Gli effetti del divorzio sui bambini

divorzio_bambiniStudi cattolici n. 557 luglio-agosto 2007

di Roberto Marchesini

Spesso gli esiti della modernità, per esempio l’aborto e il divorzio, vengono presentati come conquiste che permettono una maggiore libertà; gli effetti negativi di queste «conquiste» vengono taciuti, e il ricordare che questa presunta libertà ha un costo, a volte molto elevato, viene considerato come un attacco ideologico nei confronti del diritto conquistato. Un aspetto taciuto ma sicuramente drammatico riguarda le conseguenze di separazione e divorzio sui bambini.

Questi due istituti hanno effetti sui figli? Se sì, quali? Empiricamente si possono osservare diversi fenomeni.

– Può accadere, per esempio, che il genitore che vive con il bambino (impegnato nel conflitto con l’altro genitore, nelle incombenze familiari, domestiche, lavorative, nel lenimento delle proprie sofferenze, nel riscatto dal fallimento…) trascuri i bisogni del figlio.

– Spesso, nel caso di separazione, si cerca un alleato che possa fornire del sostegno; può succedere che la persona individuata come alleato sia il figlio, anche da parte di entrambi i genitori. In questo caso, il figlio si trova incastrato in una sorta di «conflitto di lealtà» nei confronti dei propri genitori, ognuno dei quali chiede al figlio di schierarsi dalla propria parte.

– Talvolta il figlio può essere utilizzato per dimostrare agli altri che si è un «buon genitore»; questo a volte significa eccessive cure e iper-protettività che non aiutano il bambino a crescere una personalità adulta e responsabile.

– A volte il figlio diviene il partner che si avrebbe desiderato avere; su di lui vengono spostati affetti e desideri, ma anche richieste di ascolto, sostegno, fedeltà. Il rischio, in questo caso, è che al bambino venga chiesto di rispondere ai bisogni affettivi dei genitori.

– I bambini possono caricarsi di preoccupazioni nei confronti dei genitori, o possono sentire un senso di colpa per la rottura familiare. Può accadere persino che in fase di separazione o di divorzio il padre (generalmente) sia accusato falsamente di abusi sessuali nei confronti del bambino. Queste accuse hanno immediatamente l’effetto di rendere impossibili (almeno per un certo tempo) i contatti tra il padre e il bambino, e di consegnare all’altro genitore il ruolo di «buono», di fronte alle famiglie d’origine e ai servizi sociali (che intervengono in caso di separazione di coniugi non sposati).

Gli esiti il della ricerca

Purtroppo, gli effetti di questo genere di false denunce si ripercuotono sul rapporto tra padre e figlio anche una volta che il genitore sia stato scagionato. Non è raro, infatti, che il padre rifiuti di rivedere il proprio figlio anche se ne ha riottenuta la facoltà, a causa della paura che un equivoco possa far scattare nuovamente una denuncia con il seguito di ripercussioni sociali e psicologiche che il padre ha già vissuto.

Esistono anche numerosi studi scientifici che hanno indagato la questione. La revisione di circa duecento ricerche sull’argomento, condotta da due scienziati inglesi (1), ha rilevato che i bambini di famiglie separate, rispetto ai bambini di famiglie intatte:

– tendono ad acquisire meno in termini socio-economici quando diventano adulti;

– presentano più frequentemente problemi comportamentali, quali enuresi notturna, comportamenti di ritiro, aggressività, atti delinquenziali e altri comportamenti antisociali;

–  tendono a riuscire meno bene a scuola e a raggiungere qualificazioni educative inferiori;

–  hanno maggiori probabilità di recarsi all’ospedale a seguito di incidenti, di avere problemi di salute e di andare più frequentemente dal medico di famiglia;

–   hanno maggiori probabilità di lasciare la scuola e di andare via di casa giovani, così come di divenire precocemente attivi sessualmente; è più probabile che scelgano la convivenza, che affrontino gravidanze in età adolescenziale e che, se divengono genitori, abbiano un figlio al di fuori del matrimonio;

–  tendono a riferire più sintomi depressivi e più alti livelli di abuso di fumo, alcol e di altre droghe in adolescenza e in età adulta. Questi dati sono confermati anche da altri ricercatori, per esempio Simons e altri, che affermano: «I nostri dati suggeriscono che il divorzio è un importante fattore di rischio per i problemi di adattamento del bambino.

Sebbene la maggioranza dei bambini mostri dei pattern di sviluppo normali indipendentemente dallo status coniugale dei genitori, i bambini di divorziati hanno una probabilità significativamente maggiore di sviluppare problemi rispetto a coloro che vivono con entrambi i genitori» (2) La separazione e il divorzio spesso comportano il fatto che i bambini crescano senza la presenza di uno dei due genitori, una riduzione della disponibilità economica e conflittualità tra i genitori.

È possibile che gli effetti negativi del divorzio e della separazione siamo imputabili a queste situazioni accessorie, e che quindi il divorzio, di per sé, non sia dannoso per i bambini? I ricercatori Paul R. Amato e Bruce Keith hanno passato in rassegna 96 studi sull’influenza dell’assenza di uno dei due genitori e della riduzione di disponibilità economica sul benessere dei bambini valutato in termini di problemi scolastici, problemi comportamentali, bassa autostima e problemi di socializzazione (3).

