La “Ue” anti-famiglia

UEantifamilyIl Borghese febbraio 2014

Mentre la Russia di Putin ci insegna qualcosa

Giuseppe Brienza

In un tempo come l’attuale di “dittatura del relativismo” ed ideologia gender la battaglia per la difesa della famiglia e contro le schiavitù contemporanee che discendono dalla sua demolizione, dalla prostituzione all’aborto, meriterebbe di essere presa in seria considerazione anche da parte di quegli ambienti culturali e politici rimasti finora indifferenti alle sorti di quella che rimane la “cellula fondamentale della società”.

L’esempio lo sta sempre più dando il presidente della Federazione russa Wladimir Putin che, nel suo ruolo di capo temporale ed al contempo di protettore della Chiesa Ortodossa, sta facendo molto per arrestare la deriva etica vissuta anche nel suo Paese. A fine novembre, ad esempio, il Presidente russo ha firmato una legge che proibisce di fare pubblicità all’aborto, promuovendo campagne, sovvenzionate dal Governo, in favore delle famiglie con più figli. Inoltre ha dato incentivi economici alle coppie per incoraggiare la natalità.

Gli attivisti pro-aborto del suo Paese hanno subito dichiarato che la decisione di Putin ostacola i “diritti riproduttivi” delle donne, sebbene i numeri enormi di aborti realizzati in Russia ed il gravissimo crollo delle nascite hanno comunque spinto la Duma ad approvare nel senso voluto dal Governo la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza (la Russia sovietica fu, come noto, il primo Paese al mondo ad aver introdotto nel 1920 il libero aborto).

La modifica pro-natalista della legge russa è stata giudicata da Olgerta Kharitonova, rappresentante di una delle maggiori associazioni femminili che operano in Russia, «non l’inizio di una restrizione dei “diritti riproduttivi” delle donne, ma piuttosto la continuazione di un processo iniziato nel 2011» (cit. in Elisabetta Pittino, Dalla Russia con amore. In Russia viene limitato l’aborto e ogni campagna a suo favore proibita, in Agenzia Zenit, 1° dicembre 2013). In effetti, le cifre nazionali del Ministero della Salute certificano che con più di un milione di aborti l’anno il Paese è ai vertici mondiali per numero di “i.v.g.”.

La legge approvata dal Parlamento russo cerca quindi di limitare le interruzioni di gravidanza entro le 12 settimane di gestazione, introducendo anche il termine di una settimana tra la richiesta d’aborto e l’intervento (come avviene in Italia) per permettere alla donna di riflettere meglio sulla sua decisione. Una recente proposta sottoposta al legislatore vorrebbe inoltre togliere la copertura dell’aborto dalle spese sanitarie pubbliche.

Il fatto è che questi provvedimenti cozzano radicalmente con le idee ed i programmi dell’Unione e della giurisprudenza europea che, secondo il governo russo, ricalcano il sistema totalitario sovietico che, come loro sanno bene, è fallito sulle macerie morali e materiali delle famiglie e di intere nazioni.

«Durante il regime bolscevico – ha dichiarato il diplomatico Alexey Komov, ambasciatore russo all’Onu del Congresso mondiale delle Famiglie (nella foto) – la famiglia tradizionale veniva descritta come nemica del socialismo, perché era lo Stato che doveva avere il controllo totale sull’individuo, dalla culla alla tomba, mentre il nucleo familiare è indipendente dallo Stato, ha regole interne di vita e di sviluppo che vanno per conto loro. Marx ed Engels, gli ideologi del comunismo, sostenevano che la famiglia era un’istituzione repressiva e borghese che andava distrutta per raggiungere la rivoluzione socialista mondiale. Al tempo stesso si doveva distruggere la Chiesa cristiana, altro grande ostacolo per l’ideologia bolscevica. Guarda caso, oggi i sostenitori della rivoluzione sessuale, sedicenti liberali e libertari, hanno come nemici principali  la famiglia e la Chiesa, proprio come i vecchi bolscevichi!» (cit. in Gianluca Savoini, Interessante intervista a Alexey Komov, ambasciatore russo all’Onu, in La Padania, 10 dicembre 2013).

Komov ha anche messo in guardia con parole forti la Svizzera dall’aderire all’integrazione comunitaria perché, ha affermato, «L’Unione Europea annulla l’identità e le tradizioni dei popoli. State lontani finché potete» (cit. in MS, L’ambasciatore WCF all’ONU: “Svizzera, stai lontana dall’Unione Europea!”, in Il Mattino on line, 17 dicembre 2013).

Nel matrimonio naturale continua a risiedere, quindi, ad avviso delle autorità putiniane, l’autentico bene della società. Solo nel tradizionale patto pubblico ed istituzionalizzato fra un uomo ed una donna, aperto alla vita, è possibile alimentare infatti un amore non egoistico, ma generoso, garante della sopravvivenza e trasmissione della civiltà.

E’ proprio per questo che, sottolineava Papa Benedetto XVI, è necessario «superare una concezione privatistica dell’amore, oggi tanto diffusa. L’autentico amore si trasforma in una luce che guida tutta la vita verso la sua pienezza, generando una società abitabile per l’uomo. La comunione di vita e di amore che è il matrimonio si configura così come un autentico bene per la società» (cfr. L’Osservatore Romano, 12 maggio 2006, p.7).

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