Davos, la Grande Narrazione & il Grande Inquisitore

Ricognizioni 23 marzo 2022

Roberto Pecchioli

Tutto si può dire delle oligarchie globaliste, fuorché manchino di chiarezza. Nessun complotto: è tutto alla luce del sole. Spiegano da anni a chi vuol ascoltare qual è il progetto che perseguono e lo mettono per iscritto in libri a disposizione di tutti. In particolare, spicca l’attivismo editoriale del Forum Economico Mondiale di Davos e del suo gran ciambellano, Klaus Schwab. Nel 2016 pubblicò La quarta rivoluzione industriale, seguita tre anni dopo da Governare la Quarta Rivoluzione Industriale. In quel lasso di tempo si è rafforzato il cosiddetto “partito di Davos”, dalla località alpina in cui si tengono gli incontri delle élite economiche, finanziare, tecnologiche e politiche del pianeta.

Nel 2020 la svolta, in concomitanza con l’inizio dell’operazione pandemia. Il lancio in grande stile del Grande Reset, la grande cancellazione e il reinizio di tutto, sotto la direzione degli Illuminati di Davos, la montagna incantata del globalismo. Ecco dunque in libreria il terzo capitolo della saga mondialista, Il Grande Reset, l’annuncio e l’esposizione del gigantesco programma di ristrutturazione dell’ordine economico, finanziario e antropologico a favore dei super ricchi, diventati padroni universali, sintetizzato nello slogan “non avrai nulla e sarai felice” indirizzato ai sudditi del feudalesimo del Terzo Millennio. Dalla dittatura comunista del proletariato alla dittatura liberale del padronato.

Quanto al dopo epidemia, il vegliardo di Davos – una sorta di Grande Inquisitore post moderno – è stato formale: non ci sarà alcun ritorno alla condizione pre Covid. È solo colpa nostra se non prestiamo ascolto a ciò che ci viene spiegato senza misteri. Restiamo indifferenti, uno sbadiglio e via, come se quanto accade sotto i nostri occhi fosse un gioco di vecchi signori con troppo tempo libero a disposizione. 

La quarta tappa del cammino dell’omino di burro del Nuovo Ordine Mondiale è la “grande narrativa”. È apparsa a fine 2021 in lingua inglese – e presto sarà certamente a disposizione in italiano – un’altra fatica letteraria di Klaus Schwab: The great narrative, la grande narrativa, o narrazione. Il Forum Economico Mondiale, spuria “organizzazione internazionale per la cooperazione pubblico-privato” ha lanciato la prossima fase dell’agenda del Grande Reset, detta appunto Grande Narrativa.

Il piano alto del potere – quello di chi parla a tu per tu con gli iper ricchi padroni di tutto – avverte un limite, una falla nella propria azione. Capisce che, dopo avere lavorato ai fianchi e preparato il terreno, ora deve tirare definitivamente le reti. I pesci impigliati siamo tutti noi. Il globalismo, nella forma del Grande Reset, deve ammantarsi di un sistema di idee, una rappresentazione formale a uso dell’umanità da sottomettere, ma anche da convincere.

Serve una “narrazione”, il nome postmoderno dell’ideologia. Ci pensa Klaus Schwab. Negli ultimi anni, alcuni concetti hanno plasmato l’ideologia dominante. Parole come inclusione, resilienza, sostenibilità, delle quali è stato riformulato il significato, sono entrate a far parte del glossario progressista benpensante, ripetuto come un mantra nei media, nelle università e nei dibattiti. Come predicatori di una religione New Age, attivisti, politici e uomini d’affari portano la parola non di Dio ma del Denaro. Il vocabolario uscito dalle multinazionali, promosso da miliardari falsi filantropi e veri sociopatici, è diventato il discorso dominante, la retorica obbligata, la Grande Narrazione.

The great narrative è un compendio delle conversazioni tenute dal WEF a Dubai nel novembre 2021. Balza agli occhi l’assoluta mancanza, nella narrativa globalista, di qualsiasi afflato spirituale o soprassalto morale: tutto è declinato in termini di potenza. L’impegno è stabilire un discorso che convinca la popolazione non della giustezza, ma dell’inevitabilità della tabula rasa e del successivo reinizio sulle basi poste dall’oligarchia.

