Rave stoppati in Francia Belgio e Germania: solo la Lamorgese non ce la fa

La Verità 21 agosto 2021  

Oltralpe intervento immediato, qui il nulla. Gli organizzatori dell’evento illegale viterbese confessano: «Ci abbiamo provato in Francia, in Germania e in Belgio ma lì, la polizia interviene». È la riprova che fermare certi fenomeni si può. E che l’Italia è vista come il Paese dei balocchi

di Maurizio Tortorella

La già evidentissima insipienza del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, per sette giorni rimasta immobile (e imbelle) dì fronte all’apoteosi d’illegalità del rave party di Valentano, da ieri luccica come un pannello al neon nella notte più buia. È così grazie alle parole di tale Andrei, 24 anni, uno dei 10.000 partecipanti alla festicciola dei fattoni europei che dietro di sé ha lasciato un morto, qualche stupro, una decina di ricoveri tra overdose e coma etilici, un’ecatombe di pecore, una sconcertante devastazione ambientale, un clamoroso picco di reati contro il patrimo­nio nel Viterbese e un prevedibile balzo di contagi da Covid.

Dall’interno dell’organizzazione, Andrei ha rivelato al Corriere della Sera quale sia stato il banale percorso che ha condotto al droga party sul lago di Mezzano, nell’alto Lazio, dove tra il 13 e il 19 agosto un’area di 30 ettari utilizzata da un allevamento di ovini e bovini s’è trasformata in vergognosa terra di nessuno.

Il giovane ha raccontato che in maggio i 10.000 di Valentano ci avevano già provato a Redon, piccolo comune della Bretagna: il problema, ha aggiunto, è che «lì la polizia francese ha caricato quasi subito». A quel punto, l’esercito dei fattoni ad alta gradazione alcolica ha provato a traslocare la festicciola in Germania e poi in Belgio, ma Andrei ha spiegato che ovunque «le forze dell’ordine hanno avuto mandato d’intervenire immediatamente».

Luciana Lamorgese

Il racconto di Andrei, insomma, demolisce senza alcuna prova d’appello i puerili, patetici tentativi di difesa del Viminale: ci hanno preso in contropiede, ha balbettato per giorni il ministro Lamorgese; il raduno si è concretizzato all’improvviso e a quel punto lo sgombero era impossibile, perché avrebbe scatenato una pericolosa guerriglia. Balle, perché invece tutto era desolatamente e indecorosamente prevedibile.

Sarebbe bastato che la polizia postale gettasse appena un occhio sui canali social di Telegram frequentati da fautori e seguaci della «Temporary autonomous zone», che ai primi d’agosto segnalavano un raduno temporaneo a Chiusi per poi convergere sulla grande tenu­ta di Piero Cantilli, l’allevatore proprietario dell’area invasa per una settimana dal rave party.

Del resto, anche le più che tempestive denunce di Camilli sono rimaste senza risposta da parte della tremebonda questura di Viterbo. A nulla è servito che la mattina stessa del 13 agosto i dipendenti dell’allevamento segnalassero alla polizia che una banda di scalmanati stava squassando i cancelli per inondare di musica, alcol e droga i campi della tenuta, oggi trasformati in deserto e in cimitero per pecore.

In realtà, a pensarci con il classico senno del poi, sarebbe bastato anche conservare un minimo di operatività al «Sistema nazionale di allerta precoce e risposta rapida per le droghe», istituito una decina d’anni fa dall’ultimo governo di Silvio Berlusconi, ma poi az­zoppato dal pregiudizio ideologico dei successivi governi del centrosinistra: soltanto tra il 2010 e il 2012, il «Sistema» era riuscito a scongiurare ben 39 rave party sul suolo italiano.

Carlo Giovanardi, l’ex ministro che quello strumento aveva ideato, oggi ricorda che in tre anni erano stati costantemente monitorati 54 siti web, e sostiene che «se almeno la parte del Sistema riguardante i rave party non fosse stata dolosamente smantellata, un evento come quello di Valentano sarebbe stato di certo intercettato per tempo, impedendo a monte l’incredibile afflusso e ammassamento di persone, camper, tir e megacasse musi­cali».

Oggi Andrei annuncia che, dopo il clamoroso successo del party italiano, il prossimo rave «eviterà le polizie europee con fama di severità» e convergerà sull’Albania: «L’appuntamento è per l’i settembre». Si vedrà. Nel frattempo, comunque, un ragazzo è morto, la legalità è stata fatta a pezzi e lo Stato italiano ha perso ancora un pezzetto della sua già bucherellatissima credibilità.

E il povero allevatore Cannili è rovinato e difficilmente troverà chi lo risarcisca, come tutti i negozianti della zona che sono stati massacrati da furtarelli ed «espropri proletari». Ai farmacisti, almeno, andrà la riconoscenza di tutti gli altri: se i 10.000 fattoni europei se ne sono andati in anticipo sulla fine del rave, prevista per lunedì 23 agosto, è solo perché le farmacie hanno provvidenzialmente esaurito le scorte di siringhe che i festaioli utilizzavano per iniettarsi eroina e altre sostanze.

Intanto molti dei reduci di Valentano si sono spostati di qualche chilometro a Nord. E ora invadono la Maremma, da Magliano a Pitigliano, da Sorano a Manciano. Già che ci sono, potrebbero fare almeno una brevissima tappa anche a Capalbio. Dove la comunità radical chic del luogo potrebbe così riprodurre l’imbarazzante reazione di snobistico schifo & ribrezzo già esibita nell’agosto 2016 all’arrivo di qualche immigrato africano. Sarebbe un piccolo contrappasso. E in quel caso, forse, il ministro Lamorgese si deciderebbe a scatenare gli idranti. Chissà.

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