Una fede cieca decapita una ragione cieca

CulturaCattolica.it

mercoledì 25 novembre 2020  

Che cosa manca alla pretesa illuministica di riuscire con la sola leva della ragione a far funzionare il modello di “assimilazione” e di arrivare all’integrazione degli islamici in tutta Europa? Quali contraddizioni e confusioni spingono il pensiero dominante in un “cul de sac”, senza via d’uscita, riguardo al fenomeno dell’immigrazione come voluta dalla “globalizzazione non intelligente”?

GianCarlo Salvoldi

Siamo inorriditi dalla decapitazione di un professore a Parigi, la “Ville Lumière” della dea ragione. Questo attentato terroristico ripropone questioni culturali e sociali di portata enorme. Ma l’ossessiva informazione comunicativa coronavirus-centrica, ha offerto ai gestori dei grandi mass media la possibilità di far cadere presto questo fatto di cronaca che invece doveva portare a grandi approfondimenti.

Tendiamo a rimuovere gli avvenimenti concreti che ci sbattono crudamente in faccia il rischio di quello “scontro di civiltà” che non scompare solo perché noi abbiamo paura a guardarlo. Quel rischio è stato evidenziato dai numerosi arresti per la decapitazione e dalle mobilitazioni con seguito organizzate dagli islamisti e pare perfino da Jihadisti.

Parigi è composta da un centro e da una periferia che sono mondi fisicamente contigui ma che vivono a distanze culturali siderali. Gli autoctoni del centro parlano francese mentre gli immigrati delle periferie parlano arabo. I primi al 97% sono o vivono da atei mentre gli immigrati sono o vivono da religiosi. Gli uni amano, grazie a Dio, la liberté e la democrazia ed hanno un culto di tipo religioso per la République, mentre gli islamisti egemoni e praticanti la Sharia non amano per niente quei valori.

Questo attentato terroristico islamista è una bestemmia contro Dio e contro la ragione. Ed ha un valore simbolico enorme: la testa, sede della ragione, è fonte di male e va distrutta.

La vicenda è legata al periodico satirico Charlie Hebdo, ed io considero le vignette su Maometto blasfeme, oltraggio alla fede di chi è credente, gesto razzista di chi bolla come superstizione ridicola l’espressione di una fede e di una religiosità.

La cultura dominante in Occidente ha alla base l’Illuminismo, che ha radici profondamente messianiche, ma che coltiva l’illusione di Rousseau che con la testa/ragione si possono risolvere tutti i problemi dell’essere umano e della società.

Nel caso specifico è importante osservare che il professore decapitato non ha agito con l’arroganza ed il disprezzo che è diffuso tra quanti si dichiarano illuministi ma poi cadono nel giacobinismo e nella ipocrisia del “politicamente corretto”. Egli è stato rispettoso della religione dei musulmani e li ha invitati ad uscire di classe se temevano di restare offesi vedendo le vignette di Charlie Hebdo.  

L’insieme di questi fatti è dunque ancora più significativo in quanto non è stato utilizzato l’arido razionalismo ma si è agito con riguardo per il mondo delle emozioni degli studenti in relazione alla loro fede e religione. Ma questo atteggiamento rispettoso e prudente non è stato sufficiente e la lezione ha fallito.

Questo ci addolora e ci preoccupa ancora di più.

Che cosa manca alla pretesa illuministica di riuscire con la sola leva della ragione a far funzionare il modello di “assimilazione” e di arrivare all’integrazione degli islamici in tutta Europa? Quali contraddizioni e confusioni spingono il pensiero dominante in un “cul de sac”, senza via d’uscita, riguardo al fenomeno dell’immigrazione come voluta dalla “globalizzazione non intelligente”?

La questione principale è quella del profilo antropologico elaborato dalla modernità nei secoli scorsi e che continua caparbiamente ad essere seguito anche davanti all’evidenza della sua inadeguatezza.

Una fede che espelle da se stessa la ragione e una cultura che espelle da sè la fede, producono disperazione in entrambi gli ambiti e quindi odio e conflitti a tutti i livelli. La Francia giacobina come l’Europa laicista, nel momento in cui vuole integrare gli immigrati ma non li conosce perché rifiuta di conoscere la loro cultura e la loro fede, instaura semplicemente un dialogo tra sordi, inutile e pericolosissimo. Fede fanatica da un lato e ideologia fanatica dall’altro portano al baratro dello scontro di civiltà.

La strada da imboccare a livello culturale e politico esiste, ed è quella di prendere atto che l’essere umano è complesso e che deve essere capito e rispettato, ed anzi valorizzato in tutte le sue dimensioni e nella sua integrità.

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