La famiglia italiana dal divorzio al gender

Cascina (Pi) 18 Ottobre 2017

Sala della biblioteca comunale Incontro promosso da Alleanza Cattolica, Comitato “Difendiamo i nostri Figli”, Comune di Cascina

(interventi non rivisti dai relatori)

Relatori: MARCO INVERNIZZI reggente nazionale di Alleanza Cattolica e Comitato “Difendiamo i nostri figli”.

Avv GIANCARLO CERELLI consigliere centrale “Unione dei giuristi cattolici italiani” e centro Studi “Rosario Livatino”

Modera: on. Patrizia Paoletti Tangheroni

PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI – La mia presentazione sarà brevissima perché credo sia giusto lasciare la parola ai relatori. Quello che vorrei è fare un po’ di reclame al libro “La famiglia in Italia. Dal divorzio al gender, “edito da Sugarco, perché è bellissimo e interessantissimo e soprattutto è interessante e importante per chi voglia combattere la buona battaglia.

Gli autori hanno tentato, e ci sono perfettamente riusciti, di fornire un validissimo strumento. Pur affrontando temi difficilissimi e complessi come i temi giuridici, è facile da leggere perchè è stato scritto proprio con la volontà di fornirci uno strumento di battaglia. Chiunque lavori nel campo della formazione o si trovi a fare catechismo per i ragazzi più grandi userà molto questo volume perché sarà utilissimo per dare risposte a domande molto complesse.

Gli autori fanno dapprima un escursus storico per tappe soffermandosi su alcuni eventi epocali che secondo loro meritano un approfondimento, come il Sessantotto, ma anche episodi tragicamente indicativi di quella involuzione che appare inevitabile. Ad esempio affrontano e studiano attentamente il caso della Eluana Englaro ed estremamente interessanti sono le diverse angolazioni da cui viene ripreso questo episodio drammatico che effettivamente è stata una delle tappe della involuzione che stiamo vivendo.

Hanno attentamente studiato anche alcuni eventi cole le Conferenze Onu de Il Cairo e Pechino. Tuttavia non è un libro che toglie la speranza ma dà speranza; perché accanto a queste analisi ci sono poi sempre le risposte che dà la Chiesa a queste posizioni laiciste. E qui, per quanto mi riguarda, si sgombra il campo da certi equivoci, sia per quanto riguarda il Vaticano II, che per certe posizioni dell’attuale pontefice.

Anche da questo punto di vista il libro può essere interessante e ricco di spunti di riflessione.  Naturalmente l’attacco che in questo momento subisce la famiglia è attraverso la teoria del gender, al quale gli autori hanno dato un grandissimo spazio in quanto la definiscono un vero e proprio tsunami. Devo però dire che il gender non è assolutamente, come si poteva credere, un punto di arrivo, pur già drammatico, perché c’è di più. C’è la cosiddetta queer fairy che è una ulteriore involuzione.

E’ la sistematica destrutturazione di tutta la realtà. Per quanto riguarda il diritto e il gender ad esempio troviamo l’analisi su tutta una serie di normative che svela cosa effettivamente si trovi all’interno di ciascuna legge. Dietro ogni normativa vediamo in maniera macroscopica, tecnicamente cosa c’è davvero dietro. Un esempio per tutti è la legge sull’omofobia, che da una parte ha definitivamente messo fuori gioco la prospettiva di un diritto di famiglia ancorato al dato naturale e dall’altra più che una tutela contro atteggiamenti persecutori, come si potrebbe pensare, vie è la formazione del diritto di tutti a tutto.

Tuttavia seppure molte battaglie sono state perse la guerra si può ancora vincere. Dalla nostra abbiamo la Chiesa e uno dei meriti, come dicevo, di questo libro è di superare molti equivoci in merito al Concilio Vaticano II ad esempio e sulla posizione di Papa Francesco. Come dicono gli autori del volume dobbiamo diventare missionari del buon senso. Certo, ciascuno nel proprio ambito, dobbiamo lavorare molto ma ce la possiamo fare, perché a noi fu detto: non prevalebunt.

MARCO INVERNIZZI – Vorrei cominciare non parlando del libro ma delle ultime due pagine. Il libro può indurre alla disperazione, perché se uno legge quello che è successo, come ho cercato di descrivere nella parte storica e come Giancarlo ha cercato di descrivere nella parte giuridica, gli ultimi cinquant’anni della vita dell’Occidente e in particolare italiana, viene indotto appunto a disperare.

