Renato Cristin: il Great Reset «fomenta la secolarizzazione» e spiana la strada per una «società de-cristianizzata».

Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân

sulla Dottrina sociale della Chiesa

1 Marzo 2021

   

L’iniziativa del «Great Reset» del World Economic Forum mira a comunistizzare il capitalismo, tecnocratizzare la società, alimentare la secolarizzazione e spianare la strada per un mondo scristianizzato, ha avvertito il professore di filosofia Renato Cristin.

La proposta, avallata da leaders mondiali e che ha come obiettivo creare un futuro più sostenibile e generare solidarietà dopo la crisi del coronavirus, «esacerberebbe» l’attuale processo di secolarizzazione e scristianizzazione, e la Chiesa non dovrebbe prenderne parte, ritiene il prof. Cristin, docente di ermeneutica filosofica dell’Università di Trieste in Italia. Cristin, un anticomunista convinto, che ha promosso l’iniziativa per una Norimberga per il comunismo, ha risposto alle mie domande per l’articolo comparso sul «National Catholic Register» il 4 febbraio sul Great Reset. Come sempre, in un articolo non è possibile includere se non una selezione di qualche frase, pubblico quindi qui di seguito le sue risposte complete.

Perché Papa Francesco e il Vaticano si stiano deliberatamente allineando a queste iniziative (“The Great Reset”, Capitalismo inclusivo, Missione 4.7, Obiettivi di sviluppo sostenibile, ecc.)? Lei cosa ne pensa?

Penso che, in linea di principio, papa Bergoglio aderisca a qualsiasi iniziativa che sia, anche solo minimamente, ostile al sistema capitalistico. La sua visione, fortemente basata sulla teologia della liberazione ovvero su quella teologia politica di provenienza latinoamericana che è anti-occidentale (e soprattutto anti-statunitense), anti-capitalistica, progressista, filo-marxista e sostanzialmente comunista, lo porta ad abbracciare ogni progetto economico-sociale che abbia alcune di queste caratteristiche.

Esempi di ciò sono l’adesione al progetto del Great Reset o al Global Compact for Migrations elaborato dall’ONU, ma anche lo stretto rapporto fra Vaticano e Cina, con la quale Bergoglio sembra essere in grande sintonia, al punto che una delle persone più vicine a Bergoglio, il vescovo Marcelo Sánchez Sorondo sostiene che «quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi», e così la Cina «sta assumendo una leadership morale che altri hanno abbandonato».

La Cina come guida morale mondiale è un’immagine troppo grottesca per essere credibile, ma è funzionale alla linea Bergoglio contro il sistema socioeconomico capitalistico e nella sua parallela apologia della povertà come strumento eminente per avvicinarsi a Dio. E in questa direzione va anche il progetto intitolato The Economy of Francesco, che sostiene la teoria della «economia di comunità», che al di là della bella formula è in aperto contrasto con il sistema capitalistico occidentale e conduce ad avventure pauperistiche e socialistiche molto pericolose.

Ritiene che il libro The Great Reset di Klaus Schwab e Thierry Malleret, su cui si basa l’agenda del World Economic Forum, sia tanto serio quanto alcuni lo affermano, un tentativo di fondere il comunismo cinese con il capitalismo, il marxismo riconfezionato, o qualcos’altro secondo lei, forse semplicemente l’idealismo umanista?

Il libro di Schwab è un tipico esempio della crisi del mondo attuale, della mancanza non solo di certezze ma anche di idee, intese come punti fermi, chiari e solidi su cui costruire il futuro. Il Great Reset è un esempio di questa carenza e della confusione mentale con cui si tenta di trovare risposte. Io penso che il mondo occidentale sia oggi, per molte ragioni che non ho qui lo spazio per spiegare, sotto quello che io chiamo «il segno del caos», e che anche tentativi come il Great Reset siano un frutto del disorientamento che affligge oggi il mondo occidentale.

Certo, il progetto (io non parlo di «complotto» perché non esiste un complotto in senso proprio, ma solo la lotta per il potere, la quale ha sempre animato la storia umana) del World Economic Forum è di costruire un «nuovo ordine mondiale», ma questo assetto, se mai si dovesse realizzare, sarà un ulteriore contributo al caos globale.

