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Apr 06

Le migrazioni epocali e il progetto di re-ingegneria gnostica mondiale

Osservatorio Internazionale Card. Van Thuan

sulla Dottrina Sociale della Chiesa

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VIII Rapporto sulla Dottrina Sociale della Chiesa nel mondo

“IL CAOS DELLE MIGRAZIONI, LE MIGRAZIONI NEL CAOS”

Saggio di Ettore Gotti Tedeschi

Prima di fare considerazioni di carattere economico, inquadriamo il problema, cioè cerchiamo di condividere quello che è lo “stato dell’arte” di questo processo di migrazioni, così poco compreso razionalmente e così ben imposto invece emozionalmente.

Premetto che mi è difficile esprimere un’opinione formulata in chiave economica, stabilendo cause ed effetti, quando mi devo riferire ad un fenomeno le cui origini sono complesse e certo non condivise. Il processo di immigrazione che stiamo vivendo mi sembra essere un fenomeno “provocato” direttamente o indirettamente, tollerato e giustificato, dovuto per criteri di fratellanza e carità cristiana, ma anche spiegato da opportunità economiche. Ecco, questo mix di giustificazioni mi confonde. Peraltro questo è quello che si percepisce, si sente e si intuisce. Quello che invece si vede e si tocca è che l’immigrazione è un fenomeno che provoca morti e sofferenze, è manifestamente mal gestito, non è controllato per nulla e rischia di provocare peggioramenti di carattere economico e sociale.

Chi cerca di affrontarlo razionalmente è tacciato di razzismo o, al meglio, di egoismo condannabile. Curiosamente, grazie ad un’altra lettura, chi sta facendo il male dell’emigrato potrebbe essere chi approva o persino auspica la sua migrazione e biasima chi non accoglie come dovrebbe.

Il problema e chi non lo sa gestire

immigrazVediamo alcuni dati. In Italia nel 2010 sono entrati 4.400 immigrati, nel 2016, da gennaio a maggio, 31.000 (otto volte), su 200 mila migranti entrati in Europa (di cui l’80 per cento in Grecia). In Italia i migranti sono soprattutto africani (nigeriani) mentre a livello europeo quasi per il 50 per cento sono siriani, 25 per cento afgani, 15 irakeni. Le spiegazioni ufficiali di questo fenomeno si rifanno soprattutto all’aumento dei conflitti dovuti alla aggressività dello Stato islamico. Conflitti che non vengono affrontati e risolti da forze militari ONU, anzi, sembra che la vendita di armi Usa in Arabia Saudita (che potrebbero andare all’Isis) sia in aumento. Si pensi che il Medio Oriente, che ha solo il 5 per cento della popolazione mondiale, provoca quasi il 55 per cento dei rifugiati. La Siria si sta spopolando, su una popolazione di 18 milioni, 10 milioni sono già emigrati.

L’Europa, anche su questo problema drammatico, sembra avere difficoltà a reagire in modo coordinato e razionale. L’Europa sta dimostrando di non saper prendere decisioni, raramente le prende e quando le prende dimostra di non saperle attuare. Si pensi alla ridistribuzione dei migranti, decisa ma mai attuata. Si pensi alla necessaria politica di espulsioni totalmente inefficace, praticamente neppure attuata. Si pensi al controllo dei costi di accoglienza (in Italia) elevatissimi, di cui nessuno si chiede il perché. Si pensi alla incapacità di effettuare selezioni nell’accoglienza.

Si pensi infine al Migration Compact, cioè al più che ragionevole aiuto ai Paesi che originano migrazioni forzate, per migliorare le condizioni al loro interno. Questo progetto ebbe l’immediato veto tedesco che ancora una volta provocò polemiche, ma stavolta forse i tedeschi non avevano tutti i torti. Infatti, questo progetto, ben logico sulla carta, non era molto convincente in pratica, perché non spiegava a chi sarebbero andati i fondi, chi avrebbe dovuto controllare la legittimità delle richieste e l’utilizzo dei fondi. È certo che i richiedenti sono Paesi bisognosi (Eritrea per esempio) ma che hanno regimi dittatoriali, dove sarebbero finiti i fondi?

Vorrei però fare anche una nota di rispettosa “correzione fraterna” (auspicata dallo stesso Pontefice) ad alcune istituzioni ecclesiali che fanno, continuamente, dichiarazioni di necessaria accoglienza e integrazione, anche con toni perentori, spiritualmente persino “minacciosi”. Ebbene, queste istituzioni ecclesiali hanno dimostrato non solo di non aver capito chi va corretto o “condannato”, limitandosi a condannare chi non accoglie o lo fa con prudenza, ma hanno dimostrato di non aver capito che va “corretto e condannato” chi provoca e sfrutta le migrazioni.

