Dalla chiesa un percorso per fare uscire il Libano dal caos

per Rassegna Stampa 24 Agosto 2020

l Paese dei cedri, già al collasso ha avuto il colpo di grazia con l’esplosione del 4 agosto. Il rischio è di cadere preda di chi alimenta le tensioni in Medio Oriente e trovarsi invischiato in una nuova guerra civile. Ecco perché la Chiesa chiede al mondo di garantire la neutralità libanese.

Oltre 200 morti, più di 5.000 feriti e altre 300.000 persone che sono rimaste senza una casa a Beirut, messa in ginocchio dalla deflagrazione al porto del 4 agosto scorso. Per il Libano la devastazione, probabilmente causata da 2.750 tonnellate di nitrato d’ammonio, è arrivata nel peggior  momento possibile, per il Paese alle prese con una situazione economica disastrosa e con la pandemia di coronavirus.

Dopo lo choc per le esplosioni che hanno raso al suolo il porto e distrutto parte dei quartieri cristiani limitrofi, sale la protesta della popolazione contro il governo, costretto nei giorni successivi alle dimissioni, e contro chi ha permesso questa tragedia per negligenza. Una protesta rivolta anche contro una corruzione sistematica ed endemica.

L’instabilità politica e sociale del Libano  

Fady Noun, giornalista del quotidiano libanese “L’Orient-Le jour” descrive così la situazione: «Non so davvero da cosa cominciare. Siamo preoccupati di tutto. Il Libano da mesi è messo alla prova. In autunno abbiamo vissuto le proteste di piazza contro la corruzione dilagante. È stata una rivolta di popolo che ha portato in strada circa tre milioni di persone, quasi la metà della popolazione. Soffriamo per una crisi economica molto forte: la moneta nazionale è stata svalutata del 90 per cento. A marzo il governo ha annunciato che il Libano era in default. A questa crisi finanziaria, in primavera si è aggiunta la pandemia del Covid-19 che non ci ha risparmiato. Ed ora queste due esplosioni che hanno dato il colpo di grazia al Paese».

Commentando la visita che il premier francese Emmanuel Macron ha fatto a Beirut due giorni dopo la tragedia il giornalista ha scritto: «Il popolo ha accolto in maniera molto positiva questa visita. Siamo rimasti molto colpiti dalla decisione del presidente Macron di venire a Beirut. La sua presenza, soprattutto gli incontri che ha avuto con la gente per strada, sono stati motivo di conforto e consolazione. Abbiamo sentito di non essere completamente abbandonati, almeno dalla Francia. Molti Paesi hanno espresso solidarietà al Libano. Questo movimento solidale e internazionale è importante ma non vorremmo che sia una solidarietà a breve termine. Sul lungo termine, sappiamo che la crisi sarà difficile da superare. Il Paese è profondamente diviso e non sappiamo come ne usciremo. Il presidente Macron ha incontrato i responsabili politici di tutti gli schieramenti parlamentari, i presidenti della Repubblica e del Parlamento e il capo di governo ed ha proposto loro un patto di unione e di dialogo».

Il Patriarca maronita chiede la neutralità attiva del Libano

Anche la Chiesa maronita ha fatto sentire la sua voce. Nell’omelia del 5 luglio 2020, il Cardinale Bechara Boutros Rahi, Patriarca di Antiochia e del resto dell’Oriente, ha lanciato un appello alle Nazioni Unite, invitandole a «lavorare per ristabilire l’indipendenza e l’unità del Libano, attuare le decisioni internazionali e dichiararne la neutralità».

Il Patriarca il 7 agosto 2020 ha scritto che «il Libano, con la sua attiva neutralità, ha tre dimensioni interdipendenti, integrate e indivisibili. La prima dimensione è quella di non fare entrare il Libano in alleanze politiche, assi, conflitti e guerre regionali e internazionali. Qualsiasi stato regionale o internazionale non deve interferire nei suoi affari, dominarlo, invaderlo, occuparlo o usare le sue terre per scopi militari, secondo l’Accordo della Seconda Conferenza dell’Aia del 18 ottobre 1907 e tutti i successivi accordi regionali e internazionali».

«La seconda dimensione è la simpatia del Libano per le questioni dei diritti umani e della libertà dei popoli, soprattutto arabi, su cui sono uniti i loro paesi e le Nazioni Unite. Pertanto il Libano continuerà a difendere i diritti del popolo palestinese e lavorerà per trovare una soluzione per i profughi palestinesi, in particolare quelli sul suo territorio».  

