Anche in Vaticano il braccio della legge è troppo lento

gendarmeria_vaticano Il Tempo 14 gennaio 2006

«Il giudice, e in particolare il giudice vaticano, così come ogni operatore della giustizia e chiunque sia investito da ‘munus publicum’, deve vincere ogni tentazione di sentirsi centro dell’azione giudiziaria, o addirittura di porsi al centro dell’attenzione. Piuttosto, in silenziosa operosità, i giudici devono confrontarsi con la legge da applicare».

Paolo Luigi Rodari

Prima le notizie positive. Tra il 2 aprile 2005, giorno della morte di Giovanni Paolo II, e il 24 dello stesso mese, data della celebrazione solenne d’inizio Pontificato di Benedetto XVI, nessuno scippo o borseggio è stato denunciato in Vaticano.

Nonostante in piazza San Pietro, in via della Conciliazione, e sulle strade che costeggiano le mura leonine fino ai Musei Vaticani, si siano accalcate in quei giorni milioni di persone provenienti da tutto il mondo, dei consueti furti ad opera dei borseggiatori neanche l’ombra. Niente di niente. E sì che, ogni anno, il Vaticano deve affrontare (e smaltire) un numero considerevole di cause civili e penali (nel corso del 2005 ci sono stati 486 procedimenti civili e 472 procedimenti penali).

Un risultato sorprendente, dunque, quello di aprile, sottolineato ieri anche dal promotore di giustizia vaticano, l’avvocato Nicola Picardi, il quale, nella lunga relazione inaugurale del nuovo Anno giudiziario (Ratzinger non ha imitato Papa Wojtyla che solitamente presenziava a questa cerimonia), ha spiegato come «la circostanza è ancora più eccezionale perché l’esperienza ci ha insegnato che il numero delle denunce, e quindi dei rapporti di Polizia Giudiziaria, aumentano in progressione geometrica nei periodi di maggiore affluenza di pellegrini e turisti e, nelle due circostanze sopra ricordate, vi è stata una affluenza straordinaria stimata in almeno sei milioni di persone».

Ma, a parte i dati del mese di aprile, a sentire Picardi non tutto del sistema giudiziario vaticano va a gonfie vele. E in particolare, secondo lui, sarebbe importante l’introduzione di alcuni accorgimenti strutturali. Innanzittuto, a suo dire, il Vaticano dovrebbe aderire al trattato di Schengen sì da perfezionare «le misure a tutela della sicurezza» in un’epoca segnata dal terrorismo internazionale.

E non solo. Bisognerebbe rafforzare gli organici dei magistrati per il tribunale e offrire maggiori incentivi «di carriera ed economici». Insomma, una vera e propria riforma del sistema giudiziario, con un conseguente aumento dell’organico per far fronte in modo degno al lavoro degli uffici cresciuto di parecchio negli ultimi anni.

La riforma della giustizia vaticana, dovrebbe prevedere anche la nomina di un giudice aggiunto e il potenziamento dell’istituto del Giudice unico. E ancora, ecco la richiesta di ammodernamento dei Tribunali implementandone, tra l’altro, il comparto statistico sul modello del Cantone di Zurigo, che pubblica annualmente quella che Picardi ha definito “una delle più complete ed elaborate raccolte europee di dati statistici sulla giustizia”.

Quanto ai contenuti del lavoro dei giudici, un forte monito rivolto contro gli eccessi di protagonismo della magistratura, è giunto ieri dal cardinale Edmund Casimir Szoka, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano: «Il giudice, e in particolare il giudice vaticano, così come ogni operatore della giustizia e chiunque sia investito da ‘munus publicum’, deve vincere ogni tentazione di sentirsi centro dell’azione giudiziaria, o addirittura di porsi al centro dell’attenzione .

Piuttosto, in silenziosa operosità, i giudici devono confrontarsi con la legge da applicare». Ad ascoltare il cardinale erano presenti, oltre alla Magistratura d’Oltretevere, il presidente ed il vicepresidente della Consulta, Annibale Marini e Giovanni Maria Flick, il procuratore generale della Corte d’Appello di Roma, Salvatore Secchione e Vincenzo Apicella, procuratore generale della Corte dei Conti.

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