I profeti dell’ecocatastrofismo

ambientalismoragionpolitica.it mercoledì 17 marzo 2010

di Carlo Cerofolini

Molte importanti associazioni ambientaliste, o meglio «ecocatastrofiste», partono dal concetto secondo cui le risorse sulla Terra sono un bene finito e che l’umanità, continuando a crescere, si autodistruggerà, non prima però di aver ridotto il pianeta ad una landa disperata ed invivibile. Questa visione apocalittica trae origine dal fatto che suddetti ecocatastrofisti, adoratori di Gaia, non considerano minimamente che da sempre è l’uomo, con il suo lavoro ed il suo ingegno, che crea e moltiplica le risorse. Valgano per tutti gli esempi del petrolio, che era considerato solo un liquido maleodorante ed inquinante e di cui ora non potremmo fare a meno, e del silicio, contenuto nella comune sabbia, con cui si fanno anche i chip dei computer.

Se poi si considera che:

  1. Gli uomini sulla terra erano circa 900 milioni nel 1850, 1.800 milioni nel 1940 ed ora siamo sui sette miliardi e viviamo più a lungo e stiamo decisamente molto meglio di quando eravamo meno, tant’è che l’aspettativa di vita, solo nell’ultimo secolo, è circa raddoppiata ed il nostro pianeta, per molti versi, non sta sicuramente peggio di qualche secolo fa;
  2. La povertà, negli ultimi 50 anni, si è ridotta come mai aveva fatto nei cinque secoli precedenti;
  3. Il cibo non è più scarso ma più abbondante, ad iniziare dai paesi in via di sviluppo, ed il suo costo è diminuito del 90% dal 1800;
  4. Le materie prime non sono più scarse ma più abbondanti e se ne consumano sempre meno;
  5. L’aria, almeno nell’Occidente, negli ultimi 30 anni non ha mai avuto livelli di inquinamento così bassi;
  6. L’acqua sicura è sempre più disponibile per un sempre crescente numero di persone;
  7. La situazione forestale, nella seconda metà del secolo scorso, è rimasta pressoché stazionaria e l’Europa continentale ha più verde rispetto al rinascimento;
  8. L’età della pietra non è finita per mancanza di pietre e certamente l’epoca del petrolio – in cui viviamo – non finirà per mancanza di questo ma perché l’uomo, specie se non bloccato da oscurantisti lacci ambientali, troverà altri sistemi con cui produrre in gran quantità energia a basso costo e poco inquinante.
Risulta chiaro che gli ecocatastrofisti hanno posizioni che non corrispondono alla realtà. A dispetto però di quest’evidenza, costoro insistono nel portare avanti la loro visione apocalittica sul futuro dell’umanità e della Dea Terra, e per farlo, dopo aver sparso a piene mani paura ed allarmismo, da tempo agiscono su due fronti per portare sempre più nazioni sulle loro posizioni.

Il primo fronte riguarda il drastico controllo delle nascite da attuare con tutti i mezzi – va bene anche il modello cinese! – per arrivare fino alla crescita sotto zero. Questi neo-malthusiani non si rendono conto che, così facendo, privano il mondo dell’unica vera ricchezza e risorsa esistente quale è l’essere umano, che non è certo un virus da estirpare.

Il secondo fronte è quello relativo al blocco, o meglio alla regressione, dello sviluppo, quasi esclusivamente nei paesi industrializzati e democratici (ed al 90% cristiani!), tramite l’invenzione del riscaldamento terrestre dovuto ai gas serra antropici (Agw = Antropic Global Warming), per mezzo di leggi dirigiste – come il protocollo di Kyoto – che impongono tagli alle emissioni dei gas serra legati alle attività umane. Con l’unico risultato di azzoppare l’economia e la qualità e durata della vita delle persone, senza peraltro salvaguardare l’ambiente.

A proposito di questi tagli di emissioni per legge, chissà poi chi lo notificherà agli oltre 1.500 vulcani attivi sulla terra, quando basta una sola eruzione «robusta» per eguagliare i gas serra antropici di un intero anno? Che dire poi dell’Etna, che da solo emette annualmente tanta CO2 quanto quella prodotta dalle centrali termoelettriche italiane?

