Calogero

“cercate ogni giorno il volto dei santi e traete conforto dai loro discorsi”

[Didaché IV, 2; CN ed., Roma 1978, pag. 32].

Calogero

di Rino Cammilleri

Era un anacoreta cartaginese del V secolo che, con alcuni compagni, sbarcò in Sicilia per predicare contro l’arianesimo. Essendo il cristianesimo religione ancora prevalentemente urbana, le campagne restavano in gran parte pagane. Calogero (nome dato agli eremiti, significa «venerabile») si insediò, dopo averla esorcizzata, in una grotta “sudorifera” presso Agrigento. In queste grotte si svolgevano antichissimi riti della fertilità che non dirado terminavano con sacrifici umani.

Ne uscì solo per questuare il pane da portare agli appestati durante un’epidemia. Temendo il contagio, glielo lanciavano dalle finestre. Ancora oggi la processione agrigentina in onore del Patrono si svolge col rituale lancio di pani benedetti sulla statua e sui portatori. Diversi ben pensanti, specie tra il clero, si indignano per questo pane “sprecato” (ma non lo è, perché lo si raccoglie e lo si consuma devotamente) e propongono di darlo ai «poveri» (ma ce ne sono ancora?), non avvedendosi di fare esattamente come Giuda nell’episodio della donna che profumava i piedi di Cristo.

Uno schietto popolano una volta ebbe a dire: «Vede, se venisse il Papa accorreremmo devoti e composti, e ci inginocchieremmo in modo civile. Ma se viene un parente o un amico carissimo che non vediamo da tempo, ci precipitiamo ad abbracciarlo, baciarlo, gli diamo delle pacche sulle spalle, gli diciamo biddazzu e mascaratu, stappiamo bottiglie e facciamo chiasso per festeggiarlo».

Certo, il rapporto che hanno i meridionali coi Santi non è molto spirituale, forse non è nemmeno granché educato. Ma non ci sembra che qualcuno abbia mai avuto un’idea migliore su come «vivere» e, dunque, manifestare il dogma cattolico della Comunione dei Santi, che sono vivi e non morti, e disposti a darci una mano.

il Giornale