Tra pochi mesi cade il cinquantesimo anniversario del Sessantotto, che è l’inizio di un itinerario che arriva alla teoria queer, come ha detto bene Patrizia, e qualcuno può pensare che non abbiamo fatto altro che prendere batoste. Abbiamo subito il divorzio, l’aborto, le unioni civili, la droga, stiamo per prendere – ma forse ci salveranno le elezioni e la fine dell’attività legislativa – le dichiarazioni anticipate di trattamento che di fatto è l’eutanasia…

E allora non c’è più niente da fare?  Io credo che la parte più importante del libro siano le ultime due pagine, in cui cerco di dire che il libro vuole essere aperto alla speranza, perché le famiglie ci sono e lo hanno dimostrato scendendo in pazza per due volte in sei mesi senza sponsor di nessun tipo il 20 Giugno 2015 e il 30 Gennaio 2016. I due Famili day, di cui non dobbiamo mai dimenticare la memoria, che è fondamentale più si va avanti, ci hanno aiutato a capire che esiste ancora una parte della nazione – non facciamoci eccessive illusioni nel dire che è una maggioranza.

Lo spero ma non facciamoci illusioni – disposta a fare dei sacrifici per affermare quello che oggi viene messo in discussione, la famiglia, e che domani andrà spiegato alle generazioni che verranno.  Il tentativo del libro è proprio quello di fare da ponte tra due situazioni che oggi dobbiamo tenere insieme e non so se potremmo farlo ancora a lungo. La prima situazione è la difesa di quello che c’è e che c’era nel senso comune, ovvero la famiglia fondata dal matrimonio tra un uomo e una donna, per sempre, e aperto alla vita.

Questo viene messo in discussione da un itinerario ben preciso che in realtà parte ancora prima di cinquant’anni fa, anche se la commemorazione sarà per il Sessantotto, che non è un anno come gli altri, ma l’anno in cui quella rivoluzione antropologica che oggi abbiamo capito come si è sviluppata, comincia.  Io sono sufficientemente vecchio per ricordarmi che nel 1968 a scuola cominciavano a dire quelle cose che oggi sono diventate leggi.

C’è stato un processo rivoluzionario di disgregazione che ha colpito istituti fondamentali della vita comune, a cominciare dalla famiglia, che si è sviluppato nell’arco di mezzo secolo attraverso tappe e forze ben precise. Sto parlando di argomenti che per molti di voi sono la ripetizione di cose già note ma quando parlo di questi eventi ai miei figli mi guardano senza capire.  Il Sessantotto, che per noi di una certa età è qualcosa di ben preciso e definito, per una persona che ha meno di quarant’anni è qualcosa di oscuro.

Quindi non dobbiamo avere timore di ripetere cose che per noi sono ovvie e scontate ma che ormai la maggioranza degli italiani non ha vissuto, anche se ormai siamo un paese di vecchi. Dobbiamo spiegare che cominciarono a circolare delle suggestioni – le rivoluzioni non si fanno mai solo con le idee – e delle tendenze che prendevano corpo e si manifestavano apertamente. Quello che succedeva nelle università e nelle scuole occupate era l’esperienza diretta di quello che sarebbe diventato costume nell’arco dei cinquant’anni.

Il sesso libero e disponibile in qualsiasi direzione, la droga come consumo quasi normale sono cose che venivano sperimentate in ambienti in cui la rivoluzione antropologica non era più una idea e neppure una ideologia ma una pratica. Quel processo di disgregazione passava dalle tendenze alle idee e dalle idee ai fatti, tanto è vero che dopo due anni, nel 1970, in Italia viene introdotta la Legge Fortuna-Baslini, che tutti pensavano non potesse passare.

Invece in appena quattro anni non solo passa in Parlamento, per il tradimento – non si può chiamare diversamente – della Democrazia cristiana, partito di maggioranza relativa, ma passa nel Paese, in cui nel 1974 viene fatto un referendum che tutti avevamo pensato di poter vincere. Invece non fu così e non lo fu in maniera clamorosa.

Qui comincia la seconda parte, cioè la presa d’atto che l’Italia non è più un Paese cristiano e cattolico non solo a livello istituzionale ma del comune sentire. E questa è una svolta decisiva per capire il senso della battaglia che dobbiamo combattere nei prossimi cinquant’anni. Anni che saranno decisivi e importanti nella misura in cui saremo capaci di capire la differenza tra i cinquant’anni dopo la rivoluzione antropologica e i cinquant’anni in cui tale rivoluzione è stata fatta.

Questi primi cinquant’anni simbolicamente si chiudono forse con l’approvazione della legge sulle unioni civili, anche se i simboli li sceglieranno gli storici quando scriveranno di questa epoca. Sicuramente oggi è iniziata un’era successiva alla rivoluzione antropologica e in Occidente non dobbiamo più confrontarci con le battaglie combattute in passato.

