Fedeli senza appartenenza

Nuove_religioniIl Sole 24 Ore 10 ottobre 1999

Credenti che si autogestiscono aderendo a «sette» cristiane e vengono attratti dalle numerose varianti dei culti orientali, mentre Scientology e New Age professano «il culto di sé»

 di Massimo Introvigne

(Direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni)

La nostra epoca è spesso descritta come il tempo di un «ritorno del religioso» o addirittura — come recita il titolo di un libro famoso di Gilles Kepel — della «rivincita di Dio». Dopo gli scettici anni ‘70 e ‘80, l’ultimo decennio del secolo ha visto crescere l’interesse per il sacro, soprattutto fra i giovani. Coloro che affermano di credere in un potere superiore all’uomo o di essere in qualche modo “credenti” sono passati in Italia tra il 1977 e il 1997 dal settanta al novanta per cento.

Queste cifre non sono atipiche: l’Italia, da questo punto di vista, riflette la situazione media dei Paesi dell’Unione europea. Il “ritorno del religioso” — contrariamente a quanto molti credono – ha giovato anche alla Chiesa cattolica, con una piccola ripresa del numero dei cattolici praticanti (oggi intorno al trenta per cento), delle vocazioni, della partecipazione giovanile a gruppi e movimenti. È vero, tuttavia, che la maggioranza di coloro che, in Italia, si dicono “religiosi” non frequenta la Chiesa cattolica. Le minoranze religiose storiche (protestantesimo, ebraismo) — seppure in crescita in alcuni settori (in particolare nell’area pentecostale) – non rappresentano più dell’uno per cento degli italiani. L’Islam, importantissimo tra gli immigrati, ha avuto uno scarso numero di convertiti tra gli italiani nati cattolici.

Si parla spesso oggi di una «invasione delle sette», ma è un tema su cui occorre distinguere. Le “sette” (termine non sempre rispettoso delle minoranze, cui gli studiosi preferiscono quello più neutro di «nuovi movimenti religiosi») si manifestano oggi in Italia attraverso una pluralità di sigle (oltre cinquecento). Ma, tutti insieme, i loro membri non arrivano a loro volta all’uno per cento della popolazione italiana. Se si considera poi che la metà di questo uno per cento è rappresentata da un solo movimento, i testimoni di Geova, ci si rende conto che la maggioranza degli altri quasi cinquecento movimenti è fatta di gruppi piccoli quando non piccolissimi.

Statisticamente, il fenomeno più rilevante non è quello delle nuove appartenenze, ma è piuttosto quello del «credere senza appartenere». Il believing without belonging descritto dalla sociologa inglese Grace Davie come il volto più nuovo della religiosità del nostro secolo, che coinvolge oggi la maggioranza degli italiani (il 56%). Si dichiarano «credenti à modo loro», «cristiani a modo loro», «cattolici ma lontani dalla Chiesa» e così via.

In che cosa credono questi «credenti senza appartenenza»? Per saperlo ci sono diversi strumenti: i sondaggi dei sociologi, lo studio della cultura popolare (il successo di libri come La profezia di Celestino o di film come Al di là dei sogni è certamente indicativo), e anche (per non dire soprattutto) l’esame di quali movimenti religiosi hanno oggi un maggiore (anche se relativo) successo. Ecco allora che — se li consideriamo come punta dell’iceberg delle credenze sommerse — i movimenti religiosi sono importanti, al di là del loro rilievo statistico. Essi ci indicano quali sono le credenze “alternative” più diffuse oggi. Ne proporremo una mappa distinguendo fra movimenti — rispettivamente — a simbologia cristiana, di origine orientale, nati in Occidente per innovazione, e magici.

In Occidente i nuovi movimenti religiosi che presentano caratteristiche, almeno esteriormente, più familiari sono quelli che mantengono elementi simbolici cristiani: riferimenti a Gesù Cristo, alla Bibbia, e così via. Spesso questi elementi sono però ampiamente reinterpretati, con inserimento di idee radicalmente diverse rispetto al protestantesimo storico (e naturalmente rispetto al cattolicesimo). In gruppi come i mormoni e i testimoni di Geova, il cristianesimo delle Chiese e comunità storiche è un retroterra da cui ci si allontana inserendo nuove idee e nuove scritture sacre, così come — è un’immagine utilizzata dalla storica americana Jan Shipps per il mormonismo — il cristianesimo delle origini si era allontanato dall’ebraismo.