Oggi avremmo bisogno di teorie fondate, solide, chiare ed efficaci, che si richiamino ai grandi valori della tradizione occidentale e che portino realmente ordine nel mondo, invece il progetto del Great Reset è un melting pot di vari approcci, una mescolanza di posizioni nella quale spicca una propensione sia a comunistizzare il capitalismo sia a tecnocratizzare la società, con il possibile risultato di creare un ibrido economico, sociale e culturale nel quale, credo, alla fine avrà la prevalenza l’aspetto ideologico più forte, cioè il socialismo. E temo che l’amministrazione Biden sarà un terreno fertile per questa confusa e buonistica teoria economico-sociale.

Alcuni sostengono che si tratta di un documento positivo, pieno di speranza, con idee sensate per rendere il mondo un posto migliore, principalmente aumentando la solidarietà reciproca dopo anni di eccessi consumistici e di individualismo. Cosa ne dice del suo punto di vista?

I progressisti, intesi non solo come i marxisti culturali, ma anche come gli ingenui che credono nella bontà dell’uomo e nell’inevitabile progresso dell’umanità, vedono in qualsiasi teoria apparentemente filantropica qualcosa di positivo, un contributo al miglioramento dell’umanità, ma se non si analizzano dettagliatamente i contenuti di una teoria, si perde di vista la sua finalità, che non sempre è immediatamente decifrabile.

La finalità del libro di Schwab è quella di superare la crisi del sistema sottraendo elementi di capitalismo e immettendo princìpi di altro genere, socialisti soprattutto e quindi anche statalisti. L’eccesso consumistico non si attenua con un maggiore controllo da parte dello Stato né con una «decrescita» economica, come molti economisti e sociologi di sinistra sostengono, ma con una crescita di coscienza da parte delle persone. Ecco, del problema della coscienza, che è un problema spirituale e filosofico, non c’è traccia nel libro di Schwab, in cui il termine coscienza è usato per lo più in senso pragmatico e, in un caso, in riferimento al confucianesimo.

A mio avviso, per superare la crisi del capitalismo non bisogna cercare altre esperienze economiche, perché così si finisce sempre, in un modo o in un altro, nel socialismo. Invece, c’è bisogno di più capitalismo, cioè di un rafforzamento dei fondamenti e dei princìpi tradizionali e sani del capitalismo, che ridimensionino la speculazione finanziaria selvaggia e riportino la bussola sui cardini classici: produzione, profitto, reinvestimento e così via.

Il libro del Great Reset non menziona una sola volta la religione. Ritiene che la Chiesa debba in qualche modo allinearsi a una tale iniziativa laica?

La perdita della dimensione religiosa (e quindi la scomparsa del senso del sacro) è un esito della secolarizzazione che non colpisce soltanto la Chiesa e i fedeli in senso stretto, ma che produce un laicismo nihilistico che danneggia l’intera società occidentale, anche nelle sue istituzioni e strutture civili laiche. E quindi una teoria generale della società (quale appunto il Great Reset vorrebbe essere) dovrebbe proteggere e valorizzare la sfera religiosa e le sue articolazioni istituzionali, mentre invece la teoria del Great Reset alimenta la secolarizzazione e spiana la strada a una società de-cristianizzata, priva di un nucleo fondante della civiltà occidentale quale appunto è la sfera religiosa tradizionale.

E quindi, per rispondere alla Sua domanda, ritengo che la Chiesa non dovrebbe appoggiare questo tipo di iniziative che accentuano la de-cristianizzazione, perché i processi storici sono difficili da invertire, soprattutto se alle porte dell’Occidente c’è una forza religiosa come l’Islam che è radicalmente ostile alla nostra tradizione ebraico-cristiana e che, per quanto frammentata e priva di un vertice istituzionale, mira nientemeno che alla conquista delle nostre società.

Ed è anche a forze negative come l’islamismo radicale che le scriteriate iniziative come il Great Reset spianano la strada. La Chiesa dovrebbe invece applicare la Dottrina sociale della Chiesa, nella sua formulazione originale e autentica data da papa Leone XIII con l’Enciclica Rerum Novarum, e da papa Giovanni Paolo II con le Encicliche Laborem Exercens e Centesimus Annus, anziché seguire visioni economiche e teologico-politiche terzomondiste e anti-occidentali legate alla teologia della liberazione.

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