Mons. Pietro Fiordelli, testimone e padre della pastorale familiare italiana

FiordelliFides Cattolica n.2 luglio-dicembre 2013

Giuseppe Brienza

[abstract della rivista: Figura esemplare di pastore secondo il Cuore di Cristo che opera per il bene della Chiesa e delle anime, quella di Mons. Pietro Fiordelli, presentata in questo interessante saggio che affronta una problematica di grande attualità: l’unione coniugale.

Il Fiordelli si adoperò indefessamente, senza badare a compromessi, per riportare Prato, di cui era Vescovo, alla vera pratica cristiana, sia alimentando e spingendo alla frequenza ai Sacramenti in tutti gli ambienti sociali, sia facendosi zelante apostolo e strenuo difensore della famiglia, a cominciare dal matrimonio religioso.

Noncurante delle calunnie e delle accuse mossegli da coloro che avversavano la sua concezione sociale cristiana, si fece araldo dei valori familiari, coniando una delle espressioni — la famiglia come “Chiesa domestica”— che con il Concilio Vaticano II entrerà a far parte di uno dei suoi documenti più importanti, la Lumen Gentium.]

Mons. Pietro Fiordelli (1916-2004), per 37 anni vescovo di Prato (dal 1954 al 1991), è da considerarsi fra i “padri” della pastorale familiare italiana. Fra i suo meriti vi sono anche quello di aver ideato la formula conciliare di famiglia come “chiesa domestica”, nonché quello di aver inventato, nel 1979, quella “Giornata nazionale per la vita”, doverosamente celebrata ogni anno in tutte le parrocchie d’Italia, a partire dell’approvazione della legge che ha introdotto l’aborto in Italia (l. n. 194 del 1978) (1).

Determinato a difendere la sacralità del matrimonio per i battezzati, fu protagonista all’inizio del suo episcopato del cosiddetto caso dei “concubini di Prato”. Portato in tribunale per la ipotizzata diffamazione di due coniugi sposatisi civilmente, fu nel 1958 prima condannato (la sentenza fece il giro del mondo) e poi assolto in secondo grado.

Anche a motivo di quest’ultimo episodio, questo vescovo è oggi poco o male ricordato, laddove rievocare la storia della Chiesa in Italia nella seconda metà del XX secolo e del Movimento cattolico senza parlare di lui e del suo magistero appare inadeguato oltre che profondamente ingiusto.

Anzi, dovremmo forse dire che, nell’attuale epoca profondamente connotata da quello che il regnante Pontefice addita come «[…] il rischio di adagiarsi, della comodità, della mondanità nella vita e nel cuore, di avere come centro il nostro benessere» (2), la vicenda personale ed ecclesiale di Mons. Fiordelli può costituire esempio ed esortazione per molti nostri pastori e leader dell’associazionismo cattolico italiano.

1. Un breve profilo biografico

Nato il 9 gennaio 1916 a Città di Castello (Perugia), quarto di cinque fratelli e sorelle, da padre tifernate e madre originaria della vicina Sansepolcro, Pietro Fiordelli compie gli studi primari nella sua città d’origine frequentando la scuola elementare cattolica fondata dal Vescovo Mons. Carlo Liviero (1866-1932).

Il 4 ottobre 1927 entra nel Seminario di città di Castello ma, nell’ottobre 1932, viene inviato a Roma, come alunno del Pontificio Seminario Romano Maggiore, allora energicamente guidato da Mons. Roberto Ronca (1901-1977).Grazie a quest’ultimo Fiordelli consegue la laurea in Sacra Teologia ed, a soli 22 anni, è ordinato a Roma il 6 novembre del 1938.

Dall’allora Cardinal vicario Francesco Marchetti Selvaggiani (1871-1951), Mons. Ronca era stato promosso, nel 1933, a soli trentadue anni, all’importante carica di Rettore del Pontificio Seminario Maggiore e, nei successivi quindici anni del suo Rettorato (1933-1948), condusse al sacerdozio diverse centinaia di alunni, fra cui futuri cardinali come Giovanni Canestri, Salvatore Pappalardo (1918-2006), Pietro Palazzini (1912-2000) e Fiorenzo Angelini, nonché vescovi di sicuro valore fra i quali, appunto, Mons. Fiordelli (3).

