Omofobia, la verità censurata

L’Occidentale 19 Dicembre 2020

di Carlo Giovanardi

La rassegna stampa del Senato ha pubblicato oggi 19 dicembre ben 688 articoli consultabili per tema o per testata. Il quotidiano Libero è presente nella rassegna con 17 articoli ma tra questi non c’è quello che inizia in prima pagina con il titolo “Finse aggressione omofoba, coppia gay condannata”, firmata da Azzurra Barbuto.

Analoga omissione è riscontrabile nella rassegna stampa della Camera dei deputati dove non c’è traccia dell’ articolo della Barbuto tra i 14 selezionati dal quotidiano Libero. Non voglio puntare il dito contro gli Uffici di Camera e Senato anche perchè so bene che il lavoro di selezione degli articoli da pubblicare è appaltato ad Agenzie esterne al Parlamento. Ma come è possibile che un articolo da prima pagina, su un argomento di grande attualità come quello della omofobia, su cui si è già espressa la Camera approvando il disegno di legge del deputato padovano Alessandro Zan e che sta per essere discusso al Senato, non venga messo a conoscenza dei parlamentari?

Il fatto è che, contrariamente a quanto sostenuto da Zan su una dilagante omofobia in Italia, i dati ufficiali del Ministero dell’Interno smentiscono radicalmente queste affermazioni, tese a giustificare dure condanne penali a chiunque non voglia sottoporsi all’ ideologia LGBT. Ecco allora che nei momenti di dibattito sul tema i media danno ampio risalto a denunce di coppie gay che dichiarano di aver subito aggressioni omofobe, come accadde lo scorso settembre per due coppie gay, casualmente ambedue di Padova.

La prima coppia dichiarò di essere stata aggredita a Padova “per essersi baciati”, la seconda di essere stata derisa in un Resort pugliese durante una specie di viaggio di nozze. Barbuto spiega nel suo pezzo che quella di Padova è stata una finta aggressione e i due denuncianti hanno avuto un decreto penale di condanna per quella che è risultata essere una banale rissa, senza nessun riferimento omofobo.

Per quanto riguarda il Resort, di cui Barbuto nel pezzo non parla, il proprietario dello stesso ha già provveduto a querelare la coppia padovana accusandola di essersi inventata tutto di sana pianta. Barbuto aggiunge invece la notizia della retromarcia di tal Marco Ferrero,  influencer con il nome d’arte di Iconize, che ha ammesso di essersi inventato un episodio di aggressione dello scorso maggio, in realtà un occhio nero autoprocuratosi per poter andare in TV a conquistare popolarità e solidarietà alla causa LGBT.

Negli anni passato ho già ampiamente documentato come clamorose denunce di omofobia siano poi state smascherate dagli inquirenti, ma mentre la notizia falsa  aveva ottenuto grande rilievo, la verità dei fatti viene regolarmente omessa o nascosta in qualche trafiletto ben nascosto nelle pagine interne dei giornali. La censura (volontaria o involontaria) del pezzo della Barbuto, è una ulteriore escalation di questo vergognoso doppiopesismo, in attesa che alla vigilia della discussione della proposta Zan al Senato si moltiplichino miracolosamente misteriose e ben propagandate false aggressioni.

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