Sei caratteristiche della vera gestione ambientale

dal sito Pan Amazon Sinod Watch

19 Luglio 2019 

James Bascom

Molti nordamericani, latinoamericani ed europei sono giustamente scettici nei confronti del movimento ambientalista globale. Esso mostra molte delle caratteristiche di un movimento scientifico poco serio e piuttosto quelle di un’ideologia politica o addirittura di una setta quasi religiosa.

La stragrande maggioranza dei suoi leader e dei suoi attivisti di base abbraccia un’ideologia socialista neppure tanto nascosta che cerca di smantellare il nostro sistema economico. I meteorologi non riescono a prevedere con precisione quello che avverrà fra due settimane, eppure in qualche modo ci viene chiesto di sacrificare tutto uno stile di vita grazie alla previsione di un tenue modello climatico fatto al computer che prevede il futuro con due decenni di anticipo.

La scienza è “chiara” al riguardo, ci viene detto. Dobbiamo accettare il riscaldamento globale antropico come un articolo di fede. Il dibattito non è solo sbagliato, ma pericoloso. Gli oppositori a questo movimento, per quanto scientificamente rigorosi possano essere i loro argomenti, sono etichettati come “negazionisti” (ricordando così i “negatori” dell’Olocausto).

Il New York Times ha recentemente pubblicato un fumetto in cui gli scettici (1) del riscaldamento globale vengono pugnalati. Robert Kennedy Jr. ha dichiarato che gli scettici dovrebbero essere mandati a giudizio presso la Corte Penale Internazionale di Giustizia dell’Aja (2).

Sheldon Whitehouse, senatore democratico di Rhode Island, sostiene l’uso delle leggi RICO per perseguire gli scettici climatici(3). Migliaia di scienziati hanno sofferto persecuzioni, perdita di fondi o persino la perdita del posto di lavoro per aver osato denunciare le crepe che ci sono nella teoria del riscaldamento globale antropico.

Molti cristiani, che giustamente aborriscono il movimento ambientalista, hanno anche una genuina preoccupazione di adempiere il mandato dato da Dio all’umanità nel Libro della Genesi, di essere cioè custodi della Terra. È possibile prendersi cura della Terra senza essere contaminati dai principi socialisti del movimento ambientalista? Come sarebbe una tale custodia della Terra?

1. Essa dichiarerebbe che Dio e non la Terra è l’Essere Supremo

La maggior parte dei membri del movimento ambientalista abbraccia esplicitamente o implicitamente una visione del mondo panteistica. Per loro, la Terra e tutti gli esseri viventi contengono una “scintilla” divina e quindi non hanno un fine al di fuori di sé stessi. Ciò porta naturalmente ad un egualitarismo radicale tra uomo, animali, piante e materia inanimata. Se tutte le cose sono ugualmente divine, nessun essere ha una maggiore dignità o importanza o diritti di un altro.

Nel suo libro del 1992 Earth in the Balance, Al Gore elogiò questi concetti panteistici pre-cristiani della terra(4). Basterebbe poi prendere in considerazione questa affermazione di Mikhail Gorbaciov, fondatore di Green Cross International e uno dei leader dell’attivismo ambientalista: “Credo nel cosmo. Tutti noi siamo legati al cosmo. Guarda il sole. Se non c’è il sole, allora non possiamo esistere. Quindi la natura è il mio dio. Per me, la natura è sacra. Gli alberi sono i miei templi e le foreste sono le mie cattedrali”(5).

La vera custodia cristiana della Terra deve invece riconoscere Dio come l’Essere Supremo, distinto dalla sua creazione. Egli regna sovrano sull’universo e le sue creature raggiungono il loro fine ultimo in Lui, non in sé stesse. Ogni animale, pianta, minerale ed essere umano, riflette una qualità unica e bella di un Dio infinito. Ed è attraverso questo ordinamento che l’umanità può meglio conoscerLo, amarLo e servirLo.

2. Riconoscerebbe che gli uomini sono i padroni e non i predatori della Creazione

La naturale conseguenza di questa visione del mondo panteistica e neopagana è un violento disprezzo per l’umanità. Gli ambientalisti vedono l’uomo come un predatore suicida della Terra, un essere che con la sua civiltà e la sua tecnologia non fa altro che danneggiare sé stesso, la Terra e tutte le creature che l’abitano.

Questa opinione è ben espressa dal Club di Roma, un think tank europeo pro-ambientalista: “Alla ricerca di un nuovo nemico contro cui unirci, ci venne l’idea che l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità d’acqua, la carestia e simili, sarebbero stati temi adeguati.

Nella loro totalità e nelle loro interazioni questi fenomeni costituiscono una minaccia comune che deve essere affrontate insieme da tutti. Ma nel designare questi pericoli come il nemico, cadiamo nella trappola, contro cui abbiamo già messo in guardia i lettori, di scambiare i sintomi per le cause. Tutti questi pericoli sono provocati dall’intervento umano, e potranno essere risolti solo se gli uomini cambiano di mentalità e di comportamento. Il vero nemico è quindi l’umanità stessa“(6).

