L’altra faccia di Karl Marx (Prima parte)

marx&satanRichard Wurmbrand ha conosciuto direttamente il volto del “vero” comunismo ed ha sofferto, per la sua fede cristiana, quattordici anni di carcere nella Romania, suo paese natio. Il testo contenuto in questo documento è una riduzione dei capitoli più importanti del libro “L’altra faccia di Carlo Marx”, di R. Wurmbrand, edito da EUN (Copyright 1984, tutti i diritti riservati).

di R. Wurmbrand

1. GLI SCRITTI CRISTIANI DI MARX

Prima di diventare un economista e un comunista di fama, Marx era un umanista. Oggi un terzo dell’umanità è marxista. Il marxismo in una forma o in un’altra, è adottato anche da molti nei paesi capitalisti.

Marx, si dice, era profondamente umano. Era dominato da una sola idea: come aiutare le masse sfruttate. Ciò che le impoverisce, a quanto egli sosteneva, è il capitalismo. Una volta rovesciato questo sistema corrotto, dopo un periodo transitorio di dittatura del proletariato, emergerà una società in cui ognuno lavorerà in ragione delle proprie capacità, in fabbriche e aziende agricole appartenenti alla collettività, e sarà ricompensato in ragione delle proprie necessità. Non vi sarà uno Stato che governi gli individui; non vi saranno guerre, non rivoluzioni, ma soltanto una fratellanza eterna, universale.

Affinchè le masse conseguano la felicità, occorre qualche cosa di più che la semplice distruzione del capitalismo. Marx scrive: «L’abolizione della religione, come illusoria felicità dell’uomo, è un requisito della loro reale felicità» (1).

Marx era antireligioso perché la religione impedisce l’adempimento dell’ideale comunista, che egli considerava come la sola soluzione dei problemi del mondo: così i marxisti spiegano la loro posizione. Nella sua prima gioventù Karl Marx si professava cristiano. La sua prima opera scritta è intitolata L’unione dei fedeli con Cristo. In essa leggiamo queste bellissime parole: «Attraverso l’amore di Cristo volgiamo al tempo stesso i nostri cuori verso i nostri fratelli che sono intimamente a noi legati e per i quali Egli dette se stesso in sacrificio».

Così Marx conosceva un modo perché gli uomini diventassero fratelli gli uni con gli altri: il Cristianesimo.

Egli continua: «L’unione con Cristo potrebbe dare un’intima elevazione, il conforto del dolore, una fiducia tranquilla e un cuore suscettibile all’amore umano, ad ogni cosa che sia nobile e grande, non per amore di ambizione e gloria, ma soltanto per amore di Cristo» (3).

Pressappoco nello stesso tempo, Marx scrive nella sua tesi Considerazioni di un giovane sulla scelta di una carriera: «La religione stessa ci insegna che l’Ideale verso il quale tutti tendono, sacrificò Se stesso per l’umanità, e chi mai oserà contestare questa aspirazione? Se abbiamo scelto la posizione nella quale possiamo compiere quanto è più possibile per Lui, allora non potremo mai essere schiacciati dal nostro fardello, perché sono soltanto sacrifici fatti per il bene di tutti» (4).

Finanche in un libro astruso di economia politica come Il Capitale, nel quale le considerazioni circa la religione sono ovviamente di scarsa importanza, il maturo ed anti-religioso Marx scrive, completamente fuori dal contesto, «Il Cristianesimo è la forma più idonea di religione» (5).

Note:

1) Marx, Karl. Friedrich Engels, Zur Kritik der Hegelschen Rechtphilosophie, Einleitung («Critica della filosofia del diritto Hegeliana», Introduzione), MEGA I, i (1), 607-608.

2) Rev. Paul Oestreicher, Sermons from Great St. Mary’s, Londra, Fontana, 1969, 278-280.

3) Marx, Karl, Die Vereinigung der Glàubigen mit Christo («L’unione dei fedeli con Cristo»), MEW, Supplemento, Vol. I, 600.

4) Marx, Karl, Betrachtung eines Jùnglings bei der Wahl eines Berufes («Considerazioni di un giovane sulla scelta di una carriera»), MEW, Suppl., Vol. I, 594. Anche in Payne, 34.

5) Marx, Karl, Das Kapital («Il capitale»), New York, Cerf & Klopfer, The Modern Library, 1906, 91.

2. OULANEM VUOLE VENDETTA

Poco dopo che Marx ebbe ricevuto il diploma, nella sua vita accadde qualche cosa: divenne profondamente, appassionatamente anti-religioso. Incominciò a emergere un nuovo Marx.

Egli scrive in un poema: «Desidero vendicarmi contro quell’Uno che regna lassù» (1). Così era convinto che lassù ci fosse Uno che regna. Era in lite con Lui. Ma quell’Uno lassù non gli aveva fatto nulla di male. Marx apparteneva a una famiglia relativamente benestante, non aveva sofferto la fame nella propria infanzia. Stava molto meglio di molti suoi compagni di scuola. Che cosa aveva prodotto questo terribile odio contro Dio?

A una età in cui ogni giovanotto normale ha sogni di far del bene agli altri e di preparare una bella carriera per se stesso, perché dovrebbe aver scritto questi versi nel suo poema Invocazione d’un disperato?

Su in alto costruirò il mio trono,

Fredda e tremenda sarà la sua vetta.

Terrore superstizioso ne sarà il baluardo,

Suo ministro, l’angoscia più nera.

Chi lo guarderà con occhio sano

Distoglierà pallido e muto come morto lo sguardo,

Afferrato da forza di morte cieca e tremante.

Possa la buona sorte scavargli la tomba (2)

Marx sognava di rovinare il mondo creato da Dio. In un altro poema diceva:

Potrò allora marciare in trionfo,

Come un dio, fra le rovine del loro regno.

Ogni mia parola è fuoco e azione

Il mio petto è uguale a quello del Creatore.

(Citato in «Deutsche Tagespost», Germania Occidentale, 31 dicembre 1982.)

Le parole «Su in alto costruirò il mio trono» e la confessione che da colui che siede su questo trono, emaneranno soltanto terrore e angoscia, ci rammentano l’orgogliosa vanteria di Lucifero: «Io salirò in cielo, eleverò il mio trono al disopra delle stelle di Dio» (Isaia 14:13).

Ma perché Marx desidera questo trono? La risposta si trova in un dramma poco conosciuto che compose anche durante i suoi inni da studente. Si intitola Oulanem. Per spiegare questo titolo bisogna fare una digressione.

Esiste una “chiesa satanista”. Uno dei suoi riti è la messa nera, che i satanisti recitano a mezzanotte. Nei candelieri sono poste candele nere rovesciate. Il “sacerdote” dice tutto ciò che è prescritto nel libro di preghiere, ma le legge dalla fine verso il principio; i nomi della divinità vengono letti pronunciandoli alla rovescia. Un crocifisso è fissato pure alla rovescia, oppure viene calpestato. Durante la messa nera viene bruciata una Bibbia. Tutti i presenti promettono di commettere ogni peccato, e di non fare mai nulla di buono. Segue un’orgia.

È caratteristico che Oulanem sia un’inversione del nome biblico per Gesù che in ebraico significa: « Dio con noi ». Simili inversioni di nomi sono caratteristici della magia nera; saremo capaci di capire il dramma Oulanem soltanto alla luce di una strana confessione che Marx fece in un poema chiamato Il giocatore (3), più tardi rappresentato da lui stesso e dai suoi seguaci:

Sorgono i vapori infernali e mi riempiono il cervello

Sin che impazzisco e mi si cambia il cuore.

