Sconcertanti dati demografici post pandemia

Informazione Cattolica 28 Giugno 2021   

Studio shock della Banca d’Italia: la crisi economica post pandemia ridurrà la popolazione di altri 3,4 milioni da qui al 2065

di Pietro Licciardi

Maltusiani, ambientalisti e anti-italiani stapperanno spumante dopo che la Banca d’Italia ha reso note alcune valutazioni sul probabile impatto demografico della crisi Covid-19, curate da Giacomo Caracciolo, Salvatore Lo Bello e Dario Pellegrino, secondo le quali a causa della crisi economica che seguirà l’epidemia cinese la popolazione italiana in età lavorativa nel 2065 sarà inferiore di 1,6-3,4 milioni rispetto allo scenario, già drammatico, delineato prima della pandemia; il che significherà una minore crescita del Pil del 17-27%.

A causare il drastico calo non saranno gli effetti della mortalità dovuta alla malattia, che è stata bassa e che ha interessato per lo più la fascia di popolazione anziana e non più in età riproduttiva, quanto la riduzione dei redditi e la scarsità di lavoro che ha già colpito l’intera popolazione, vessata dallo stop totale imposto alle attività economiche dal 9 marzo al 18 maggio 2020 e dal successivo balletto delle aperture e chiusure imposte per decreto a seconda del colore delle regioni.

Come si legge nello studio, è già stata notata la stretta relazione che vi è nelle economie avanzate tra il ciclo economico e la fecondità. Il peggioramento delle aspettative sul reddito futuro e il tasso di disoccupazione causando incertezza sulle condizioni economiche delle famiglie influiscono negativamente sulle scelte di concepimento. A peggiorare la situazione vi sono anche le dinamiche migratorie, che spingeranno ancora più lavoratori attivi e giovani, soprattutto qualificati a cercare maggior fortuna all’estero e meno stranieri a venire a cercare lavoro in Italia.

La valutazione della Banca d’Italia, basandosi sull’ipotesi che il tasso di natalità, di disoccupazione e di emigrazione rimangano quelli stimati nel periodo 1980-2019, è che il tasso di natalità per donna in età feconda raggiungerebbe il minimo storico nel periodo 2020-23, attestandosi su livelli inferiori ai 39 nati all’anno per 1.000 donne; il tasso migratorio netto scenderebbe a un livello medio di circa lo 0,5 per mille, toccando i valori minimi di 0,3 per mille tra il 2022 e il 2023.

Su ciò che accadrà in seguito si possono ipotizzare quattro scenari, a seconda se si avvereranno o meno le previsioni fatte prima della pandemia. In ogni caso l’effetto congiunto delle mancate nascite e del minor afflusso netto di migranti genererebbe una contrazione aggiuntiva della popolazione nella fascia di età 15-64 di circa 1,3 milioni nel 2040 e tra 1,6 e 3,4 milioni nel 2065 a seconda dello scenario considerato per il tasso di natalità.

L’effetto del calo del tasso migratorio netto sulla popolazione in età di lavoro sarebbe immediato; quello del calo della natalità si manifesterebbe invece a partire dal 2035. Nel complesso si tratta di effetti considerevoli, dato che le previsioni dell’Istat precedenti alla pandemia già segnalavano un calo atteso di circa 9 milioni nel 2065.

Gravi anche le conseguenze economiche, poiché nel 2065 la perdita di prodotto dovuta al calo delle nascite e a quello del tasso migratorio netto rispetto alle previsioni Istat pre-Covid-19 sarebbe compresa tra i 5 e i 16 punti percentuali, mentre la riduzione attesa del PIL pro capite si attesterebbe tra 1 e 2 punti percentuali, a seconda dello scenario demografico considerato.

Il futuro quindi si preannuncia assai cupo per il nostro Paese, specialmente perché l’attuale classe politica ha dimostrato abbondantemente di non volersi interessare affatto alle famiglie, e anzi sta facendo di tutto per disgregarne ulteriormente il concetto dando ampissimo spazio all’ideologia Lgbt mentre sicuramente alla sinistra e a certi sedicenti cattolici a digiuno di Dottrina sociale e di catechismo non parrà vero prendere tutto ciò a pretesto per premere ancora di più l’acceleratore sull’immigrazione clandestina, con conseguenze devastanti sulla tenuta sociale del Paese ed esempi in tal senso ce ne sono ormai a iosa. Basta guardare cosa sta avvenendo dall’altra parte delle Alpi.

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