Scienza e religione non sono in competizione

Libero domenica 3 gennaio 2021 

di Steno Sari

Nella sua rubrica satirica su Il Fatto Quotidiano di giovedì 24 dicembre il noto comico Daniele Luttazzi ha pubblicato un articolo dal titolo: “Lunedì l’Unione Europea equipara tutti i religiosi a cartomanti e astrologi”. Si tratta di una ironica e pungente cronaca dal futuro nella quale l’autore auspica – o almeno così pare a chi legge – che l’Unione Europea vari una legge con la quale i ministri di culto vengano equiparati a cartomanti, chiaroveggenti, astrologi, venditori ambulanti e affini.

Non solo la direttiva europea imporrebbe di affiggere un cartello davanti agli edifici di culto per avvertire i fedeli di non prendere la religione troppo sul serio. E ancora “i sacerdoti dovranno dire ai fedeli che ciò che offrono è solo una forma di intrattenimento non provata scientificamente”.

Che dire? Massimo rispetto per le opinioni che Luttazzi presenta nella sua satira. Vorrei però aggiungere alcune brevi riflessioni. Secondo il dizionario della lingua italiana Treccani, l’intelligenza è il “complesso delle facoltà psichiche e mentali che consentono di pensare, comprendere…” Questa è posseduta da tutti ma non nella stessa misura, tant’è che esistono test per misurarla.

L’ignoranza invece è il non sapere, la mancanza di conoscenza. E il passaggio dal non sapere al sapere, dall’ignoranza alla conoscenza è sempre un atto di volontà talvolta doloroso Se l’intelligenza è un dono, l’ignoranza è una scelta personale.

L’autore sembra dimenticare che la scienza, quella alla quale parrebbe richiamarsi nell’articolo come unica dispensatrice di verità, è nata e si è sviluppata nel cuore della cristianità ad opera di studiosi del calibro di Copernico, Keplero, Newton, Galileo e, più vicini a noi, Faraday, Maxwell, Planck, Schrödingen, Pasteur e potrei andare avanti. Tutti questi illustrissimi scienziati sono stati anche grandi uomini di fede.

Il nostro, insomma, cavalca ancora una volta una stantia controversia secondo la quale fede e ragione, scienza e religione, siano, per loro stessa natura, inconciliabili. Al di là di ogni considerazione filosofica, questa controversia alla luce delle premesse sopra scritte, è prima di tutto antistorica. E mi permetto di osservare sommessamente che nessun fedele entra in un edificio di culto di qualsivoglia religione pensando di dover assistere ad una lezione di fisica o matematica.

Senza sottovalutare che nel nome di Dio e della religione si sono dette e fatte oggi e nel passato nefandezze di ogni tipo e che cartomanti e affini sono spesso dei ciarlatani, bisogna riconoscere che anche la scienza ha il suo cammino lastricato di infortuni. Senza andare troppo lontano basta forse ricordare tutte le teorie “scientifiche” che solo in questi ultimi dieci mesi sono state formulate sull’origine e sulla diffusione del coronavirus.

Intervistato dal British Medical International Journal, Antony Fauci con uniltà ha ammesso: “Ho sbagliato perché non avevo tutti i dati”. Che facciamo, chiediamo all’Unione Europea di integrare la “direttiva” con l’affissione di un cartello anche davanti ai laboratori di biologia con il quale si avverte di non prendere la scienza troppo sul serio?

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