La religione nell’epoca del relativismo

sincretismoLa Roccia n.3 maggio-giugno 2015

Chi cresce nelle moderne società occidentali deve scegliere, anche a proposito di Dio e della religione. Il discernimento è diventato un atteggiamento di fondamentale importanza. Bisogna porsi e porre le domande giuste e poi riflettere sulle risposte. Anche Maria fece così

 di don Ernesto Zucchini

Quale sarà quella vera? E poi, ce nè almeno una vera? E qual è il criterio per giudicare quella vera e quella falsa? Un tempo da noi c’erano solo cattolici e atei. Se non eri cattolico, voleva dire che non credevi che ci fosse Dio, perché Dio, ovviamente, era cattolico e basta. Ma oggi tanta acqua è passata sotto i ponti e quello che per secoli – forse 1500 o 1600 anni – era scontato non lo è più. Si può ben dire che ogni giorno nasce almeno una religione nuova e la folla di chi grida la propria verità religiosa diversa e anche contradditoria, rispetto alle altre, aumenta senza fermarsi.

Per farla più semplice i sociologi hanno inventato anche la categoria della religione-fai-da-te. E cioè: se tanti gridano realtà spirituali passate per vere e diverse fra loro, perché io non posso farmi quella forma di religione che mi piace? Una cosa la prendo da qui, un’altra da là, un’altra ancora da una terza parte e così riempio il carrello della mia «spesa». Alla fine ho quello che mi serve. Quello che mi piace. Sarà banale o colta. Sarà larga o stretta. Ma è la mia e se mi va, ci metterò anche delle regole dure – ma che mi piacciono – che costano fatiche e lacrime. Ma alla fine sarà la mia religione. Gli altri si sono fatti la loro – che siano singoli o gruppi non importa -e io mi faccio quella che mi piace!

Scegliersi la religione

L’ho semplificata, ma in fondo sono tantissime le persone che in questo clima sociale di «dittatura del relativismo» scelgono questo modo di pensare. C’è anche chi semplifica ancora. Tutte vere? Allora tutte false! Una sola vera? E allora perché ce ne sono tante, tantissime? Gli altri, i diversi da me, sono tutti cattivi? Impossibile!

Questo genere di pensiero piatto e anche molto interessato perché giustifica tutto, se pure è oggi alquanto diffuso, tuttavia mostra anche tutti i suoi limiti. Com’è possibile porre sullo stesso piano chi discrimina il diverso da sé con chi è pronto a servire tutti? O com’è possibile parificare chi riduce l’uomo a una cosa qualsiasi, appiattendolo fino a renderlo uguale o succube anche delle pietre di una montagna considerata «sacra»? È allora possibile uscire da sogni o incubi che non portano a nulla che acquieti il cuore dell’uomo?

Religione e fiducia

Vediamo allora d’essere chiari. La religione, qualunque essa sia, ha il fondamento su un atto di fiducia verso qualcuno. Niente di matematico o di scientifico dove ogni cosa può essere controllata passo passo e da tutti. La religione esige un atto di fiducia. Qui è l’onore e l’onere di ogni religione. Ma la fiducia, cioè l’atto di fede, non può essere né cieco né senza senso. Prendo esempio – e solo come esempio – dall’episodio dell’Annunciazione. L’angelo Gabriele chiede a Maria se vuole essere la Madre del Messia. La Vergine pone un problema grave prima di rispondere. Vuole sincerarsi che l’Angelo venga da Dio e non dal nostro nemico dalla coda serpentina.

Gabriele spiega chiaramente e la Vergine accetta la Maternità Divina. Anche noi, per quanto ci riguarda, dobbiamo porre delle domande a chi ci chiede un atto di fede. Una ovviamente sulle credenziali di chi fa l’annuncio e un’altra sui contenuti. Se qualcuno mi chiede un atto di fede dicendomi: «Vieni con me, cambieremo il mondo!», è più che legittimo, anzi doveroso, che io domandi conto su chi è che mi fa questa proposta e poi, ancora di più, su come sarà questo cambiamento e dove realmente mi porterà. Dunque a chi mi domanda un atto di fede religiosa io chiederò: e tu chi sei? Quali sono le tue referenze? Se chi parla è un accumulatore senza numero di Rolls Royce, mi guarderò bene dal dargli fiducia.

Stessa cosa se la sua vita è in contraddizione con quello che annuncia. Il vecchio «armiamoci e partite» non è un buon segno. Sotto è palese che ci sia un bell’inganno cui a rimetterci sono io. L’ipocrisia non è accettabile mai!

Se l’annunciatore cerca solo potere e ricchezza usando anche la violenza, se la ritiene utile, non gli darò mai fiducia. Anche il contenuto è comunque importante. Se la dottrina professata mi chiede di fare cose ovviamente contrarie all’umano come la prostituzione sacra o mi chiede l’uso di stati alterati di coscienza – droghe di vario genere – per intendere meglio e di più il divino o chiede anche mutilazioni di alcune membra, mi guarderò bene di dargli anche la minima fiducia. Come non pensare con orrore alla religione azteca che faceva sacrifici umani al dio Huitzilopochtli. Evidentissima la sua falsità.

Cosa superata e finita? Quella sì, ma ancora oggi sono molte le persone pronte a rifiutare trasfusioni di sangue perché, secondo loro, Dio lo esigerebbe. Sogni e incubi non sono il metro giusto per accogliere una religione. Il mistero non è mai l’assurdo o il nemico dell’uomo, della sua vita e del suo vivere. Il mistero deve far diventare l’uomo più uomo. Deve aprirgli mente e cuore oltre a portarlo ad amare il prossimo, chiunque esso sia, come se stesso. Sogni e incubi vogliono sempre il contrario perché fondati sulla superbia.

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