Ecologia. Ennesima prova della “coerenza” di sinistra

Articolo pubblicato su

 Il Giornale

del 5 luglio 2003

Pretendendo la sinistra di detenere il monopolio dell’ambientalismo si arroga di conseguenza il diritto di dettarne le regole. Chi non le accetta o chi semplicemente le discute, viene subito liquidato, con esemplare dialettica staliniana, come un provocatore

di Paolo Granzotto

Regimi di alte temperature non sono fenomeni inopinati e caratteristici dei nostri tempi tecnologici. Un migliaio di anni fa, per esempio, erano la norma, tant’è che a latitudini settentrionali, perfino in Islanda e in Groenlandia, si coltivava la vite. E non si può davvero affermare che nel Medioevo ci fossero problemi di inquinamento atmosferico.

Oggi quei problemi ci sono, nessuno intende negarlo, ma bisognerebbe anche non esagerare la portata prefigurando imminenti scenari da fine del mondo (negli anni Sessanta Jacques Cousteau scriveva che entro il 2000 il Mediterraneo si sarebbe ridotto a una pozza senza vita.

D’altronde uno studio della municipalità londinese concluse che nel giro di quarant’anni la Londra dell’Ottocento sarebbe stata sepolta dall’accumulo di letame depositato sulla pubblica via dai cavalli in transito. E nel 1908 il Conservation Movement americano affermò perentoriamente una disponibilità di legna solo per altri 30 anni e di carbone per 50. Proprio vero che la mamma dei fessi è sempre incinta.

Questo non è e non sta diventando, come proclamano gli ayatollah verdi, il peggiore dei mondi. Nonostante sia enormemente aumentata di numero, l’umanità vive come non ha mai vissuto e mi riferisco al crollo della mortalità infantile, all’alta prospettiva di vita, all’efficace prevenzione e cura delle malattie, all’alimentazione variata e alla quantità di cibo a disposizione, alla diffusione della cultura e alla disponibilità di tempo libero.

Tuttavia è nostro dovere prenderci cura del mondo in cui viviamo facendo ciò che è possibile per mantenerlo in buona salute. Compito non impossibile se l’ideologia, l’agente inquinante più micidiale che esista perché non danneggia le vie respiratorie, ma il cervello, non si fosse impossessata dell’ecologia.

Nel commento di Repubblica al libro di Bjom Lomborg, L’ambientalista scettico, si leggeva: “Lomborg diventa una celebrità tra le multinazionali del petrolio e le forze politiche di destra che guardano con fastidio al protocollo di Kioto”. A parte il fatto che le multinazionali del petrolio non producono ossido di carbonio, emesso caso mai dai fuoribordo dei gommoni degli attivisti di Greenpeace che se fossero coerenti dovrebbero procedere a forza di remi, quello di Repubblica è un riflesso condizionato, pavloviano.

Pretendendo la sinistra di detenere il monopolio dell’ambientalismo si arroga di conseguenza il diritto di dettarne le regole. Chi non le accetta o chi semplicemente le discute, viene subito liquidato, con esemplare dialettica staliniana, come un provocatore, un nemico dell’ambiente al soldo delle multinazionali. Kioto è di sinistra, quindi giusto. Chi la pensa diversamente è di destra, quindi sbaglia. Si può andare avanti così?

Si può tentare di far qualcosa di buono per la salute del pianeta con questi chiari di luna? Senza dire poi che se volessimo dire le cose come stanno, Hitler, che era anche vegetariano, che detestava il fumo e coloro che fumavano, è stato un animalista e un ecologista antemarcia, il primo a varare leggi per la tutela dell’ambiente e sulla macellazione politicamente corretta.

Mentre i Padri della chiesa della sinistra, ovvero i gerarchi degli ex regimi comunisti, furono indifferenti se non nemici dell’ambientalismo. Basti pensare a Cernobyl, agli sgangheratissimi impianti industriali della Germania dell’Est, alle fabbriche cecoslovacche o bulgare che producevano poco e male, ma inquinando, appestando e ammorbando a più non posso.

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