Sotto gli occhi della Stasi

DdrArticolo pubblicato su MILLENOVECENTO n.22 agosto 2004

Gli italiani e la Germania est/1– Una piccola immigrazione

di Anna Maria Minutilli*

Nella Germania orientale, su 16 milioni di tedeschi si contavano circa 1.500 italiani figli e nipoti dell’immigrazione di fine ottocento e degli inizi del novecento, composta prevalentemente da gelatai e operai delle linee ferroviarie, rimasti in quelle zone anche durante la prima e la seconda guerra mondiale.

In particolare, gli italiani che vissero nella Deutsche demokratische republik (Ddr) (1), erano nati a metà degli anni quaranta e di questo esiguo gruppo faceva parte anche un pugno di rifugiati politici, simpatizzanti del regime e qualche terrorista. In tutta la Sassonia si contavano circa 500 italiani e un paio di gelaterie. Erano numerosi anche gli italiani che si trovavano li per avere contratto matrimonio con una ragazza della Germania orientale. Le notizie sugli italiani presenti nella Ddr sono davvero esigue, così come erano quasi nulli i servizi giornalistici loro dedicati (2).

In generale però il numero degli stranieri  era scarso: se ne contavano circa 190 mila, la maggior parte dei quali proveniente da stati comunisti dell’Europa dell’est, Unione Sovietica, Vietnam, Congo, Mozambico e Cuba. Il numero dei lavoratori stranieri, comunque, si è incrementato a partire dagli anni sessanta per la cronica mancanza nella Germania orientale di forza lavoro, causata dal grande esodo verso ovest. Fra il 1949 e il 1961, circa 2,6 milioni di persone fuggirono da est a ovest, con una media annuale di circa 220 mila persone su una popolazione totale di 17 milioni: non a caso nel 1961 con la costruzione del muro di Berlino il regime cercò di arginare il fenomeno (3).

MA NELL’AMBITO DELL’IMMIGRAZIONE nella Ddr non manca una notevole sorpresa: un fenomeno relativamente di massa fu quello del movimento cattolico dei Focolarini (4), che fu particolarmente attivo nella Ddr. Nella Germania orientale c’erano diversi ospedali confessionali cattolici ed evangelici. E negli ospedali cattolici, incorporati dal ministero della sanità del regime nella zona di occupazione sovietica, era rimasto soltanto il 5% dei medici necessari. Il 95% dei sanitari era passato nelle zone tedesche governate dagli alleati occidentali che, nel dopoguerra, soffrivano, anche loro, di carenza di medici.

In quegli anni gli ospedali della zona di occupazione sovietica nella Germania orientale erano strapieni  di malati e i più gravi spesso morivano per mancanza di aiuto medico. Molti reparti negli ospedali erano affidati a studenti di medicina o a infermieri esperti. In quella situazione così precaria, i vescovi cattolici ed evangelici, che avevano l’amministrazione degli ospedali confessionali delle loro diocesi, dopo 14 anni di occupazione sovietica, convinsero il governo comunista a dare il visto d’ingresso a medici volontari provenienti da paesi occidentali e che loro stessi avrebbero provveduto a trovare.

Il vescovo Otto Spuelbek di Dresda-Meissen, essendo venuto a conoscenza dell’esistenza del movimento dei Focolarini, chiese a Chiara Lubich, la fondatrice, nel ’59 a Berlino se vi fossero medici del movimento pronti ad andare in quelle zone. La Lubich sentì che dare quell’aiuto poteva essere una risposta significativa, fraterna per i cristiani che erano sotto pressione nella zona sovietica, un impegno forte per la Chiesa tenuta «sotto controllo» in quei tempi di conflitto  particolarmente acuto e accettò di cercarne alcuni. nel settembre del 1960, dopo una visita preventiva di orientamento durante la fiera di Lipsia Enzo Fondi e Giuseppe Santaché, ambedue medici, fecero domanda, ufficialmente richiesti dai vescovi cattolici, per prendere servizio all’ospedale St. Elisabetta di Dresda, e, dopo alcuni mesi, invitati dal governo comunista a un colloquio a Berlino, ricevettero i visti di ingresso.

Altri medici li seguirono; nel periodo dal ’61 al ’64 arrivò nella zona d’occupazione sovietica, sia dall’Italia sia dalla Germania occidentale, una decina di altri sanitari. I primi passarono il confine nella primavera del ’61, quando la cortina  di ferro non era ancora in muratura.

