Chi ha davvero deluso la Generazione Z?

Tradizione Famiglia Proprietà newsletter 25 Febbraio 2026

La verità sulla crisi dell’alfabetizzazione universitaria

di Edwin Benson

Un recente articolo pubblicato su Fortune descrive una tendenza che dovrebbe mettere in discussione tutte le moderne teorie educative. L’allarmante titolo recita: “La Generazione Z arriva all’università senza nemmeno saper leggere una frase”.

L’articolo di Fortune discute principalmente le reazioni dei docenti universitari e il modo in cui affrontano la situazione. Tuttavia, tale approccio è meno utile rispetto a porre una domanda più fondamentale. Come mai questi giovani, molti dei quali estremamente brillanti, hanno difficoltà a leggere e comprendere frasi complete?

UN INSEGNAMENTO CHE PREMIA LA BREVITÀ

In qualità di insegnante di storia delle scuole superiori recentemente andato in pensione, sono convinto che questa incapacità derivi dai metodi di docenza prevalenti nella maggior parte delle scuole. Fino alle ultime due generazioni, gli insegnanti di materie umanistiche si concentravano principalmente sulla lettura come mezzo primario per imparare. Purtroppo, i metodi di insegnamento moderni scoraggiano i brani lunghi, figuriamoci i libri. Questi metodi enfatizzano le competenze piuttosto che i contenuti. Questa debolezza è presente in entrambe le teorie prevalenti dell’educazione moderna: la teoria critica e l’istruzione diretta.

La teoria critica affonda le sue radici nella dottrina marxista. Il suo obiettivo principale è quello di sfidare e denunciare. Essa cerca di demolire le “strutture di potere”, di livellare le disuguaglianze sociali e di descrivere il cambiamento come un processo in cui gli “oppressi” devono sopraffare i loro “oppressori”. Molti collocano nella classe degli oppressori quegli insegnanti che utilizzano metodi tradizionali. Nella scuola moderna, il “pensiero critico” viene spesso raggiunto presentando affermazioni accuratamente selezionate, solitamente molto brevi, progettate per suscitare opinioni radicali negli studenti. Il risultato è una grande quantità di indottrinamento e pochissima analisi logica.

Anche l’istruzione diretta prevede piccole porzioni di informazioni. È meno incline all’indottrinamento rispetto alla teoria critica ed è quindi preferibile. Tuttavia, anch’essa presenta gravi limitazioni. Uno dei suoi praticanti la descrive come “un metodo sistematico di insegnamento che pone l’accento sul procedere a piccoli passi, verificando la comprensione e ottenendo una partecipazione attiva e di successo da parte di tutti gli studenti”. (Enfasi aggiunta.) Un altro teorico aggiunge: “Tutti possono imparare e tutti possono insegnare se dotati di metodologie e tecniche. E il successo nell’apprendimento e nell’insegnamento di tutti può essere misurato e valutato”.

Il problema di concentrarsi su piccoli frammenti è che gli studenti non imparano mai a gestire grandi quantità di informazioni. Sono particolarmente impreparati a comprendere concetti che richiedono più di un paragrafo per essere spiegati. Questa incapacità non è dovuta a un’intelligenza limitata, ma alla mancanza di pratica. Sarebbe come aspettarsi che uno studente di pianoforte riesca miracolosamente a suonare Mozart quando tutto ciò che gli è stato insegnato è eseguire scale musicali.

DUE COMPETENZE CHE POSSIEDONO GLI INSEGNANTI EFFICACI

Le pratiche educative tradizionali si concentrano su blocchi di informazioni molto più grandi. Tuttavia, nelle mani di professionisti inesperti, anche queste possono fallire. È comune liquidare i contenuti didattici come un processo di memorizzazione di elenchi di eventi, date e persone. Purtroppo, in mani inesperte, questo può accadere.

Per gestire efficacemente grandi quantità di contenuti, gli insegnanti devono possedere due caratteristiche. La prima è la capacità di spiegare idee complesse con frasi di facile comprensione. La seconda è trasmettere agli studenti che possedere la conoscenza, di per sé, è uno dei più grandi piaceri della vita.

La capacità di spiegare argomenti complessi con parole semplici può derivare agli insegnanti solo in un modo: attraverso una conoscenza e una comprensione approfondite della materia che insegnano. Non ci sono sostituti, né modi per “fingere”. È impossibile spiegare ciò che non si conosce. Eppure, le facoltà di scienze della formazione delle università raramente si concentrano sulla trasmissione di conoscenze agli aspiranti insegnanti.

Il loro atteggiamento errato è quello di ritenere che fornire ai propri studenti metodi di insegnamento moderni li renda in grado di insegnare qualsiasi cosa. Un approccio di questo tipo può produrre solo mediocrità in diversi campi, ma raramente conferisce la padronanza di una disciplina specifica.

La seconda abilità è forse ancora più difficile da trovare, ma non per questo meno cruciale. Che gli studenti amino o meno la materia insegnata, sono in grado di percepire immediatamente se il loro insegnante la apprezza davvero. C’è un tipo di entusiasmo che traspare spontaneamente dalla presentazione delle informazioni quando l’insegnante prova piacere nel spiegarle. Spesso questo entusiasmo è contagioso e gli studenti escono dalla lezione avendo apprezzato un argomento che all’inizio della lezione ritenevano mortalmente noioso.

LA COMPRENSIONE RICHIEDE COMPLESSITÀ

Supponiamo che un insegnante stia introducendo gli eventi che hanno portato alla Seconda Guerra Mondiale. Il primo passo è spiegare perché la guerra è stata così importante, le nazioni coinvolte, le personalità dei vari leader e le ragioni per cui quelle nazioni hanno deciso di entrare in guerra tra loro. Poi si passa ai dettagli, costruendo la lezione in modo che gli studenti comprendano le connessioni tra quegli eventi e i loro effetti sul corso della guerra.

Gli autori costruiscono la maggior parte dei libri di qualità allo stesso modo. Introducono i loro argomenti e ne spiegano l’importanza. Spiegano la loro tesi, il caso che intendono sostenere. Solo dopo aver completato con attenzione questi due passaggi, procedono ai dettagli che useranno per costruire le storie che raccontano. L’argomento può essere grande o piccolo, famoso o oscuro, svolgersi nel corso di anni o solo di pochi giorni. Tuttavia, l’autore o l’insegnante deve seguirlo, altrimenti la narrazione diventa confusa e i lettori o gli studenti abbandonano presto il processo.

È giunto il momento di tornare all’idea che gli insegnanti devono possedere una profonda comprensione dei contenuti trattati. Concentrarsi sul processo e su piccole informazioni piuttosto che su ampie aree di conoscenza limita inutilmente gli stessi studenti.

Il risultato è il malessere descritto nell’articolo di Fortune dalla professoressa Jessica Hooten Wilson della Pepperdine University. “Non si tratta nemmeno di incapacità di pensare in modo critico, ma di incapacità di leggere le frasi”. Sicuramente le scuole dopo secoli di pratica e milioni di laureati di successo, possono fare di meglio.

Fonte: Return to Order, 10 febbraio 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.