Inquinati dagli apocalittici

Thomas Malthus

Thomas Malthus

Articolo pubblicato sul Corriere della Sera

del 15 luglio 2002

Da Malthus al Club di Roma di Peccei: due secoli di previsioni nerissime. Sbagliate

di El. Co.

“L’Essere Supremo ha stabilito che la terra non produca cibo in abbondanza se non dopo che sulla sua superficie sia stato applicato molto ingegno e molti lavori preparatori”, scriveva nel lontano 1798 l’economista inglese Thomas Robert Màlthus nel suo “Saggio sul Principio della Popolazione”, che può essere considerato il capostipite di tutti gli studi apocalittici sul futuro del pianeta Terra. Nel suo trattato rivoluzionario, aggiornato con altre cinque pubblicazioni molto popolari, Malthus predica la limitazione volontaria delle nascite, ispirata al principio per cui nessun uomo dovrebbe procreare se non è in grado di mantenere dei figli.

Ma già allora s’intravedono i primi segni del problema che complica e il più delle volte demolisce ogni teoria catastrofista: la tesi di Malthus, infatti, si basa esclusivamente sui dati relativi alla Nuova Inghilterra, la cui popolazione era raddoppiata, all’epoca, in venticinque anni. E’ per questo che le sue previsioni, alla fine  non si sono avverate.

Lo stesso intoppo in cui è inciampato Malthus ricorre regolarmente nelle allarmate valutazioni dei suoi contemporanei David Ricardo e James MIII e dei loro eredi ambientalisti. La vena catastrofista, infatti, trova autorevoli adepti e produce colossali bufale in tutte le generazioni. Nel 1908 un gruppo di governatori americani sosteneva che il carbone si sarebbe esaurito in cinquant’anni e il legno in trenta: negli Anni Trenta si alzavano grida di allarme simili alle attuali sul riscaldamento del clima, cessate poi alla fine degli Anni Quaranta a causa di una brusca inversione di tendenza, che negli Anni Settanta portava addirittura al timore di un’imminente glaciazione; nel’68, Paul Ehrlich, docente a Stanford, prevedeva nel suo bestseller “The Population Bomb” la morte per fame di un quarto della popolazione mondiale entro l’83; nel ’72 Donella Meadows profetizzava la catastrofe planetaria entro un secolo nel suo famoso trattato “The Limits to Growth” pubbllcato dal Club di Roma e poi riproposto, aggiornato, nel ‘92 e con un nuovo, significativo titolo: “Beyond the Limits”, oltre i limiti.

Fu proprio la fondazione nel ’68 del Club di Roma da parte di Aurelio Peccei, insieme agli studi del Worldwatch Institute di Lester Brown, del Wuppertal lnstitut di Peter Hennicke e del Factor 10 Club di Friedrich Schmidt-Bleek, il grimaldello che aprì le cateratte del catastrofismo contemporaneo, ancora oggi in piena. A grandi linee la pistola ambientalista ha quattro colpi in canna: le risorse naturali si stanno esaurendo; l’aumento esponenziale della popolazione porta alla morte per fame; le specie animali si stanno estinguendo rapidamente; l’aria e l’acqua diventano sempre più inquinate. Nel suo rapporto per il Club di Roma, Donella Meadows, ricercatrice al Mit di Boston e poi docente al Dartmouth College fino alla sua scomparsa l’anno scorso, ha sparato tutti e quattro i colpi.

Ha sostenuto che le riserve mondiali di petrolio si sarebbero esaurite attorno all’inizio del terzo millennio. In effetti, si sta verificando il contrario oggi le riserve conosciute di petrolio sono molto più abbondanti di allora. Lo stesso vale per le altre risorse naturali: il prezzo medio al netto dell’inflazione di alluminio, ferro, rame, oro, zinco, azoto e cemento (cioè tre quarti del fabbisogno globale di materie prime) è calato dell’80% rispetto al 1845 e le riserve conosciute sono aumentate.

Anche le previsioni di Meadows sulla progressiva carenza di cibo, condivise dal collega Paul Ehrlich, non si sono avverate: grazie alla tecnologia, oggi si produce molto più cibo di allora e meno gente muore di fame. Secondo le stime dell’Onu, la produzione agricola dei Paesi in via di sviluppo è cresciuta del 52% dal’61 e l’assunzione quotidiana di cibo in quest’area è aumentata da 1.932 calorie nel ‘61 a 2.650 calorie nel’98.

Parallelamente, la percentuale di persone che muoiono di fame in questi stessi Paesi si è ridotta dal 45% nel 49 al 15% di oggi con un ulteriore declino previsto fino al 6% nel 2030. In altre parole il cibo sta diventando più abbondante, non più scarso e questo si riflette sul suo prezzo, che secondo la Banca mondiale negli ultimi due secoli è crollato del 90%. Inoltre il tasso di crescita della popolazione mondiale si sta drasticamente riducendo: il picco, del 2%, è stato raggiunto nei primi Anni Sessanta. Da allora il tasso si è ridotto costantemente, fino all’attuale 1.26%. Secondo le previsioni dell’Onu. dovrebbe arrivare allo 0,46% nel 2050 e fermarsi del tutto entro il 2100, quando l’umanità conterà poco meno di 11 miliardi di individui.

Per quanto riguarda la riduzione della biodiversità, è ben vero che alcune specie animali si sono estinte o sono in via di estinzione, ma secondo le stime dell’Onu solo lo 0,7% di tutte le specie mondiali scomparirà nei prossimi cinquant’anni, non il 25-50% com’era stato previsto. E sull’inquinamento molte analisi dimostrano che il fenomeno diminuisce non appena una società diventa abbastanza ricca da preoccuparsene.

A Londra (la città più osservata sotto questo profilo) il picco è stato superato neI 1890: oggi l’aria è più pulita di com’era in epoca elisabettiana. Eppure se le valutazioni della Meadows fossero state fatte agli inizi del ‘900, ironizzò allora l’Economist, nel ‘72 Londra avrebbe dovuto essere sommersa dal letame dei cavalli necessari ai trasporti.

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