DI GRANDE AIUTO, in questa vicenda, fu la possibilità di prendere, in quelle città,  contatti per programmi di lavoro, che permisero ai medici italiani  di rendersi subito utili, pur conoscendo poco la lingua. Anche il modo e lo stile fraterno dei missionari tranquillizzarono gli ambienti dove operavano, anche se erano sottoposti a continui interrogatori (5).

Intervistato Santache ricorda: «Eravamo oltre cortina, nelle mani di quel governo, accettati perché eravamo per loro molto utili come sanitari,  ma avrebbero potuto fare di noi qualsiasi cosa senza dare alcun ragguaglio a nessuno: era una zona militare. Il maggiore pericolo che correvamo era di venire deportati con l’accusa di complotto anticomunista, e sparire di colpo a fare i medici nei campi di lavoro in Siberia accusati di delitti contro le leggi locali. Nessuno avrebbe mai saputo la verità.

In contrasto con quella situazione di violenza, noi fin dall’inizio abbiamo cominciato a costruire un piccoli gruppi rapporti d’altro genere: proponevamo, a chi di dovere e dove c’era possibile, che proprio quello era il tempo di considerare ognuno fratello, fosse esso comunista o liberal-democratico o cristiano. Alcuni sacerdoti, per il loro atteggiamento, erano puniti con periodi di internamento in duri campi di rieducazione.

Nel ’77 organizzammo nel duomo di Magdeburg, una città di 300 mila abitanti un incontro estivo di quattro giorni per conoscenti: lo chiamammo Esercizi per le famiglie e vi parteciparono 1.300 persone! Molte venute anche dalla Cecoslovacchia, alcune dalla Polonia e Ungheria. certamente la polizia era presente. Il Partito però accettava questo fenomeno, per loro certamente preoccupante ma che aveva uno stile che sentivano molto diverso ma non opposto al loro.

Con i fatti proponevamo ovunque, da quindici anni, rapporti di fraternità, e li avevamo concretamente tessuti e li allargavamo ancora e crescevano pure alcuni rapporti di cordialità e fiducia con pochi convinti comunisti. Eravamo l’unico gruppo cristiano  nuovo, internazionale e attivo, che il sistema tollerava. I comunisti vedevano che sapevamo il fatto nostro sul lavoro, che l’università mandava colleghi a specializzarsi in terapia intensiva e anestesia da noi, che facevamo la comunione dei beni  con i guadagni straordinari fra il personale del nostro reparto di rianimazione.

Vedevano che volevamo loro bene, che li aiutavamo senza parole, contenti anche se guadagnavamo un terzo di quello che avremmo guadagnato in occidente, cosa che anche per loro era inconcepibile. La stessa cosa fu nei reparti dove lavoravamo. Li abbiamo costruiti con tanta fatica perché lì ancora inusuali, con apparecchi comperati e introdotti da Berlino occidentale a Lipsia, a Berlino orientale e a Erfurt».

C’E’ UNA PAGINA DI DOCUMENTO DELLA POLIZIA segreta dove l’ufficiale scrive quasi con commozione «…che il dott. Giuseppe Di Giacomo, primario anestesista a Erfurt rimane giornate e notti a curare malati gravissimi invece di lasciarli seguire dai suoi aiuti o assistenti…».

Sotto la sorveglianza del ministero degli interni della Repubblica democratica tedesca, riconosciuta soltanto dall’Urss, era stato aperto già nel ’64 un centro per la raccolta e lo studio delle notizie sul movimento: lo testimoniano oggi pacchi di atti della Stasi (6), che erano custoditi presso il ministero degli interni di Berlino est, dove si trovava un centro di raccolta di notizie sulla popolazione della Germania orientale, stranieri compresi, e che fu sciolto nell’86 quando anche ai controlli serrati fu posto fine.

Sono stati trovati fascicoli che riguardavano anche i medici focolarini, che li hanno potuto ricevere in copia perché redatti dalla polizia segreto tedesco-orientale. La conclusione fu favorevole ai focolarini. «Il Movimento ha puro carattere umanitario. Non si può affermare che vi sia l’utilizzazione  illegale dell’associazione per propagandare o imporre ideologie pacifiste. Si propone quindi di chiudere l’indagine…».

