La leggenda dell’ecologista bolscevico

Lago Aral

Lo scempio del lago Aral documentato dal satellite

Articolo pubblicato su Liberal Anno II n.2

Perché i verdi ritengono naturale la loro collocazione a sinistra?

di Sergio Ricossa

Una parte notevole dei nostri guai politici deriva da confusioni linguistiche. Probabilmente sono confusioni volute, perché una esposizione chiara delle idee dei protagonisti dimostrerebbe, nella migliore delle ipotesi, che essi propongono chimere e anzi le stesse chimere (all’incirca). Poiché in regime democratico vi deve essere una contesa «leale» tra almeno due parti, due squadre tutte vogliose di conquistare il potere, fa comodo distinguere tra «destra» e «sinistra», ma diventa sempre meno essenziale, e sempre più convenzionale, definire quando si è a destra e quando a sinistra. Vi devono essere due pugilatori per dare senso a un match di boxe, ma il colore dei loro calzoncini è irrilevante così come la loro posizione sul ring, che d’altronde cambia di continuo.

La più vecchia democrazia del mondo parlava di tory e whig. La più grande, parla di repubblicani e democratici. Noi parliamo di destra e sinistra per ragioni di vicinanza con la Francia, che adottò tale bipartizione secoli fa. Così stando le cose, riesce difficile comprendere perché in Italia a una delle due parti, nella fattispecie la sinistra, si attribuisca a priori dei privilegi, che falsano la gara. È ovvio che la sinistra chieda questi privilegi; è più problematico che spesso perfino la destra finisca col concederli o non riesca a evitare il formarsi di una leggenda che li riconosce: una leggenda popolare senza alcun fondamento storico.

Una conseguenza della leggenda è che, per esempio, Hitler (etichettato di destra) debba essere peggiore di Stalin (etichettato di sinistra). Peggiore in che senso? In tutti i sensi. Per cui chi sia stato nazista o, somma vergogna!, lo sia tuttora deve vergognarsene di fronte all’umanità. Mentre, all’opposto, chi sia stato comunista possa esserlo tuttora e perfino vantarsene pubblicamente. Eppure «nazista», come è noto, è semplice abbreviazione di «nazionalsocialista», ossia dichiarazione di voluta appartenenza alla grande famiglia dei socialisti, che è la medesima famiglia di Stalin, ai suoi bei tempi capo delle repubbliche sovietiche socialiste. Perché il socialismo di Hitler sarebbe abietto, ma glorioso quello di Stalin? Chi ha ammazzato meno? Chi è stato più democratico? Chi ha fatto di più il bene del suo popolo? Chi ha fatto di più il male degli altri popoli?

Dimentichiamo la singolarità che i due, Hitler e Stalin, si intesero benissimo quando i loro emissari Molotov e Ribbentrop firmarono l’infame patto di spartizione della Polonia. Non chiediamoci perché Ribbentrop fu condannato all’impiccagione dal tribunale di Norimberga e Molotof no. Restiamo in casa nostra, in Italia, la cui storia dovremmo conoscere bene. Perché, da noi, quasi tutti sono convinti che Mussolini e il suo fascismo fossero di destra, quando non è un mistero che il futuro duce nacque socialista e l’ex duce morì socialista? Certo, Mussolini uccise, o permise l’uccisone, di socialisti. Proprio come Stalin, che fece fuori una quantità di comunisti, di socialisti e, per buona misura, di anarchici. Come giustificare classificazioni che vanno per la maggiore, sono accettate da politici e storici illustri, ma fanno a pugni con i fatti?

Altro enigma. Perché la pur eterogenea massa dei «verdi» ama allearsi di preferenza con governi democratici di sinistra e con squadristi (un po’ meno democratici) dei «centri sociali», anche più di sinistra, per sbandierare l’ecologia? Cosa c’è a sinistra di propizio all’ecologia? Forse che l’impero sovietico, purissimanente di sinistra, ebbe cara l’ecologia e fu un modello per i «verdi» passati, presenti e futuri? Chi ha dimenticato Chernobyl? Chi conosce la storia del Lago d’Aral?

Leggiamo insieme qualche riga di une storico bene informato, David S. Landes (La ricchezza e la povertà delle nazioni): «Il Lago d’Aral, un tempo il quarto bacino d’acqua dolce più grande della terra, oggi è ridotto a poco più di una pozza d’acqua, con metà della sua superficie originale, un terzo del suo volume, imbottito di agenti chimici, senza neanche più un pesce, l’aria calda e avvelenata. I bambini residenti in quest’area muoiono giovani, uno su dieci nel primo anno di età»

Il «popolo di Seattle» non protestò e non protesta per simili crimini. Esso pure, in buona o mala fede, non vede crimini a sinistra, perché, per definizione apocrifa, la sinistra è la parte umanitaria, pura, dei buoni sentimenti e dei buoni propositi, di cui basta parlare perché si realizzino con certezza. E il «popolo di Seattle» parla, urla nei megafoni, tra sventolii di bandiere rosse e roteare di mazze e spranghe contro tutto quanto non è infrangibile: dalle vetrine alle teste, in segno di pace. Le leggende vincono la storia e la cronaca.

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