Vedi tu questa spada?

Me l’ha venduta il prìncipe delle tenebre.

Per me batte l’ore e dà i segni.

Sempre più audacemente suono la danza della morte.

Questi versi assumono uno speciale significato, quando apprendiamo che nei riti della più alta iniziazione nel culto satanista viene venduta al candidato una “spada incantata” che garantisce il successo. Egli la paga firmando un patto col sangue estratto dai suoi polsi, per cui la sua anima, dopo morte, apparterrà a Satana.

Cito ora dal dramma Oulanem:

Ed essi son anche Oulanem,

Oulanem, Il nome risuona ancora come la morte,

Risuona ancora sino a spegnersi miseramente. (4)

Ho però nelle mie giovani braccia,

Di che stringervi e schiacciarvi (l’umanità personificata)

Con la forza d’una tempesta,

Mentre per entrambi l’abisso si disserra nel buio.

Sprofonderai, ed io ti seguirò ridendo,Vieni con me, amico!» (5)

Marx desidera trascinare tutta l’umanità nell’abisso riservato per il Diavolo e i suoi angeli (si veda Apocalisse 20:3).

Chi parla attraverso Marx in questo dramma? È ragionevole attendersi che un giovane studente mantenga come sogno della sua vita la visione dell’umanità, mentre penetra nell’abisso delle “tenebre eterne”, mentre egli stesso ride seguendo coloro che ha guidato verso l’incredulità? In nessun luogo al mondo questo ideale è coltivato, eccetto che nei riti iniziatici della chiesa satanista, ai suoi gradi più elevati.

Viene il momento della morte, per Oulanem. Le sue parole sono:

Rovina, rovina. Il mio tempo è trascorso.

L’orologio s’è fermato, la minuscola casa è crollata,

Presto stringerò al mio petto l’eternità

Presto ululerò colossali anatemi sull’umanità (6).

Erano piaciute a Marx le parole di Mefistofele nel Faust: «Tutto ciò che esiste, merita d’essere distrutto». Tutto: compreso il proletariato e i compagni. Marx citava queste parole in «Il 18 Brumaio» (7). Stalin si è fondato su quelle, e ha distrutto la sua stessa famiglia.

La setta satanista non è materialista: crede nella vita eterna. Oulanem, la persona in nome della quale Marx parla, non contesta la vita eterna. Egli la afferma, però come una vita d’odio esaltato all’estremo. Merita osservare che eternità, per i demoni, significa «tormento».

È lo stesso per Marx:

Ah! L’eternità! È il nostro perpetuo dolore,

Un’indescrivibile, incommensurabile Morte (8).

Incominciamo a capire che cosa sia accaduto al giovane Marx. Era partito da convinzioni cristiane, ma non aveva condotto una vita ad esse adeguata. La sua corrispondenza col padre dà testimonianza del suo sperperare grandi somme di danaro in divertimenti e del suo continuo contestare l’autorità paterna circa questo ed altro. Allora verosimilmente può essere avvenuto il suo indottrinamento nella chiesa altamente segreta di Satana, e che sia stato iniziato ai suoi riti. Satana, che i suoi adoratori vedono nelle loro orge allucinanti, parla per loro bocca. Così Marx ne è soltanto il portavoce quando nel suo poema Invocazione d’un disperato pronuncia le parole: « Io desidero vendicarmi contro quell’Uno che regna lassù ». Ed ecco la fine di Oulanem:

Se vi è qualcosa che possa distruggere,

Vi piomberò dentro, anche se porterò il mondo

Nella rovina.

Il mondo che sorge fra me e l’abisso,

Lo farò a pezzi, con le mie

Durevoli maledizioni.

Stringerò fra le mie braccia la sua dura realtà,

Abbracciandomi, il mondo perirà in silenzio,

E sprofonderà nell’estremo nulla.

Perire, senza esistenza: questo sarebbe

Realmente vivere (9).

Marx è stato ispirato probabilmente dalle parole del marchese de Sade: «Aborro la natura… vorrei spaccare il suo pianeta, ostacolare il suo procedere, arrestare le orbite degli astri, rovesciare i globi che galleggiano nello spazio, distruggere ciò che serve la natura, proteggere ciò che le nuoce, in una parola desidero insultarla nelle mie opere… forse saremo capaci di attaccare il sole, privarne l’universo o adoperarlo per dar fuoco al mondo. Questi sarebbero veri delitti».

Perché de Sade e Marx volevano propagare cose tanto orribili? Il primo lo dice. Egli loda gli scrittori che hanno come unico scopo, quando stampano i loro spaventevoli sistemi, di estendere dopo la loro morte il numero dei loro delitti. Non possono più commetterli, ma i loro scritti maledetti fanno sì che gli uomini li compiano, e questa “dolce idea” li conforta sul letto di morte.

In Oulanem Marx segue l’obiettivo del Diavolo: consegnare alla dannazione l’intera razza umana. Oulanem è probabilmente l’unico dramma al mondo in cui tutti i personaggi sono consapevoli della loro corruzione, e la ostentano e la celebrano con convinzione. In questo dramma non c’è bianco e nero, non vi esistono Claudio e Ofelia, Jago e Desdemona. Qui tutti son neri e rivelano aspetti mefistofelici. Tutti sono satanici, corrotti e dannati dal destino.

Note:

1) Marx, Karl, Des Werzweiflenden Gebet (« Invocazione di un disperato »), ibid. 30.

2) Ibid. 30-31.

3) Marx, Karl, Spielmann (« Il giocatore »), ibid. 57-58.

4) Marx, Karl, Oulanem, Atto 1, scena 1, ibid. 60.

5) Atto 1, scena 2, ibid. 63.

6) Atto 1, scena 3, ibid. 68.

7) Marx, Karl, Louis Bonaparte («Il 18 Brumaio»), MEW VIII, 119. « Marx, Karl, Oulanem, Atto 1, scena 3, MEGA I, i (2), 68.

8) Marx, Karl, Oulanem, Atto 1, scena 3, ibid. 68.

9) Ibidem.

3. STRANI RITI NELLA FAMIGLIA DI MARX

Quando scriveva queste cose Marx, un genio prematuro, aveva diciott’anni. Il programma della sua vita era già stabilito. Non vi era accenno di servire l’umanità, il proletariato o il socialismo. Desiderava portare il mondo in rovina. Desiderava costruire per sé un trono la cui difesa doveva essere il brivido di paura degli uomini.

La seguente citazione è tratta da un epigramma di Marx su Hegel (1)

Perché ho scoperto il più alto,

E perché ho trovato il più profondo, con la meditazione,

Son grande come un Dio;

Come Lui, mi rivesto dell’oscurità.

(Citato da « Deutsche Tagespost, Germania, 31 dicembre 1982.)

Nel suo poema «La vergine pallida» (2) Marx scrive:

Così ho perduto il cielo, Lo so ben io.

La mia anima, un tempo fedele a Dio,

È destinata all’inferno.

Non c’è bisogno di commenti.

All’inizio, Marx aveva ambizioni artistiche. I suoi poemi e il dramma sono importanti in quanto rivelano il suo stato d’animo; ma essendo privi di valore letterario non ricevettero nessun riconoscimento. La mancanza di successo nel dramma ci ha dato un Goebbels, il ministro nazionalsocialista della propaganda; l’insuccesso in filosofia, ci ha dato un Rosemberg, il filosofo del razzismo tedesco; la mancanza di successo in pittura ed architettura ci ha dato un Hitler.