Hanno fatto anche peggio, nella loro ansia di sembrare buoni, caritatevoli e generosi a tutti i costi, i rappresentanti di queste istituzioni hanno ignorato completamente il problema della famiglia del migrante che dovrebbe accompagnare o raggiungere i migranti. Ma soprattutto han dimenticato il tema dell’assistenza spirituale dei migranti e rifugiati, forse per “rispetto umano”, comprensibile per i musulmani, ma per i cristiani?

Prima conclusione: come si può dar fiducia a chi dimostra di non aver capito cosa sta succedendo, dimostra di non saperlo gestire, dimostra di non saper fare il bene delle creature umane che stanno soffrendo?

Sulle false o riduttive spiegazioni economiche

immigratiOra facciamo una considerazione sul problema economico che è riferibile alle migrazioni partendo da una serie di considerazioni su come detto fenomeno è stato indirettamente generato e direttamente giustificato.

Il fenomeno delle migrazioni ha spiegazioni di carattere economico vere e false, attribuibili ai Paesi che “importano” e a quelli che “esportano” creature umane, figli di Dio.

Riferendomi ai Paesi che accolgono, le spiegazioni economiche son di due tipi: la prima senza dubbio può esser interpretata con il fenomeno conseguente al crollo della natalità nel mondo occidentale (vedremo il perché) e la necessità di colmare il gap di popolazione per più motivi conseguenti agli squilibri socioeconomici provocati dalla interruzione delle nascite e dall’invecchiamento della popolazione. La seconda è legata a esigenze varie di mano d’opera per attività che nessuno vuole svolgere all’interno del Paese accogliente, perché considerate “lavori faticosi o inadeguati” al nostro livello culturale, sociale, oltreché, naturalmente, economico, essendo per loro natura attività che generano basso valore aggiunto e perciò scarsamente remunerate.

Riferendomi ai Paesi che “esportano”, le ragioni economiche vanno da quelle spiegabili con povertà, carestie, cambiamenti climatici, alle guerre, originate direttamente o indirettamente anche da fattori economici.

Io, però, credo che quasi nessuna di queste spiegazioni sia realmente sostenibile per spiegare il fenomeno nella sua interezza. Una serie di considerazioni e riflessioni lascia invece immaginare che detto fenomeno, più che spiegabile attraverso analisi tecniche e valutazioni economiche, sia stato previsto e voluto per modificare la struttura sociale e religiosa della nostra civiltà, in pratica, per ridimensionare il cattolicesimo, religione assolutista, fondamentalista e dogmatica, ostacolo principale della vittoria della Gnosi nel mondo globale che pretende culture omogenee e, magari, una sola religione universale, una religione molto laica, tipo luteranesimo, o ancor meglio, una religione molto gnostica, tipo l’ambientalismo.

Infatti, il problema dell’immigrazione negli ultimi quarant’anni in Italia-Europa non è paragonabile ad altri precedenti fenomeni legati a problemi economici (guerre incluse) che fino a ieri erano, bene o male, risolti localmente. Il sospetto è che, al contrario, oggi questi fenomeni possano esser stati persino permessi.

Credo che rifiutarsi di riflettere sugli argomenti che di se­guito verranno portati non sia segno di libertà intellettuale.

La re-ingegnerizzazione gnostica del mondo

scuola_immigratiComincerei con una chiara ammissione del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, recitata prima del vertice umanitario mondiale del 23 maggio 2016 (“Corriere della Sera”, 11 maggio 2016, riporto solo gli stralci più pertinenti, senza influenzare lo spirito del discorso): «Lungi dal rappresentare una minaccia, rifugiati ed immigrati contribuiscono alla crescita e allo sviluppo economico (…). C’è dunque bisogno di maggiori misure per promuovere l’inclusione sociale ed economica (…). I governanti a tutti i livelli hanno la responsabilità di pronunciarsi con forza contro discriminazioni e intolleranze e contrastare quanti cerchino di ottenere voti istillando paura e contrapposizione (…). Il numero di migranti è destinato a crescere in conseguenza di: (attenzione!) a) ridotte opportunità professionali, b) crescita disuguaglianze, c) cambiamenti climatici. (…) Propongo un accordo per immigrazioni sicure, ordinate e regolari (…). Oggi, privando milioni di rifugiati e migranti dei loro diritti, è il mondo stesso che si priva dei benefici che possono offrire».

