C’era una volta… il Sacro Romano Impero

la Croce quotidiano 30 novembre 2017

È la notte di Natale dell’800: risorge, o sorge sotto altra forma, con l’incoronazione di Carlo Magno da parte di S. Leone III papa, l’Impero di Occidente. La storia insuperabilmente raccontata nel celebre saggio, ora ripubblicato in italiano dalla D’Ettoris Editori, del giurista, storico e politico nordirlandese James Bryce (1838-1922)

di Giuseppe Brienza

Nella sua storia millenaria il Sacro Romano Impero ha costituito per l’uomo occidentale un richiamo ineludibile. La sua sopravvivenza politica nell’Europa degli Stati nazionali – l’ultimo imperatore è stato il Beato Carlo I d’Austria, morto in esilio nel 1922 -, testimonia di quanto sia stata radicata la speranza in un mondo pacificato e unito nella diversità, cercando di comporre armonicamente la sfera temporale e quella spirituale.

L’ultimo volume della collana “Magna Europa”, diretta da Giovanni Cantoni per la D’Ettoris Editori, è appunto “Il Sacro Romano Impero”, un vecchio testo ma tuttora insuperato, scritto dal giurista, storico, politico e diplomatico nordirlandese James Bryce (Crotone 2017, pp. 600, € 30,90). Il tomo, ripubblicato a cura di Paolo Mazzeranghi nell’edizione del 1907, descrive la storia dell’Impero d’Occidente dall’invasione dei barbari fino alla sua rinascita nella notte di Natale dell’800.

Quest’ultima, come assicura il protestante Bryce, non solo o tanto è frutto delle campagne militari che permisero a Carlo Magno (768-814) l’unificazione politica della “Cristianità” e della nazione francese ma, soprattutto, è conseguenza di quelle convinzioni e premesse ideali e religiose che, fra l’altro, si riflettono nella triplice acclamazione con la quale il primo Imperatore carolingio fu incoronato da Leone III (795-816): «a Carlo Augusto piissimo imperatore, da Dio coronato, vita e vittoria». Tutto rose e fiori dunque? Non proprio…

Leone III: da “inquisito” a incoronatore di Carlo Magno?

Giusto ieri sulla prima pagina di questo giornale abbiamo riportato alla memoria un anniversario che, leggendo i fatti della notte di Natale dell’800, potrebbe far sembrare il tutto un po’ contraddittorio. Fra le “effemeridi” quotidiane, infatti, abbiamo ricordato come, «il 29 novembre dell’anno 800, Carlo Magno arrivò a Roma per indagare sui presunti crimini di Papa Leone III – accusare i Papi di eresia è roba vecchia…» (cit. in “La Croce quotidiana”, 29 novembre 2017, p. 1).

Ma allora come la mettiamo? Come conciliare il fatto che, lo stesso Pontefice, un mese prima è “inquisito” da Carlo Magno e, nemmeno un mese dopo, lo incorona quale “piissimo imperatore”? Non è che Leone III sia stato prima “ricattato” dal capostipite carolingio per ottenere quello che è venuto dopo?

Sono tutti interrogativi, questi, evidentemente provocatori. Siccome però sono tipici dell’epoca “fantasy-storica”, continuamente infarcita di cristianofobia e condita in ogni descrizione del passato di dietrologia e complottismo (vedi per esempio le enormità menzionate nel “Codice da Vinci” dell’americano Dan Brown), vale la pena occuparsi anche dei fatti del 29 novembre 800, prima di parlare di quelli del 25 dicembre dello stesso anno.

Tutto partì dal 795. Dopo la morte di Papa Adriano I (700-795), infatti, il nuovo Pontefice Leone III fu aggredito e costretto alla fuga da Roma. I responsabili furono quei “nobili” romani imparentati con il precedente Papa e, per questo, Leone pensò bene di richiedere l’aiuto a Carlo Magno, l’unica autorità temporale allora della quale poteva fidarsi e, soprattutto, l’unico cui poter riconoscere la qualità di “rappresentante di Dio”, secondo la versione tramandataci dal beato Alcuino di York (735-804), monaco e teologo anglosassone che, fra gli altri meriti, ebbe anche quello di saper ispirare la maggior parte delle decisioni e redatto molti dei documenti ufficiali di Carlo Magno.