Anche Hitler era poeta. Si può star certi che non abbia mai letto le poesie di Marx, la somiglianza però è sorprendente. Nei suoi poemi egli cita le stesse pratiche sataniste. Ne cito una:

Nelle notti tempestose vado talvolta

Alla quercia di Wotan nel silente giardino

Per stringere un patto con le forze oscure…

Il chiaro di luna fa apparire caratteri runici

Tutti coloro che erano straordinari durante il giorno

Diventano piccoli di fronte alla formula magica…

(Muller, Schoenhausen, « La soluzione dell’enigma Adolf Hitler»).

Wotan è il dio principale della mitologia tedesca. I caratteri runici erano i segni che a quei tempi si usavano per scrivere.

Hitler abbandonò ben presto la carriera poetica; così Marx, che la cambiò per quella di un rivoluzionario in nome di Satana, contro una società che non aveva apprezzato i suoi poemi. Questo, è in modo persuasivo un motivo per la sua ribellione; un altro motivo, l’essere disprezzato per le sue origini ebraiche.

Due anni dopo le preoccupazioni espresse da suo padre, nel 1839, il giovane Marx scrisse «La differenza fra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro», nella prefazione della quale si allineava con Eschilo: «Nutro odio contro tutti gli dèi» (3). Egli specificava dicendo di essere contro tutti gli dèi in terra e in cielo che non riconoscono l’autoconsapevolezza umana come la divinità suprema.

Marx era un nemico dichiarato di tutti gli dèi, un uomo che aveva acquistato la sua spada dal principe delle tenebre, al prezzo della propria anima. Aveva dichiarato che il proprio scopo era l’attirare tutta l’umanità nell’abisso, e seguirla ridendo. Sua figlia Eleanor dice che, quando erano bambine, Marx aveva raccontato molte storie a lei e alle sue sorelle. Quella che le piaceva di più parlava di un certo Hans Rockle.

«Il racconto di quella storia durava mesi e mesi, perché era una storia lunga, lunga, e non finiva mai. Hans Rockle era una strega… che aveva un negozio con giocattoli e molti debiti… Benché fosse una strega, era sempre in ristrettezze finanziarie. Perciò doveva vendere, contrariamente alla propria volontà, tutte le sue cose belle, l’una dopo l’altra, al Diavolo… alcune di queste avventure erano orribili, e facevano rizzare i capelli» (4).

È normale per un padre raccontare ai suoi bambini piccini storie terrificanti circa il vendere al Diavolo i propri tesori più cari? Robert Payne, nel suo libro Marx (5), racconta anche lui di questo fatto con ampi particolari, come riferiti da Eleanor. Come l’infelice Rockle, la maga, vendesse i giocattoli con riluttanza. Tenendoseli stretti fino all’ultimo momento. Ma dato che aveva fatto un patto col Diavolo, non c’era scampo.

Il biografo di Marx continua: «Scarsi dubbi possono esservi che quelle storie interminabili fossero autobiografiche… Egli aveva la visione del mondo del diavolo, e la sua malignità. Talvolta sembrava sapesse che stava compiendo opere di male» (6).

Quando Marx aveva finito Oulanem e gli altri suoi primi poemi in cui scriveva di avere un patto col Diavolo, non pensava al socialismo. Addirittura lo combatteva. Era redattore di una rivista tedesca, la « Rheinische Zeitung» (7), che « non concede alle idee comuniste neppure una validità teorica nell’attuale forma, tanto meno desidera la loro realizzazione pratica, che ad ogni modo considera impossibile… I tentativi da parte delle masse di applicare le idee comuniste, possono trovar risposta col cannone non appena diventino pericolosi… ».

Note:

1) Marx, Karl, «Hegel», ibid. 41-42.

2) Marx, Karl, «Das bleiche maedchen» («La fanciulla pallida»), ibid.

3) Marx, Karl, Ueber die differenz der demokritischen und Epikurischen Naturphilosophie, Vorrede (« La differenza fra la filosofia naturale di Democrito ed Epicuro », prefaz.), ibid. 10.

4) Von Westphalen, Jennyy, Mohr und General, Erinnerungen an Marx und Engels (« Il moro e il generale, ricordi di Marx ed Engels »), Berlino, Dietz Verlag, 1964, 273-274.

5) Payne, Robert, Marx, New York, Simon & Shuster, 1968, 317.

6) Ibid.

7) Marx, Karl, « Die Rheinische Zeitung » (« Il Giornale renano ») (Il Comunismo e il Giornale di Augsburg « Ausburger Allgemeine »), MEGA I, i (1), 263.

4. MARX INCONTRA HESS E BAKUNIN

Dopo di aver raggiunto questa fase del suo pensiero, Marx conosce Moses Hess, l’uomo che rappresentò la parte più importante nella sua vita, e che gli fece abbracciare l’ideale socialista.

Hess lo chiama «il dottor Marx, il mio idolo, che darà l’ultimo calcio alla religione» (1). Ecco, dunque, il suo primo scopo era dare un calcio alla religione, non era il socialismo.

Georg Jung, altro amico di Marx in quell’epoca, nel 1841 scrive ancor più chiaramente che Marx di certo scaccerà Dio dal suo cielo e gli farà addirittura causa.

Queste erano dunque le aspettative di coloro i quali iniziarono Marx alle profondità del satanismo. Non era affatto vero che Marx albergasse ideali sociali elevati al proposito di aiutare l’umanità, che la religione fosse un ostacolo per l’adempimento di questo ideale, e che per questa ragione Marx avesse abbracciato un atteggiamento antireligioso. Marx già odiava ogni nozione di Dio, e in particolare il Cristianesimo. Era disposto ad essere l’uomo che avrebbe cacciato Dio. Tutto ciò prima ancora che avesse aderito al socialismo. Il socialismo era soltanto l’esca per indurre proletari e intellettuali ad abbracciare questo diabolico ideale.

Quando i sovietici, ai primi tempi, adottarono lo slogan «scacciamo i capitalisti dalla terra e Dio dal cielo», non facevano che adempiere il retaggio di Karl Marx.

Una delle peculiarità della magìa nera, come abbiamo già detto, sta nell’inversione dei nomi. Le inversioni permeavano a tal punto tutto il modo di pensare di Marx, che egli le adoperava dovunque. Rispose alla Filosofia della miseria di Proudhon con un altro volume intitolato La miseria della Filosofia; scrisse anche « Dobbiamo usare anziché l’arma della critica, la critica delle armi» (2) ecc.

Marx non parlava molto, pubblicamente, di metafisica, ma possiamo dedurre il suo modo di vedere dalle persone con le quali si incontrava. Uno dei suoi compagni nella Prima Internazionale era l’anarchico russo Mikhail Bakùnin, che scriveva:

«Il Maligno rappresenta la ribellione satanica contro l’autorità divina, ribellione nella quale vediamo il germe fecondo di tutte le emancipazioni umane, la Rivoluzione. I socialisti si riconoscono l’un l’altro con le parole: “Nel nome di Colui al quale è stata commessa una grande ingiustizia”. Satana è l’eterno ribelle, il primo libero pensatore ed emancipatore dei mondi. Egli fa sì che l’uomo si vergogni della sua bestiale ignoranza e obbedienza; lo emancipa, imprime sulla sua fronte il suggello della libertà e dell’umanità, spronandolo a disobbedire e a mangiare il frutto della conoscenza» (3).

Bakùnin non si limita a lodare Lucifero; ha un programma concreto di rivoluzione, ma non tale da liberare il povero dallo sfruttamento. Egli scrive: « In questa rivoluzione dovremo risvegliare il Diavolo nelle persone, dovremo attizzare in loro le più basse passioni. La nostra missione è distruggere, non edificare. La passione per la distruzione è una passione creativa».