Nel 1974 abbiamo combattuto per il referendum contro il divorzio, sette anni dopo per quello contro l’aborto, poi come spiega bene Cerelli, sono state portate avanti una serie di leggi soprattutto relative al diritto di famiglia che non hanno avuto i picchi emotivi di un referendum ma che hanno ugualmente contribuito a disgregare la famiglia come comunità, introducendo l’individualismo giuridico, che è l’esito delle riforme.

Poi siamo andati avanti.  Abbiamo avuto la legge sulla droga. Abbiamo avuto una reazione positiva e quando Giovanni Paolo II parlava di eccezione italiana l’abbiamo vista in occasione della Legge 40 sulla fecondazione in vitro. Tanti amici cattolici fanno fatica a capire che la Legge 40, che non è cattolica e neppure conforme al diritto naturale, è stata l’unico tentativo a livello legislativo riuscito di introdurre dei paletti al voler fare, con l’ingegneria genetica, quello che si voleva nella fecondazione artificiale assistita, perché prima della Legge 40 si poteva fare qualsiasi cosa.

Chi conosce l’itinerario della lotta tra Rivoluzione e Controrivoluzione, ovvero tra il processo di disgregazione della famiglia e il processo di reintegrazione, è stato un piccolo passo avanti nella direzione contraria alla disgregazione. Tanto è vero che i Radicali hanno subito fatto un referendum per abrogarla e il referendum è stato per noi una vittoria per merito soprattutto di quel grande stratega che è il cardinale Camillo Ruini.

Il referendum fu vinto non dal punto di vista dei numeri ma di fatto, con l’astensione si impedì che la Legge 40 venisse  abolita. Poi ad abolirla ci ha pensato la magistratura con tutta una serie di interventi che comunque hanno dimostrato che quella legge, per quanto non cattolica e non conforme al diritto naturale, era comunque ritenuta un ostacolo dai promotori della disgregazione della famiglia.

Adesso siamo in una fase in cui nel nostro Paese ci sono ancora delle battaglie che vanno combattute. Nessuno pensi che il mio intervento sia indirizzato a dire: smettiamo di combattere e reinventiamoci una scelta religiosa di disimpegno dalla politica e dall’andare in piazza. Ma mentre combattiamo tutte le battaglie che possiamo guardiamo a cosa succede nei Paesi dove il processo di disgregazione è molto più avanti.

Potrebbe capitare anche in Italia una situazione come quella della Norvegia o della Svezia, dove l’unica possibilità di invertire la rotta è mettersi ai semafori e avvertire la gente che deve morire. Questa infatti è l’unica modalità che può istillare nell’uomo completamente secolarizzato una riflessione che avvii un ripensamento radicale, anche in una prospettiva controrivoluzionaria.

Noi non siamo ancora in questa situazione e ci sono ancora degli istituti fondamentali per il bene comune che resistono. Ci sono dei passaggi che devono ancora essere compiuti. E’ questo il senso della battaglia che sta combattendo soprattutto il Comitato “Difendiamo i nostri figli” di fronte alla penetrazione della ideologia del gender nelle scuole e nelle leggi o nel costume.

Tutto ciò nella consapevolezza che un numero sempre crescente di persone che vivono a fianco a noi non hanno più quel senso comune che avevano, o che pensavamo che avessero, gli italiani nel 1974 quando ci fu il referendum sul divorzio.

Oggi mentre andiamo in piazza a difendere la famiglia dobbiamo anche andare agli angoli delle strade, nei bar, nei posti di lavoro a spiegare cos’è la famiglia, perché una fascia sempre più consistente di persone, specialmente ragazzi, non fanno più l’esperienza della famiglia. Mi capita sempre più spesso di parlare con professori i quali dicono che quando si incontrano tre, quattro, dieci studenti che raccontano quello che succede a casa loro, dove il papà non c’è o la mamma non c’è o i papà sono due, parlare della bellezza della famiglia come luogo in cui si cresce nell’amore e si sta bene diventa un problema.

Pensate a quando il matrimonio omosessuale sarà diventato una prassi, come in Inghilterra, dove all’inizio era chiamato unione civile e dopo un po’ di anni lo hanno chiamato per quello che era: matrimonio. Pensate a quando, dopo una generazione che ha vissuto in questo modo, l’unione omossessuale sarà una normale possibilità. Del resto già oggi il politico che parla di famiglie – al plurale – vuole insinuare l’idea che le famiglie sono tante e non ce n’è una sola.

Ma quando la realtà dei fatti e l’esperienza ci diranno che le famiglie sono più di una, noi inevitabilmente non potremmo più limitarci a combattere le battaglie come dobbiamo fare adesso ma dovremo ricominciare ad essere missionari del buon senso, ovvero delle verità elementari, spiegandole.  Racconto sempre che mia nonna, quando andavo a fare delle conferenze, mi chiedeva sempre di cosa avrei parlato. Se le avessi detto che oggi sarei stato a Cascina per dire che i maschi sono uomini e le femmine sono donne, avrebbe pensato che fossi diventato matto.

