Gaza indipendente: le conseguenze

GazaLegno storto 28 Settembre 2005

Gianni Pardo

R.A.Segre, forse il massimo competente di cose israeliane, recentemente ha fatto notare come, essendosi Israele ritirato da Gaza, contro questo territorio esso può “agire secondo le leggi della guerra verso uno Stato nemico e non secondo quelle restrittive delle «zone occupate»”. Queste parole sono più pesanti di ciò che si potrebbe pensare.

La ratio della protezione delle popolazioni occupate, secondo le varie Convenzioni di Ginevra, è che la potenza occupante, così come ha tutti i diritti di un potere sovrano, ha una parte dei suoi doveri. In primo luogo il rispetto degli innocenti. Fra due paesi in guerra invece, mentre le Convenzioni sono ancora da rispettare per quanto riguarda i prigionieri, le limitazioni nell’uso della violenza nei confronti del nemico sono pressoché inesistenti. La stessa volontà di uccidere quante più persone è possibile è quasi un “naturale negotii”, da quando il XX Secolo ha inaugurato il concetto di “guerra totale”.

Solo la totale mancanza di un significato militare potrebbe rendere moralmente criticabile un massacro: ma in passato tali massacri sono stati criticati solo se commessi dalle potenze sconfitte.

Un esempio di crimine di guerra nei confronti di una popolazione occupata è quello di Oradour sur Glane, in Francia (10 giugno 1944). I nazisti dettero fuoco ad una chiesa in cui avevano rinchiuso la popolazione del villaggio (642 persone) e distrussero poi l’intero villaggio. Questo non è ammissibile, dal punto di vista delle convenzioni internazionali.

Viceversa, quando i bombardieri inglesi ed americani distrussero Dresda (13-15 febbraio 1945), in un’azione del tutto sprovvista di significato militare, i morti furono fra cento e duecentomila (largamente superiori a quelli di Hiroshima) e tuttavia, tecnicamente, non si trattò d’un crimine di guerra. Fu un’azione orrenda ma giuridicamente irrilevante.

Dunque se prima Tsahal doveva stare attenta al proprio comportamento, a Gaza, in quanto essa costituiva territorio occupato, nel momento in cui Gaza diviene territorio straniero e da esso partono aggressioni di tipo militare (i razzi Kassam), Israele può benissimo replicare anche con attacchi aerei o salve di artiglieria contro la città stessa. Perfino mirando specificamente a mietere molte vittime civili: non diversamente da quanto hanno fatto tutte le potenze che hanno partecipato alla Seconda Guerra Mondiale e non diversamente da quanto hanno fatto i palestinesi  e Saddam Hussein con i loro missili.

Prima i palestinesi avrebbero potuto dire: “Voi avete i poteri di polizia, sta a voi sorvegliare il territorio ed arrestare i terroristi prima che agiscano. Non potete prendervela con i civili innocenti”. Ora gli israeliani possono dire ai palestinesi, esattamente negli stessi termini: “Voi avete i poteri di polizia, sta a voi sorvegliare il territorio ed arrestare i terroristi prima che agiscano. Diversamente considereremo le aggressioni in provenienza dal vostro territorio come provocazioni di guerra e ad esse risponderemo come si risponde alle aggressioni in tempo di guerra”.

Tutti sono stati molto lieti che Israele abbia sgomberato Gaza e l’abbia affidata all’Anp, rinunciando persino a sorvegliare il confine con l’Egitto. Ma nulla dice che i palestinesi non abbiano a pentirsi di questo “vantaggio”. Domani più che mai la loro integrità personale dipenderà dalla benevolenza di Israele, cui perfino le Convenzioni internazionali dànno ormai mano libera nelle risposte militari.

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