Da Mons. Ronca il futuro vescovo di Prato recepì anche la pietà mariana di tipo tradizionale, la quale caratterizzò profondamente la sua pastorale tanto da guidare in prima persona, per fare solo un esempio, i suoi fedeli per ben 14 volte presso il Santuario di Lourdes (4).

Dopo aver concluso i suoi studi filosofici e teologici a Roma, Don Fiordelli è incardinato nella sua diocesi d’origine, ovvero Città di Castello e, dall’allora vescovo Mons. Filippo Maria Cipriani (1878-1956), è incaricato di numerose mansioni fra cui, come ricorda lui stesso, quella di «[…] insegnante di religione, al liceo classico, assistente di Azione Cattolica, padre spirituale in seminario, nonché altri compiti pastorali. Il campo da me privilegiato era quello che riguardava la famiglia, i giovani, il difficile mondo sociale e politico di allora» (5).

In particolare il giovane sacerdote è impegnato a puntellare la comunità politica locale e nazionale al rispetto dei valori dell’ordine naturale e cristiano dalle colonne del giornale «La Voce Cattolica», da lui fondato nel 1945 che, nel 1953, diventa per volere dei Vescovi umbri il settimanale cattolico di tutta la regione.

Dopo 16 anni di un così attivo ministero presbiterale a Città di Castello, Fiordelli viene nominato dal Servo di Dio Papa Pio XII (1939-1958), il 7 luglio 1954, vescovo di Prato, ricevendo la consacrazione episcopale il 3 ottobre 1954, cioè a soli 38 anni, dalle mani del citato Mons. Cipriani. Fiordelli è stato quindi il più giovane vescovo italiano, ricoprendo il suo incarico a Prato fino al 7 dicembre 1991, giorno nel quale rassegna le sue dimissioni, come canonicamente prescritto, per raggiunti limiti d’età.

2. Pastore a Prato

Primo vescovo residenziale della Diocesi di Prato, il 22° da quando quest’ultima fu istituita nel 1653 (6), Fiordelli influì enormemente nella vita sociale della città. Tra le innumerevoli opere si possono ricordare l’istituzione di 25 nuove parrocchie e la costruzione di 21 chiese, l’organizzazione di un “Centro Immigrati”, l’edificazione della Villa San Leonardo al Palco, affidata ad un gruppo di pie donne, poi trasformato in Istituto secolare, le “Spigolatrici della Chiesa” (7), che dopo la sua morte lo rinominarono “Casa di spiritualità mons. Pietro Fiordelli”, nonché strutture per la villeggiatura delle famiglie degli operai come la Casa per ferie “La Versiliana” a Marina di Pietrasanta e la residenza di Carbonin sulle Dolomiti.

Dal punto di vista del magistero, possiamo riassumere l’esperienza di Fiordelli a Prato con la seguente citazione di uno dei sacerdoti che gli sono stati più vicini durante tale episcopato, mons. Simone Scatizzi (1931-2010), che ne fu il primo segretario ed, infine, il vicario generale: «Non ha mai venduto la verità per un piatto di lenticchie o per essere gradito a questo o a quello, in una città come Prato, dove per molto tempo le contrapposizioni fra ideologie e classi, marxisti e democristiani, operai e imprenditori etc., erano piuttosto marcate e sofferte» (8).

Nella città il vescovo impostò in effetti una capillare pastorale degli operai e degli imprenditori, promuovendo ad esempio fin dal 1957 la “Pasqua nelle fabbriche” e istituendo in diocesi una filiale dell’Opera Nazionale di Assistenza Religiosa e Morale degli Operai (Onarmo), fondata nel 1926 in seno alla Sacra Congregazione Concistoriale (oggi Congregazione per i vescovi).

E’ a motivo di questa sua specifica sensibilità ed attenzione al mondo del lavoro che, molti anni dopo, il 19 marzo 1986, Fiordelli ottenne di accogliere a Prato Papa Giovanni Paolo II (1978-2005) accompagnandolo in visita proprio in varie fabbriche ed imprese (9).

Nel 1960 promosse la “Grande Missione Cittadina”, in preparazione al Congresso Eucaristico che si svolse nell’autunno di quell’anno.

Fin dalla data in cui fece ingresso nella sua diocesi, cioè il 17 ottobre 1954, Fiordelli risedette ininterrottamente a Prato, città alla quale è sempre rimasto quindi profondamente legato, continuando a collaborare per la diocesi fino agli ultimissimi giorni della sua vita. Morì quindi nella stessa città la mattina del 23 dicembre 2004, a seguito di una lunga malattia, sopportata con grande forza e fede limpida.