Oggi dobbiamo prepararci alla battaglia più difficile, ovvero spiegare, come diceva il buon Chesterton, che d’estate le foglie diventano verdi e che in autunno cadono. Dobbiamo prepararci a combattere, con grande speranza perché le famiglie ci sono ancora e sono tante.  Quando temevamo che il comunismo potesse conquistare il mondo Giovanni Cantoni ci ricordava che i bambini non nascono con la stella rossa marchiata sulla fronte, ma nascono liberi e possono diventare buoni o cattivi; dipende da loro, dal contesto o da chi li educa.

Oggi i bambini purtroppo nascono sempre meno ma quei pochi che nascono, nascono aperti alla verità. Il problema è che non trovano facilmente qualcuno disposto a sacrificare del tempo per insegnargli la verità o almeno per proporla. Io credo questo libro debba essere un manuale per continuare a combattere le battaglie e per aprirci alla prospettiva della battaglia più importante che ci sarà nei prossimi cinquant’anni: tornare a rispiegare quelle verità che stanno uscendo ormai dal comune sentire della nostra popolazione.

Come ha detto il Santo Padre contro la famiglia è in atto una guerra mondiale e a favore della famiglia noi dobbiamo accettare qualsiasi combattimento: da quello pubblico a quello privato e personale con chi nasce in questo contesto e non ha dei modelli, degli esempi, degli educatori su cui contare e che permettano loro di crescere normalmente in una famiglia, come è stato per tante generazioni.

PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI: Grazie a Marco Invernizzi, che ha sottolineato quello che dicevo prima. Questo libro alla fine, ma in realtà lo troviamo in tutto il volume – è pervaso dalla speranza e si capisce fina dalle prime pagine che è una battaglia che possiamo combattere. La seconda parte ci dà degli strumenti ancora più tecnici, nel senso che l’autore spiega e analizza le leggi e le normative facendo vedere come gender e diritto siano in relazione tra di loro. Lascio quindi subito la parola all’avvocato Giancarlo Cerelli.

GIANCARLO CERELLI: Dopo il pregevole quadro storico e sociologico che ha fatto Invernizzi mi pongo la domanda: che ora è? Ovvero, cerco di capire in che stato si trova la nostra società; da quale cultura è dominata e dove ci troviamo. Pongo questa domanda perché è fondamentale perché chi sbaglia storia sbaglia politica. Chi è un operatore politico o un operatore di apostolato non può non capire dove ci troviamo, perché se non capisce sbaglia azione.

Allora dove ci troviamo? Siamo in mezzo ad una battaglia culturale ma con una portata soprannaturale.  Da cosa è caratterizzata la nostra cultura? Da quella filosofia che penso tutti avete sentito nominare: il relativismo. In poche parole il relativismo dice che non esiste una verità assoluta ma che ci sono tante verità quante sono gli uomini.

Pensate che anche a scuola i miei professori mi hanno sempre insegnato che bisognava ragionare con la propria testa e che ciascuno doveva poi trovare la propria verità. In questo modo gli stessi insegnanti hanno teorizzato che non esiste una verità assoluta sull’uomo. L’influenza del relativismo è determinante nella nostra società e ci sono delle conseguenze. Una conseguenza è l’individualismo e una società in cui noi siamo monadi: uno accanto all’altro senza stare assieme; siamo isolati.

Come diceva Bauman viviamo in una società liquida, fluida, senza punti di riferimento e questo è drammatico perché porta ad una difficoltà di comunicazione. Oggi si comunica soltanto dal punto di vista emotivo e manca una comunicazione fondata su basi valoriali concrete e questo porta alla solitudine. Gli studi degli psichiatri e degli psicologi oggi sono pieni perché ci si sente soli e per dare una “botta di vita” a questa solitudine si cerca il piacere, l’edonismo.

Oggi solo ciò che emoziona ha un valore e quello che non emoziona si butta via. Anche nei rapporti familiari e matrimoniali. Quante volte mi capita che il marito o la moglie mi dicano: non mi emoziono più. Quando non c’è più passione accade che si trova un’altra persona che “mi fa sentire viva”. Capite bene quindi che oggi è il momento in cui la società esalta il desiderio e le emozioni, proprio per esorcizzare la solitudine in cui la società liquida ci porta a vivere. E si va là dove porta il cuore. Papa Francesco nell’Amoris Letitia dice proprio che vi è un individualismo esasperato che snatura i legami familiari e finisce per considerare ogni componente della famiglia come un’isola facendo prevalere in certi casi l’idea di un soggetto che si costruisce secondo i propri desideri assunti come un assoluto.