I testimoni di Geova e i mormoni — ciascuno con circa dieci milioni di aderenti nel mondo — sono gruppi con una storia più che secolare, e di grandi dimensioni (cosiddette “nuove religioni”). In quest’area si situano tuttavia anche altri gruppi più piccoli, dai Bambini di Dio (da diversi anni ribattezzati The Family) fino alla Chiesa dell’Unificazione del coreano reverendo Moon, che peraltro negli ultimi anni non si presenta più come Chiesa ma come movimento “interconfessionale” con il nome di Federazione delle Famiglie per la Pace e l’Unificazione Mondiale.

Un’altra grande “famiglia” comprende i nuovi movimenti religiosi di origine orientale, la cui simbologia non è mutuata dal cristianesimo (anche se elementi cristiani si ripresentano talora in chiave sincretistica) ma dalle religioni dell’Oriente. È difficile dire in questo ambito quali gruppi siano “tradizionali”, espressioni fedeli delle grandi tradizioni orientali, e quali invece siano “nuovi”: in molti casi l’origine è antica, ma le necessità dell’inculturazione in Occidente hanno spinto ad adottare profili nuovi. Gli Hare Krishna — cioè i membri dell’ Iskcon, la Società Internazionale per la Coscienza di Krishna — si inseriscono certamente nel solco di una spiritualità, di origine bengalese, che risale al XVI secolo. Tuttavia, con la massiccia presenza in Occidente il messaggio — forse contro le intenzioni di alcuni dei missionari partiti dall’Oriente — a poco a poco si è modificato, almeno quanto alle modalità di presentazione.

La Soka Gakkai — che conta oltre quindici milioni di seguaci nel mondo — è nata nell’alveo di una delle scuole buddhiste giapponesi, quella del monaco medioevale Nichiren (1222-1282). La grande espansione internazionale ha finito per dare al movimento uno stile e caratteristiche in parte nuovi, lontani dal modo di presentarsi dei monaci della Nichiren Shoshu, l’ordine monastico al quale la Soka Gakkai era originariamente affiliata e con cui ha finito per rompere ogni rapporto nel 1991.

Si afferma spesso che i nuovi movimenti religiosi di origine orientale sono in crisi. Tuttavia si tratta di un mercato che offre continuamente nuovi prodotti: si pensi alla rapida crescita del Sahaja Yoga della maestra indiana Sri Mataji Ninnala Devi, o alla recente espansione di nuovi movimenti religiosi nati a Taiwan. Dove il fascino dell’India viene meno, di frequente cresce il fascino del Giappone, qualche volta più difficile da rilevare in quanto le organizzazioni religiose giapponesi (pure presenti in Europa da decenni, come Sukyò Mahikari) hanno un certo culto del “basso profilo” e rifuggono, per quanto possibile, dai contatti con la stampa.

Una terza famiglia di nuovi movimenti religiosi è stata costruita in Occidente intorno a due idee le cui radici risalgono alla fine del Settecento. La prima è che le religioni tradizionali non siano adatte all’uomo moderno e alla sua mentalità scientifica, e sia dunque necessario fondare una religione nuova, prendendo gli elementi migliori dalle grandi religioni del passato. La seconda idea è che, mentre le religioni tradizionali hanno messo al centro del loro messaggio Dio, una religione veramente moderna — senza necessariamente negare l’esistenza di un Essere Supremo — dovrebbe invece concentrarsi sull’uomo.

Tentativi di costruire, più o meno a tavolino, religioni interamente nuove consacrate all’uomo o all’umanità si sono manifestati già durante la Rivoluzione francese. È tuttavia soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale che si sono diffusi i «movimenti del potenziale umano», che insegnano a «fare esplodere» il nostro potenziale nascosto. Il messaggio di questi gruppi (il più noto è la Chiesa di Scientology) rimanda a una “religione del Sé” e a un’insistenza (di tipo, spesso, neo-gnostico) sul carattere “divino” dell’uomo.

In questa prospettiva, il sociologo inglese Paul Heelas propone un paragone fra i movimenti del potenziale umano e il New Age (compresa la sua ultima propaggine, più individualistica, chiamata in Balia Next Age). Infatti, se pure il New Age non è un movimento strutturato (è piuttosto un network di gruppi diversi e indipendenti), anche al suo interno circola una “religione del Sé” (comune anche a un altro aspetto — oggi non più soltanto folkloristico, considerato il numero delle persone coinvolte — dell’innovazione religiosa occidentale, i cosiddetti “culti” dei dischi volanti).