Per Schwab, “un potente catalizzatore per modellare i contorni di un futuro più prospero e inclusivo per l’umanità e più rispettoso della natura”. Il globalismo è bravissimo a non sprecare le opportunità delle crisi che esso stesso dissemina; nella fattispecie intende imporre (pudicamente dicono guidare) una visione del futuro. “La Great Narrative Initiative [è] uno sforzo collaborativo dei principali pensatori del mondo per modellare prospettive a lungo termine e co-creare una narrativa che può aiutare a guidare la creazione di una visione più resiliente, inclusiva e sostenibile per il nostro futuro collettivo”.

Iniziano dalle parole: inclusività, sostenibilità, resilienza. Sono tutti termini che il Forum ha introdotto allorché prese il via l’operazione “Grande Reset”. Modificati, stravolti i significati originari, le parole assumono il significato voluto dal potere. È questo l’obiettivo finale del politicamente corretto, “la forma più sofisticata di lavaggio del cervello che i governanti abbiano mai imposto a i propri sudditi, nella consapevolezza della corrispondenza pressoché automatica tra pensiero e linguaggio.” (Ida Magli).

L’idea stessa di narrazione è alle origini del concetto di postmodernità formulato da Jean François Lyotard. Con il lessico del pensatore francese, essa altro non è se non una delle “funzioni per legittimare potere, autorità e costumi sociali”, ovvero tutto ciò che il grande reset sta cercando di ottenere.

Siamo quindi di fronte a un autoritarismo impegnato a legittimare il proprio potere, spacciandolo per verità universale scaturita da una superiore conoscenza e comprensione della realtà. Il potere usa le narrazioni – pompose menzogne rivestite da un’aura di insindacabilità quasi magica – nel “tentativo di tradurre resoconti alternativi nella propria lingua e per sopprimere tutte le obiezioni a ciò che essi stessi stanno dicendo. Nient’altro che una sfacciata operazione di consenso attorno a pratiche e decisioni che non abbiamo il diritto di discutere, giacché vuolsi così dove si puote ciò che si vuole.

Jean François Lyotard

Per Lyotard la vera conoscenza è sempre stata in conflitto con le narrazioni, che si rivelano, a retto giudizio, favole. Ma la scienza, o meglio la tecnologia e la tecnica, sue ancelle, è stata elevata a dea e i suoi criteri- plastilina in mano a chi possiede ogni mezzo e determina ogni fine- sono l’unica logica possibile a cui deve affidarsi l’uomo postmoderno a cui sono cancellate cultura e natura. Per Il poeta indiano Tagore, “una mente tutta logica è come un coltello tutta lama. Fa sanguinare la mano che lo usa”. Seguendo gli avvertimenti di Lyotard, la cosiddetta grande iniziativa narrativa perde credibilità nel momento in cui è concepita, in quanto è una costruzione arbitraria, alla quale lavorano genetisti, scienziati, futurologi e perfino filosofi, tutti nel solco e nell’interesse di chi guida il gioco, l’oligarchia tecno finanziaria di cui il WEF è il privilegiato luogo d’incontro.

Il lancio del libro The Great Narrative ha coinciso con l’incontro annuale del Forum del gennaio 2022 sul tema “Lavorare insieme, ripristinare la fiducia, accelerare il capitalismo degli azionisti, sfruttare le tecnologie della Quarta Rivoluzione Industriale e garantire un futuro più inclusivo”. Minaccioso, sincero.

L’agenda del Reset era stata annunciata nel 2020 come apparente risposta al Covid. Il WEF ha trascorso l’ultimo anno a fare propaganda e collaborare con governi e potentati privati all’ obiettivo di un mondo gestito da tecnocrati che prendono decisioni per le masse, ma per il loro bene, per la diversità (di che cosa?) l’inclusività, la sostenibilità e l’immancabile resilienza, così amata dal loro agente a Roma, Mario Draghi, patrono del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza). 

Nel 2019 il WEF prese parte, con la Fondazione di Bill Gates e altri, a un’esercitazione pandemica chiamata Evento 201, che immaginava un’epidemia diffusa in tutto il pianeta. La simulazione ha previsto la morte di milioni di persone, blocchi, quarantene, censura di punti di vista alternativi con il pretesto di combattere la “disinformazione”, e ha lanciato l’idea di arrestare chi mette in discussione la narrativa ufficiale. Indovini o criminali? Conseguiti i loro obiettivi, gli uomini del Dominio si concentrano sulla “narrazione”, ossia su come ingannare l’opinione pubblica.