Tutto quello che ho detto finora è riassunto in questa piccola frase al n.33 dell’Amoris Letitia. Come mai tutto questo? Perché ci sono delle correnti culturali che, come diceva benissimo Marco Invernizzi, lavorano da decenni e da secoli. E’ un processo plurisecolare ma noi in questo libro lo abbiamo trattato solo dal Sessantotto ad oggi. Queste correnti culturali stanno facendo venire meno e inficiando il concetto di ordine naturale.

Oggi non si parla più di ordine naturale e se qualcuno dovesse fare riferimento ad un “ordine naturale” si metterebbero tutti a ridere. Ma se è messo in discussione l’ordine naturale è messo in discussione anche il concetto di natura. Se ad un ragazzo o ad una persona adulta diciamo che il suo comportamento non è naturale questi risponde: non è naturale per te, ma per me lo è. Quindi capite bene che oggi il relativismo ha vinto.

Nella nostra società non ci sono più punti di riferimento e siamo in presenza di una vera e propria crisi antropologica. Oggi viene esaltato il diritto all’autodeterminazione. Di cosa si tratta? E’ cercare la propria felicità costi quel che costi e sapete qual è il diritto all’autodeterminazione più tutelato dal nostro ordinamento giuridico? E’ il diritto di una donna, di una madre, di poter uccidere l’essere umano che ha nel grembo.

Un altro diritto all’autodeterminazione è quello di poter schiacciare il partner e i propri figli pur di poter raggiungere la propria felicità. Di questa esaltazione dell’autodeterminazione in qualche modo ne ha parlato qualche giorno fa anche papa Francesco, anche se non l’ha chiamata esplicitamente così. Egli ha detto: «Oggi il tratto emblematico del passaggio storico che stiamo vivendo può essere riconosciuto sinteticamente nel rapido diffondersi di una cultura ossessivamente centrata sulla sovranità dell’uomo, in quanto specie e in quanto individuo rispetto alla realtà. C’è persino chi parla di egolatria, ossia di un vero e proprio culto dell’io sul cui altare si sacrifica ogni cosa, compresi gli affetti più cari».

La diffusione di questo atteggiamento ha conseguenze gravissime per tutti gli affetti e i legami della vita. Queste tendenze hanno toccato e toccano essenzialmente la famiglia, perché è il corpo intermedio che si frappone tra lo Stato e l’individuo e che naturalmente dà senso e rafforza la società. Cito molto papa Francesco – proprio perché non viene fatto in determinate occasioni – il quale a Manila disse che esistono colonizzazioni ideologiche che cercano di distruggere la famiglia, avvertendo di stare molto attenti, di essere molto abili e molto forti nel dire “no” a qualsiasi tentativo in tale senso.

Ho parlato di correnti culturali e Francesco ha parlato di colonizzazione ideologica. Ebbene noi pensiamo di vivere in una democrazia e di essere liberi, ovvero di essere noi artefici di ciò che facciamo e decidiamo, ma non è vero nulla. Noi viviamo in una democrazia che a buon diritto possiamo definire “democrazia totalitaria”. Siamo in un totalitarismo subdolo e ne parla ad esempio ancora Papa Francesco: «Stiamo camminando sulla strada dittatoriale del pensiero unico».

Chi si discosta dal pensiero unico politicamente corretto è emarginato, combattuto ed escluso da determinati giri. Sempre nel discorso del 5 Ottobre papa Francesco dice che è in atto una vera e propria rivoluzione culturale, quella che sta all’orizzonte della storia di questo tempo.

Lo dice in modo chiaro e dice anche che «l’ipotesi recentemente avanzata di riaprire la strada per la dignità della persona neutralizzando radicalmente la differenza sessuale e quindi l’intesa dell’uomo e della donna non è giusta. Si vuole cancellare di fatto tale differenza proponendo tecniche e pratiche che la rendano irrilevante per lo sviluppo della persona e per le relazioni umane».

Ma l’utopia del neutro, prosegue il Papa, rimuove ad un tempi sia la dignità umana della costituzione sessualmente differente, sia la qualità personale della trasmissione generativa della vita. Una di queste correnti culturali è l’ideologia del gender.

Il gender appunto afferma che non esiste una natura umana ma afferma che l’uomo è unicamente il risultato della cultura; in pratica afferma che Giancarlo è un uomo non perché ha i cromosomi X e Y ma perché è stato ingabbiato come maschietto fin da piccolo. Gli hanno messo il grembiulino azzurro a scuola, lo hanno fatto giocare a pallone, gli hanno dato un fucile e per questo è diventato un maschio. Ma se non lo avessero identificato e indirizzato in questo modo probabilmente Giancarlo avrebbe potuto scegliere ed avere un altro orientamento sessuale.

