Il diavolo non veste Prada e vuole l’eucaristia in mano

comunione-mano Il Riformista, 11 ottobre 2007

di Paolo Rodari

Che per le sette sataniche «il permesso ai fedeli di ricevere la comunione sulla mano ha rappresentato un punto di svolta» è cosa facilmente credibile. Lo scrive Michela – il nome è volutamente inventato per mantenere l’anonimato dell’autrice – nell’affascinante quanto terribile racconto (a ruba nelle librerie) edito da Piemme, “Fuggita da Satana. La mia lotta per scappare dall’inferno” (165 pagine, 10 euro), ed è logico comprendere come per coloro che intendano impossessarsi della sacra ostia per profanarla, questa sia più facilmente trafugabile se la si riceve sulla mano che non direttamente in bocca.

Ma che dietro questa scelta, divenuta prassi in Italia nel 1989, ci sia lo zampino di Satana è cosa più discutibile anche se, per chi ha fede, non del tutto peregrina.

Vengono in mente le parole di Paolo VI inerenti quel fumo di Satana che si sarebbe insinuato nella Chiesa. Viene in mente il pronunciamento (spesso disatteso) dello stesso papa Montini nel 1969 a favore della comunione sulla lingua con qualche rara eccezione concessa esclusivamente in quei paesi (sostanzialmente l’Olanda e il Belgio) dove l’uso della distribuzione sulla mano era già in uso.

E viene in mente quell’ostinata e tenace battaglia mossa dal cardinale Siri contro la comunione sulla mano, battaglia che consentì alla Cei di non cambiare la prassi in auge da sempre della comunione sulla lingua, almeno fino a quel – per alcuni – famigerato 15-19 maggio 1989, quando, proprio pochi giorni dopo la scomparsa dell’ex arcivescovo di Genova (morì il 2 del mese), l’assemblea generale dei vescovi italiani, con un solo voto di scarto e «approfittando» dell’assenza di molti presuli, cambiò le regole e concesse che nelle diocesi italiane chi voleva potesse ricevere la comunione sulla mano.

Un cambiamento notevole, che secondo alcuni andrebbe addirittura contro un’istituzione apostolica della comunione sulla lingua – san Tommaso, non a caso, parlava di una consuetudine «antica come la Chiesa» -, il tutto, si dice, per assecondare una prassi propria delle eresie ariane, nestoriane e pelagiane, ripresa poi nel mondo protestante e diffusa largamente in alcuni circoli cattolici olandesi dai quali, tra l’altro, è uscito quel «catechismo olandese» poi giudicato come eretico.

Il racconto di Michela, ovviamente, non è tutto qui. Muove da una dolorosa storia personale, in cui l’autrice racconta ogni dettaglio (fino ai particolari più macabri, dalle orge ai riti sadomaso, dalle violenze sessuali alle sedute di ipnosi) del suo ingresso in una setta satanica.

«Ora puoi avere il potere», le sussurrava nell’orecchio la sacerdotessa, ovvero «colei alla quale da diversi anni avevo affidato la mia esistenza, eseguendone qualsiasi ordine senza la benché minima perplessità».

Qualsiasi ordine, come quello di prendere su tutto e dirigersi a Roma, quartiere Trigoria, e qui uccidere – proprio così – Chiara Amirante, la fondatrice dell’associazione Nuovi Orizzonti che evidentemente nella sua comunità di accoglienza troppi posseduti era riuscita a liberare. «C’è una ragazza – le disse un giorno la sacerdotessa – che comincia a essere un problema per noi, perché accoglie i ragazzi dalla strada e alcuni giovani hanno deciso di uscire dal mondo del satanismo. Vive a Roma, dove ha fondato una comunità, ed è molto stimata dalla Chiesa».

Vai e uccidi, insomma, e così Michela ha provato a fare, salvo poi trovarsi misteriosamente liberata dalle cure di colei che doveva divenire la sua vittima, dalle cure e preghiere di Chiara Amirante. Nel mezzo, una lettera di Ratzinger il quale, contattato ai tempi in cui era prefetto alla dottrina per la fede da un sacerdote che per richiesta di Chiara (e con il permesso della posseduta) stava praticando esorcismi su Michela, scrisse all’allora prefetto dell’ex Sant’uffizio per chiedergli la licenza di concedere a Michela l’assoluzione dal peccato di profanazione dell’eucaristia (un peccato che può essere assolto dal sacerdote solo col permesso del Vaticano).

Nel giro di 24 ore la risposta positiva arrivò con tanto di post scriptum a chiudere, firmato cardinal Ratzinger: «Oggi la Chiesa è in festa perché un figlio è tornato a casa».

Michela si definisce come una che «ha incontrato Satana». E avendolo incontrato può permettersi di dire dove, nella Chiesa, tende a manifestarsi.

Oltre, a suo dire, nella decisione di concedere l’eucaristia sulle mani, anche in coloro – teologi o meno – che diffondono la convinzione che non debba essere somministrato il battesimo ai neonati: secondo questa vulgata, saranno loro, una volta cresciuti, a decidere se battezzarsi o no.

«In realtà – scrive Michela – per i satanisti va di lusso quando trovano qualcuno che non è battezzato, perché i demoni riescono a entrare in loro senza alcuna opposizione». «Per di più – racconta ancora l’autrice – seppi all’epoca (dell’appartenenza alla setta, ndr) che facevano parte della setta anche alcuni ginecologi e ostetriche che lavoravano in ospedali e praticavano la consacrazione a Satana di tutti i neonati nel momento che venivano alla luce. Nessuno dei presenti in sala parto se ne accorgeva, poiché la formula veniva pronunciata mentalmente e non c’era bisogno di gesti o riti particolari».

Oggi sono in molti a ritenere una menzogna l’esistenza dell’Inferno e a identificare Satana con l’idea astratta del male: «Questa – scrisse uno dei più importanti esorcisti di oggi, ovvero don Gabriele Amorth – è autentica eresia, ossia è in aperto contrasto con la Bibbia, con la patristica, con il magistero della Chiesa».

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