Per sua espressa volontà i funerali sono stati celebrati presso quella stessa cattedra, cioè la Cattedrale di Santo Stefano, dalla quale per tanti anni insegnò, ammonì e pregò. Le sue esequie, tenutesi nel giorno, 26 dicembre, nel quale ricorreva la festività del Patrono della città, santo Stefano protomartire, hanno richiamato una folla enorme di fedeli, a dimostrazione dell’attaccamento e della stima dell’intera comunità pratese verso il suo primo pastore della storia (10). Una devozione che continua ancora oggi, almeno a giudicare dalle visite alle sue spoglie che riposano nel sepolcreto dei Vescovi all’interno del duomo di Prato.

3. L’ammonizione ai coniugi sposati civilmente: «pubblici concubini»!

Abbiamo sopra accennato anche all’opera di “ammonimento” esercitata da Mons. Fiordelli dalla sua cattedra episcopale. Forse questo tipo di servizio non incontrerà oggi il consenso di qualcuno nel mondo cattolico ma, il vescovo di Prato, nella vicenda della quale ci accingiamo a descrivere brevemente, non fece altro che dare applicazione, come raramente capita da parte di tanto clero e popolo cristiano oggi, a quella delle sette opere di misericordia spirituale che recita, appunto, “ammonire i peccatori”.

Veniamo dunque alla drammatica vicenda che vide mons. Fiordelli querelato e condannato in primo grado per aver denunciato dal pulpito come «pubblici peccatori e concubini» una coppia di coniugi della diocesi, Mauro Bellandi e Loriana Nunziati, perché sposati con il solo rito civile. I fatti risalgono al 1956 e causarono al giovane vescovo, in piena “Italia cattolica” (ma, politicamente, dovremmo piuttosto dire democristiana), un processo per diffamazione intentato dalla coppia di cittadini pratesi (lui era un noto militante comunista) ed una condanna in primo grado al pagamento di 40.000 lire di multa. Dopo molteplici interrogatori e deposizioni, Fiordelli venne, a distanza di anni, assolto in appello per l’«insindacabilità dell’atto» a lui imputato (11).

Il fatto che, per così dire, accese la miccia fu la lettera da lui indirizzata ad un sacerdote della diocesi di Prato, don Danilo Aiazzi, responsabile della parrocchia alla quale appartenevano i sopra menzionati coniugi Bellandi, pubblicata il 12 agosto 1956 sul giornale parrocchiale. Intrisa di una fermezza alla quale alcuni non erano più abituati, così cominciava: «Oggi, 12 agosto, due suoi parrocchiani celebrano le nozze in Comune rifiutando il matrimonio religioso. Questo gesto di aperto, sprezzante ripudio della religione è motivo di immenso dolore per i sacerdoti e per i fedeli. Il matrimonio cosiddetto civile per due battezzati assolutamente non è matrimonio, ma soltanto l’inizio di uno scandaloso concubinato».

Nella lettera si giungeva quindi all’ammonizione nei confronti del parroco: «Pertanto lei, signor Proposto, alla luce della morale cristiana e delle leggi della Chiesa, classificherà i due tra i pubblici concubini e, a norma dei canoni 855 e 2357 del Codice di Diritto Canonico, considererà a tutti gli effetti il signor Bellandi Mauro come pubblico peccatore e la signorina Nunziati Loriana come pubblica peccatrice. Saranno loro negati i sacramenti, non sarà benedetta la loro casa, sarà loro negato il funerale religioso».

Affinché la condanna risultasse ancora più forte, la lettera di Fiordelli terminava con le seguenti parole di castigo anche nei confronti della famiglia d’origine dei due “pubblici concubini”: «Infine, poiché risulta all’autorità ecclesiastica che i genitori hanno gravemente mancato ai propri doveri di genitori cristiani, permettendo questo passo immensamente peccaminoso e scandaloso, la Signoria Vostra, in occasione della Pasqua, negherà l’acqua santa alla famiglia Bellandi e ai genitori della Nunziati Loriana. La presente sia letta ai fedeli».

