Halloween, la festa delle zucche…vuote

 Halloweendal sito della diocesi di San Marino – Montefeltro, 22 ottobre 2008

“C’era una volta la festa di Ognissanti…”, non si tratta dell’inizio di una favola, ma di una amara constatazione, la festa di “Tutti i Santi” che si celebra il primo novembre, se ne va in pensione sostituita da “Halloween”, una festa di origine pagana celebrata negli Stati Uniti, ora importata (a forza) anche da noi.

Di fronte ad un fenomeno apparentemente innocuo è doverosa una riflessione e un giudizio. Che c’è di male, si chiede qualcuno, se i bambini si divertono a mascherarsi e se ne vanno in giro a bussare alle porte delle case nella notte della vigilia di Ognissanti, intimando, a chi ha il coraggio di aprire: “dolcetto o scherzetto”? Apparentemente nulla.Il fatto di trovarsi insieme a festeggiare non è negativo in sé, anzi, risponde ad un bisogno propriamente umano, fare festa significa condividere la gioia di vivere e sentirsi parte di una comunità.

Nel caso di Halloween è opportuno non sottovalutare due aspetti.

Il primo: Halloween è una festa totalmente estranea alla nostra tradizione e commercialmente imposta come moda, basta guardare come negli ultimi anni a fine ottobre viene insistentemente pubblicizzata la festa delle zucche.

Il secondo: Halloween comunica, dietro le apparenze della festa e del divertimento lecito, un’idea della vita e della morte neopagane e anticristiane.

Secondo una presunta tradizione, nella notte di Ognissanti le zucche e le lanterne accese devono tenere lontani gli spiriti cattivi che vengono a farci visita per portarci con loro, cacciarli via vuol dire aver salva la vita, non è necessario far ricorso ad una salvezza che viene dall’alto.

Offuscato dal rumore e dai colori della festa, si può trovare un modo godereccio e superficiale di esorcizzare la morte, di tenerla lontana, dimenticarla, eliminarla dall’orizzonte della vita. Dovremmo avere invece il coraggio, per lealtà nei confronti della realtà, di affrontare il tema della morte, soprattutto nei giorni in cui preghiamo per i nostri cari defunti, presentarla come segno evidente della fragilità dell’uomo e del suo bisogno di redenzione.

La morte, per il cristiano, trova senso solo alla luce del mistero della resurrezione di Cristo e della sua promessa che la nostra vita non finirà. Evitare questa fatica sostituendola con una superficiale evasione, può voler dire non solo censurare la morte, ma anche non prendere sul serio la vita.

Non intendo demonizzare chi in questo periodo si diverte e fa festa, ma esortare tutti a vigilare su quanto accade attorno a noi e soprattutto su quanto viene proposto impunemente ai più piccoli.

(Per un approfondimento è consigliabile leggere il libro: DAMIEN LE GUAY, La faccia nascosta di Halloween, Elledici, Torino 2004).

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