Forteto uno scandalo lungo 40 anni

Il Timone n.187 Settembre 2019

Nel 1977 Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi fondano la cooperativa e comunità che doveva rappresentare l’avanguardia dell’accoglienza. Si rivelerà una fattoria degli orrori, con molti politici e intellettuali che amavano frequentarla

di Giulio Meotti

“Firenze: è innocente il profeta arrestato per atti di libidine?”, si domandava la Stampa del 2 dicembre 1978, quando Carlo Casini, allora giovane e coraggioso magistrato, lanciava la prima inchiesta sul Forteto. Ci vorranno quarant’anni per accertare penalmente tutte le terribili responsabilità.

Troppo grande, forse, la vergogna che la vicenda del Forteto aveva generato in certa classe dirigente italiana. E non è difficile capire perché.

Doveva essere un centro di accoglienza e pace

Il Forteto, prima di Bibbiano, fu una storia di Hansel e Gretel al cubo, di lupi travestiti da agnelli, di corresponsabilità ideologiche e culturali, di flirt con l’idea che la società, la famiglia fossero il male da redimere.

La comunità e cooperativa agricola del Forteto a Vicchio, nel Mugello, dal 1977 accoglieva bambini e adulti in difficoltà. Doveva essere un luogo di pace, ascolto, aiuto, accoglienza, rispetto, dignità. Si è rivelato una sorta di inferno, oggetto di tante inchieste giudiziarie e di sentenze della magistratura, fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che ha condannato l’Italia per l’affidamento dei minori al Forteto.

La Nazione racconta di “divieti di avere rapporti sessuali fra coniugi, di richieste di rapporti omosessuali, di riunioni collettive per guardarsi reciprocamente i genitali, di parolacce, di insulti, di inviti a picchiare i propri genitori”. Al centro, il settantunenne Rodolfo Fiesoli. E ai margini, sindaci, giudici, assistenti sociali, politici, giornalisti, intellettuali, pedagoghi, educatori, cattolici progressisti.

Si dicevano eredi di don Lorenzo Milani e della scuola di Barbiana (siamo sempre nel Mugello), il celebratissimo autore di “Lettera a una professoressa”, l’eroe del Sessantotto e cattivo maestro che, grazie alla lettura di una certa vulgata, per la predicazione di odio verso i presunti nemici dei poveri, verso i borghesi, verso il principio di autorità e quello di educazione, diverrà un idolo della sinistra.

Avversione alla famiglia naturale

Sandro Magister ha voluto chiamarli «i cattivi scolari di don Milani. La catastrofe del Forteto» (Fiesoli sarà, fino all’arresto, consigliere del Centro documentazione don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana). Tanti nel mondo cattolico si schierano, come la rivista progressista Testimonianze di Don Ernesto Balducci, con l’articolo “Le libere donne del Forteto”.

Decisivo è l’odio per la famiglia di sessantottina memoria, perché come si legge sul blog Il Covile, diretto da Stefano Borselli, «se c’è una cosa chiara fin da subito, è l’odio totale per la famiglia nutrito dai leader della comunità del Forteto. Si faceva in modo che i ragazzi affidati non avessero più alcun contatto con la famiglia d’origine, si faceva loro credere di essere stati abbandonati nel più completo disinteresse, si incentivava in loro ogni tipo di rancore e di rivalsa affinché ogni ponte col passato fosse tagliato…»

«Le coppie affidatane erano in realtà composte da estranei privi di legami affettivi fra di loro. E anche quando nella comunità ne nasceva uno, vi era l’assoluto divieto di costruire qualsiasi simulacro di vita di coppia. I rapporti eterosessuali erano osteggiati in ogni modo, e fra maschi e femmine esisteva una separazione assoluta».

«La così detta ‘famiglia funzionale’, geniale invenzione di Rodolfo Fiesoli, poteva significare qualsiasi cosa ma non aveva nulla a che fare con la famiglia naturale e nemmeno con un suo qualsiasi surrogato».

Passerella per politici e non solo

Susanna Camusso

In tanti a sinistra passarono dal Forteto, attratti dall’esaltazione della vita comunitaria come ribellione alle convenzioni sociali e famigliari. Nella relazione finale della Commissione d’inchiesta sull’affidamento dei minori della Regione Toscana (15 gennaio 2013) sono elencati i politici e i professionisti, che, a vario titolo e con differenti modalità, sono passati presso il Forteto: «Politici, magistrati, avvocati, professionisti: Edoardo Bruno, Piero Fassino (…) Susanna Camusso, Rosi Bindi, Livia Turco, Antonio Di Pietro, Tina Anselmi, Claudio Martini, Riccardo Nencini…».