Prego il lettore di notare l’enfasi sui fatti e benefici di carattere economico, anziché umanitari. Cercando di interpretare le dichiarazioni del Segretario ONU a seguito della premessa, osserviamo che hanno spiegazioni in una serie di fallimenti di progetti espressamente voluti: – Fallimento del nuovo ordine economico mondiale; – Fallimento del ruolo Usa negli equilibri mondiali dopo la fine guerra fredda; – Fallimento delle dottrine neomalthusiane e ambientaliste. E vorrei aggiungere invece un solo successo: quello della relativizzazione della autorità morale dopo la conclusione del Concilio Vaticano II.

Invito il lettore a fare ricerche storiche su questi fatti cruciali per comprendere quello che è successo negli ultimi decenni, che vedono il processo di immigrazione essere proposto quale soluzione ed opportunità per le nazioni accoglienti. Quello che trovo eccesso di immaginazione è il rappresentare tutto ciò con “spirito umanitario”, quando invece è contraddetto dalle espressioni appena lette e dai fatti che tutte le sere i te­legiornali ci rappresentano. Ma vediamo ciò che propongo al lettore di approfondire.

Negli anni ’70 (in USA) si decide di instaurare azioni per realizzare un nuovo ordine mondiale reso necessario grazie a tre fatti: 1) l’insostenibile divisione del mondo in quattro aree socioeconomiche con troppi differenti caratteri di diversità, diseguaglianza e conseguenti rischi di conflitti (ergo i rischi di conflitti, che hanno poi provocato il fenomeno profughi, era un problema che si voleva risolvere. Paradossale!); 2) le dette diversità insostenibili da dover risolvere (si noti che anche queste erano obiettivo per esser risolte!) erano: – differenze di ripartizioni di risorse economiche e quindi di povertà con rischi di conflitto, – differenze elevatissime nelle culture, differenze nelle religioni, troppe religioni ancora praticate con rischi di conflitto di origine, appunto, nell’intolleranza religiosa, – differenze nei modelli di governo, totalitari, democratici ecc.; 3) la crescita della popolazione, insostenibile per i problemi ambientali (problemi ambientali!). Gli obiettivi dichiarati furono pertanto relativi alla omogeneizzazione delle culture, alla relativizzazione delle religioni, al freno immediato alla natalità, alla creazione di stati globali e mercati più globali e controllabili. Gli strumenti messi a punto furono, come prevedibile: – crescita di organismi governativi e non (ONU, FAO, WTO, OMS, Unesco, Banca Mondiale, FMI, ecc.), nascita di organismi di diplomazia parallela (grandi banche d’affari), – azioni non ufficiali sospettabili (omesso).

Ora, se questi obiettivi non fossero stati perseguiti con modelli di convincimento ufficiali e trasparenti (che si avvalsero di think tank, fondazioni, ecc.) potremmo pensare a conseguenze legate al caso o a complotti. Invece, il progetto di re-ingegneria culturale, sociale e morale, viene discusso, proposto e deciso nelle grandi Conferenze internazionali le cui conclusioni, magari già scritte prima, son state pubblicate (da quelle sui Limiti dello Sviluppo anni ’70 a Stanford e MIT, a quelle tenute a Stoccolma e Rio 1992 sull’ecologia, a quella di Vienna sui diritti umani (1993), al Cairo sullo sviluppo sostenibile (1994), a Pechino sul ruolo della donna (1995), a Istambul sui cambiamenti sociali (1996), a Roma sui problemi dell’alimentazione (1996), a New York sui temi del nuovo millennio (2000), a Dublino su come combattere razzismo e discriminazioni (2001), a Johannesburg sullo sviluppo sostenibile (2001) ecc.

Evitiamo di riferirci alle conferenze riservate ai membri “influenti” dei vari Paesi, in cui suppongo venissero date istruzioni per l’implementazione degli obiettivi discussi nelle Conferenze. Ma il rapporto iniziale e più significativo, che suggerisco di andare a leggere, è il Rapporto Kissinger 1974, che propone (alla diplomazia USA nel mondo) tre obiettivi strategici per controllare la natalità. Questi obiettivi sono: 1) presentare il controllo nascite come diritto dell’uomo e donna, 2) imporre nuovi paradigmi etici anti credenze religiose che ostacolano il progetto (e creare una nuova religione universale), 3) spingere ad attuare dette politiche quei leader nati in Paesi sottosviluppati (ben rieducati) che abbiano pertanto credibilità.