Karl Marx formò la Prima Internazionale insieme con Bakùnin, e avallò questo strano programma. Marx ed Engels dissero nel «Manifesto Comunista», che il proletario vede la legge, la moralità e la religione, come «altrettanti pregiudizi borghesi, dietro i quali si nascondono in agguato altrettanti interessi borghesi» (4).

Bakùnin rivela che Proudhon, un altro dei principali pensatori socialisti, che in quell’epoca era amico di Karl Marx, «adorava anche lui Satana» (5). Hess aveva presentato Marx a Proudhon, che aveva adottato per la sua capigliatura lo stesso stile tipico della setta satanista del diciannovesimo secolo di Joanna Southcott.

Proudhon ne «La filosofia della miseria», dichiarava: «Vieni, Satana», egli esclama, « calunniato dai piccoli e dai re». «Dio è stupidità e codardia; Dio è ipocrisia e falsità; Dio è tirannia e povertà; Dio è malvagio. … Io giuro, Dio, con la mano distesa verso il cielo, che non sei niente più che l’esecutore della mia ragione, lo scettro della mia coscienza…» (6). Simili pensieri non sono originali, sono il contenuto usuale delle prediche nel culto satanista.

Più tardi Marx litigò con Proudhon, e scrisse un libro per contraddire « La filosofia della miseria ». Ma Marx contraddiceva soltanto dottrine economiche di minore importanza. Non aveva obiezioni alla ribellione demoniaca di Proudhon.

Heinrich Heine, il celebre poeta tedesco, era un terzo amico intimo di Marx. Era anche lui un appassionato di Satana, che descriveva come «delizioso e affascinante» (cfr. Ristory of the devil, di Paul Carus, Bell Publ. Co. p. 435.)

Marx la pensava come queste persone del suo ambiente. Lunacharskij, un filosofo eminente che era stato ministro dell’Educazione nell’Unione Sovietica, scrisse in «Socialismo e Religione» che Marx aveva messo da parte ogni contatto con Dio e aveva portato Satana alla testa delle colonne in marcia del proletariato (7).

A questo punto è essenziale dichiarare fermamente che Marx e i suoi compagni, sebbene “anti-Dio”, non erano atei come si descrivono i marxisti attuali. Infatti, sebbene inveissero apertamente contro Dio e lo insultassero, essi odiavano un Dio nel quale credevano. Non è la sua esistenza che viene contestata; ma la sua supremazia.

Quando la rivoluzione scoppiò in Parigi nel 1871, il comunardo Flourens dichiarò: «Il nostro nemico è Dio. L’odio verso Dio è il principio della saggezza».

Marx lodava altamente i comunardi, che proclamavano apertamente questo fine. Ma che cosa ha a che fare tutto ciò con una più equa distribuzione dei beni, o con migliori istituzioni sociali? Queste sono soltanto bardature esteriori per nascondere lo scopo reale: lo sradicamento totale di Dio e del suo culto. Oggi vediamo le prove di ciò in paesi come la Cina Rossa, l’Albania, la Corea del Nord, dove sono state chiuse tutte le chiese, le moschee e le pagode.

Note

1) Hess Moses, Lettera del 2 settembre 1841 a berthold Auerbach, MEGA I, 1 (2), 261.

2) Marx, Karl Zur Kritik del Hegelschen Rechtsphilosophte, Einleitung («Critica della filosofia hegeliana del diritto», introduzione), MEGA I, i, (1) 614

3) Bakunin, Mikhail, God and the State («Dio e lo Stato»), New York, Dover Publications, 1970, 112

4) Gul, Roman, Dzerjinskij, Parigi, a cura dell’Autore, 1936 (in russo), 81

5) Enzensberger, Hans, op. cit., 407

6) (…)

7) (…)

5. POESIA DIABOLICA

Nei poemi di Marx «Invocazione di un disperato» e «Orgoglio umano», la suprema invocazione dell’uomo è per la propria grandezza. Se l’uomo è condannato a perire attraverso la propria grandezza ribelle, sarà una catastrofe cosmica, ma egli morirà come un essere divino, compianto dai demoni. La ballata di Marx «Il Giuocatore» registra le lamentele del cantore contro Dio. Emerge dai tenebrosi abissi dell’Inferno «che tormenta la mente ed ammalia il cuore, e la sua danza è la danza della morte» (1).

Il menestrello sguaina la sua spada e la getta nell’anima del poeta. L’arte che emerge dai tenebrosi abissi dell’inferno, e tormenta la mente… Questo ci ricorda le parole del rivoluzionario americano Jerry Rubin in Do It: «Abbiamo combinato gioventù, musica, sesso, droga e ribellione, col tradimento: e questa è una combinazione difficile da battere» (2).

Nel suo poema «Orgoglio umano» Marx ammette che il suo scopo non è di migliorare il mondo, riformarlo o rivoluzionarlo, ma semplicemente di rovinarlo e godere al vederlo andare in rovina:

Con sdegno lancerò il mio guanto

Sulla faccia del mondo, in pieno,

E vedrò il crollo di questo pigmeo gigante

La cui caduta non spegnerà il mio ardore

Andrò poi, come un dio vittorioso, alla ventura

Tra le rovine del mondo

E dando alle mie parole forza d’azione

Mi sentirò pari al Creatore (3).

Note:

1) Marx, Karl, Spielmann («Il giocatore»), MEGA I, i (2), 50.

2) Rubin, Jerry, Do it, New York, Simon & Schuster, 1970, 249.

3) Marx, Karl, Menschenstolz («Orgoglio umano»), MEGA I, i (2), 50.

6. LE VITE DEVASTATE DI MARX ED ENGELS

Arnold Kunzli, nel suo volume «Karl Marx: uno psico-dramma» (1) descrive la vita di Marx, nella quale sono inclusi i suicidi di due figlie e di un genero. Tre figli morirono di malnutrizione. Anche la figlia Laura, sposata col socialista Laforgue, vide morire tre dei suoi figlioli. Quindi lei e il marito si uccisero insieme. Un’altra figlia, Eleonora, decise di fare lo stesso col marito. Essa morì, lui si ritirò all’ultimo momento.

Marx non sentì nessun obbligo di guadagnarsi di che mantenere la propria famiglia, benché avesse potuto farlo facilmente data la sua vasta conoscenza delle lingue. Visse accattando da Engels. Ebbe un figlio illegittimo da una delle sue donne di servizio, e più tardi lo attribuì a Engels, che accettò di prestarsi al gioco. Beveva forte. Rjazanov, Direttore dell’Istituto Marx-Engels di Mosca, ammette questo fatto nel suo libro «Karl Marx, uomo, pensatore e rivoluzionario» (2).

Visto che abbiamo citato Engels, è opportuno dire qualche parola a suo proposito. Engels era stato educato in una famiglia pietista, e nella sua gioventù aveva composto bellissimi poemi cristiani.

Dopo che ebbe conosciuto Marx, scrisse di lui: «Chi si dà alla caccia con ardore selvaggio? Un uomo tenebroso di Treviri» (luogo di nascita di Marx); «un notevole mostro. Non cammina né corre, balza sui talloni e infierisce, pieno d’ira come se volesse afferrare la tenda ampia dei cieli e gettarla sulla terra. Distende le braccia in alto nell’aria; stringe i pugni minacciosi e infuria incessantemente, come se diecimila diavoli lo trascinassero per i capelli» (3).

Engels cominciò ad allontanarsi dalla fede cristiana dopo aver letto il libro dell’eretico Bruno Bauer, dopodiché si associò a colui che egli stesso aveva definito «un mostro posseduto da diecimila diavoli» (4).

