Le vie di Pisa si tingono di giallo: Scacco matto alla morte  

L’Arno 27 giugno 2022

Andrea Bartelloni

All’ombra del Camposanto monumentale, il gioiello meno frequentato della piazza dei Miracoli, si snoda una storia che riunisce arte, suspense e un grande amore per la città della torre pendente. Stefano Chiappalone (Avezzano-AQ, 1982) da studente ha percorso le strade del centro laureandosi in Storia e Civiltà all’Università degli Studi di Pisa e subito dalle prime pagine si capisce quanto ha amato e ama Pisa, le sue strade, i suoi monumenti.

In Scacco matto alla morte, è questo il titolo del suo romanzo di esordio (Fede&Cultura, Verona 2022, pp. 144, in uscita il 7 luglio), il lettore ritroverà la città che Chiappalone ha frequentato da studente negli anni a cavallo della fine dello scorso millennio. I turisti, che sono tornati ad affollarne le strade e le piazze dell’antica repubblica marinara, non sempre sono consapevoli del grande patrimonio artistico custodito da Pisa.

A due passi dalla celebre torre pendente c’è un’autentica pietra miliare della storia dell’arte, il Trionfo della Morte affrescato nel Camposanto monumentale da Buonamico di Martino detto Buffalmacco (secondo le più recenti attribuzioni), il pittore trecentesco noto per gli scherzi a Calandrino nel Decameron di Giovanni Boccaccio. Proprio pochi anni fa l’intero ciclo (che comprende anche la Tebaide, il Giudizio finale e l’Inferno) è stato restaurato e ricollocato nel loggiato del Camposanto.

E qui parte la vicenda immaginata dall’autore, dove Tancredi, un giornalista appassionato d’arte ritrova un suo vecchio e saggio docente, il professor Lambertoni, e un’amica dei tempi dell’università, Angelica (di nome e di fatto), che con la sua collega Diana ha partecipato ai restauri. Man mano entrano in scena altri personaggi, da figure di studiosi come il professor Sforzelli, giovane accademico dalla promettente carriera, a un curioso clochard che compare qua e là, rivelandosi ben più saggio di quel che appare dai suoi miseri stracci, allo scalmanato Ranieri (si poteva forse scrivere un libro ambientato a Pisa senza che ci fosse un Ranieri?).

Tutti costoro si trovano coinvolti a vario titolo nel Trionfo della morte, un Trionfo dipinto, certamente, dal magistrale pennello di Buffalmacco, ma che finisce per farsi fin troppo reale sconvolgendo l’intera città con un misterioso delitto.

Parallelamente alle indagini condotte dal vicequestore Renai si svolge un continuo gioco di rimandi tra le scene dipinte e quelle vissute dai protagonisti, che insieme al dramma della morte vedono anche dei segni inattesi di rinascita.

Il lettore si ritroverà non solo a voler “risolvere il caso”, ma soprattutto a volerne sapere di più su questo capolavoro dell’arte medievale che porta con sé “la” domanda capitale (oggi spesso rimossa) di ogni uomo sul perché della morte e sul senso della vita che continua e continuerà sempre a fiorire.

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