L’ammonizione di Fiordelli, diligentemente letta da tutto il suo clero nelle chiese di Prato, ebbe conseguenze anche sociali piuttosto gravi per gli interessati. L’attività commerciale del Bellandi, infatti, si ridusse della metà e, colpevolmente, i due conviventi furono anche resi oggetto di pubblici mormorii ed insulti, nonché di lettere anonime disprezzanti che non compresero affatto come il provvedimento del vescovo fosse volto a preservare il bene e l’intangibilità del matrimonio e della famiglia cristiana in un momento nel quale profeticamente già ne intravedeva le minacce, oltreché naturalmente alla correzione dei Bellandi al fine di indurre il pentimento.

I due “scomunicati”, invece, non ebbero la men che minima intenzione di emendarsi perché, d’accordo con la famiglia d’origine e con l’appoggio delle sinistre, decisero di querelare il vescovo e il parroco per le offese e i danni subiti, denunciando come «le leggi della Chiesa non possono contenere norme che autorizzino le autorità ecclesiastiche a ledere un bene del cittadino tutelato dalle leggi dello Stato». Dopo discussioni sul Diritto Canonico e Concordatario, i giudici condannarono il vescovo di Prato ad una ammenda di 40.000 lire, una condanna simbolica anche se moralmente grave, che suscitò le vivaci proteste della Santa Sede e del mondo cattolico internazionale.

La segreteria di Stato vaticana denunciò la sentenza come un atto illegale della magistratura che avrebbe favorito in futuro ogni abuso laicista, e condannò la debolezza dimostrata nella vicenda dal Governo Italiano. La Santa Sede impartì quindi l’ordine a tutte le Nunziature Apostoliche Occidentali di organizzare manifestazioni di solidarietà col vescovo di Prato e, lo stesso Pio XII, in segno di protesta, sospese «[…] in Vaticano il tradizionale ricevimento d’inizio nuovo anno del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede» (12).

Ma dimostrazioni analoghe non mancarono di fare anche numerosi vescovi, fra i quali i futuri Papi Angelo Giuseppe Roncalli (1881-1963), allora Patriarca di Venezia, e Giovanni Battista Montini (1897-1978), al tempo arcivescovo di Milano. Il primo scrisse a Fiordelli un sentito telegramma del seguente tenore: «Seguo sempre in tristizia uniscomi suoi sentimenti circa perdono et fedeltà sacre leggi divine in materia nozze cristiane secondo suo discorso in Cattedrale sempre coraggio“Sic oportet Christum pati”». Pure Mons. Montini non fece mancare la sua solidarietà usando toni addirittura commossi: «Soffre Chiesa ambrosiana con V. Ecc.za cui tocca onore patire per causa suo sacro ministerio;compiange piuttosto chi cerca di coprire con esteriore legalità offesa alla legge cristiana» (13).

Nella maniera più clamorosa, però, si fece sentire l’arcivescovo di Bologna (1952-1968) cardinal Giacomo Lercaro (1891-1976), che sarà di lì a poco annoverato fra «[…] i maggiori esponenti della corrente progressista e anti-curiale» (14). Egli ordinò infatti a tutte le parrocchie della sua diocesi, in protesta per la condanna a Fiordelli, di tenere per un mese i portali delle chiese parati a lutto e di suonare le campane a morto ogni giorno per cinque minuti.

Le manifestazioni di solidarietà del tempo, prima che alla persona del vescovo di Prato, erano dirette a valorizzarne il coraggio nella difesa di quell’istituzione centrale per la Chiesa e per la società che è il matrimonio cristiano. Al di là delle modalità con il quale fu effettuato, l’intervento di Fiordelli rappresenta da questo punto di vista uno degli ultimi tentativi di arrestare quel fiume in piena che nel nostro Paese porterà a svalutare sempre più il sacramento dell’unione coniugale ed, inevitabilmente, quello del matrimonio in quanto totale, pur se sanzionato solo civilmente.

Se da una parte l’aspetto della “censura” ecclesiastica, come quella operata da Fiordelli, costituiva il dovere di un Pastore in una società ancora cristiana, allora come oggi, il “castigo” non aveva l’esclusiva di una Chiesa che non avrebbe mancato di accompagnare quelle coppie già conviventi o sposate solo in Comune che avessero chiesto il matrimonio cristiano. Allora come ora, però, sul principio del dovere morale per i battezzati di sposarsi in Chiesa non c’era da transigere. Il fenomeno delle “convivenze more uxorio”, figlio necessario della de-sacralizzazione dell’unione coniugale che si ha con la diffusione del matrimonio civile, non avrebbe tardato ad esplodere nel nostro Paese.

