Agatha Christie: investigare il mistero

Libertà e Persona 12 Gennaio 2026

Cinquant’anni fa, il 12 gennaio 1976, moriva Agatha Christie, la più grande scrittrice di Gialli di tutti i tempi. In realtà, il termine “romanzo giallo” non è una definizione precisa di questo tipo di narrativa. Molto meglio nella lingua inglese, dove è definito “Mystery”, ossia una letteratura del mistero.

Paolo Gulisano

Agatha Christie, che fu una sorta di allieva del grande Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, fu una scrittrice di eccezionale talento, il cui segreto era il confezionamento di trame assolutamente affascinanti. Le sue perfette trame vanno a dispiegarsi attorno ai suoi due personaggi più fortunati: Hercule Poirot e Miss Marple. Entrambi eccezionali investigatori. 

IL SIGNIFICATO DI INVESTIGARE

La parola “investigare” significa letteralmente – dal latino- “seguire le tracce”. L’investigazione, l’indagine, la ricerca, sono il compito del detective, ma si potrebbe dire che sono il compito di ogni persona che senta nel proprio cuore quella “santa inquietudine” di cui parlò Sant’Agostino.

Il romanzo “Giallo” , o meglio Mystery, dunque, non è semplicemente un genere di nicchia, un piacevole ed emozionante intrattenimento, ma una vera e propria metafora della condizione umana, che è fatta per andare instancabilmente alla ricerca della verità.

Sherlok Holmes

UNA RISPOSTA CHE ATTENDE UNA DOMANDA

La vita stessa è un’enigma. Enigma, o mistero, non nel senso di qualcosa di ignoto, di inconoscibile, di assurdo, ma come, contrariamente a come solitamente viene posta la questione, è una risposta che attende una domanda , una domanda posta nel modo giusto, come quella che deve rivolgere il cercatore del Santo Graal al custode del sacro calice, e ancor prima è il senso di uno dei più significativi libri della Bibbia, il Libro di Giobbe, il primo grande poema religioso dell’umanità. Un libro che era stato all’origine della conversione religiosa di un contemporaneo di Conan Doyle, nonché suo lettore: Gilbert Keith Chesterton. Chesterton notava che in Giobbe l’affermazione che convince il dubbioso non è l’immagine dell’ordinata bontà del creato, quale l’aveva raffigurata la religiosità rigorosamente razionale del diciottesimo secolo, bensì la descrizione della sua immensa e arcana irrazionalità. E la sorpresa stupita di fronte a un Dio che supera incommensurabilmente i nostri calcoli e le nostre previsioni intellettuali è all’origine dell’atto di fede. Bisogna riconoscere che numerosi racconti polizieschi traboccano di crimini eccezionali, proprio come un dramma di Shakespeare.

IL RACCONTO POLIZIESCO: UNA FORMA D’ARTE LEGITTIMA

Foto Wikipedia G. K. Chesterton

Non solo il racconto poliziesco è una forma d’arte perfettamente legittima, ma presenta certi vantaggi ben definiti e reali come strumento del benessere pubblico. “Il primo pregio fondamentale del racconto poliziesco – scrisse Chesterton- consiste nel fatto che rappresenta il più antico, nonché l’unico genere di letteratura popolare in cui sia espressa una qualche consapevolezza della poesia della vita moderna.” L’investigatore è quindi il moderno eroe che vive la sua Iliade nei meandri delle strade della città. Era inevitabile che sorgesse una letteratura popolare che tenesse conto delle possibilità romantiche offerte dalla città moderna.

HERCULE POIROT: UN EROE CATTOLICO

E’ una vera e propria sentinella che vigila contro il male, esattamente come Hercule Poirot. E’ interessante notare che l’eroe di Agatha Christie è un cattolico, belga per di più, in tempi in cui il Belgio era un forte presidio della Fede, in particolare con la sua Università di Lovanio, prima che venisse travolta dal Modernismo.

Poirot combatte contro il male, per far emergere la verità. Lo fa con saggezza, con la consapevolezza che il male non si ferma da solo, e ciò responsabilizza la difesa del bene.

Con il ragionamento e lo spirito di osservazione l’astuto Hercule riesce sempre a scoprire chi ha commesso l’efferato omicidio e l’ordine e il metodo sono da sempre suoi fidati alleati nella risoluzione dei casi più misteriosi.

UN APPELLO PER IL VETUS ORDO

Agatha Christie non era cattolica, era anglicana. Era una divorziata risposata, ma sembrava affascinata dal Cattolicesimo, anche nella sua versione più tradizionale. Fu una dei firmatari, nel 1971, dell’appello a papa Paolo VI di un gruppo di scrittori e intellettuali inglesi, anche non cattolici e non cristiani, con cui si chiedeva al Papa di permettere l’uso del Rito Antico (Vetus Ordo) della Messa. Si racconta che, nell’udienza in cui il cardinale Heenan, Primate d’Inghilterra e Galles, presentò a Paolo VI la richiesta degli intellettuali, il Papa, mentre leggeva in silenzio l’elenco dei firmatari, d’improvviso disse ad alta voce “Ah, Agatha Christie” e diede il suo consenso. Fu una misura eccezionale – e una grande vittoria dei coraggiosi perché il clima degli anni del postConcilio era di assoluta chiusura e ostilità nei confronti del Rito Antico. Evidentemente il nome di Agatha Christie era piuttosto noto all’allora pontefice.

Ma perché la grande scrittrice sottoscrisse la petizione?  Per motivi estetici, perché preferiva le belle cerimonie del passato? A mio avviso i motivi erano altri. La grande scrittrice inglese, proprio perché amava investigare i misteri, si era perfettamente resa conto della presenza, nella Messa Antica, del Mistero per eccellenza: la transustanziazione. Il pane e il vino che diventano corpo e sangue di Cristo. Si trattava di un fatto reale. La Messa non era un simbolo: era il ripetersi misterioso di ciò che è accaduto 2000 anni fa sul Calvario. Un caso serio.

JOHN HENRY NEWMAN: SANTO E DOTTORE DELLA CHIESA

Il romanzo poliziesco, in particolare quello delle tre persone che meglio lo hanno sviluppato, Doyle Chesterton e Christie, ci offre dunque uno spaccato realistico della vita umana. Uno degli uomini più celebri dell’Inghilterra vittoriana fu John Henry Newman, professore a Oxford, raffinato intellettuale, uomo alla ricerca della Verità. Oggi Santo e Dottore della Chiesa. Il suo motto era: Ex umbris et imaginibus in veritatem. Approdare alla verità attraverso ombre e immagini, frammenti di un mosaico che occorre ricomporre, fino ad arrivare all’immagine vera. Questa è la vita dell’uomo. Newman, che si convertì al Cattolicesimo, ed è stato in anni recenti prima beatificato e poi canonizzato, fu definito da uno dei suoi primi grandi estimatori, papa Pio XI, come Veritatis Investigator. Cercatore di verità. Investigatore sulle tracce del Mistero.

John Henry Newman

“Io sono un buon cattolico” dice con tranquilla fierezza Poirot in un racconto. Agatha Christie non lo fu, non lo diventò, ma si fermò alla soglia del Mistero a osservare, a contemplare, a cercare di capire.