Con grandissima abilità, le varie Conferenze internazionali impongono però i nuovi paradigmi etici, riferendosi a due fattori su cui nessuno può non essere d’accordo: salute e diritti umani, entrambi da garantire. Perbacco, quando mai si era visto tanto interesse per il bene comune dell’umanità? Ma allora perché il nemico, l’oppositore principale di questi programmi per la salute ed i diritti dell’umanità, venne identificato nella Chiesa Cattolica, apostolica e romana? Forse perché la morale cattolica insegnava e praticava principi relativi alla salute e diritti “lievemente” diversi? Vuoi vedere che allora si pensò che se la Chiesa avesse insistito a negare questo tipo di salute e diritto, si sarebbe dovuto re-ingegnerizzare la cultura cattolica, le sue radici, magari sradicandole con l’immigrazione quale ultima chance?

Le spiegazioni che seguono su salute e diritti, servono a intendere perché con l’immigrazione si è deciso di re-ingegnerizzare la visione cattolica.

Ma quali sono i paradigmi etici su cui si sviluppa lo scontro tra mondo globale e Chiesa cattolica? (quello sul quale Benedetto XVI (Magno), scrisse Caritas in ventate). Sintetizziamoli. Riferendosi al diritto alla Salute, l’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) nel 1992 invita a occuparsi di aiutare chi è sano e produttivo, non malati e anziani. Lasciando immaginare che è bene che l’immigrato giovane e sano possa sostituire l’anziano (in numero crescente ed insostenibile) nei Paesi europei. Ed ecco l’intervento dell’organismo internazionale OMS, il cui direttore generale Hiroschi Nakajima (nel 1992) spiega anche che «l’etica giudaico-cristiana non potrà più esser applicata in futuro» (è una frase da “interpretare”?). Ma l’applicazione pratica di questo paradigma la indica il Presidente USA al Congresso (2009) spiegando cosa è diritto alla salute: – Aborto senza restrizioni, – Eutanasia indiretta grazie a limitazioni nelle cure, – Negazione del diritto all’obiezione di coscienza. Ciò perché la salute è benessere bio-psico-sociale.

La nuova religione universale

sincretismoRiferendosi ai diritti civili, nelle Conferenze sopra citate troviamo di tutto, dalla dichiarazione che negare l’aborto è violenza contro la donna, che l’omofobia è razzismo, fino alla minaccia di ritorsione ai Paesi che non osservano queste norme (hanno minacciato anche l’Italia recentemente per il ritardo nelle leggi civili).

Ma tutti questi progetti necessitano un ridimensionamento, appunto, della morale religiosa cattolica (quella che avrebbe dovuto opporsi…). Questo ridimensionamento vede un primo passo nella conversione al luteranesimo – più “aperto alle esigenze del mondo moderno” – del cattolicesimo? Kofi Annan nella conferenza ONU dei Leader religiosi per la pace, a New York nel 2000, spiega senza mezzi termini che, per rea­lizzare la pace universale è necessario realizzare sincretismo religioso creando una nuova religione universale (tipo panteismo, buddismo, taoismo). E spiega che l’immigrazione di popoli con religione e cultura diversa aiuterà questo progetto. Gran parte del mondo cattolico reagisce subito confermando che la multiculturalità arricchisce (era previsto anche un magistero conforme?).

Sono sostenibili le spiegazioni economiche della necessità di immigrazione? No, non mi pare proprio. Lo sono forse per chi confonde cause con effetti. Fino a 15 anni fa la necessità di immigrazione era spiegata con l’esigenza di disporre di mano d’opera nel nord Italia (pur essendoci disoccupazione e sussidiati al sud) per lavori non accetti dalla popolazione domestica (magari disoccupata). Si spiegò che gli immigrati ac­cettavano condizioni meno costose e più faticose. Ma come si poteva permettere a priori che gli immigrati fossero malpagati impedendo in tal modo l’integrazione e una vita dignitosa?

Successivamente si spiegò che l’immigrazione era necessaria per compensare con contributi sociali e fiscali i costi di welfare (dovuti all’invecchiamento delle popolazioni grazie al crollo delle nascite). Ma il fenomeno immigrazione in Italia è stato accelerato (decuplicando in dieci anni) e non è stato valorizzato. Il contributo fiscale degli immigrati regolari non sembra aver coperto i costi d’inserimento e i loro risparmi non sono investiti, ma rimpatriati.