Si cerca insomma di dimostrare che la mascolinità e la femminilità non sono altro che costruzioni sociali dipendenti dal contesto culturale. E il gender ha di mira l’indifferenziazione dei sessi, ovvero non ci deve essere più differenza tra maschio e femmina.

Oggi si parla più di genere che di sesso, perché genere è un termine più inclusivo, poiché include i vari orientamenti sessuali e tra l’altro oggi va molto di moda anche la queer teory e soprattutto il gender fluid: alcune volte sono un ragazzo, altre volte sono una ragazza, oppure entrambi.  [il relatore mostra delle diapositive n.d.r.] Miley Cyrus, attricetta che molte ragazzine conoscono perché fa film molto famosi tra gli adolescenti, afferma di essere gender fluid; ha il fidanzato quando si sente ragazza e ha la fidanzata quando si sente ragazzo. Questo è quello che va di moda in questo momento.

Guardate poi le immagini della sfilata di moda Milano-uomo 2016 e rendetevi conto di dove si sta arrivando. Ma ci sono tanti orientamenti sessuali; pensate che adesso in America e Inghilterra ci sono i bagni gender free per quelle persone che sono indecise e confuse e che possono eventualmente scegliere di rifugiarsi in questi bagni “neutri”.

Su Facebook ci sono 58 orientamenti sessuali e quindi anche qui bisogna fare una scelta per trovare il proprio orientamento sessuale. Ma non è finita, si sta andando dai transgender ai transspecies, ovvero la comunità degli uomini cane: persone che vengono dal mondo omosessuale e si sentono dei cani – in Inghilterra sono 15mila – e vivono questa loro esperienza.

Vedete come tutto sta cambiando: la natura non esiste più, ciascuno fa quello che gli pare e si segue il desiderio e l’emozione. Dal punto di vista culturale vi è un vero e proprio trasbordo ideologico inavvertito; ovvero il cambiamento di mentalità molto ben descritto da Marco Invernizzi non è avvenuto improvvisamente ma è stato attuato con una persuasione sociale di massa e la finestra di Overton è uno dei metodi di persuasione di massa più noti, tanto che è stata citata anche dal cardinale Bagnasco in una prolusione alla Conferenza episcopale italiana quando era presidente.

Questo metodo prevede l’evoluzione sociale di ogni idea, anche la più disgustosa, attraverso diversi stadi che portano il corpo sociale ormai soggiogato dalla dittatura del pensiero unico dal rifiuto e dal disgusto per una idea o un comportamento alla loro piena accettazione e fino alla loro legalizzazione un tempo ritenuta impensabile.

Secondo tale metodo ogni tabù sociale può essere infranto e accolto come comportamento accettabile dalla società grazie alla tecnica di un graduale cambiamento.  I gradi sono sei e sono i seguenti. Il primo è l’inaccettabile, pensiamo all’omosessualità o al matrimonio omosessuale solo settanta o ottanta anni fa; poi arrivano le prime eccezioni, magari facendo sapere che da qualche parte ci sono due persone dello stesso sesso che stanno convivendo; successivamente non completamente in dissonanza cognitiva con il pensiero del soggetto diventa accettabile e poi addirittura sensata e razionale fin quando diventa popolare, cioè diffusa e accettata dalla larga parte della società e rafforzata dai media, come è stato ad esempio per moltissime proposte di legge, come quella per le unioni civili, la liberalizzazione delle droghe o l’eutanasia. Il punto di arrivo è la legalizzazione e l’ingresso dell’idea nella politica concreta statale.

Questo trasbordo ideologico inavvertito avviene anche attraverso le immagini. Tutti voi avete whatsapp l’Iphone e potere notare che ci sono gli emoticon che prevedono due uomini e un bambino, due donne e un bambino ma nessuno ha chiesto di poter inserire nel nostro cellulare questi emoticon. Ci sono stati imposti e chi ne fruisce? Soprattutto i giovani, che sempre più considerano normale rapporti fluidi.

Sono rimasto colpito da alcuni ragazzi del liceo classico della mia città i quali, quando è stata posta loro la domanda: come mai pensi sia normale stare con persone dello stesso sesso, hanno risposto: «Non è tanto il corpo, sono due anime che si incontrano». Quindi non è importante sapere che corpo hanno: se sono due maschi o due femmine, ma che l’amore e le emozioni incontrano due cuori. Capite bene allora dove siamo arrivati e il gender, assieme alla neolingua, diventa lo strumento per la nuova antropologia.

