Appunti per una demonologia dell’aborto (2)

abortoRadici Cristiane n.85 giugno 2013

Contestazione, libertinismo, ambientalismo: i germi si ritrovano nel trattato Malleus Maleficarum. L’esplosione del femminismo e della pornografia hanno permesso e “legittimato” la mentalità abortista e anticoncezionale.

Ammiccando esplicitamente alla tradizione delle streghe. Secondo l’ecologismo, l’uomo sarebbe il cancro del pianeta

di Roberto Dalbosco

Il Malleus Maleficarum, noto presso il pubblico italiano come “Il Martello delle streghe”, è un trattato sulla stregoneria scritto dall’inquisitore tedesco Heinrich Krämer nel 1486. Pubblicato pochi anni prima che l’eresia luterana scoppiasse partendo proprio dalle terre oltremontane, il libro ha per fine la sistematica dimostrazione della effettiva pragmatica realtà della stregoneria.

A quel tempo, come oggi, vi era una parte dell’opinione pubblica scettica di fronte ai mostruosi racconti riguardantio le streghe, i loro riti ed i loro propositi.

Diviso in “questioni”, per le quali l’autore offre diversi argomenti, ricorrendo anche alle casistiche offerte dalle cronache dell’Europa del tempo, il libro diviene una sorta di manuale dell’Inquisitore, oggi visto dai più come un residuo di un’era oscura. Pare invece che le sue parole siano ancora di stringente attualità: l’azione dell’Inferno infatti può aver cambiato strumenti, ma non fini e modalità.

La Quaestio XI del Malleus, come ricordavamo nell’articolo precedente, recita «quod obstetrices malefice conceptus in utero diversis modis interimunt aborsum procurarli et ubi hoc non faciunt demonibus natos infantes offerunt», ovvero «le streghe ostetriche in diversi modi uccidono nell’utero i concepiti, provocano l’aborto, e se non fanno questo, offrono ai diavoli i bambini appena nati». Il tema è trattato con grande dettaglio: «La verità esposta sopra viene provata al tempo stesso da quattro orribili atti compiuti sia sui bambini ancora nell’utero materno sia sui neonati. Siccome i diavoli devono seguirli per mezzo delle donne e non degli uomini, quell’omicida si dà da fare per trovare alleati fra le donne più che fra gli uomini».

Impossibile non vedere come questo testo medioevale offra una luce chiarificante sul fenomeno odierno del femminismo: la mentalità abortista ha rotto gli argini, quando ha potuto essere urlata sulla pubblica piazza. Prima le varie organizzazioni dedite all’aborto erano assai più discrete, non solo perché illegali, ma anche essendo giudicate negativamente dalla morale comune il loro agire: basti pensare al rapporto tra Margaret Sanger, creatrice di Planned Parenthood, l’ente che promuove ed effettua materialmente l’aborto nel mondo, e i suoi primi finanziatori, i magnati Rockefeller, che agirono quasi sempre in modo anonimo.

Come nel caso di John D. Rockefeller per nulla intenzionato ad urtare troppo i sentimenti dei cattolici statunitensi. Ciò avrebbe infatti influito molto negativamente sulla carriera di un altro membro della Famiglia, NeIson Rockefeller, che tanto come governatore dello Stato di New York quanto come Vicepresidente degli Stati Uniti d’America si distinse per i suoi tentativi di legalizzare l’aborto, prima del caso Roe vs Wade.

Fu la forza d’urto del femminismo, invece, a portare definitivamente il tema fuori dal tabù. Il femminismo – che tra i gridi di battaglia annoverava anche il celebre «tremate, tremate, le streghe son tornate» – va letto decisamente in quest’ottica, tanto più che il contatto con la tradizione delle streghe è cercata scientificamente come mito fondativo del movimento stesso.

Nel saggio Caliban and the Witch, la studiosa femminista marxista Silvia Federici sostiene che «negli anni Venti l’antropologo, inglese Margaret Murray ha proposto una spiegazione che è stata recentemente oggetto di un revival da parte delle eco-femministe e delle praticanti della Wicca. Murray sostiene che la stregonerìa sia una antica religione matrìlocale, sulla quale l’inquisizione puntò la sua attenzione dopo la sconfitta delle eresie, spronata dalla paura di nuove devianze religiose. In altre parole, le donne che i demonologi perseguivano come streghe erano delle praticanti di antichi culti della fertilità, culti che sono esistiti nell’area del Mediterranee per migliaia di anni, ma che la Chiesa oppone come riti pagani» (Silvia Federici, Caliban and the Witch, Autonomedia, Brooklyn 2004, p.180)

In questo passo appare chiarissimo il tentativo della creazione di una narrazione femminista una tradizione in cui il movimento si dà delle radici millenarie, un plot preciso in cu si definisce lucidamente il nemico di sempre la Chiesa Cattolica. Ma non si tratta più di idee per la nicchia: con il progressivo assorbimento del femminismo nella cultura main stream, la strega diviene una pacifica metafora della donna sulla via dell’emancipazione come dimostra il libro della nota presentatrice televisiva Lili Gruber, che ha per titolo Streghe: la riscossa delle donne d’Italia (Rizzoli, 2009).