Allora come ora, come ha scritto giustamente mons. Enrico Solmi, attuale presidente della Commissione della CEI per la famiglia nell’ultimo documento pubblicato da tale organismo, Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia, «[…] non possiamo rassegnarci a un generale senso di impotenza di fronte al dilagare di un fenomeno che coinvolge sempre più persone verso le quali la comunità cristiana deve sviluppare una prudente attenzione pastorale» (15).

Anche oggi, a fronte della richiesta del battesimo da parte di chi vive un matrimonio civile, la Chiesa conserva determinate cautele. Alla richiesta di far battezzare i figli nati da un’unione civile, infatti, i parroci sono invitati a far precedere l’ammissione di tale sacramento da un adeguato «[…] percorso di maturazione verso di esso. L’accompagnamento di coppie di sposi può essere importante per prepararsi al battesimo […]. In ogni caso, non si inserisca il battesimo dei figli nella stessa celebrazione delle nozze» (16).

La vicenda di Fiordelli e la questione dei battezzati che non vogliono sposarsi in Chiesa, come appare evidente, non è affatto marginale nella situazione odierna, anche perché soprattutto nelle chiese occidentali la presenza di famiglie cristiane, cioè composte nella loro totalità di battezzati e praticanti, ma con genitori sposati solo civilmente, è sempre più numerosa. Non è neanche una questione banale, perché implica non irrilevanti coinvolgimenti di natura teologica e sacramentale.

L’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, promulgata da Giovanni Paolo II il 22 novembre 1981, al n. 82 parla della situazione dei cattolici uniti col solo matrimonio civile e si esprime in questi termini: «La loro situazione non può equipararsi senz’altro a quella dei semplici conviventi senza alcun vincolo […] L’azione pastorale tenderà a far comprendere la necessità della coerenza tra la scelta di vita e la fede che si professa, e cercherà di far quanto è possibile per indurre tali persone a regolare la propria situazione alla luce dei principi cristiani. Pur trattandole con grande carità, e interessandole alla vita delle rispettive comunità, i pastori della Chiesa non potranno purtroppo ammetterle ai sacramenti».

Ebbene il contegno assunto dal vescovo di Prato nella vicenda dei “pubblici concubini” appare pienamente conforme alla prospettiva dettata dalla Familiaris Consortio, sebbene i toni e le modalità perentorie di Fiordelli possano risultare discutibili. Va comunque precisato che, anche oggi, prese di posizione simili a quelle del vescovo di Prato non manchino anche in qualche Vescovo o prelato, soprattutto fra quelli chiamati a guidare comunità atomizzate e scristianizzate come quelle caratterizzanti le nostre metropoli contemporanee (17).

4. L’antesignano della pastorale familiare italiana

Fin dall’inizio del suo episcopato a Prato Fiordelli si dimostrò un vero e proprio antesignano della pastorale familiare in Italia. Appena fatto ingresso nella sua Diocesi, infatti, egli attivò un corso di preparazione al matrimonio per fidanzati, che sviluppò e promosse tanto presso i fedeli ed i suoi confratelli da farlo generalizzare in tutta Italia.

Egli già intuiva infatti l’urgenza di un tale impegno in una condizione di incipiente mutamento nella morale pubblica e nei costumi sociali. Un passaggio che sarebbe presto sfociato in forme gravi di crisi dell’unione coniugale, per sfociare infine nella radicale messa in discussione dell’istituto stesso del matrimonio con l’introduzione del divorzio nel 1970 e, subito dopo, con lo smantellamento definitivo del diritto di famiglia italiano operato con la legge di riforma, n. 151 del 1975 (18)..

I corsi di preparazione per fidanzati introdotti da Fiordelli erano pensati come uno specifico percorso di preparazione «particolare e immediata» al sacramento del matrimonio, del quale egli riteneva decisiva sia la durata sia la qualità. Ciò al fine di sensibilizzare e sollecitare la responsabilità e l’impegno dei giovani ad arrivare al matrimonio con una consapevolezza necessaria del mistero che erano chiamati a celebrare e dei diritti-doveri che per loro ne conseguivano.

Così come auspicato da Fiordelli, la proposta dell’itinerario di preparazione al matrimonio è stato oggi ratificato dalla Commissione della CEI per la famiglia che sia «[…] fatta per tempo, possibilmente già un anno prima delle nozze, in modo da cogliere in pieno l’opportunità pastorale che si offre» (19).