Siamo arrivati ad un tale oscuramento della ragione da pensare che siano le leggi a stabilire la verità delle cose; a un tale oscuramento del bene comune da confondere il desiderio degli individui con i diritto fondamentali della persona e si pretende oggi che i desideri diventino diritti. E il diritto è lo strumento per cambiare la realtà, perché la natura non si può cambiare e il diritto diventa l’artifizio per poterlo fare.

Pensate a due uomini o a due uomini cui la natura impedisce di potersi sposare però lo possono fare giuridicamente e si crea così’ una fattispecie che in natura non esiste. Vi sono degli agenti di questa involuzione e Gabriel Kubik afferma che questa rivoluzione sessuale globale viene promossa dall’élite al potere, Unione europea in primis, ma con essa si deve intendere l’intera rete di impenetrabili sotto organizzazioni.

Di queste fanno parte gruppi industriali globalizzati, grandi fondazioni come Rockefeller e Guggenheim, persone molto ricche come Bill e Melinda Gates o Ted Turner e Warren Buffett, grandi organizzazioni non governative come la International Planned Parenthood Federation.

Tutti questi soggetti lavorano ai livelli superiori della società, avendo a disposizione enormi risorse economiche e tutti hanno un interesse comune: ridurre la crescita della popolazione su questo pianeta mediante l’aborto, il controllo delle nascite mediante contraccezione, la distruzione della famiglia. Tutto questo serve alla creazione di un nuovo ordine mondiale.

A questo punto sorge la domanda: perché vogliono distruggere la famiglia? Perché essa è l’ultimo corpo intermedio che si frappone tra lo Stato e l’individuo e se si fa a meno della famiglia l’uomo è più facilmente manipolabile.  Io non ho portato questa slide ma per combinazione ne ha parlato Papa Francesco: tutto questo indebolire e sopprimere la famiglia porta a manipolare in modo più facile l’uomo.

La famiglia dunque è sotto attacco e come ha detto bene Marco Invernizzi questo attacco è iniziato nel Sessantotto, in cui la rivoluzione sessuale comincia la decostruzione. Io ho fatto iniziare nel libro il processo di decostruzione e di ridefinizione della famiglia operato dal diritto al 1965 – 1971, con due sentenze della Corte Costituzionale che hanno eliminato il divieto di propaganda anticoncezionale e il divieto di promozione e commercio degli anticoncezionali.

Le donne per la prima volta potevano controllare le gravidanze in maniera affidabile e quindi considerare il sesso soltanto come un piacere. Prima di allora, senza contraccezione, era meno facile. Con l’uso della pillola l’atto sessuale è stato separato dalla riproduzione. Nel 1969, con altre due sentenze della Corte Costituzionale – notate come i giudici hanno avuto una parte importante nella ridefinizione della famiglia – sono stati dichiarati incostituzionali i delitti penali di adulterio e di concubinato fino ad allora vigenti.

La depenalizzazione dell’adulterio ha propiziato nel costume sociale una banalizzazione dell’infedeltà e una esaltazione dell’autodeterminazione. Non voglio dire che bisogna punire come reato l’adulterio ma è da capire come nel corso di questi cinquant’anni ci sia stata una banalizzazione dell’infedeltà.

Pensate che c’è una sentenza del tribunale di Bari che afferma che una donna non può chiedere il risarcimento dei danni al marito infedele perché per il suo diritto all’autodeterminazione ha diritto alla sua felicità e quindi può tradire. Quando sono state accordate le unioni civili è stato proposto di espungere il dovere alla fedeltà dal Codice Civile, articolo 143.

Nel 1970, come diceva Invernizzi, con il divorzio il matrimonio comincia ad essere inteso come impegno revocabile su decisione dei partner.  Anche la riforma del diritto di famiglia è importante, perché se prima del 1975 la famiglia era individuata e tutelata come gruppo sociale oggi invece vengono tutelati gli interessi dei singoli componenti.

Nel 1978 c’è la legge sull’aborto e nel 1982 la legge sul transessualismo.  Questa legge fu fatta per coloro i quali non si sentono a proprio agio nel proprio corpo e che quindi possono ricorrere al giudice che autorizza la demolizione degli organi sessuali primari e la ricostruzione posticcia degli organi del sesso verso cui desiderano transitare queste persone. Poi naturalmente segue la rettifica dei dati anagrafici.

Con sentenze di merito dei tribunali e poi con una sentenza della Cassazione del 20 Luglio 2015 e una sentenza della Corte Costituzionale del 5 Novembre 2015 il cambio di sesso e il trattamento chirurgico costituisce soltanto un elemento eventuale. Questo significa che se qualcuno vuole rettificare la propria percezione sessuale non ha bisogno della demolizione degli organi sessuali.