Piero Fassino

Va detto che furono sicuramente bravissimi Fiesoli e Goffredi a costruire consenso attorno alla propria comunità e ad auto-accreditarsi presso le istituzioni politiche, che a loro volta sicuramente chiusero troppi occhi su quel “modello”. Ci furono i tanti libri pubblicati dal Mulino, da Forme di cultura e salute psichica. Universo simbolico e regole di relazione nel mondo del Forteto a La Strada stretta. Storia del Forteto.

Rosi Bindi

«Un’azienda di spicco nella produzione di pecorino toscano e carne chianina, ma i cui soci hanno espresso sin dai primi anni una vocazione solidaristica, accogliendo molti bambini, adolescenti ed adulti vittime di violenze e abbandono», diceva la quarta di quest’ultimo libro.

Antonio Di Pietro

Antonio Di Pietro scrisse una prefazione al libro Fili e nodi di Fiesoli. Due giornalisti toscani, Francesco Pini e Duccio Tranci, l’hanno chiamata la “Setta di Stato”. Ne scrive l’Ansa del 13 aprile 2003: «Dopo aver discusso per quasi tre ore su Ulivo, guerra, art.18 e rapporti interni al partito, Piero Fassino e Sergio Cofferati, a riprova di un clima non conflittuale, hanno pranzato insieme in una cooperativa agricola del Mugello. Fassino e Cofferati si sono ritrovati alla cooperativa II forteto, sulla strada di Vicchio, dove hanno pranzato insieme ai responsabili dell’agriturismo e ai ragazzi che ospita. Un pranzo con cibi biologici, con lasagne, roastbeef, insalate e una colomba preparata dai ragazzi della cooperativa».

Tutti sedotti

Sergio Cofferati

E poi le visite dei padri comboniani, gli elogi di riviste come “Diario”, l’accoglienza che nel 2010 il gruppo Pd al Senato concede al libro di Fiesoli “Una scuola per l’integrazione”. Fu la senatrice Vittoria Franco a spiegare il clima: «Per quanto riguarda la realtà del Forteto, mi era stata descritta (…) come una realtà importante del territorio, quale poi si è rivelata essere, nel senso che sia come azienda, sia… costruirono poi una fondazione onlus che aveva come obiettivo proprio l’integrazione di ragazzi e bambini con disagi familiari e personali e quindi, diciamo, l’ho conosciuto durante la mia prima campagna elettorale. Godevano della fiducia delle istituzioni, dei comuni, del Tribunale dei Minori, che appunto si faceva garante di questo luogo per integrare e accogliere…».

Ci fu il caso di “TEDx Firenze” nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, la conferenza su Technology Entertainment Design sulle «idee che meritano di essere diffuse». Il tema del 2011 era “Innovazione e ottimismo” e, alla presenza dell’allora sindaco Matteo Renzi, tra le idee da diffondere ci furono anche quelle del guru del Forteto, Rodolfo Fiesoli. “Desiderio è rivoluzione”, tuonava in quegli anni l’antipsichiatra Felix Guattari.

E il Forteto prese vigore proprio negli anni dell’antipsichiatria, l’ideologia sessantottesca secondo cui il problema della follia si risolvesse solo con il riconoscimento delle sue radici sociali, nei rapporti alienati e alienanti del capitalismo, e con la trasformazione rivoluzionaria di tali rapporti.

«La comunità era diventata l’alternativa per quelle persone con problemi che venivano portate al Forteto anche da illustri psichiatri toscani», racconterà un fuoriuscito, Sergio Pietracito. E ancora, il convegno “Crisi dell’educazione o educazione della crisi?” che la fondazione II Forteto organizzerà nell’aula Magna dell’Università degli Studi di Firenze.

Non mancò proprio nessuno all’appello. Fu non soltanto una vergogna di abusi e maltrattamenti. Fu anche la vergogna di una parte della nostra intellighenzia e classe dirigente che si lasciò sedurre dall’idea che bisognasse distruggere la famiglia per meglio “ricostruirla”. In fondo siamo ancora lì, con Bibbiano.

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