Nei corsi una sottolineatura particolare, recepita poi nel primo documento della CEI dedicato nel 1969 alla pastorale familiare, era impressa dal vescovo di Prato sulla comprensione di quello che definiva «[…] il significato morale e pedagogico della castità» (20). L’annuncio del Vangelo del matrimonio, quindi, non poteva prescindere per lui da una proposta formativa specifica volta a spiegare ai fidanzati che la sessualità era  posta a servizio di valori più alti cui tendere, rappresentando «[…] il mezzo di un amore umano autentico, quale poi si manifesterà compiutamente, secondo distinte modalità, nella vocazione matrimoniale o verginale» (21).

5. La partecipazione al Concilio Vaticano II

Fiordelli partecipò a tutte le sessioni del Concilio Vaticano II, facendo notevoli interventi, specialmente sul matrimonio e la famiglia e gli Istituti Secolari. Egli definì questa sua esperienza «[…] una delle grazie più grandi che mi ha concesso il Signore» (22).

Non è questa naturalmente la sede per documentare l’influenza avuta dal vescovo di Prato nell’assise conciliare. Merita però di essere per lo meno  menzionata la “primogenitura” di Fiordelli nella definizione, accolta nel testo della Costituzione Dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium (21 novembre 1964), della comunione coniugale sacramentale come Chiesa domestica o piccola Chiesa. Ha ricordato infatti Mons. Scatizzi, che fu proprio l’allora vescovo di Prato «[…] ad introdurre al Concilio l’espressione “Chiesa domestica”, divenuta ormai atta ad esprimere, senza “quasi” e senza limitazioni, la dimensione ecclesiale propria di questa prima cellula della società» (23).

Si legge infatti nell’importante documento conciliare come «[…] i coniugi cristiani, in virtù del sacramento del matrimonio, col quale significano e partecipano il mistero di unità e di fecondo amore che intercorre tra Cristo e la Chiesa, si aiutano a vicenda per raggiungere la santità nella vita coniugale; accettando ed educando la prole essi hanno così, nel loro stato di vita e nella loro funzione, il proprio dono in mezzo al popolo di Dio. Da questa missione, infatti, procede la famiglia, nella quale nascono i nuovi cittadini della società umana, i quali per la grazia dello Spirito Santo diventano col battesimo figli di Dio e perpetuano attraverso i secoli il suo popolo. In questa che si potrebbe chiamare Chiesa domestica, i genitori devono essere per i loro figli i primi maestri della fede e secondare la vocazione propria di ognuno, quella sacra in modo speciale» (24).

Tale formula conciliare è stata ripresa dal Beato Giovanni Paolo II che, nella già citata esortazione apostolica Familiaris consortio, ha definito «[…] rivelazione e attuazione specifica della comunione ecclesiale […] la famiglia cristiana, che anche per questo può e deve dirsi “Chiesa domestica”» (25).

Di particolare significato, poi, fra le tante altre citazioni che si potrebbero fare di tale significativa formula conciliare, è quella contenuta nell’ultimo Angelus rivolto da Benedetto XVI (2005-2013) alle migliaia di famiglie presenti il 24 febbraio 2013 in Piazza San Pietro. Più volte nel corso del suo pontificato Papa Ratzinger aveva evidenziato il ruolo prioritario della famiglia nella società, chiedendo in particolare leggi a tutela del matrimonio tra un uomo e una donna.

In tale ultimo discorso, però, egli ha voluto additare nella comunità coniugale la via della Chiesa, la protagonista della nuova evangelizzazione ed il fondamento indispensabile della civiltà richiamandone espressamente proprio la definizione di Fiordelli recepita nel Concilio Vaticano II.  «Le famiglie cristiane, piccole chiese domestiche – ha affermato infatti Benedetto XVI nel suo ultimo Angelussono chiamate urgentemente ad un nuovo protagonismo nella società, ad essere “soggetto di evangelizzazione” per manifestare nel mondo l’amore e la presenza di Cristo» (26).

6. Alla guida della Commissione Episcopale per la famiglia

Per la sua esperienza e preparazione Fiordelli ricevette dunque importanti incarichi dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) nell’ambito di quella pastorale del matrimonio e della famiglia alla quale, come detto finora, dette un decisivo contributo.