Bruno Bauer era un teologo liberale, creatore del “cristianesimo materialistico”, che affermava che Gesù era un uomo qualunque. Bauer scriveva al suo amico Arnold Ruge, anche lui amico di Marx e di Engels, il 16 dicembre 1841: «Qui all’Università tengo le mie lezioni dinanzi a un vasto pubblico. Non riconosco me stesso quando pronuncio dalla cattedra le mie bestemmie! Sono tanto grandi che questi ragazzi, che nessuno dovrebbe offendere, alla fine hanno i capelli ritti. … Il mio spirito blasfemo sarà soddisfatto soltanto se sarò autorizzato a predicare apertamente come professore del sistema ateo» (5).

L’uomo che convinse Engels a diventare comunista fu lo stesso Moses Hess che aveva già convinto Marx. Dopo aver conosciuto Engels a Colonia, Hess scrive: «Si separò da me come un comunista ultrazelante. È così che produco devastazioni… » (6). Produrre devastazioni: era questo lo scopo supremo di Hess nella vita?

Rolv Heuer descrive la vita finanziaria sregolata di Marx, in «Genio e ricchezze»: «Mentre era studente a Berlino, il figlio di papà Marx riceveva 700 talleri l’anno come assegno» (7). Questa era una somma enorme perché a quell’epoca soltanto un cinque per cento della popolazione aveva un reddito annuo superiore ai 300 talleri. Durante il corso della sua vita Marx ricevette da Engels circa sei milioni di franchi francesi (cifre dell’Istituto Marx-Engels).

Egli bramava sempre qualche eredità. Mentre un suo zio era in agonia, Marx scrisse: «Se quel cane morisse, io sarei fuori dai guai» (8), al che Engels rispondeva: « Mi congratulo con voi per la malattia di colui che ostacola un’eredità, e spero che la catastrofe accada adesso» (9).

Quindi il « ane» morì. Marx scrive, in data 8 marzo 1855: «Un evento molto lieto. Ieri ci è stato detto della morte dello zio 90enne di mia moglie. Mia moglie riceverà circa 100 lire sterline; anche di più, se il vecchio cane non ha lasciato una parte del suo danaro alla signora che amministrava la sua casa».

Non aveva sentimenti più gentili per coloro che gli erano molto più vicini di quello zio. Non era in relazione con la propria madre. Nel dicembre 1863 scrisse a Engels: «Due ore fa è arrivato un telegramma per dirmi che mia madre è morta. Il Fato aveva bisogno di prendere un membro della famiglia. Io avevo già un piede nella tomba. In queste circostanze, sono più necessario io che la vecchia donna».

«Debbo andare a Treviri per l’eredità» (10). Questo è tutto ciò che aveva da dire a proposito della scomparsa di sua madre.

Marx perdette molto denaro alla Borsa, dove lui, l’economista, sapeva soltanto perdere. Dato che la setta satanista è strettamente segreta, esistono solo pochi indizi sulla possibilità che Marx le fosse legato. Un altro anello della catena di prove già considerate potrebbe trovarsi nella sua stessa vita sregolata.

Marx era un intellettuale di grosso calibro, e così anche Engels. Ma la loro corrispondenza è piena di oscenità, non comuni davvero in quella classe sociale. Il turpiloquio vi abbonda, e non c’è una sola lettera nella quale si senta un idealista che parla del suo sogno umanistico o socialista. Benché fosse ebreo, quanto a stirpe, scrisse un pernicioso libro anti-ebraico intitolato «La questione ebraica».

Nel 1856 scrisse sulla «New York Tribune» un articolo intitolato «Il prestito russo» nel quale leggiamo: «Sappiamo che dietro ogni tiranno c’è un ebreo, come c’è un gesuita dietro ogni papa. Come l’esercito dei gesuiti uccide ogni libero pensiero dal quale il desiderio degli oppressi potrebbe avere possibilità di successo, così l’utilità delle guerre promosse dai capitalisti cesserebbe, se non fosse per gli ebrei che rubano i tesori dell’umanità.

 Il fatto che gli ebrei siano diventati tanto forti da mettere in pericolo la vita del mondo, ci induce a svelare la loro organizzazione, i loro scopi, affinchè il loro lezzo possa risvegliare i lavoratori del mondo a combatterli e ad eliminare un simile cancro» (11). Forse che Hitler diceva di peggio?

Molti altri comunisti ebrei imitarono Marx nel suo odio contro gli Israeliti.

L’ebrea Ruth Fisher, ben nota dirigente comunista tedesca, membro del Parlamento, disse: «Schiacciate i capitalisti ebrei, appiccateli alle lanterne; calpestateli sotto i vostri piedi» (Ossip Flechtsheim, «Il partito comunista di Germania, nella repubblica di Weimar», Offenbach 1948).

Perché soltanto i capitalisti ebrei e non anche gli altri? è una domanda che rimane senza risposta. Marx odiava gli ebrei, ma anche i tedeschi. Egli parlava de «lo stupido popolo tedesco… la disgustosa ristrettezza mentale nazionale dei tedeschi…» e diceva che «tedeschi, cinesi ed ebrei debbono essere paragonati a venditori ambulanti e piccoli commercianti» (12). I russi, li chiamava «mangiacavoli» (13). I popoli slavi «rifiuti etnici» (14).

Nel suo riepilogo annuale del 1848 Marx scrive della «plebaglia slava»: in cui sono compresi russi, cèchi e croati. Queste «razze retrograde» non potevano attendersi nulla dal destino, all’infuori «dell’immediato compito di perire nella tempesta rivoluzionaria del mondo». «La futura guerra mondiale farà scomparire dalla faccia della terra non solo le classi reazionarie e le dinastie, ma interi popoli reazionari. E questo sarà il progresso». «Il loro stesso nome scomparirà» (Cit. in Bertrand Wolfe, Marxism, New York, Dial Press, 1965).

Engels scriveva seguendo lo stesso filone: «La prossima guerra mondiale sarà causa della scomparsa di molti popoli reazionari. Anche questo è progresso» (M.E.W., volume VI, p. 176).

Marx identificava la gente nera con l’espressione «idioti» e nella corrispondenza privata faceva uso del termine «nigger», che in America è considerato offensivo.

Chiamava il suo rivale, Lassalle, «the Jewish nigger», come chi dicesse «quel negraccio giudaico» e precisava chiaramente che non lo intendeva come epiteto di disprezzo per una sola persona. «Mi appare ora assolutamente chiaro che, come dimostrano tanto la forma della sua testa che la struttura dei suoi capelli, discende dai Negri che presero parte alla fuga di Mosè dall’Egitto (a meno che sua madre o sua nonna dal lato paterno non abbiano avuto un’ibridazione con un negro)… l’indiscrezione con la quale si fa avanti è anche tipicamente negresca».

Marx difendeva anche lo schiavismo nord-americano. Per questo litigò col suo amico Proudhon. Quest’ultimo aveva preconizzato l’emancipazione degli schiavi negli Stati Uniti. Marx aveva risposto: «Senza lo schiavismo, l’America del Nord, il paese dove è maggiore il progresso, si trasformerebbe in un paese patriarcale. Cancella l’America del Nord dalla carta del mondo, e avrai l’anarchia: il completo decadimento del commercio e della civiltà moderni. Abolisci la schiavitù ed avrai cancellato l’America dalla carta delle nazioni» (citato in Karl Marx Racist («K.M. razzista» di Nathaniel Weyl, Arlington House).