(*) Anna Maria Minutilliè dottore di ricerca in storia moderna e contemporanea presso l’università di Aachen (Germania), collabora come ricercatrice per diversi centri di ricerca italiani e stranieri

Note

(1) Definito da Ulbricht lo stato democratico degli operai e dei contadini

(2) Molti fascicoli della Stasi sugli italiani presenti  nella Ddr sono andati perduti a causa dei continui spostamenti  dell’ambasciata di Berlino est dove erano stati depositati tra il ’73 e il ’90 quando l’ambasciata di Berlino est fu chiusa e le carte furono trasferite una parte a Bonn e l’altra al consolato  di Francoforte. nel 1992 i fascicoli furono trasferiti  in quella che era l’ambasciata di Berlino ovest che incluse nella sua giurisdizione anche i Lander Mackleburg Vorpommern, Lipsia e Amburgo.

Anche funzionari provenienti da Roma  provvidero allo sgrossamento  del materiale presente  negli archivi sui nostri connazionali, fino all’ultimo trasferimento  nella attuale sede dell’ambasciata di Berlino inaugurata nel 2003. A tutto ciò si aggiunge che la compilazione delle statistiche  nella ex Ddr risulta incompatibile, a causa di un sistema del tutto differente,  da quello della Germania occidentale. Questo ebbe come conseguenza che solo una parte dei dati esistenti furono inseriti negli archivi federali, anche per questa ragione non c’è alcuna indicazione esatta sulla presenza di stranieri nella ex Ddr

(3) Statistisches Bundesamt

(4) Movimento formato nel 1943 da Chiara Lubich che con le sue prime compagne a Trento riscopre il vangelo. Insieme lo attuano nel quotidiano , a cominciare dai quartieri più poveri della città. Quel primo gruppo diventa ben presto movimento che si diffonde dapprima in Italia, poi in Europa e nel mondo.

(5) La zona di occupazione sovietica della Germania era stata riconosciuta come Repubblica democratica soltanto dal blocco dei paesi comunisti dell’Europa orientale. Per l’occidente questa è esistita solo come zona di occupazione sovietica fino al ’72: quindi non vi erano  rapporti diplomatici con i paesi occidentali. I medici missionari focolarini avevano all’inizio solo il visto italiano per la Germania occidentale

(6) La Stasi era l’apparato segreto del servizio di sicurezza dello Stato e si definiva «scudo e spada» del partito comunista tedesco orientale (il Sed, Sozialistische Einheitspartei Deutschlands, Partito socialista unificato di Germania).

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IL MURO IN CIFRE

■ Abitanti di Berlino Ovest che fino al 1961 lavoravano ogni giorno all’est: ca. 12.000

■ Abitanti di Berlino est che fino al 1961 lavoravano ogni giorno all’ovest: ca. 53.000

■ Lunghezza del muro di calcestruzzo: 106 km

■ Altezza del muro di calcestruzzo: 3,60 m

■ Lunghezza di altri impianti con recinti fortificati e filo spinato: 127,5 Km

■ Altezza dei recinti fortificati; 2,90 m

■ Torri di osservazione al confine intorno a Berlino: 302

■ Larghezza dei territori all’est (davanti al muro) al quale si poteva accedere solo con un permesso speciale: da 40 m a 1,5 km  

 

Persone fuggite da Berlino est a ovest:

■ A piedi, nei primi due mesi nei punti non ancora completamente fortificati: ca. 600

■ Soldati dell’est fuggiti a piedi, nei primi due mesi: 85

■ Attraverso tunnel scavati sotto il muro (1962/63): 137

■ Con automobili preparate per nascondere persone: ca. 2000  

Altri metodi usati:

■ passaporti diplomatici falsi

■ mezzi militari pesanti, camion rafforzati, navi e locomotive per rompere le barriere

Persone uccise nel tentativo di attraversare il confine da est a ovest:

■ lungo il muro di Berlino ca. 230

■ lungo il confine tra le due Germanie: ca. 650

■ persone ferite nel tentativo di attraversare il confine (a berlino e lungo il confine tra le due Germanie): ca. 850

■ persone arrestate nel tentativo di attraversare il confine: numero imprecisabile, sicuramente molte migliaia

■ soldati dell’est uccisi in scontri a fuoco con persone fuggite, soldati americani o polizia dell’ovest: 27

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