Per completare il quadro va inoltre rilevato che anche la conferenza di Copenhagen sul clima (7-18 dicembre 2009), voluta dall’Onu con l’Ipcc (Intergovernmental Panel Climate Change) in prima fila, come tutte le altre precedenti relative a questo tema si è svolta nel solco di queste convinzioni e quindi si proponeva di abbattere ancor più drasticamente i gas serra antropici, dal 50% all’80%, al fine di arrestare/contenere il fantomatico Agw.

Riscaldamento terrestre che in realtà viene usato dagli ecocatastrofisti come grimaldello per fermare lo sviluppo e la durata della vita, e quindi ridurre pure il numero di persone sulla Terra e così impedire la fine delle risorse del Pianeta. Ma tale riscaldamento (l’Agw) non può essere attribuito all’uomo, ma solo alla natura, non fosse altro che per questi motivi:

  1. L’uomo, con le sue attività, annualmente libera appena lo 0,1% di gas serra rispetto a quelli totali presenti nell’atmosfera, ed il 98% dell’effetto serra terrestre è affidato al vapor d’acqua, solo il 2% al resto;
  2. Nelle ere geologiche passate le variazioni di temperatura hanno preceduto, non seguito, di molti secoli le variazioni di CO2 in atmosfera;
  3. Non c’è alcuna «impronta digitale» legata ai gas serra antropici rilevata dai satelliti nell’alta atmosfera che evidenzi un riscaldamento del pianeta;
  4. C’è perfetta correlazione fra attività solare e variazioni di temperatura e nessuna correlazione legata alla CO2 antropica negli ultimi 400 anni;
  5. I cambiamenti climatici ci sono sempre stati e sempre ci saranno, anche quelli repentini (fast transition), diversamente da come – anche in quest’ultimo caso – viene fatto credere.

Tutto questo, con buona pace dell’Ipcc e Cru (Climatic Research Unit) e compagnia cantante, che si ostinano a sbagliare pur sapendo di sbagliare sull’Agw – come dimostra il climagate con i dati vergognosamente taroccati – e non solo. Tant’è che l’Ipcc ora è stato messo sotto osservazione e di fatto commissariato per questi dati truccati al fine di avvalorare proprio la tesi secondo cui è l’uomo e non la natura ad influenzare il clima.

Fortunatamente la conferenza di Copenhagen non ha avuto il successo che si auguravano gli ecocatastrofisti e l’Ipcc – non per nulla Greenpeace l’ha definita «un fiasco totale». Comunque, quest’inutile conferenza un risultato probabilmente lo raggiungerà: quello di prendere, al solito, i soldi ai poveri dei paesi ricchi per darlo ai ricchi dei paesi poveri.

Nel dettaglio – ora che pure la Cina e l’India hanno sottoscritto il documento di Copenhagen, rendendolo così operativo, con l’impegno, non vincolante, a contenere le emissioni per far sì che l’Agw non superi i 2° C – questo esborso sarà di 30 miliardi di dollari annui fino al 2013 e poi di 100 miliardi di dollari fino al 2020, per un totale di ben 190 miliardi di dollari

Riguardo poi al credito che oggi molti danno al fatto che il combinato disposto dell’aumento della popolazione e del riscaldamento terrestre, dovuto ai gas serra antropici, porterà il mondo alla rovina (teoria a cui si contrappongono i non ancora numerosi «negazionisti» che tuttavia proprio dopo la scoperta del climagate a carico dell’Ipcc e Cru, aumentano sempre più), esso ricorda molto la vicenda di Galileo, quando, da solo contro tutti, affermava che era la Terra a girare intorno al sole e non viceversa.

Ora abbiamo i «negazionisti» nella parte di Galileo e gli altri nel ruolo dei geocentrici. Tutto ciò a dimostrazione che la scienza non è democratica e quindi non si basa sul consenso dei numeri, ma su ciò che è e ciò che non è.

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