Nel caso in specie, raccontare le delizie della quarta rivoluzione industriale, ovvero sostituire tutte le altre visioni del futuro dell’umanità ponendo l’oligarchia al centro di una narrazione che li dipinge come eroi del nostro tempo. Prevede un futuro in cui le grandi corporazioni private e i sedicenti filantropi usano la loro ricchezza, influenza e potere per progettare il futuro. La loro filosofia sfocia nell’ideologia transumanista che considera l’uomo limitato, imperfetto e bisognoso di potenziamento attraverso la tecnologia, al fine di accelerare la Quarta Rivoluzione Industriale.

L’obiettivo è gigantesco: a Dubai hanno affermato apertamente che “per la prima volta con la tecnologia stiamo unendo la nostra società, la nostra economia, il nostro governo, la nostra vita ed esiste un’unica piattaforma. Ciò che accadrà in futuro si baserà su ciò che progettiamo ora”. Vietato eccepire, solo applausi e gratitudine: è tutto deciso. Da loro e a favore loro.

La missione del WEF è cambiare il ruolo dei governi e dei giganti privati sino a renderli indistinguibili: una fusione fredda sulle spalle dei popoli. L’idea di Quarta Rivoluzione Industriale di Schwab (4IR) è in sostanza il Panopticon del futuro, dove la sorveglianza è onnipresente e la tecnologia digitale cambia le nostre vite, associata a concetti come Internet delle Cose, Internet dei Corpi, Internet degli umani e Internet dei sensi, alimentato dalla tecnologia 5G e 6G. 

La 4IR si presta a una pianificazione centrale e al controllo dall’alto verso il basso. L’obiettivo è una società track-and-trace (tracciare e rintracciare) in cui tutte le transazioni sono registrate, ogni persona ha un’identità digitale (ID) e il malcontento è colpito attraverso punteggi di credito sociale alla cinese. A Dubai hanno parlato chiaro: l’economia “tradizionale” è finita. Quando la 4IR sarà generalizzata, ci sarà solo un’economia digitale.

Comprendere l’Intelligenza Artificiale, la 4IR, la digitalizzazione della vita a partire dell’abolizione del denaro contante è decisivo per l’uomo della strada. I tecnocrati al servizio del Dominio, dietro la maschera di benevolenza, stanno rivelando la vera natura del futuro a cui stanno lavorando per i loro padroni: un autoritarismo tecnocratico nascosto da un linguaggio fiorito e fuorviante.

Nella loro visione, non possiederai nulla e vivrai felice, però diventeranno privilegi avere un lavoro, accedere alla possibilità di viaggiare e finanche avere un conto dal quale prelevare denaro, a insindacabile giudizio del Dominio. Le prove generali sono state fatte in Canada, dove a duecento partecipanti al “convoglio della libertà” sono stati bloccati i conti bancari. In Italia a una cliente di origine russa è stato chiuso il conto corrente. Alle rimostranze, il funzionario incaricato ha opposto imprecisate ragioni politiche. Da un lato la realtà, dall’altro la Grande Narrazione, variante postmoderna della bugia programmatica.

Abbiamo un decennio per adeguarci. O per aprire gli occhi e opporci. Schwab non è troppo ottimista:“le persone sono diventate molto più egocentriche e, in una certa misura, egoiste”. Chissà da chi avranno imparato. Il lato positivo è l’ammissione che la gente non crede ancora del tutto alla distopia tecnocratica. Lorsignori sono consapevoli che non sarà agevole costringere volontariamente le popolazioni ad adottare la visione del Grande Reset e la Grande Narrativa.

Ci saranno roccaforti dissidenti. La classe predatoria ha trascorso decenni a pianificare e investire denaro e intelligenza nel progetto di trasformazione planetaria. Sono attivi e consapevoli, noi no. Le minoranze che hanno capito la portata della sfida non riescono a concretizzare azioni di resistenza e contrattacco al piano tecnocratico-transumanista.

La Grande Narrazione assomiglia sinistramente al mito della “nobile menzogna “espresso da Platone nel libro III della Repubblica. Secondo questa interpretazione, fatta propria da personalità come Leo Strauss, sarebbe lecito mentire “per il bene della polis”, noto solo a pochi illuminati. Il potere diventa franca subordinazione del debole al forte, i cui “guardiani” controllano le ombre proiettate sulla caverna che incatena la plebe, convinta che sia l’unica realtà. La Grande Narrazione è l’alfabeto Braille dell’umanità accecata

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