La custodia cristiana della Terra riconosce che Dio ha creato l’universo in modo gerarchico. Dio ha dato all’umanità l’ordine:” «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra» (Gen 8, 28).

L’uomo, quindi, non è uguale agli animali e alle piante. Piuttosto, ha uno status privilegiato nella creazione. Gli animali e le piante esistono per servire i bisogni dell’uomo, non il contrario.

3. Riconoscerebbe che l’uomo è cooperatore di Dio nella costruzione di una Civiltà cristiana

Il movimento ambientalista fa del suo meglio per inibire l’uso umano delle risorse naturali: opponendosi alla costruzione di una diga in California, chiedendo la chiusura di una miniera di carbone nel West Virginia, avversando lo sviluppo agricolo in Brasile o protestando per la morte del leone Cecil.

La custodia cristiana della Terra riconosce invece che le risorse sono state messe da Dio a disposizione dell’uomo e che questo ha tutto il diritto di usarle per le sue necessità fisiche. In una società cristiana, le risorse della Terra non servono appena per soddisfare i bisogni corporali degli individui. Piuttosto sono le materie prime che l’uomo, con l’aiuto della grazia divina, può e deve usare per costruire una meravigliosa civiltà cristiana.

Le grandi opere prodotte dall’Europa cristiana nel Medioevo – le sue imponenti cattedrali gotiche, i possenti castelli, le vetrate e le sculture, solo per citarne alcuni – furono costruite usando le risorse della Terra per dare gloria a Dio in ogni cosa. Dante Alighieri chiama le opere umane “nipoti di Dio”. Quando l’uomo utilizza la pietra grezza, la sabbia, il legno e il metallo della Terra per costruire queste opere, quei materiali danno molto più gloria al Creatore che se rimanessero inutilizzati per servire lo scopo ambientalista della “sostenibilità”.

Chi potrebbe sostenere che sarebbe stato meglio lasciare sul terreno la sabbia, la pietra e il metallo usati per realizzare le vetrate mozzafiato della Sainte-Chapelle di Parigi? O che sarebbe stato meglio lasciare morire nella foresta gli alberi abbattuti per costruire la flotta di Cristoforo Colombo?

Una grande differenza tra la nostra società industrializzata e una società cristiana organica è l’assenza di ciò che John Horvat, in Return to Order, definisce il “sublime” cioè “quelle cose che sono così eccellenti da provocare grandi emozioni, lasciando gli uomini stupiti dalla loro magnificenza o grandezza. Il sublime si può trovare in panorami straordinari, opere d’arte, idee, atti virtuosi o nelle imprese eroiche di grandi uomini.”

Quando gli uomini cooperano con la grazia di Dio e utilizzano le risorse della Terra per produrre opere sublimi, non solo danno gloria a Dio ma conferiscono anche un maggiore significato alle nostre vite e soddisfano alcuni dei desideri più profondi dell’anima.

4. Vedrebbe l’umanità come la soluzione intelligente, non l’ostacolo, per la gestione ambientale

Gli ambientalisti generalmente considerano le risorse come esaurite, la scarsità di risorse come un problema insormontabile e l’inquinamento come una conseguenza inevitabile dello sviluppo. L’unico modo per evitare questi problemi non è risolverli bensì limitare lo sviluppo, riducendo sia la popolazione umana che il consumo individuale. Ignorano il ruolo dell’intelligenza umana nel risolvere i problemi ambientali.

Thomas Malthus, padre fondatore del controllo della popolazione, scrisse nella sua opera del 1798 An Essay on the Principle of Population che la popolazione doveva essere tenuta sott’occhio poiché la sua crescita avrebbe inevitabilmente superato la produzione di cibo. Paul Ehrlich nel suo libro del 1968 The Population Bomb predisse che l’esplosione della popolazione avrebbe portato alla fame di massa entro il 1980. Entrambi questi filosofi sono stati smentiti in modo spettacolare dai massicci aumenti della produzione agricola resi possibili dall’ingegno umano.

Molti ignorano il fatto che l’aria, i fiumi e il suolo degli Stati Uniti sono più puliti che negli ultimi cento anni e che lo stanno diventando ogni anno di più. Questo risultato è stato in gran parte dovuto alle soluzioni ingegneristiche che hanno sostituito processi industriali sporchi con altri più puliti e di regolamenti governativi che, fino a poco tempo fa, mentre rispettavano la crescita economica garantivano la pulizia dell’ambiente.

5. Rispetterebbe i diritti di proprietà privata

La custodia cristiana del Creato deve rispettare la Legge Naturale, quella legge che Dio ha scritto nel cuore di tutti gli uomini. La prima di queste leggi, almeno per quanto riguarda l’utilizzo della Terra e l’ambientalismo, è il diritto di proprietà privata. Il movimento ambientalista, con le sue radici ideologiche nel socialismo, generalmente lavora per indebolire o distruggere il diritto degli individui di possedere proprietà private o di disporne come ritengano più opportuno.