Ultimamente c’è stata una sentenza che ha chiesto di interpretare meglio questa cosa ma in linea di massima è stato dato il “la” per una rettifica dei dati anagrafici senza bisogno di ricorrere alla chirurgia. Della Legge 40 ha parlato ancora Invernizzi ma è importante la riforma della filiazione del 2012. Ormai come sapete non si parla più di figli naturali e legittimi ma solo di figlio. Potete pensare che ciò sia buono e giusto, ma sapete quale è stato il senso di questa legge?

E’ stato il depotenziamento dell’istituto del matrimonio, che giunge fino alla irrilevanza. Molti oggi non hanno più motivo di sposarsi. Prima venivano da me molti clienti dicendo di volersi sposare per legittimare il proprio figlio; ma oggi è figlio ugualmente anche senza sposarsi. Perciò il senso della legge non è tutelare da eventuali discriminazioni ma di rendere sempre più irrilevante l’istituto del matrimonio.

Così separazione e divorzio sono stati privatizzati con la negoziazione assistita, secondo la quale si può andare direttamente dal Sindaco, cioè un impiegato comunale; c’è il divorzio breve, che da tre anni è passato a sei mesi o un anno, ma c’è una proposta di legge – forse non sarà approvata in questa legislatura ma sicuramente nella prossima –  per il divorzio diretto: la mattina ci si sposa davanti al Sindaco, il pomeriggio si va dall’avvocato e si inoltrano le carte per il divorzio senza neppure passare per la separazione.

Nel 2016 con la legge 76, che ha disciplinato pure le convivenze, sono arrivate le unioni civili tra persone dello stesso sesso. In un anno queste unioni sono state 2802, decisamente un flop, ma questa legge propizia la ridefinizione dell’istituto familiare. Vi è una apertura verso le adozioni. Ahime nel Marzo dello scorso anno sono stato in una audizione presso la Commissione giustizia della Camera dei Deputati per la riforma dell’adozione e posso dire che i rappresentanti dell’avvocatura del Consiglio nazionale forense erano compatti nel voler estendere la platea degli adottanti a persone unite civilmente o coppie omosessuali, single e conviventi.

Se una legge in tal senso non sarà approvata in questa legislatura nella prossima sicuramente lo sarà, perché ormai la tendenza è che non ci debbano essere differenze. Anche il matrimonio deve essere ugualitario e in una intervista lo ha detto proprio Monica Cirinnà: il prossimo passo è il matrimonio. Ovvero non si chiameranno più unioni civili ma matrimoni.  Con l’utero in affitto poi non si tiene più alcun conto del migliore interesse del minore. Ma non esiste un diritto al figlio perché se esistesse un tale diritto il figlio sarebbe equiparato ad un oggetto.

Oggi si sta tentando una ridefinizione della famiglia: non si parla più di famiglia ma di famiglie e si potrà scegliere di entrare e di uscire a piacimento, quante volte si vorrà, da un tipo di famiglia scegliendo tra una varietà di modelli in base ai propri desideri e ai propri gusti sessuali.

La famiglia è riconosciuta dallo Stato perché dà ordine alle generazioni e crea dei ruoli, però può essere soltanto tra persone di sesso diverso, perché la vera ragione del matrimonio è procreare e creare un sistema di educazione e inserimento sociale delle nuove generazioni.

Per chiudere: tanti cattolici amici della famiglia sono tentati dallo scoraggiamento, convinti di combattere una battaglia moralmente necessaria ma di retroguardia, per onore di firma ma senza vincere perché il senso della storia è un altro. Il mito illuminista di una storia lineare, pilastro della dittatura del relativismo, presenta la verità come figlia del tempo e certi processi come irreversibili ma la storia non ha nessun senso umano predestinato e necessario. Il suo unico senso è che Cristo ha vinto il mondo una volta per tutte.

Le battaglie le perdono e le vincono gli uomini e le donne e per il cristiano nessuna vittoria del male è ineluttabile o irreversibile. Quale futuro allora per la famiglia? Dipende da te, dipende da me e da tutti noi. Dobbiamo diventare missionari del buon senso, come è stato ricordato, ed è necessaria una battaglia culturale e politica pro-famiglia.

E’ però necessario fare rete perché solo uniti si vince. Voglio chiudere con la slide di Stefano Rodotà, giurista laicista molto qualche mese fa, che commentando l’assetto normativo italiano in tema di identità di genere e matrimonio ha espresso questa speranza: «Visitando il mondo il diritto non è sempre così abominevole. Un altro diritto quindi è possibile». Noi abbiamo invece una certezza cioè che un’altra natura quella certamente non impossibile, piaccia o no.

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