“Nel migliore dei casi finirà con una guerra civile, nel peggiore con una sconfitta” 

Newsletter di Giulio Meotti 2 Maggio 2021

 Un altro appello-choc dei generali in Francia. “Il conflitto è iniziato. Per vincere fermiamo la decadenza, l’ingresso della Turchia nella UE, l’immigrazione clandestina e diamo potere alle famiglie”

di Giulio Meotti

Semplice coincidenza o minaccia imminente? Un altro appello di generali e ufficiali francesi campeggia oggi sul Journal du dimanche a pochi giorni dalla pubblicazione di una tribune firmata da venti generali, che annuncia il rischio di guerra civile e che ha diviso la politica francese. I sedici ufficiali, membri del Cercle de Réflexion Interarmées, qualche giorno fa avevano inviato un documento di 21 pagine a tutti i partiti politici. “Ci è stata dichiarata una guerra ibrida, è multiforme e finirà nel migliore dei casi con una guerra civile, o nel peggiore con una sconfitta crudele senza futuro”.

“Questo conflitto è già iniziato”, dichiara il documento di 21 pagine. “Una guerra ibrida è iniziata contro l’Europa e la Francia e dobbiamo forgiare le armi psicologiche, sociologiche, morali, educative e legali per vincerla”.

I firmatari partono dal postulato che “la Francia è il centro di gravità, per usare un termine di strategia militare, la cui distruzione sarebbe un passo essenziale per gli islamisti”. Propongono infine alcune misure: “Recuperare la sovranità nazionale, porre fine al processo di adesione della Turchia, dare contenuto spirituale, emotivo e fisico alla nazionalità francese, riformare l’accesso alla nazionalità, informare e formare la popolazione, porre fine all’immigrazione illegale, dare potere alle famiglie, aiutare la scuola a riprendersi…”.

Su questo terreno si decideranno le elezioni presidenziali del 2022. E per impedire una vittoria di Marine Le Pen, Emmanuel Macron dovrà spostarsi a destra.

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La Verità 8 Maggio 2021

Appello anti-Macron di 2.000 soldati

Il testo, che sta per diventare pubblico, è stato firmato da militari in attività e segue la lettera aperta di 20 generali a riposo su «islamismo» e disintegrazione nazionale

di Stefano Graziosi

Gli ambienti militari francesi continuano a essere in subbuglio. Secondo quanto riferito ieri da Le Parisien, starebbe per uscire un appello di circa 2.000 soldati anonimi in servizio contro il governo. Un fattore, questo, che starebbe preoccupando non poco il governo francese.

«L’anonimato dei firmatari», ha precisato il quotidiano, «è visto come un segno che sì tratta di un’operazione politica». L’indiscrezione è stata confermata da Geoffroy Lejeune, direttore del settimanale Valeurs Actuelles, su cui l’appello dovrebbe apparire.

Il testo, secondo Lejeune, sarebbe ancora in fase di preparazione, il direttore ha precisato che il documento «è molto chiaro sul ruolo dell’esercito. Il testo non suggerisce in alcun modo che potrebbe esserci una presa del potere da parte di questa istituzione».

Secondo Le Figaro, Lejeune «cerca anche un modo per poter certificare il numero dei firmatari, garantendo il rispetto del loro anonimato». Ricordiamo che, lo scorso 21 aprile, era stata pubblicata una dura lettera aperta, firmata da una ventina di generali a riposo. Una missiva, indirizzata al presidente francese Emmanuel Macron, che puntava il dito contro l’islamismo e la «disintegrazione» nazionale.

«Se non si fa nulla», si leggeva, «il lassismo continuerà a diffondersi, inesorabilmente nella società, causando alla fine un’esplosione e l’intervento dei nostri compagni attivi in una pericolosa missione di protezione dei nostri valori di civiltà è di salvaguardia dei nostri compatrioti sul territorio nazionale».

Un appello che aveva incassato l’appoggio di Marine Le Pen e provocato forte irritazione da parte del governo. Il ministro delle Forze armate, Florence Parly, aveva condannato il contenuto della missiva, annunciando delle «sanzioni». L’esecutivo riteneva .infatti quella lettera eversiva anche in considerazione della data di pubblicazione: il sessantesimo anniversario, cioè, del fallito golpe condotto dai generali contrari alla concessione dell’indipendenza all’Algeria.

È chiaro che queste dinamiche vanno a inserirsi nel più ampio contesto dì una battaglia elettorale in rapido avvicinamento: il prossimo anno, in Francia, si terranno le elezioni presidenziali e – probabilmente- si assisterà a un nuovo duello tra Macron e la Le Pen. Non va trascurato il fatto che l’inquilino dell’Eliseo sta riscontrando non pochi problemi di politica interna e che, da alcuni mesi, sta pertanto cercando dì «coprirsi a destra» (dove appare maggiormente vulnerabile).

È anche in tal senso :ché va interpretata la sua linea contro l’islamismo dello scorso anno: linea che lo portò a scontrarsi con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Sempre in questo senso va, tra l’altro, inteso il suo severo approccio nei confronti dell’attivismo radicale della «cancel culture».

I malumori dell’esercito però non lo aiutano: malumori che potrebbero essere dettati anche dalla cooperazione tra forze, armate francesi e tedesche, prevista dal trattato di Aquisgrana del 2019. Il pericolo, per Macron, è insomma quello di passare per un presidente senza polso. Un rischio che, a circa un anno dalle elezioni, l’inquilino dell’Eliseo sa di non potersi per­mettere.

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