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Nov 24

Fatima. Una storia fra santi e crociato iniziata più di cinquecento anni fa

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n.71 Ottobre 2016

Nel secolo XV, il Cielo rivelò, in Italia, una splendida vittoria della Madonna di Fatima. Così come l’assalto islamico in terre portoghesi fu allora sconfitto, così nella nostra epoca gli “errori della Russia” sarebbero stati annientati. Un’affascinante storia, fra santi e crociati, sulla “più profetica delle apparizioni moderne”, come la qualificò l’allora cardinale Joseph Ratzinger.

di Luis Dufaur (*)

Nell’ormai lontano 16 ottobre 1454, nel monastero domenicano di Santa Maria Maddalena, ad Alba (Cuneo), circondata da tutte le sue consorelle e dal confessore padre Bellini, suor Filippina agonizzava. Era presente anche la superiora e fondatrice del convento, la Beata Margherita di Savoia. Durante la triste circostanza si verificò un fatto straordinario di cui ci è pervenuta la prova documentaria, resa pubblica dal convento solo nell’anno 2000, e indirizzata “a quelle persone che negli anni a venire leggeranno questi fogli”.

Preannuncio degli “errori della Russia”

Così recita testualmente uno dei documenti: «Avvenne la visione profetica avuta e riferita agli astanti in punto di morte dall’agonizzante Suor Filippina alla quale Nostra Signora Santissima, Santa Caterina da Siena, il Beato Umberto di Savoia e l’Abate Guglielmo di Savoia, predissero avvenimenti prosperi e funesti per la Casa di Savoia, fino ad un tempo futuro imprecisato di terribili guerre, di esilio in Portogallo di un altro Umberto di Savoia e di un mostro proveniente dall’Oriente con grande sofferenza per l’Umanità, mostro che sarà però distrutto da Nostra Signora del Santo Rosario di Fatima se tutti gli esseri umani la invocheranno con grande contrizione» (1).

Quindi, già nel 1454, più di cinque secoli e mezzo prima delle apparizioni di Cova de Iria, era stato predetto, con una visione soprannaturale, il castigo per il mondo peccatore, tramite un “mostro orientale torturatore dell’umanità” che sembra incarnare gli “errori della Russia” contro i quali la Madonna espresse i propri avvertimenti all’umanità nel 1917.

Inoltre, era stato anche chiaramente preannunciato il periodo storico della “tribolazione”, relativo all’esilio di re Umberto II, fatto verificatosi poco dopo la II Guerra mondiale, nel 1948, occasione in cui l’Italia rischiò di finire nell’orbita comunista. Nel 1454, come nel 1917, il Cielo annunciò il trionfo della Santissima Vergine. In altra parte della documentazione pervenutaci viene, infatti, riportato che la profezia riferita dalla morente suor Filippina terminava con le parole: «Satana provocherà una terribile guerra ma alla fine la perderà perché la vergine Santissima Madre di Dio e del santissimo Rosario di Fatima, più forte di un esercito in ordine di battaglia, lo vincerà per sempre».

Ponte prodigioso fra passato e futuro

Considerando questa visione profetica ci si può chiedere quale relazione potesse mai esistere tra il monastero delle Domenicane nella piccola città italiana di Alba e l’allora sconosciuto villaggio portoghese di Fatima in un’epoca di comunicazioni quasi inesistenti. Come spiegare che la Provvidenza abbia annunciato con tanto anticipo l’apparizione di Nostra Signora a Fatima, avendo peraltro permesso che si parlasse di tale evento profetico solo nel Terzo millennio? In realtà, è da ritenersi che nella sublime architettura della creazione divina, Fatima abbia un posto predestinato, così come la vita di quella suor Filippina che ora rievocheremo.

