Il «caso» non spiega la realtà, D’Ettoris, Crotone 2016, pp. 34-35.

[7]  J. Krempaský, E. Krejčíová, On the origin of “pure” chirality of aminoacids and saccharides at the prebiotical stage, in General Physiology and Biophysics, vol. 12, n. 1, febbraio 1993, pp. 85-91 (p. 86).

[8] Cfr. Aleksàndr Ivànovič Oparin, Proikhoždenie žizni, Moskovskij Robočij, Mosca 1924 [tr. it. L’origine della vita, Bollati Boringhieri, Torino 1977].

[9]  Cfr. Geoffrey A. M. King, Symbiosis and the origin of life, in Origins of Life, vol. 8, 1977, pp. 39-53.

[10] Cfr. Idem, Autocatalysis, in Chemical Society Reviews, vol. 7, n. 2, 1978, pp. 297-316.

[11]  Cfr. Idem, Recycling, reproduction, and life’s origins, in BioSystems, vol. 15, 1982, pp. 89-97.

[12] Cfr. Idem, Was there a prebiotic soup?, in Journal of Theoretical Biology, vol. 125, 1986, pp. 493-498.

[13] Cfr. Marcello Barbieri, La teoria ribotipica sull’origine della vita, in Rivista di Biologia, vol. 75, n. 4, inverno 1982, pp. 515-561.

[14] Cfr.: Hans Kuhn, Jürg Waser, Molecular self-organization and the origin of life, in Angewandte Chemie, International Edition in English, vol. 29, 1981, pp. 500-520; T. Tjivikua, P. Ballester, J. Rebek, Jr., A self-replicating system, in Journal of the American Chemical Society, vol. 112, 1990, pp. 1249-1250; Julius Rebek, Jr., Molecole sintetiche autoreplicanti, tr. it. in Le Scienze, n. 313, settembre 1994, pp. 24-32; J. Ricard, Complexity, emergence and the origins of life, in M. Gérin, M.-C. Maurel (a cura di), Origins of Life: Self-Organization and/or Biological Evolution?, EDP Sciences, Parigi 2009, pp. 105-115.

[15] Cfr. M. Barbieri, La teoria semantica dell’evoluzione, Bollati Boringhieri, Torino 1985.

[16] Cfr. Idem, The semantic theory of evolution, Harwood Academic Publisher, New York 1985.

[17] Cfr. Commenti, in Rivista di Biologia, vol. 78, n. 2, estate 1985, pp. 298-309.

[18] Ibid., p. 308.

[19] Giulio Dante Guerra, L’origine della vita. Il «caso» non spiega la realtà, D’Ettoris, Crotone 2016, p. 54.

[20] Shannon Kim, Marco Todisco, Aleksandar Radakovic, Jack W. Szostak, Stereoselectivity of Aminoacyl-RNA Loop-Closing Ligation, in Journal of the American Chemical Society, vol. 147, 29 maggio 2025,  pp. 19539−19546.

[21] Cfr. San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, parte I, questione 2, articolo 3.