«La terza dimensione è rafforzare lo stato libanese affinché sia uno stato militarmente forte, con il suo esercito, le istituzioni, la legge, la giustizia, l’unità interna e la creatività, al fine di garantire la sua sicurezza interna da un lato e per difendersi da qualsiasi aggressione terrestre, marittima o aerea che proverrà da Israele o da altri». Quindi un richiesta di neutralità per il Paese dei cedri, già dilaniato da una guerra civile che rischia di riprendere a causa di chi soffia sul fuoco delle tensioni innescate dalla presenza di altri numerosi profughi provenienti da Siria e Iraq, in prevalenza sunniti.

Proprio a causa del rimescolamento etnico e religioso che il paese ha affrontato in seguito ai conflitti mediorientali rischia infatti di infrangersi il tradizionale delicato equilibrio su cui si regge il Libano, soprattutto per il drammatico assottigliarsi della presenza cristiana, principale collante della nazione.

Anche l’Italia esprime la propria vicinanza al Libano  

A venti giorni di distanza dalla tragedia occorsa a Beirut, il Ministro della difesa Lorenzo Guerini si è recato in missione ufficiale nella capitale del Libano, in rappresentanza dell’Italia che ha offerto aiuti tangibili dopo l’esplosione. «Quell’area sta diventando sempre più un punto di instabilità e incertezza: nelle acque tra Libano e Cipro si sta giocando una frazione importantissima di una partita energetica nella quale è forte l’influenza di paesi come Turchia, Iran e Israele presenti nello scenario e che riguarda da molto vicino i nostri interessi nazionali. Occuparsi del Libano e farlo sempre più non è un dettaglio della nostra politica estera e di difesa, ma è un interesse primario; naturalmente, va fatto in maniera sempre più coordinata e incalzante insieme ad alleati storici come la Francia, che in Libano ha un’influenza culturale e storica evidente».

Parole importanti e incoraggianti, poiché potrebbero presupporre una politica in linea con quanto auspicato dal patriarca maronita Bechara Boutros Rahi, ovvero una sorta di tutela sovrannazionale sul Libano per preservarlo da ingerenze e manovre tese a farne una ulteriore pedina degli affatto conclusi giochi mediorientali.

Purtroppo però la dimostrata incapacità di una politica estera comune da parte dell’Unione europea e la condotta opaca dei principali paesi dell’Unione, come abbiamo visto ad esempio in occasione della crisi libica innescata dalla Francia, la quale ha portato ad una guerra civile e a una crisi ancora irrisolta nel paese mediterraneo, lascia qualche dubbio sulle reali mire e implicazioni da parte europea.

Libano, un paese al collasso sulle spalle dei cristiani

Al di là delle implicazioni politiche sul piano interno e internazionale la prima immediata e drammatica emergenza è e rimane la situazione economica ormai ingestibile, in un Paese in cui metà della popolazione è costituita da profughi che non hanno lavoro e vivono in condizioni estremamente precarie.

Adesso, con la svalutazione della lira anche i cittadini libanesi stanno sprofondando nella miseria e già circa la metà della popolazione è sotto la soglia di povertà. Come ha fatto sapere Aloysius John, segretario generale della Caritas Internationalis parlando con l’Agenzia Fides due giorni dopo la tragedia, «le esplosioni hanno causato un ulteriore danno a un Libano già in ginocchio a causa della crisi economica e politica, delle violenze, della pandemia di Covid-19 e delle conseguenze delle sanzioni economiche imposte alla Siria. Non dobbiamo dimenticare quanto gli effetti delle sanzioni economiche e delle violenze abbiano indebolito questo Paese e stiano pesando molto sul Libano, che deve oggi fronteggiare anche una grave crisi alimentare».

John ha esortato la comunità internazionale ad intervenire con urgenza e incondizionatamente al fine di aiutare la popolazione, agendo con decisione per alleviare le sofferenze dei libanesi, rimuovendo immediatamente le sanzioni economiche.

Intanto le organizzazioni cristiane presenti, come Oui pour la Vie sono impegnate, è il caso di dirlo, in prima linea. Come racconta padre Damiano Puccini, sacerdote missionario in Libano dal 2003 e animatore dell’associazione la cui sede si trova a Damour, a 17 chilometri dall’inizio di Beirut e a 20 dal luogo dell’esplosione: «Quella zona del porto la conosco molto bene, perchè la attraverso due volte a settimana. Oggi è un cumulo di macerie. Dopo due giorni ancora si doveva completare la rimozione delle macerie alla ricerca dei corpi di coloro che mancano all’appello, tra cui Joe, un ragazzo della mia parrocchia che era in servizio come pompiereI nostri volontari di “Oui pour la Vie” sono impegnati a pieno ritmo per preparare sacchetti di farina, riso e legumi da distribuire a persone che si trovano nell’indigenza totale».

Adesso in Libano c’è assoluto bisogno digeneri alimentari e medicine. Oltre alle 60 famiglie che la missione segue già da anni con una cucina che fornisce pasti pronti e aiuti alimentari ormai ogni giorno si aggiungono nuovi casi difficili; questo soprattutto da quando nell’ottobre scorso  sono iniziate le manifestazioni antigovernative.