I Savoia e Fatima coinvolti nella storia

Suor Filippina era di stirpe principesca essendo figlia di Filippo II di Savoia, principe di Acaia, detronizzato traumaticamente per una congiura familiare nonché gettato legato, ancor vivo, nelle acque gelide del lago di Avigliana, nei pressi del monastero di San Michele delle Chiuse, il 20 dicembre 1368. La sua unica figlia era proprio la citata suor Filippina, nata nel castello di Sarre col nome di Umberta Filippa. Usando il cognome fittizio “degli Storgi” si fece monaca, onde ottenere l’intercessione divina in favore dell’anima di suo padre che mai aveva conosciuto.

In realtà, Filippo d’Acaia non era morto ma riuscì invece a sopravvivere. Egli attribuì il miracolo al suo antennato, il beato Umberto III di Savoia, la cui medaglia portava sempre al collo. Il beato Umberto si era distinto nella difesa del Papato contro le pretese dell’imperatore Federico Barbarossa. Sfuggito ai congiurati, Filippo d’Acaia condusse vita da pellegrino penitente in molti santuari di Francia, Svizzera e Spagna fino ad arrivare in Portogallo… a Fatima!

Fatima: terra mariana e di crociata

Ma perché Fatima? Cosa poteva esservi laggiù?

I documenti pubblicati menzionano: «Una chiesa in un villaggio chiamato Fatima, chiesa costruita da un ‘antenata della Nostra Signora Fondatrice Margherita di Savoia e precisamente dalla regina del Portogallo Mafalda di Savoia…». Questa regina, morta nel 1157 fu infatti la sposa del primo re del Portogallo, Dom Afonso Henriques (1128-1185), ed era figlia di Amedeo III di Savoia nonché sorella del beato Umberto di Savoia, antenata quindi di Filippo di Savoia-Acaia e della nostra suor Filippina.

Tutta la regione di Fatima con i territori vicini fu campo di battaglia dello stesso re Afonso nella guerra contro gli invasori maomettani ed il Re concesse estesi possedimenti terrieri agli Ordini religiosi che più si erano distinti nella Reconquista dai Mori, in particolare all’ordine Cistercense fondato da san Bernardo di Chiaravalle e all’ordine del Tempio, il quale ebbe il proprio quartier generale nella storica cittadina di Tornar, a soli 30 chilometri da Fatima, dove i Cavalieri del Tempio si erano rifugiati successivamente allo scioglimento del loro Ordine da parte del Papa. A Tornar ciò che era rimasto dell’ordine Templare si trasformò nell’ordine del Cristo, e da allora la Croce Templare e dell’ordine del Cristo divenne l’emblema della potenza navale portoghese che sventolò sulle bandiere e sugli stendardi del Portogallo, nelle secolari vicende della propria storia. Furono le navi dell’ordine di Cristo, per esempio, che scoprirono e presero possesso del Brasile, in nome della Corona lusitana.

Questo insieme di fatti spiega perché Fatima è stata sempre irradiata dallo spirito mariano cistercense e dallo spirito crociato templare, rappresentato dai grandiosi poli abbaziali tuttora esistenti nei pressi: Alcobaqa e Tornar. L’intera regione circostante registrò la costruzione di molte fortezze del Tempio, di abbazie (oltre a quelle citate), di chiese e cappelle dedicate alla Madonna, in piena epoca di crociate contro l’Islam. Fatima fu, infatti, il centro della lotta antislamica che rese il Portogallo “vero Cavaliere della Croce contro la Mezzaluna”, come scrive il canonico Barthas nella sua storia di Fatima.

La fine di Filippo di Savoia-Acaia

Tornando a Filippo d’Acaia, questi aveva continuato le sue peregrinazioni ed essendo poi rientrato, in incognito, nella sua terra natale, iniziò la ricerca infruttuosa della propria figlia. Egli morì senza averla ritrovata ma venne confortato, nel dicembre del 1418, poco prima di morire, dalla assistenza della nipote, la già citata Margherita di Savoia-Acaia.