Marx scrisse anche To the devil the British, «Al diavolo i Britannici» (M.E.W., volume XXXV, p. 122). Ralph Buultjen pubblicò un libro intitolato «Il segreto mortale di Karl Marx». In esso dimostrava che Marx aveva generato un figlio illegittimo e occultò il fatto, conformandosi così alla morale vittoriana. Engels accettò di far passare il bambino come suo, ma non se ne occupò mai; cosicché crebbe in povertà.

Nel «Manifesto comunista» Marx aveva inveito contro i capitalisti, « che avevano a loro disposizione le mogli e le figlie dei loro proletari». Marx aveva avuto questo bambino dalla sua donna di servizio Helen Demuth.

La figlia preferita di Marx era Eleanor. La chiamava Tussy, e diceva frequentemente «Tussy è come me». Essa fu sconvolta quando seppe di quel fatto da Engels sul letto di morte. Si uccise più tardi, come fece anche sua sorella Laura.

C’è anche una macchia ancor più oscura nella vita del grande rivoluzionario Karl Marx. Il periodico tedesco «Reichsruf» del 9 gennaio 1960 pubblicò la notizia che il Cancelliere austriaco Raabe aveva regalato a Nikita Chruscev, allora dittatore dell’Unione Sovietica, una lettera originale di Karl Marx. Chruscev non la gradì, perché era una prova che Marx era stato un informatore prezzolato della Polizia austriaca, che spiava sui rivoluzionari.

La lettera era stata trovata accidentalmente in un archivio segreto. Dimostrava che Marx, informatore della polizia, forniva notizie contro i suoi compagni durante il suo esilio a Londra. Per ogni notizia riceveva 25 dollari. Le sue comunicazioni riguardavano gli esuli rivoluzionari in Londra, Parigi e nella Svizzera.

Uno di coloro contro i quali informava era Ruge, che si considerava un amico intimo di Marx. Esistono ancora lettere fra Marx e Ruge improntate a una relazione di cordiale amicizia.

Con l’approvazione di suo padre, Eleanor sposò Edward Aveling, un amico di Annie Besant; egli era una personalità spiccata nel satanismo. Faceva conferenze su argomenti come «La malvagità di Dio» (esattamente come fanno i satanisti; ricordiamo che a differenza degli atei, essi non negano l’esistenza di Dio, se non pubblicamente per ingannare gli altri; sanno della Sua esistenza, ma amano descriverlo malvagio). Nelle sue conferenze, egli tentava di dimostrare Dio è «un incoraggiatore della poligamia e un istigatore del furto», e pretendeva il diritto a bestemmiare (15).

Note:

1) Kunzli, Arnold, Karl Marx, Eine Psychographie («K.M., uno psico-gramma»), Ziirich, Europa Verlag, 1966.

2) Rjazanov, David, Karl Marx,Man, Thinker and Revolutiomst («K.M., Uomo, Pensatore e Rivoluzionario»), New York, Intern. Publishers, 1927.

3) Mehring, Franz, Karl Marx – Geschichte seines Lebens («K.M. – Storia della sua vita»), Berlin, Dietz, 1954, 99-100.

4) Ibid. 100.

5) Bauer, Bruno, Lettera del 6 dicembre 1841 ad Arnold Ruge, MEGA I, i (2) 263.

6) Melskij, A., Evangelist Nenavisti (vita di K.M.), Berlin, Za Pravdu Ed., 1933 (in russo).

7) Heuer, Rolv, Genie und Reichtum («Genio e Ricchezza»), Vienna, Bertelsmann, 1971, 167-168.

8) Marx, Karl, Lettera del 27 febbraio 1852 a Friedrich Engels, MEW XXVIII, 30.

9) Engels, Friedrich, Lettera del 2 marzo 1852 a Karl Marx, ibid. 33.

10) Marx, Karl, Lettera dell’8 marzo 1955 a Friedrich Engels, ibid. 438.

11) Marx, Karl, Lettera del 2 dicembre 1863 a Friedrich Engels, MEW XXX, 376.

12) Kunzli, Arnold, op. cit., 187.

13) Wolfe, Bertam, Marxism – One hundred Years in the Life of a doctrine (« l Marxismo – Cento anni nella vita di una dottrina»), New York, The Dial Press, 1965, 32.

14) Marx, Karl & Friedrich Engels, The Russian Menace to Europe («La minaccia russa all’Europa»), Glence, The Free Press, 1952, 63.

15) Tsuruki, Chushiki, The Life of Eleanor Marx («Vita di E.M.»), Oxford, Clarendon Press, 1957, 85.

7. LETTERE FAMILIARI

Un altro possibile indizio è contenuto in una lettera scritta a Marx dal figlio Edgar il 31 marzo 1854. Incomincia con le parole stupefacenti, «Mio caro diavolo» (1). Chi ha mai visto un figlio rivolgersi così al proprio padre? Tuttavia è così che un satanista apostrofa i suoi cari.Non è meno significativo che la moglie di Marx si rivolga a lui come segue: « La tua ultima lettera pastorale, o gran sacerdote e vescovo di anime, ha di nuovo dato un tranquillo riposo alla tua povera pecorella ». La lettera è del 31 marzo 1854 (2).

Marx aveva espresso il suo desiderio, nel « Manifesto Comunista », di abolire tutte le religióni; il che dovrebbe implicare anche l’abolizione del culto satanista. Tuttavia sua moglie parla di lui come gran sacerdote e vescovo. Di quale religione? La sola religione europea che abbia gran sacerdoti, è la satanista. Quali “lettere pastorali” scriveva Marx, l’uomo creduto ateo? Dove sono? Questa è una parte della vita di Marx sulla quale non si è indagato.

Note:

1) Marx, Edgar, Lettera del 31 marzo 1854 a Karl Marx, MEW II, 18.

2) Marx, Jenny, Lettera, datata dopo l’11 di agosto 1844, a M. Marx, MEW, Suppl., Vol. I, 652.

8. TESTIMONIANZE DEI BIOGRAFI

Alcuni biografi di Marx potrebbero aver avuto un’intuizione a proposito della connessione fra il culto del Diavolo e il soggetto del loro volume, ma, non avendo la necessaria preparazione spirituale, non avrebbero potuto capire i fatti che avevano dinanzi agli occhi.

Tuttavia la loro testimonianza è interessante.Il marxista Franz Mehring scriveva nel suo libro Karl Marx: «Sebbene il padre di Karl Marx fosse morto pochi giorni dopo il ventesimo compleanno del figlio, sembra che abbia osservato con segreta apprensione il demonio nel suo figlio favorito (1). Henry Marx non pensava e non poteva aver pensato che il ricco retaggio di cultura borghese che lasciava al figlio, come preziosa eredità per la vita, sarebbe valso soltanto a trasmettere il demone che temeva » (2).

Marx morì nella disperazione, come avviene per tutti i satanisti. Il 25 maggio 1883 scriveva ad Engels: «Come inutile e vuota è la vita, ma quanto desiderabile!» (3).

Vi è un segreto dietro Marx, che solo pochi marxisti conoscono. Lenin scrisse: «Dopo mezzo secolo, nessuno fra i marxisti ha compreso Marx» (4).

Vi è anche un segreto dietro la vita di Lenin. Egli scrive così sullo Stato sovietico: «Lo Stato non funziona come desideravamo. Come funziona? La macchina non obbedisce. C’è un uomo al volante, e sembra che la guidi, ma la macchina non si dirige nella direzione voluta. Si muove secondo i desideri di un’altra forza» 5. Qual è questa altra forza misteriosa che si sostituisce finanche ai piani dei capi bolscevichi? Si sono essi venduti a una forza che speravano di padroneggiare, ma che si è dimostrata più potente di quanto essi prevedessero, e che li ha portati alla disperazione?