Nella strategia dei demòni quindi, la perversione della femmina è considerata come fondamentale, in quanto è dalla donna, chi arriva per loro la più grande minaccia: è Donna colei che al dragone schiaccerà il capo. Più che alla semplice eliminazioni delle donne – cosa che pure avviene, come nelle infinite stragi di Paesi pagani quali Cina e India, dove tuttora si pratica l’aborto sesso-selettivo — il diavolo punta molto più strategicamente alla loro perversione, a rendere loro stesse delle pervertitrici e delle assassine: cosicché la loro progenie imploda in se stessa prima della battaglia.

Il demonio contro il seme dell’uomo

«I canonisti – prosegue il Malleus – dicono che la stregoneria fa sì non solo che qualcuno non riesca a compiere l’atto carnale, ma anche che la donna non concepisca o, qualora concepisca, in seguito abortisca». È l’albore della mentalità anticoncezionale corrente; la modernità non ha fatto altro che sostituire l’uso delle erbe abortive (Ia mandragola, il prezzemolo, eccetera), per le quali la stregoneria aveva una branca specifica la “spagiria“, con gli IUD (strumento, che come altri è stato ingegnerizzato da Planned Parenthood con il danaro dei Rockefeller), le pillole abortive di prima e seconda generazione, le pasticche del giorno dopo ed infine la RU486, il «pesticida umano».

Ma c’è di più: sull’idea dell’antico inquisitore dell’impedimento preternaturale all’atto carnale c’è da discettare a lungo. Vari studi hanno dimostrato un vertiginoso aumento dell’impotenza dovuto all’apice distributivo raggiunto dall’industria pornografica, che con Internet arriva oggi nelle case di tutti e svolge un ruolo devastante e persistente nella formazione psicologica delle nuove generazioni.

Nel libro Pornified. How Pornography Is Transforming Our Lives, Our Relationships and our Families la scrittrice e direttrice del supplemento letterario del “New York Times” Pamela Paul scrive espressamente del dilagare dell’«impotenza da porno». Uomini, la cui vita sessuale è disturbata e danneggiata dalle immagini peccaminose della rete, sono divenuti incapaci di avere rapporti sessuali.

L’ecologismo e l’ascesa dell’antropofagia biotecnologica

Continua ancora il Malleus Makficarum: «A questi si aggiungono un terzo e un quarto modo: qualora non riescano a provocare l’aborto, uccidono poi il bambino oppure lo offrono al diavolo. Intorno a questi primi due metodi non sussiste alcun dubbio perché l’uomo con mezzi naturali e senza l’aiuto dei diavoli, per esempio con erbe o altri impedimenti, può fare in modo che la donna non possa generare o concepire. Quanto al primo dei due metodi, certe streghe, che vanno contro l’inclinazione della natura umana, anzi contro le condizioni proprie di tutte le bestie, eccettuata solo la specie del lupo, sono solite divorare e mangiare i bambini».

Ricordiamo qui la rivelazione fatta dal demonio durante un esorcismo a Padre Mondrone, già citata nel precedente artìcolo: «Ammazzare i propri figli, ciò che le bestie non fanno!». Riportare l’umanità non solo ad un livello animale – l’uomo non più figlio di Dio, ma l’uomo come bestia fra le bestie – è come noto la pulsione principale del darwinismo così come, molto più pericolosamente, di tutti movimenti ecologisti.

Ebbene, si legge qui il tentativo di arrivare a considerare l’umano perfino inferiore alla bestia, ad un livello sub-animale: l’umanità come virus, parassita. Ecco spiegata la visione imperativa della “Deep Ecology“: l’uomo sarebbe il cancro del pianeta. L’umanità come minaccia di tutti gli esseri viventi, che va espunta senza pietà. La battaglia di Satana e delle streghe-mammane del Medioevo si sposa con l’humus ecologista, che in diversi Paesi occidentali – quello italiano compreso – ha conquistato il Parlamento.

Con l’aborto ecologista, l’aborto per incubo da sovrappopolazione – così come avveniva in India sotto Indira Gandhi e ove avviene tutt’ora con l’aiuto di alcune ONG britanniche – i demòni ottengono di fatto il ritorno al sacrificio più antico, prima dell’Incarnazione e della Rivelazione: non il sacrificio dell’animale – superato per sempre dal sacrificio di Cristo -, ma addirittura quello dell’uomo.

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