Lui stesso chiese di poterla incontrare e solo alla fine del colloquio le rivelò la propria identità e strettissima parentela. Le raccontò anche del suo miracoloso salvataggio dal lago di Avigliana, grazie all’intercessione del beato Umberto di Savoia la cui medaglia prodigiosa portava sempre con sé, e chiese alla Madre Superiora di consegnarla dopo la sua morte, alla figlia, nella speranza che questa fosse un giorno ritrovata.

«Una volta espressa questa estrema rivelazione – è riportato in uno dei documenti pubblicati recentemente – esalò repentinamente l’ultimo respiro, la notte successiva, nella chiesa di san Francesco, sul sepolcro del fratello Ludovico di Savoia, mentre anelava di recarsi presso il tumulo del Beato Umberto ad Altacomba».

La beata Margherita di Savoia conservò la medaglia, mentre la figlia del principe Filippo risultava sparita da molto tempo insieme alla propria madre.

«In realtà erano entrate entrambe nel monastero di Santa Caterina di Alba dove la figlia prese il nome di Suor Filippina in onore del proprio padre ritenuto defunto», secondo la citata documentazione.

Dopo alcuni anni la beata Margherita si stabilì ad Alba anch’ella e vi fondò il monastero di Santa Maria Maddalena, come già detto all’inizio. Un certo giorno suor Filippina si fece trasferire, con bolla di benestare del papa Niccolò V, datata 16 gennaio 1448, nel nuovo convento e solo in punto di morte confessò alla badessa di esser sua cugina, apprendendo a sua volta dalla beata Margherita della morte edificante di suo padre per la salvezza del quale si era consacrata suora; apprese, inoltre, dalla stessa Badessa del passaggio per Fatima del padre.

Fu proprio nell’ora della morte che il Cielo premiò suor Filippina con la già menzionata visione del futuro Trionfo della Vergine «su un mostro proveniente dall’Oriente, tormento dell’umanità…, mostro che sarà distrutto dalla Madonna del santo rosario di Fatima, se tutta l’umanità la invocherà con grande contrizione».

Verso lo scioglimento della profezia

La storia non terminò perché i presenti tramandarono le memorie degli eventi citati. Due secoli dopo, nel 1638, il padre domenicano Giacinto Baresio pubblicò una “Storia di Casa Savoia ” su richiesta della duchessa di Mantova, Margherita di Savoia-Gonzaga, viceregina reggente del Portogallo, utilizzando la cronaca relativa a suor Filippina, cronaca che però distrusse successivamente avendola giudicata lesiva della reputazione sabauda a causa del tentato assassinio di Filippo d’Acaia.

Tuttavia, la Badessa dell’epoca e le più anziane monache del monastero, che avevano letto il manoscritto originale, ne ricostruirono il testo, apponendo il loro sigillo d’autenticità in data 7 ottobre 1640. Nel 1655 un’altra religiosa, che lasciò solo le sue iniziali su un ulteriore manoscritto, confermò tutto in questi termini: «Le memorie scritte affermano che in Lusitania esiste una chiesa nella cittadina chiamata Fatima, edificata da una antenata della nostra santa Fondatrice Margherita di Savoia, la regina Mafalda di Portogallo, figlia di Amedeo III di Savoia, nella quale chiesa una statua della santissima Vergine parlerà su avvenimenti futuri molto gravi perché satana scatenerà una terribile guerra che però perderà perché la Santissima Vergine Madre di Dio, del Santissimo Rosario di Fatima, più forte di un esercito in ordine di battaglia, sbaraglierà satana per sempre. A.D. 1655. San Domenico ti affido questo scritto. SuorCRM.».

Anche questi nuovi documenti caddero, però, nel dimenticatoio, principalmente per causa delle persecuzioni religiose che videro il convento di Alba chiuso ben due volte dalle autorità. Nel 1855, la badessa Benedetta Deogratias Ghibellini «ebbe una rivelazione soprannaturale circa il contenuto della cronaca sparita, contenuto che trasmise alla sua successora, imponendole di ritrasmetterlo a sua volta, sempre in segreto, cioè non pubblicamente, fino al verificarsi della profezia».

