L’evoluzionismo e le balle di Darwin

DeMattei_coverIl Corriere del Sud online 5 febbraio 2010

di Andrea Bartelloni

Il 2009, anno dedicato alle celebrazioni per i 150 anni dalla pubblicazione del volume L’origine della specie di Charles Darwin (1809-1882), si è concluso con l’uscita di due pubblicazioni scientificamente e politicamente molto scorrette sul darwinismo e sull’evoluzionismo.

Nel mese di ottobre dall’editore Cantagalli di Siena sono usciti gli atti di un workshop organizzato dalla Vice-Presidenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) a Roma il 23 febbraio 2009 per offrire un contributo al dibattito scientifico durante l’anno darwiniano; atti curati dallo stesso Vice –Presidente, Roberto De Mattei e dal titolo: Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi.

Nello stesso mese l’editore Rubettino pubblicava Le balle di Darwin. Guida politicamente scorretta al darwinismo e al disegno intelligente del biologo statunitense Jonathan Wells, un libro che racconta tutto quello che il vostro insegnate di scienze non vi ha mai detto e non vi avrebbe mai voluto, o forse potuto, dire.

I volumi sarebbero passati, come al solito, sotto silenzio se non fosse apparsa, sul primo dei due, la sigla CNR che ha fatto scatenare le ire degli ayatollah della scienza italiana.

Stracciandosi le vesti si sono chiesti come fosse possibile che un’istituzione scientifica benemerita avesse dato voce, ma peggio ancora, avesse finanziato la stampa (verba volant…) di un libello che contenesse delle critiche all’evoluzione e all’evoluzionismo che tutti avrebbero potuto leggere!

I critici che si sono scatenati, infatti, non hanno letto il volume perché gli interventi sono di scienziati delle varie discipline, dalla fisica alla paleontologia, dalla biologia alla genetica e alla chimica senza tralasciare la storia e la filosofia.

Forse proprio gli esperti di queste ultime due discipline hanno irritato perché si inizia a discutere di evoluzionismo come storia e filosofia oltre che come scienza: «La storia narrata dagli evoluzionisti è evolutiva, perché presuppone, come verità indiscussa, il principio filosofico dell’evoluzione, cioè che tutto ciò che esiste sia materia in continuo sviluppo. L’evoluzione si fonda su sé stessa e non sull’analisi sperimentale della realtà, che presuppone una testimonianza dei sensi che non possiamo applicare al passato».

Dopo la prima relazione del prof. De Mattei, storico, sono due filosofi che irrompono sulla scena dell’evoluzione smontandone i presupposti.

Per Josef Seifert dell’Accademia di Filosofia del Liechtenstein, la teoria dell’evoluzione è lungi dall’essere provata, presenta parti ragionevoli e parti vaghe e parti antiscientifiche, alcune pseudo-filosofiche.

Alma von Stockhausen analizza i prerequisiti filosofico-teologici della teoria dell’evoluzione da Hegel a Darwin attraverso Marx ed Engels che tutto riuniscono nel concetto di natura, sia la vita fisica che quella spirituale e anche l’uomo stesso è considerato parte della natura. Ma questa natura esiste davvero, si chiede la von Stockausen? L’evoluzionismo ci vuole far credere che esiste e che tutto crea, ma le contraddizioni rendono inefficace questa spiegazione.

Guy Berthault, paleontologo (http://www.sedimentology.fr/) attraverso studi sperimentali mette in discussione i principi della stratigrafia e quelli della datazione radiometrica (affidabilità messa in discussione dalla relazione del prof. Jean de Pontcharra fisico dell’Università di Grenoble in Francia) riducendo di molto i tempi stratigrafici in contrapposizione con i lunghissimi tempi necessari alle teorie evoluzioniste.

Un fisico tedesco, Thomas Seiler, si sofferma sul fatto che la termodinamica escluda l’evoluzione in quanto dal disordine non si forma nessun ordine, ma è un biologo, ancora dalla Francia, Pierre Rabischong, a escludere ancora l’ipotesi evoluzionistica. Si sofferma infatti sull’aspetto altamente tecnologico di tutti i sistemi viventi passati (la paleontologia non è un “museo degli errori”) e presenti e come la teoria della “biogenesi spontanea”: da un antenato comune siano derivati tutti i viventi, lasci il passo ad una “biogenesi diretta”: la sinfonia della vita «potrebbe essere stata costruita da un costruttore silenzioso e invisibile» e questo “programmismo” escluderebbe ogni ipotesi evoluzionistica.

E ancora altri scienziati indagano la genetica e specialmente quella delle popolazioni (Maciej Giertych, genetista) e l’intervento del genetista polacco è forse tra i più interessanti perché mai come oggi la genetica è entrata prepotentemente nella divulgazione scientifica ed è tra le principali spiegazioni dell’evoluzione.

Giertych prende in esame queste prove, dall’adattamento (v. i famosi fringuelli di Darwin e l’ancor più famosa falena Biston Betularia) alla mutagenesi analizzandole e rilevando come le mutazioni positive, ad esempio,«siano più un postulato che un’osservazione» e che le nuove forme non siano nuove specie ma si comportino come le falene con un adattamento reversibile. Gli esempi di adattamento agli antibiotici o agli erbicidi sono cattiva informazione e i testi scolastici che continuano a proporli non aiutano gli studenti a ragionare scientificamente.

La lettura integrale di questi atti presenta un panorama scientifico nuovo: di evoluzione si può discutere e non solo di paleontologia o genetica, ma anche di storia e filosofia e proprio l’ultimo intervento si intitola Evoluzionismo e logica (Dominique Tassot) e dalle riflessioni logiche l’autore arriva a mettere in discussione l’ipotesi evoluzionista.

La logica vorrebbe che analizzando il fatto che le innumerevoli mutazione del moscerino della frutta e dei batteri non hanno prodotto altro che moscerini della frutta e batteri se ne estrapolasse il concetto di stabilità della specie anziché il contrario. E così via analizzando la selezione, l’adattamento, il mutazionismo con le loro anomalie logiche che portano a mettere in dubbio la legittimità del paradigma evoluzionista.

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Roberto De Mattei Evoluzionismo. Il tramonto di una ipotesi Ed. Cantagalli

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