In una lettera del 1921 Lenin scrive: « Spero che verremo appiccati con una corda puzzolente. E non ho perduto la speranza che ciò accadesse, perché non possiamo condannare questa sporca burocrazia. Se ciò accadrà, sarà ben fatto» (6).

Questa era l’ultima speranza di Lenin dopo un’intera vita di lotta per la causa comunista: essere giustamente impiccato su una corda puzzolente. Questa speranza non si realizzò durante la sua vita, ma quasi tutti i suoi collaboratori alla fine vennero giustiziati da Stalin, dopo di aver confessato pubblicamente di aver servito altre potenze piuttosto che il proletariato che avevano finto di aiutare.

Quale confessione da Lenin: «Spero che verremo appiccati con una corda puzzolente»!

Note:

1) Mehring, Franz, Karl Marx, Geschichte seines Lebens («K.M., storia della sua vita»), Berlino, Dietz, 1964, 18.

2) Mehring, Franz, Karl Marx, The Story of bis Life, New York, Covici, Friede, 1935, 32.

3) Marx, Karl, Lettera del 20 maggio 1882 a Friedrich Engels, MEW, XXXV, 65.

4) Kaufmann, Walter, Hegel, Garden City, Doubleday, 1965, 288.

5) Lenin, V.I., Opere complete (in russo), Mosca, Casa ed. di letteratura politica, 1964, Vol. 45, 86.

6) Ibid., Vol. 54, 86-87.

9. LENIN – BUKHARIN – STALIN – MAO – CEAUSESCU…

A questo punto può essere interessante dare un’occhiata a qualche marxista moderno.Bukharin, segretario generale dell’Internazionale comunista e uno dei principali dottrinari marxisti di questo secolo, nella sua biografia scrive che, sin dall’età di tredici anni, aspirava a diventare l’Anticristo. Rendendosi conto che l’Anticristo doveva essere figlio dell’apocalittica grande meretrice, aveva insistito affinchè sua madre confessasse di essere stata una meretrice.

Bukharin si rese conto troppo tardi in quali mani fosse caduto. In una lettera che fece imparare a memoria a sua moglie, poco prima del suo arresto e della sua esecuzione, diceva: « Sto lasciando la vita. Sto chinando la testa… avverto la mia impotenza di fronte a una macchina infernale… » (1). Aveva cooperato a far erigere una ghigliottina – lo Stato sovietico – che aveva ucciso milioni di persone, soltanto per venire a sapere alla fine che il suo progetto era stato fatto nell’Inferno. Aveva desiderato di essere l’anti-Cristo: ne era invece diventato una vittima.

Quando in Cecoslovacchia, un comunista fu nominato capo del Consiglio di Stato per gli affari religiosi, un’istituzione il cui scopo è di spiare i credenti e perseguitarli, egli assunse il nome di Hruza, che in lingua slovacca significa «orrore», un appellativo che si adopera per «diavolo».

Uno dei capi di un’organizzazione terrorista in Argentina, assunse lo pseudonimo di «Satanowsky».

Kaganovic, cognato di Stalin e suo stretto collaboratore, scrive a proposito di lui nel proprio diario: «Ho incominciato a capire come Stalin sia riuscito a fare di sé un dio. Egli non aveva neppure una sola caratteristica umana… anche quando esibiva qualche emozione, nessuna di queste appariva appartenergli. Erano false, come la bilancia sulla cima di un’armatura. E dietro questa bilancia era lo stesso Stalin: un pezzo d’acciaio. Per una ragione o per l’altra, ero convinto che sarebbe vissuto eternamente… non era affatto umano».

«Rosa (sua moglie) dice che le ordina di arrampicarsi su un albero, con niente addosso tranne le calze. Ho la sensazione che non sia affatto umano. È troppo insolito per essere un essere umano regolare, sebbene abbia l’aspetto di un uomo comune. Quale enigma. Ma che cosa sto mai scrivendo? sono pazzo da legare anch’io? ».

Stalin descriveva così a Kaganovic i suoi “esercizi spirituali”: «Quando debbo salutare qualcuno, mi rappresento tale persona a quattro zampe, e mi diventa disgustoso. Qualche volta mi sento affezionato a una persona che dovrebbe essere rimossa per il bene della causa. Che cosa pensi che io faccia? Immagino questa persona mentre sta defecando, emanando fetore, flatulenze, vomitando… Più presto cesserà di puzzare su questa terra, tanto meglio. E cancello questa persona dal mio cuore.»

Milovan Gilas, eminente dirigente comunista iugoslavo che personalmente ben conosceva Stalin, scrisse: « Forse non è che il potere demoniaco e l’energia di Stalin consistono in questo, che egli fece che il movimento (comunista) ed ogni suo componente arrivassero a uno stato di confusione e di stordimento, creando e assicurandosi così il suo regno della paura?» (Milovan Gilas, «Strani tempi», in «Kontinent» n. 33, p. 25).

Egli dice anche, a proposito dell’intera classe dominante dell’Unione Sovietica: « Fanno mostra di credere nell’ideale del socialismo, in una futura società senza classi. In realtà non credono in nulla se non nel potere organizzato » (ibid.).

Stalin, come giovane, aveva avuto la peggiore eredità, la peggiore educazione e sviluppo possibili. Diventò quello che indica il suo pseudonimo: « Stalin » significa un uomo d’acciaio, senza la minima emozione umana o pietà.

Andropov ha prodotto la stessa impressione di Stalin. Il ministro degli esteri francese Claude Cheysson, che lo ha conosciuto, ha descritto Andropov in « Le Monde » come « un uomo privo di calore dell’anima, che lavora come un computer… non mostra emozioni… è estremamente spassionato… È accurato nelle parole e nei gesti come un computer ».

Quando incominciò a scrivere da rivoluzionario, i primi pseudonimi di cui fece uso furono «Demonoschwil» (2) che significa qualche cosa come « il demoniaco» in lingua georgiana, poi «Besoschwili» (3), «il diabolico».

Troitskaja, la figlia del maresciallo sovietico Tukacevskij, uno degli uomini principali dell’Armata Rossa, fucilato poi da Stalin, scrisse che suo padre aveva nell’angolo orientale della sua camera dove gli ortodossi pongono generalmente le loro icone un’immagine raffigurante il Diavolo.

Ceausescu, il dittatore comunista romeno, è un altro personaggio stalinista. È oggetto di culto della personalità, essendo stato paragonato a Giulio Cesare, Alessandro il Grande, Pericle, Cromwell, Napoleone, Pietro il Grande, Abraham Lincoln. Sembra però che non basti: così è stato anche chiamato « il nostro Dio laico» («The Wall Street Journal», New York, 10 giugno 1980).

La Romania comunista, che non consente congressi religiosi internazionali, nella primavera del 1979 in Curtea de Argesh ha consentito un congresso di streghe.

Anatole France fu il celebre scrittore comunista francese che portò al comunismo alcuni dei più grandi intellettuali di Francia. A un’esibizione di arte demoniaca a Parigi, uno dei pezzi esposti fu lo speciale seggio usato da quello scrittore comunista per presiedere ai riti satanici: i braccioli e le gambe del seggio, decorate con corna, erano ricoperte di pelli di capra («Expres», Parigi, 6 ottobre 1979).