Negli ultimi tempi la spiegazione è ancora cambiata, si dà responsabilità a guerre e carestie, all’Isis che avanza in Siria e Iraq. Ma viene fatta, per la prima volta, una ammissione inquietante: «va frenata la crescita della popolazione nei Paesi poveri che nei prossimi venti anni aumenterebbe altrimenti di 850 milioni, 42 milioni/anno (“Corriere della Sera”, 1 maggio 2016) e questo fa decidere di accogliere con solidarietà una cinquantina di milioni di immigrati in Europa nei prossimi 10 anni?

Riflessioni necessarie

centri accoglienza immigratiSe non si tiene conto che l’immigrazione viene valorizzata quando il ciclo economico è positivo e c’è domanda di lavoro e creazione di ricchezza, si creeranno drammi pericolosi. Come rischiamo oggi, avendo crisi economica e disoccupazione e l’accelerazione del fenomeno aggraverà il modello di accoglienza stessa. Ciò significa rischiare nuovo disordine. L’integrazione costa cara, non genera risultati a breve, pone problemi di sicurezza. Ma soprattutto se si vanta solo la motivazione economica, a queste condizioni di crisi, dobbiamo fare i conti: necessiteremmo circa 10 milioni di immigrati solo per compensare il gap popolazione e la necessaria contribuzione fiscale e previdenziale. Gian Antonio Stella: «per mantenere costante la popolazione in età lavorativa saranno necessari nei prossimi venti anni: 6,5 milioni di immigrati (325mila/ anno)» (“Corriere della Sera”, 1 maggio 2016).

Le guerre, carestie, povertà ecc., se fossimo veramente caritatevoli, le risolveremmo dove nascono. Se accettiamo questo ragionamento, e se queste continuassero e cresces­sero, paradossalmente il 50 per cento del pianeta migrerebbe in occidente. Mi pare evidente che questa situazione sta chiedendo una solidarietà economica ben diversa da quella della immigrazione. In più il business dei trafficanti e intermediari curiosamente non è stato ancora affrontato, come anche il fenomeno dei finti profughi cristiani ma jihaidisti con passaporti falsi. Così come mi pare curioso l’atteggiamento improvvisamente unanime dei governi europei a decidere accoglienza solidale. Così, altrettanto curioso è l’atteggiamento dell’autorità morale che non condanna chi provoca migrazioni, profughi e invece condanna chi non accoglie indiscriminatamente. Curioso

Conclusioni

immigratiCominciamo con l’ammettere che non siamo capaci di intendere e saper affrontare questo problema, anzi, che stiamo provocando rischi irresponsabilmente ignorati sulle conseguenze sociali, economiche, di sicurezza, di giustizia, ecc. Continuiamo poi con riflessioni sulle conseguenze morali di fine della civiltà fondata sulle radici cristiane, che implicitamente e irresponsabilmente, stiamo facilitando. Impariamo a fare calcoli e previsioni su che succederà se i problemi si subiscono e non si gestiscono (anche se ritengo che manchi poco a una reazione forte di piazza, Brexit l’ha dimostrato che si sta diventando intolleranti con nomenclature incapaci).

Se ciò avvenisse aspettiamoci una vera invasione di centinaia di milioni di emigranti, e rassegniamoci a cedere le nostre case e trasferirci noi nei loro Paesi di origine. Ma più grave è il rimprovero ad alcune istituzioni ecclesiastiche che, in un’ansia di superarsi nel sembrare più buoni degli altri, stanno facilitando due tipi di vittime: chi ha aspettative di esser accolto ed esser felice, e chi deve accogliere senza aver risorse per farlo, diventando anche lui infelice. Dobbiamo invece aiutare questi nostri fratelli meno fortunati di noi in modo razionale a casa loro, investendo, sostenendo il loro export agricolo alimentare, aiutandoli a investire in attività trasformazione a maggior valore aggiunto, togliendo i dazi import dai Paesi poveri, (G. A. Stella “Sulla import di carne le tariffe doganali UE arrivano all’ 826%” – “Corriere della Sera”, 1 maggio 2016), bloccando un certo traffico di armi, spegnendo i focolai di guerre e dittature, decidendoci a fronteggiare l’Isis. Per farlo si dovrebbero disintermediare però i politici, i burocrati, alcuni ecclesiastici, ecc. E per chiarirci meglio, noi cattolici, laici e non, cosa è fare il bene del prossimo, dovremmo rileggerci bene Caritas in ventate e Lumen fidei.

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