L’esito della loro meta-analisi è stato il seguente: i figli di genitori divorziati hanno mostrato un livello di benessere inferiore agli orfani di uno dei genitori; il livello di benessere era inferiore, rispetto ai bambini che vivono con entrambi i genitori, anche nel caso in cui il genitore con il quale il bambino vive si è risposato; il livello di benessere è inferiore rispetto ai figli di genitori non separati anche se hanno contatti positivi e frequenti anche con il genitore non affidatario.

Per quanto riguarda la riduzione di disponibilità economica: i bambini con genitori divorziati economicamente poveri hanno livelli di benessere inferiore rispetto ai bambini poveri di famiglie unite; hanno livelli di benessere inferiori agli altri anche se la madre si risposa (e quindi la disponibilità economica ritorna maggiore); possono avere dei livelli di benessere maggiore se il padre (che in media guadagna di più della madre) è il genitore affidatario, ma solo se sono maschi; se sono femmine hanno livelli di benessere maggiori se affidati alla madre (ovvero, è più importante che il sesso del genitore sia omologo a quello del bambino rispetto al suo stipendio).

Il dottor Amato ha condotto anche uno studio per verificare un ipotetico nesso causale tra la conflittualità della separazione e il benessere dei bambini (4). Secondo questa ricerca, circa il 70% dei divorzi avvengono in famiglie a un basso livello conflittuale (low-conflict) e solo il 25% in famiglie ad alto livello conflittuale (high-conflict) (5); i figli di genitori divorziati provenienti da famiglie high-conflict hanno livelli di benessere superiori dopo il divorzio; ma figli di genitori divorziati provenienti da famiglie low-conflict non solo stanno peggio dopo il divorzio, ma risultano essere quelli con il livello minore di benessere.

Questo sembra indicare decisamente che l’assenza di uno dei due genitori, la minore disponibilità economica e soprattutto la conflittualità nella separazione hanno un effetto sul benessere dei bambini, ma il divorzio, di per sé, ha anch’esso un forte impatto sul benessere dei figli.

Sfiducia nelle relazioni

È possibile individuare quali sono gli effetti del divorzio sui bambini? La dottoressa Judith S. Wallerstein afferma che la separazione e il divorzio non sono un evento acuto, ma una esperienza di trasformazione della vita, che riguarda in particolare la fiducia nelle relazioni, l’identificazione con i genitori e le relazioni familiari (6). La trasformazione che il divorzio opera nei bambini è che si perde per sempre l’immagine dei genitori come coppia, come facenti parte un legame naturale, solido e indissolubile.

Anche da adulti, i «figli del divorzio» avranno un’idea delle relazioni come meno stabili e affidabili; per questo motivo hanno meno possibilità di sposarsi rispetto a chi ha avuto una famiglia d’origine unita (60% contro l’80%), si sposano più precocemente e più spesso divorziano (57% contro il 25%) e decidono di non avere figli, più frequentemente vivono da soli e, se donne, hanno una vita sessuale disordinata.

Altri studi compiuti per investigare gli effetti a lungo termine del divorzio hanno evidenziato, in sintonia con l’ipotesi vagliata dalla dottoressa Wallerstein, una fiducia minore nei confronti del futuro coniuge e sono meno ottimisti nei confronti del matrimonio (7).

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1) B. Rodgers, J. Prior, Divorce and separation. The outcomes far children, Joseph Rowntree Foundation, York 1998, cit. in Emilia Dowling, Gill Gorell Barnes, Lavorare con i bambini e i genitori nel processo di separazione e divorzio, Franco Angeli, Milano 2004, p. 44.

2) R. L. Simons & Associates, Understanding Differences Between Divorced and Intact Families, Sage Publications, Thousand Oaks (Ca) 1996, p. 200, cit. in E. Dowling, G. Gorell Barnes, Lavorare con i bambini e i genitori nel processo di separazione e divorzio, op. cit., p. 44

3) Paul R. Amato, Brace Keith, Parental divorce and the wellbeing of children: a meta analysis, «Psychological bulletin», 1991, vol. 110, n. l, pp. 26-46.

4) Cfr P. R. Amato, Alan Booth, A Generation at Risk: Growing Up in an Era of Family Upheaval, Harvard University Press, Cambridge 1997.

5) Questo dato, oltre a smentire il luogo comune circa il divorzio come «male minore», apre interessanti riflessioni sulla concezione del matrimonio nella società contemporanea e sui rischi che essa comporta (cfr Jurg Willi, Che cosa tiene insieme le coppie, con Prefazione di Willy Pasini, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1992, pp. 5-11).

6) Judith S. Wallerstein, Julia M. Lewis, The unexpected legacy of divorce. Report of a 25-year study, Psychoanalitic psychology, 2004, vol. 21, n. 3, p. 353-370; cfr J. S. Wallerstein, J. M. Lewis, Sandra Blakeslee, The unespected legacy of divorce. The 25 year landmark study, Hyperion, New York 2000.

7) Kathryn M. Franklin, Ronnie Janoff-Bulman, John E. Roberts, Long-term impaci ofparental divorce on optimism and trust: changes in generai assumptions or narrow beliefs?, Journal of Personality and Social Psychology, 1990, vol. 59, n. 4, pp. 743-755.