Questo si vede nei draconiani regolamenti sui diritti degli animali che bloccano i coltivatori della California nelle loro proprietà per via della scoperta di qualche oscuro topo da campo, o nei regolamenti sull’acqua, che impediscono agli allevatori del Colorado di pascolare il bestiame vicino ai fiumi nei loro ranch, o nel ritardo o nella cancellazione di progetti infrastrutturali come l’oleodotto Keystone XL.

I proprietari delle fabbriche devono spendere grandi somme di denaro per soddisfare le normative ambientali, e in molte aree, a chi possiede delle case, è vietato potare gli alberi, costruire strutture o modificare sostanzialmente il proprio giardino in nome della “protezione ambientale”. Solo in una società che protegge i diritti di proprietà l’ambiente è veramente protetto.

I regimi socialisti o comunisti in cui la proprietà privata è stata vietata o è severamente ridotta, come l’ex Unione Sovietica, la Cina e Cuba, sono oggi casi seri di degrado ambientale. È semplice buon senso dire che, a meno che un uomo non abbia un interesse personale nel suo possedimento, la terra verrà abusata e trascurata. In una società cristiana organica, lo stato lavorerebbe in tandem con i proprietari terrieri per risolvere i problemi ambientali senza invadere i diritti di proprietà.

6. le “soluzioni” socialiste, sovranazionali, pianificate a livello globale

I problemi dell’inquinamento atmosferico e idrico, l’uso del suolo e la scarsità di risorse, sono quasi sempre problemi regionali o locali che possono essere affrontati adeguatamente solo dal governo e dalla cittadinanza locale. Il tentativo d’imporre una soluzione “prêt-à-porter” su un’intera nazione, per non dire sul mondo intero, fallirà inevitabilmente perché non sarà mai in grado di affrontare né ogni singolo problema locale né le necessità peculiari.

Le “soluzioni” nazionali o internazionali tendono a trasferire il controllo delle risorse dalla popolazione locale ad anonimi burocrati in una lontana capitale, da dove probabilmente non si sono mai mossi per mettere piede sul terreno che stanno regolando. Inoltre, la presunta crisi che tali accordi internazionali dovrebbero risolvere – il cambiamento climatico causato dall’uomo – è di per sé una discutibile teoria scientifica.

E dietro la tenda verde si trova un’ideologia politica nemmeno tanto nascosta. La scrittrice canadese e attivista ambientalista Naomi Klein spiega in suo libro del 2014, This Changes Everything: Capitalism vs. Clima: “Mentre reinventiamo le nostre economie per rimanere entro i parametri del nostro bilancio globale sul carbonio, abbiamo bisogno di meno consumi … meno commercio … e meno investimenti privati…

Tutto questo implica molta più ridistribuzione, in modo che un numero più grande di noi possa vivere comodamente dentro le capacità del pianeta…Questo è precisamente il motivo per cui, quando i negazionisti del cambiamento climatico affermano che il riscaldamento globale è un complotto per ridistribuire la ricchezza, non è (solo) perché sono paranoici, è anche perché stanno prestando attenzione”(7).

I cattolici consapevoli devono fare tutto il possibile per opporsi alle false soluzioni del vertice di Parigi. Inoltre, la falsa dicotomia implicita nel grande dibattito ambientale – il socialismo verde contro l’indifferenza ambientale – va respinta. È solo in una società cristiana veramente organica, come descritto in Return to Order, che la creazione materiale è protetta, usata e diretta verso il proprio fine.

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Note

1). https://bit.ly/2O2EJIl 

2).https://bit.ly/1r00eXJ

3).https://tws.io/2JGR4h6

4). Henry James, The Ambassadors (Rockville: Serenity, 2009), 34-40

5). “Nature Is My God” – interview with Fred Matser in Resurgence No. 184 (September-October 1997)

6). Alexander King & Bertrand Schneider. The First Global Revolution (The Club of Rome), 1993. p. 115

7). Naomi Klein, This Changes Everything: Capitalism vs. The Climate (Simon & Schuster) 2014, p. 92-93

James Bascom È un membro a tempo pieno della Società Americana per la Difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà (TFP) dal 2003. Diplomato all’Accademia di Saint Louis de Montfort e all’Istituto Sedes Sapientiae, entrambi in Pennsylvania (USA), collabora regolarmente con Crusade Magazine, tfp.org, returntoorder.org e altri per i quali scrive di cultura cattolica, di storia e sulle minacce del socialismo contro l’Occidente, ispirandosi in tutto al pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira.

Ha anche tenuto conferenze pubbliche su questi argomenti negli Stati Uniti, in Europa e in Sud America. Dal 2017 è assistente-direttore presso la sede di rappresentanza della TFP Nord-Americana a Washington DC, dove lavora in collaborazione con organizzazioni conservatrici affini per difendere i valori della tradizione, della famiglia e della proprietà a livello federale.

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