Il 22 maggio 1885 la nuova priora, madre Stefania Mattei, comunicò il segreto ad una suor Lucia Mantello che aveva effettuato una breve permanenza nel monastero domenicano prima di consacrarsi religiosa salesiana. Quest’ultima, pur non avendo mai visto i documenti originali, lasciò i seguenti appunti frammentari: «Un ‘antichissima cronaca del monastero narrava la visione di suor Filippina degli Storgi. Moribonda, suor Filippina (16 ottobre 1454) ha una visione alla presenza della Beata e delle consorelle. Personaggi della visione sono la Madonna del Ro­sario, san Domenico, santa Caterina da Siena, il beato Umberto, l’abate Guglielmo di Savoia-Acaia e tutti le vennero incontro. Successivamente, dopo una interruzione, ebbe uno sguardo nel futuro. Umberto II in esilio in Portogallo. Nostra Signora di Fatima salverà l’umanità. Amen».

Quando, poi, furono ritrovati i documenti dei secoli passati, la concordanza delle varie testimonianze costituì prova preziosa dell’autenticità delle apparizioni.

La speranza di Fatima

I documenti analizzati danno un’idea dell’immensità del progetto che la Provvidenza Divina ha riservato a Fatima. Il progetto divino ebbe inizio con la fondazione del Regno del Portogallo e si è poi sviluppato attraverso i secoli, coinvolgendo altresì delle anime particolarmente care a Maria Santissima, anime le quali operarono come testimoni della rivelazione secondo cui, nonostante tutte le apparenze contrarie, il maligno sarà sconfitto e la Santa Vergine trionferà!

“Il mostro proveniente dall’Oriente, tormento dell’umanità” e le “terribili guerre” rivelate a suor Filippina, identificabili negli “errori della Russia” con rivoluzioni, lotte di classe, invasioni di ogni specie, immoralità e irreligiosità dilaganti, uniti alla recente rinnovata esplosione dell’estremismo islamico che fu proprio sconfitto nella regione di Fatima in passato, sembrano preludere al caos generale finale; ma invece, contro ogni apparenza, trionferà il Cuore Immacolato di Maria secondo la promessa di Nostra Signora di Fatima nel 1917.

La storia del principe Filippo di Savoia-Acacia e di sua figlia suor Filippina sono un esempio di bellezza e di grandezza per due tipi di penitenza, quello del peccatore e quello dell’innocente che i suddetti personaggi sopportano nella loro vicenda umana tra avvenimenti quasi inverosimili, in nome di una Fede superiore. I fatti storici dimostrano, inoltre, che Fatima fu scelta ab antiquo come terra di elezione della vergine Santissima e per ciò stesso divenne terra di crociata. Avendo presente tale quadro storico si comprenderà che la contrizione penitente e la conversione dall’empietà riporterà l’umanità pentita nel solco tracciato dai secoli passati di Fede e di eroismo, all’epoca dei quali nacque Fatima.

Come in passato Dom Afonso Henriques, nobili e cavalieri templari lottarono contro il pericolo islamico, così oggi dobbiamo lottare contro “gli errori della Russia” e le loro sequele, e anche contro il rinato assalto maomettano.

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(*) Titolo originale “Quase ciuco séculos antes das apari-fdes, prenùncìo do triunjo de Fatima”, in Catolicismo, maggio 2004, pp. 26-35. Leggermente abbreviato

1) I documenti pubblicati dal Convento di Alba, citati in questo articolo, sono tre. Il Documento 1 è una nota manoscritta, aggiunta a un libro di P. Giacinto Baresio, nel 1640. Sono quattro pagine che portano la data del 7 ottobre 1640. Il documento 2 consiste in un appendice al libro, recando l’anno 1655. Il Documento 3 contiene le integrazioni di suor Lucia Mantello, del 1855. Tutti tre i documenti furono “rinvenuti casualmente lo scorso 19 agosto [1999]” e pubblicati nel 2000

 

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