Cina, traffico di uomini e droga: come fa miliardi Xi Jinping           

Libero quotidiano

6 Novembre 2022

di Andrea Morigi

È a Wuhan il centro della produzione mondiale di Fentanyl e di precursori di droghe. Tanto che nel 2020 il virus Sars-Cov 2, dopo essere sfuggito l’anno precedente diffondendo la pandemia, aveva provocato non soltanto la chiusura dei laboratori, ma anche delle industrie chimiche locali, causando una penuria a livello globale di oppiacei e stupefacenti dovuta al blocco delle esportazioni.

A distanza di quasi due secoli dalle guerre dell’oppio, il mercato internazionale si è globalizzato: dai singoli mercanti, il controllo è passato alle case farmaceutiche di Stato, talvolta le stesse che mettono in circolazione, attraverso la rete internet e il commercio elettronico, medicamenti falsi o imitazioni di quelli autentici ottenuti tramite la ricerca scientifica. Il che significa giocare con la salute dei consumatori, spesso di quelli più sprovveduti e dei poveri che non possono permettersi i prodotti originali.

TRAFFICI ILLECITI

È solo un aspetto del marcio che si nasconde dietro la Grande Muraglia, messo in luce da un rapporto di un centinaio di pagine, pubblicato da Global Financial Integrity, sul ruolo della Cina comunista nel mondo della criminalità internazionale e della finanza opaca, dal titolo Made in China. China’ s Role in Transnational Crime and Illicit financial Flows.

Gli autori, Channing Mavrellis e John Cassara, esaminano diversi settori economici che ricadono ditettamente o indirettamente sotto il controllo del governo di Pechino, per quanto riluttante ad ammettere il proprio coinvolgimento in attività illecite. Oltre al traffico di stupefacenti, le principali sfere di attività sono la contraffazione e le violazioni della proprietà intellettuale, il furto di identità digitale, il traffico di esseri umani e di specie animali e vegetali protette, così come i flussi finanziari che ne derivano.

Vacilla, di fronte a certi dati forniti dai ricercatori, anche l’argomento principale utilizzato dalla propaganda comunista, che è solita vantare il successo ottenuto dal regime nella lotta contro la fame a vantaggio di un miliardo di persone. Basta La presidente della Tanzania, Samia Suluhu Hassan, ha concluso ieri la visita di tre giorni in Cina, durante la quale ha ottenuto significativi risultati. 

Dopo l’incontro con Xi Jinping, le parti hanno elevato le relazioni bilaterali a livello di partenariato strategico globale e hanno convenuto di rafforzare la cooperazione. Pechino concederà un trattamento esente da dazi per il 98% delle merci importate dal Paese africano. Il cui settore minerario, in particolare le terre rare, contribuisce al 45,9% delle esportazioni. alzare il velo sulle condizioni di lavoro degli addetti alla rinascita economica.

In diversi casi, documentati dal dipartimento di Stato Usa nel Rapporto 2021 sul traffico di esseri umani, emergono testimonianze sui lavori forzati nell’industria manifatturiera, nell’edilizia, nella pesca e nell’agricoltura e, in alcuni altri, sulla riduzione in vera e propria schiavitù in campo sessuale. Spesso, il fenomeno si intreccia con la repressione del dissenso e si concretizza in istituzioni come i campi di rieducazione attraverso il lavoro, con lo scopo dell’indottrinamento ideologico nei confronti dei detenuti.

A certificare l’efficienza del sistema concentrazionario è uno dei Paesi primi nella classifica del totalitarismo, la Repubblica socialista della Corea del Nord, che si fida così tanto dei compagni da inviare loro decine di migliaia di propri cittadini come “volontari” nei lager gestiti da Pechino specialmente nella regione del Dandong, allo scopo di assicurarsi profitti in valuta straniera, benché rubando gli stipendi alla manodopera deportata. Le tutele sindacali, ovviamente, non esistono e chi si lamenta viene facilmente eliminato. Le autorità cinesi negano anche l’evidenza, come nel caso della disumana persecuzione degli uighuri musulmani dello Xinjiang, salvo poi impedire ogni ispezione di organismi internazionali indipendenti volte ad accertare quale sia la realtà.

RICICLAGGIO DI DENARO

La dottrina rivoluzionaria non si ferma certo davanti alla morale. Per assicurarsi il primato economico, i cinesi non badano a convenzioni e trattati internazionali e, quando si tratta di tecnologie militari, non si fanno scrupoli: rubano dove e appena possono tramite lo spionaggio e i cyberattacchi alla strutture della Difesa, soprattutto statunitensi. Dopodiché, la Cina deve gestire gli enormi guadagni ottenuti sui mercati neri, grigi e opachi. E lo fa riciclando il denaro del quale non vuole far emergere la provenienza: i metodi più comuni sono le frodi doganali e le false fatturazioni, che spesso servono a coprire le centrali del narcotraffico colombiane e messicane. E così si torna al punto di partenza: la droga. 

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