Il centro del satanismo britannico è il cimitero di Highgate in Londra, dove è sepolto Karl Marx. Presso questa tomba vengono celebrati riti di magia nera («Il Tempo», Roma, 1 novembre 1979). Da questo luogo partì l’ispirazione per il cosiddetto «vampiro di Highgate», che nel 1970 assaliva le ragazze (P. Underwood, The Vampire’s Bedside Companion, ed. Frewin). Ma anche Hua Kuo-Feng, dittatore della Cina rossa, rese omaggio a quella tomba.

Ulrike Meinhoff, Ensslin ed altri terroristi rossi tedeschi erano coinvolti nell’occulto (H. Knaust, The testament of Evil).

In Vitebsk, nell’Unione Sovietica, Zoia Titova, componente dell’organizzazione della Gioventù sovietica, fu sorpresa mentre praticava riti della magia nera. Quando il suo processo fu portato di fronte all’Assemblea della gioventù comunista, questa rifiutò all’unanimità di punirla, mentre i membri che decidono di venerare Iddio vengono espulsi. I comunisti considerano erroneo il credere in Dio; per tale “delitto” circa diecimila bambini sono stati separati dalle loro famiglie e sono mantenuti in speciali campi di concentramento, ma il Diavolo è considerato accettabile. Il suo culto è consentito («Znamia Junosti», 19 agosto 1979).

Una delle più antiche sette adoratrici del Diavolo, gli Yezidi di Siria, è descritta in una rivista sovietica ateistica («Nauka I Religia», luglio 1979). Era la sola descrizione di una setta religiosa che non contenesse la benché minima espressione critica.

Solgenitsin in Arcipelago Gulag (4), rivela che il divertimento di Yagoda, ministro degli interni dell’Unione Sovietica, era di sparare alle immagini di Cristo e dei Santi.

In quanto a Mao Tse-tung, egli scrisse che dall’età di otto anni odiava il suo dio: «Con tutto il mio cuore desideravo una cosa sola: distruggerlo, proprio dalle fondamenta» (5).

È normale che un bambino, all’età di otto anni, desideri soltanto la distruzione del proprio dio? Pensieri simili appartengono alle personalità demoniache.

Note:

1) Katkov, George, The Trial of Bukharin («Il processo di Bukharin»), Londra, T. Batsford Ltd., 1969, I, 29.

2) Avtorkhanov, Abdurakhman, Criminds in Bolsbevism («Criminali nel Bolscevismo»), Frankfurt a.M., Possev Verlag (in russo), Grani N° 89-90, 324-325.

3) Avtorkhanov, Abdurakhman, The Provenience of Partocracy («La provenienza della partitocrazia»), Frankfurt a.M., Possev Verlag, 1973 (in russo), 198-201.

4) Solzhenitsyn, Alexsandr I., The Gulag Archipelago, New York, Harper & Row, 1973, voi. I-II, 173.

5) Zach, Manfred, Mao Tse-tung, Esslingen, Bechtle 1969, 13.

10. I «PICCOLI DIAVOLI » NELL’UNIONE SOVIETICA

Secondo la dottrina marxista ufficiale che, come abbiamo dimostrato, non è che un camuffamento, non esistono né Dio né il Diavolo. Entrambi sono fantasie. In base a questa dottrina, i cristiani sono perseguitati dai comunisti.

Ad ogni modo, il giornale sovietico «Kommunisma Uzvara» dell’aprile 1974 scrive che nella Lettonia rossa sono stati creati nelle scuole molti circoli ateistici. Il nome che si dà ai bambini in questi circoli è, dalla IV alla VI classe, « Piccoli Diavoli »; mentre quelli della VII sono chiamati «Servitori del Diavolo». In un’altra scuola, ragazzi dell’VIII classe sono chiamati « Fedeli figli del Diavolo ». Alle adunate i bambini vengono vestiti da diavoli, con corna e coda (1).

Cosicché è vietato adorare Iddio, ma è consentito ed anzi incoraggiato fra i bambini di età scolare un pubblico culto del Diavolo. Questo era l’obiettivo celato dai comunisti quando si impadronirono del potere in Russia.

Più ancora, i comunisti volevano trasformare i loro capi in pubblici adoratori di Satana. Il prete russo-ortodosso Platonov, un agitatore antisemita, passò ai comunisti quando assursero al potere in Russia. Lo nominarono vescovo, ed egli diventò un Giuda che denunciava i componenti del suo gregge alla Polizia segreta, ben sapendo che sarebbero stati perseguitati.

Un giorno incontrò su un autobus la propria sorella Alexandra. Era una badessa, che era stata arrestata più volte, evidentemente cosa nota al fratello. Egli le chiese: «Perché non mi parli? Forse che non riconosci tuo fratello?». Essa rispose: «E mi domandi il perché? nostro padre e nostra madre sussulterebbero nelle loro tombe. Tu servi Satana». Sebbene fosse ufficialmente un vescovo ortodosso nell’Unione Sovietica, egli rispose: «Forse sono io stesso Satana!» (2).

Non c’è il minimo dubbio che egli fosse dominato dall’ideologia satanista. Come si spiegherebbe altrimenti la seguente citazione da una sua lettera allo scrittore russo Massimo Gorkij, in data 13-14 novembre 1913: «Milioni di peccati, malignità, oppressioni ed epidemie fisiche sono più facilmente scoperte dal popolo e perciò meno pericolose, che l’idea più debole di un piccolo dio spirituale, anche se camuffato nell’abbigliamento più decoroso» (3).

«Pravoslavnaia Rus» scrive: «La cattedrale ortodossa di Odessa, tanto amata dagli odessiti, poco dopo l’assunzione del potere da parte dei comunisti diventò il punto d’incontro dei satanisti… Essi si riunivano anche in Slobodka-Romano e nell’antica abitazione del conte Tolstoi».

Segue poi il resoconto particolareggiato delle masse sataniste dette dal diacono Serghei Mihailov, della proditoria «chiesa vivente», un ramo ortodosso stabilito in connivenza con i comunisti. Un astante descrive la messa satanista come «una parodia della liturgia cristiana, in cui per la comunione si fa uso di sangue umano». Queste messe si svolgevano nella cattedrale, dinanzi all’Altar maggiore.

Anche in Odessa, nel Museo degli Ateisti veniva esibita una statua di Satana, che era chiamato Bafomet. La notte, i satanisti si riunivano nel Museo per le loro preghiere e canti di fronte alla statua (4).

Finanche la figlia di Stalin, Svetlana Aliluyeva, che non aveva mai saputo nulla delle profondità di Satana, scrisse « Beria (il ministro degli Interni sovietico) sembra abbia avuto un vincolo diabolico con tutta la mia famiglia… Beria era un demonio malvagio, spaventoso… Un demone terribile aveva preso possesso dell’anima di mio padre ». Svetlana ricorda inoltre che Stalin considerava la bontà e l’amore misericordioso peggiori del più grande delitto (5).

Un simile clero satanico domina su più di metà dell’umanità, e ordina atti di terrorismo per tutto il mondo.

Note:

1) «Kommunisma Uzvara » («Vittoria del comunismo»), Riga, aprile 1974 (in lituano).

2) Levitin-Krasnov, Anatolj, Bòse Jahre («Anni cattivi»), Lucerna, Rex Verlag, 1977, 144-145.

3) Lenin, V. Ilich, op. cit., Vol. 48, 226-227.

4) «Prasvoslavnaia Rus» («Russia ortodossa»), San Francisco, N° 20 del 1977 (in russo), Adoratori Satanisti, 9-12.

5) Allilujeva, Svetlana, Twenty Letters to a Friend («Venti lettere a un amico»), Londra, Hutchinson, 1977, 64 sgg.

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