«Per dare un’idea della gravità della nostra situazione», dice ancora padre Damiano, «riferisco una valutazione effettuata da Save the Children qualche settimana prima che saltasse in aria il porto, nella quale si prevedeva che per la zona di Beirut circa mezzo milione di bambini sarebbero stati  a rischio sopravvivenza entro la fine dell’anno».  

Ma la Chiesa libanese e in particolare Oui pour la vie soccorrono la popolazione cristiana e mussulmana da moltissimi anni, e così facendo ricuciono strappi e tensioni sociali vecchie e nuove, mostrando nei fatti che una convivenza pacifica è possibile e che il Libano rappresenta ancora un esempio che non deve essere sciupato in una parte del mondo estremamente turbolenta e problematica come il Medio oriente.

Adesso Oui pour la Vie a Damour è riuscita a far partire in agosto unnuovo centro polivalente grazie alle donazioni ricevute nel quale vengono distribuiti generi alimentari alle famiglie povere e avviato un centro di ascolto per emergenze sanitarie, dal momento che a causa della crisi economica tutto costa almeno il quadruplo in più e per moltissime persone l’accesso alle cure sanitarie,  che sono sempre private, risulta impossibile.

Sempre grazie alle donazioni Oui pour la Viesoccorre nell’acquisto di medicinali nel sostenere il costo dei test clinici e dei trattamenti sanitari. In una sala del centro periodicamente avviene l’incontro con i malati di AIDS, tossicodipendenti, alcolisti e profughi siriani per offrire loro supporto sanitario, psicologico, legale e sociale affinché possano tra loro conoscersi, scambiarsi informazioni e aiuti per superare lo choc dell’emarginazione sociale, molto spesso anche da parte dei genitori, che rende particolarmente difficile per loro l’affrontare la loro condizione.

aiuti alimentari per le famiglie

Sempre nel centro di ascolto personale autorizzato dallo stato e disponibile ventiquattro ore al giorno distribuisce gratuitamente i test per AIDS, droga e alcoolTra le opere di assistenza vi è anche l’accoglienza notturna ai bisognosi, soprattutto a coloro che non potendo pagare l’affitto perdono la disponibilità delle loro baracche. A loro viene dato modo di potersi organizzare per cercare un nuovo alloggio.

Ai bambini, soprattutto stranieri che non vanno più a scuola da quando si trovano in Libano viene offerto un supporto formativo organizzando per loro anche momenti di animazione e di familiarizzazione con i loro coetanei libanesi e di altre nazionalità. Questa diventa sempre una testimonianza gioiosa di pazienza e di perdono.

A 50 metri dal centro polivalente di Damour è presente la cucina che a pieno ritmo offre fino a 600 pasti al giorno. Attualmente, a causa della crisi finanziaria in cui versa il  Libano e del calo di offerte provenienti dall’Italia in seguito all’emergenza Covid, il numero dei pasti è ridotto di circa la metà. Ogni pasto costa circa 1,3 euro e i volontari sperano di trovare gli aiuti necessari per incrementarne il numero. Inoltre sarebbe necessario acquistare un nuovo forno, una cucina a gas, una lavatrice, un forno a microonde, un frigorifero e congelatore di dimensioni adatte ad una grande cucina, armadi. La cifra necessaria è di 6000 euro.

Infine per il centro di aiuto scolastico occorrono tavoli, sedie, riscaldamento, un armadio, materiale didattico, tende, tappeto per l’inverno, televisione. Per tutto questo la cifra necessaria è di circa 5000 euro.

Oui pou la vie cerca anche di attrezzare il giardino del complesso con dei giochi per bambini a alcuni arredi. Il costo complessivo è di 2.500 euro. Nel giardino si ritrovano i bambini e le madri per trascorrere qualche ora serena tra loro e assieme ai volontari; una rara occasione per fare passare per qualche tempo in secondo piano l’angoscia terribile di chi combatte una quotidiana guerra per la sopravvivenza e soprattutto per riallacciare quei rapporti umani e quella convivenza distrutti dalla guerra dall’integralismo religioso

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Per testimonianze in Italia tel 333/5473721. pdamianolibano@gmail.com; Per inviare offerte: Bonifico intestato al conto: Oui pour la Vie, presso Unicredit a Cascina (PI). Indirizzo: Rue Mar Elias,35 Damour Lebanon.BIC-Swift: UNCRITM1G05 IBAN: IT94Q0200870951000105404518; dopo l’invio dell’offerta scrivere il proprio indirizzo e telefono a info@ouipourlavielb.com per poter confermare il ricevimento dell’offerta.

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