Esistono, infine, movimenti che, da un punto di vista sociologico, si strutturano con forme simili ai nuovi movimenti religiosi, ma dove l’esperienza che è proposta non è tanto religiosa quanto magica. Questi “nuovi movimenti magici” possono essere distinti a seconda del tipo di esperienza magica che propongono (spiritismo, magia cerimoniale, occultismo, satanismo), o anche del mito fondatore o del periodo storico cui fanno riferimento (movimenti neo-gnostici, neo-pagani, neo-stregonici, neo-templari, neo-rosacrociani e così via). I movimenti che hanno avuto maggiore influenza nel­l’ambito più vasto della nuova religiosità contemporanea sono gli ordini di magia cerimoniale — come l’Ordine Ermetico della Golden Dawn, fiorito in Inghilterra particolarmente nell’ultimo decennio dell’Ottocento, con una notevole influenza sulla vita artistica    e    letteraria, e l’O.T.O. (Ordo Templi Orientisi, diretto in una fase centrale del suo sviluppo dal celebre mago inglese Aleister Crowley (1875-1947) — e alcuni movimenti esoterici di tipo neo-gnostico, come quelli che fanno riferimento al mito dei rosacroce.

La neo-stregoneria raduna decine di migliaia di fedeli, particolarmente negli Stati Uniti con il nome di wicca (termine inglese antico per witchcraft, “stregoneria”), e si presenta come una religione della natura neopagana. Quanto al satanismo, se è vero che mutua dalla magia cerimoniale e dall’occultismo molti dei suoi riti, in particolare rituali a sfondo sessuale, è altrettanto vero che gli altri movimenti magici spesso hanno opinioni piuttosto negative nei confronti dei satanisti. Il satanismo organizzato — gruppi di adulti con un minimo di organizzazione (sedi, riviste, libri, gerarchie) — è un fenomeno spesso sopravvalutato, che interessa in realtà solo qualche migliaio di persone nel mondo intero. Molto più diffuso — e difficile da stimare — è un satanismo selvaggio (chiamato talora “acido” per i suoi collegamenti con il mondo della droga), fenomeno di imitazione in cui si muovono bande giovanili (ispirate spesso dalla musica, dai fumetti o da qualche film), senza contatti con la tradizione “storica” del satanismo. Proprio il satanismo selvaggio — tra l’altro, molto più difficile da sorvegliare per le forze di polizia — si rivela spesso veramente pericoloso, ed è in questo ambiente che sono maturati negli ultimi anni crimini di varia gravità.

I movimenti magici hanno, a loro volta, poche migliaia di aderenti in Italia. Sono tuttavia interessanti come punta di un iceberg che ha dimensioni molto più vaste: il cosiddetto “ritorno della magia”, che porta numerosissime persone a rivolgersi a maghi a pagamento, indovini, cartomanti, e a credere nell’efficacia delle pratiche magiche. Anche il rinnovato interesse per la magia è un sintomo della crisi della modernità e del passaggio al postmoderno. Più in generale, lo studio del successo relativo — in questa fine di secolo e di millennio — di alcuni nuovi movimenti religiosi (e del declino di altri) ci indica quali sono le credenze “alternative” più diffuse oggi: un’attesa ansiosa della fine del mondo (che si trova per esempio fra i testimoni di Geova), la speranza che dopo la morte ci si dia un’«altra possibilità» con la reincarnazione (tipica dei movimenti orientali), una “spiritualità del Sé” dove l’uomo non è più creatura ma creatore (che incontriamo in gruppi come Scientology e nel New Age), e anche un complesso insieme di credenze magiche.

Se gli aderenti ai movimenti magici organizzati sono pochi, in Italia più di un giovane su cinque dichiara di avere partecipato a sedute spiritiche, oppure crede nell’efficacia della magia e nella possibilità di comunicare con l’Aldilà. Quell’uno per cento che appartiene ai nuovi movimenti religiosi ci dice allora molte cose su quali credenze, paure, fantasmi vivono in quel Far West della religione costituito dal cinquantasei per cento degli italiani, che dichiarano di credere ma non sanno o non vogliono precisare in che cosa credono.

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