Era stata quindi la parte della nobiltà romana legata al vecchio pontefice, in particolare il primicerio Pascale (o Pasquale) e il sacellario Campolo, a far circolare le voci che mettevano in dubbio la moralità di Leone III. Quando però il re franco giunse a Roma, non gli fu difficile verificare che quelle voci erano semplici calunnie. Trasferitosi al sicuro a Spoleto, Papa Leone si mise presto in viaggio per porsi sotto la protezione di Carlo Magno il quale, informato immediatamente dei fatti, gli mandò incontro una delegazione guidata dall’arcivescovo Ildibaldo di Colonia e da suo figlio Pipino. Ecco le vere “premesse” della notte di Natale dell’800…

La notte di Natale dell’800 

Ufficialmente la proclamazione del Sacro Romano Impero avvenne il 25 dicembre dell’anno 800, a Roma, per iniziativa del papa Leone III. Fu una sorta di compromesso, un modus vivendi dettato dalla necessità di non dipendere dall’Impero bizantino che non aveva la forza di controllare l’Occidente. Insomma: la Chiesa si impegnava a fornire le strutture socio-culturali necessarie allo “Stato” di Carlo Magno, il quale non poteva contare su altri supporti che non fossero i monasteri, e l’Imperatore s’impegnava a fornire sostegno e protezione ai chierici che pregavano per tutti ed ai contadini che lavoravano davano nerbo alla società medievale.

Del resto non dimentichiamo che, da diversi secoli ormai, i sovrani francesi portavano il titolo di “re cristianissimi”, la Chiesa di Francia era definita “figlia primogenita della Chiesa” e, persino il cerimoniale dell’incoronazione dei re francesi assomigliava più a una cerimonia religiosa che a una festa civile, avvenendo all’interno della cattedrale di Reims dove si procedeva a un’unzione col sacro crisma impiegato per la consacrazione dei vescovi.

L’unione tra Chiesa cattolica e monarchia in Francia, insomma era e rimase con i carolingi assai stretta. Risaliva de resto alla conversione di Clodoveo I (466-511), re dei Franchi, direttamente dal paganesimo al cattolicesimo, senza alcuna contaminazione con l’eresia ariana, come avvenne alle altre monarchie romano-barbariche, sorte dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente.

Carlo Magno unificò l’Europa sotto il suo potere, ma fu il papa Leone III a introdurre la conferma religiosa di un evento politico che non era stato prodotto dalla Chiesa. La dinastia carolingia si estinse alla fine del IX secolo, e il Sacro Romano Impero rinacque nella seconda metà del X secolo con la dinastia di Ottone di Sassonia.

Verso la fine del secolo X nella regione dell’Île-de-France e della Champagne si mise in luce Ugo Capeto, il fondatore della più illustre dinastia d’Europa, i cui re riuscirono a mantenere viva la precedente tradizione di stretta unione tra monarchia e cattolicesimo, culminando con la splendida personalità di Luigi IX il Santo, vera incarnazione della regalità e della fede, senza confusione tra i due ambiti della religione e della politica.

La visione ancora attuale del visconte Bryce…

Il visconte James Bryce (1838-1922), nato a Belfast da padre scozzese e madre irlandese, è stato durante tutta la sua vita un instancabile viaggiatore e strenuo difensore dei diritti delle nazionalità oppresse. Ha condannato in periodi difficili la politica repressiva britannica contro la popolazione civile nelle guerre contro i boeri del Sudafrica (1880-1881 e 1899-1902) e, inoltre, è stato fra i primi a denunciare in modo documentato il genocidio del popolo armeno (1915-17).

Autore di numerosi libri di argomento giuridico e politico, la sua prima opera di rilievo, “The Holy Roman Empire”, uscita in prima edizione nel 1864, è sempre stata considerata testo di riferimento sul tema. Anche se liberale e protestante Bryce riconobbe infatti in questo volume, che meritoriamente la casa editrice crotonese fondata nel 2003 da Pino D’Ettoris (1942-2015) ha ripresentato ai lettori italiani, che il medioevo fu totalmente permeato di Cristianesimo sia nella sua dimensione spirituale sia in quella temporale. Esso fu tutto per l’Europa dei secoli che vanno dal V al XV: la civiltà, il diritto, la pace, lo svago, l’arte, la bellezza, la gioia e la speranza.

Ecco perché quest’epoca va chiamata piuttosto “Civiltà cristiana romano-germanica”, preferendola all’etichetta ideologica illuminista di “medioevo”, che la bolla a parentesi buia fra le glorie dell’antichità greco-romana e quella dei Lumi. Qualunque cosa si possa pensare della Fede cristiana, non può negarsi che nei dieci secoli della Cristianità è stata sviluppata la più alta concezione politica e sociale cui lo spirito umano si sia mai elevato.

Lo ammette a chiare lettere il non-cattolico Bryce quando scrive: «Le idee su cui si fondava [la Cristianità europea] sono ancora inavvicinate per la loro grandezza e semplicità, ancora tanto in anticipo rispetto al pensiero comune europeo quanto è improbabile trovare uomini o nazioni in grado di applicarle, come quando furono promulgate cinquecento anni fa» (James Bryce, Il Sacro Romano Impero, cap. XV, L’impero come autorità internazionale, p. 325).

 

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