Su sua proposta, subito dopo il Concilio Vaticano II la CEI costituì infatti il Comitato Episcopale per la Famiglia (oggi Commissione Episcopale per la famiglia e la vita), di cui facevano parte un Vescovo rappresentante di ogni Conferenza Episcopale Regionale. Del nuovo importante organismo Mons. Fiordelli fu eletto Presidente e tale rimase ininterrottamente, fino a quando il Comitato fu trasformato in Commissione Episcopale per la Famiglia. Anche della Commissione Episcopale Mons. Fiordelli fu eletto Presidente e riconfermato poi per altri due mandati.

Alla Commissione in parola si deve, sotto la guida dello stesso Fiordelli, il forte impulso dato all’impegno della Chiesa italiana a favore della famiglia, ed in particolare l’elaborazione del documento pastorale, approvato e promulgato dalla CEI il 20 giugno 1975, intitolato Evangelizzazione e sacramento del Matrimonio (27), «[…] che rappresenta ancora oggi un essenziale punto di riferimento per quanti intendano esaminare il complesso rapporto fra Chiesa italiana e famiglia» (28).

Durante tale carica promosse il nascere dei Consultori Familiari di ispirazione cristiana e la «Giornata per la vita», fissata per tutta l’Italia alla prima domenica di febbraio (29). Presiedette importanti Convegni Nazionali sulla Famiglia, con partecipazione di tutte le Diocesi italiane. Dette importante contributo all’elaborazione di tutti i documenti emanati dalla CEI sul tema della difesa della vita nascente (contro l’aborto), sulla famiglia cristiana e, soprattutto, sul matrimonio indissolubile. Da quest’ultimo punto di vista Fiordelli s’impegnò in prima persona per scongiurare l’approvazione della legge che sarà poi conosciuta in relazione al suo maggiore promotore, il deputato socialista Loris Fortuna (1924-1985) (30).

Da presidente del Comitato Episcopale per la Famiglia, scrisse ad esempio un efficace libretto, intitolato Il divorzio in Italia (Libreria cattolica, Prato 1968, pp. 47), che fece ristampare in numerose edizioni, diffondendolo in oltre 500.000 copie (31). Una volta in vigore la legge divorzista, il vescovo si rimboccò  allora le maniche, con una mobilitazione sia pubblica sia ad personam, per sensibilizzare i fedeli a partecipare al voto nel referendum abrogativo, tenutosi il 12-13 maggio 1974.

Scriveva ad esempio in una delle numerose lettere indirizzate in quel tempo a fedeli e conoscenti (in questo caso al dott. Marco Tonacini Tami, uno dei suoi amici più devoti): «[…] l’Italia sta commettendo una specie di delitto, perché rovina forse per sempre il modello di famiglia che s’ispira al Vangelo e alla sua millenaria civiltà» (lettera del 22 aprile 1974) (32).

Come ha scritto Mons. Scatizzi, era del tutto chiaro all’allora vescovo di Prato che il divorzio era solo uno dei passaggi del processo destinato a demolire l’intero assetto dell’ordine naturale e cristiano dell’Italia e dell’Occidente. E’ per questo che Fiordelli «[…] si è battuto, spesso al di sopra delle righe – cioè di quanto lo permettessero le circostanze – proprio “opportune et importune[2 Tim 4,2], affinché tutti prendessero coscienza del valore della famiglia, quando la pastorale era ancora orientata, quasi esclusivamente all’individuo, anche se in gruppo; e dei rischi gravissimi che la famiglia correva: divorzio, aborto, unioni di fatto, problemi di bioetica etc.» (33).

Sempre dal punto di vista degli incarichi istituzionali va menzionata l’elezione di Fiordelli, nel 1980, da parte dell’Assemblea dei Vescovi, a rappresentare assieme ai Cardinali Carlo Maria Martini (1927-2012), Ugo Poletti (1914-1997) e Antonio Poma (1910-1985), l’Episcopato Italiano al Sinodo mondiale dei Vescovi, sul tema della famiglia, che si svolse in Vaticano nell’ottobre 1980.

Conclusione

Per concludere questo breve ritratto di mons. Pietro Fiordelli vale la pena soffermarsi brevemente sulla sua specifica pubblicistica in materia di pastorale della famiglia, raccolta nei due libri pubblicati postumi La famiglia che prega. Alla luce della vita di Gesù (34) e La famiglia che prega giorno per giorno (35).

La pastorale del Vescovo ne emerge con uno stile coinvolgente e positivo, ancorata alla tradizione di sempre, che vede nella preghiera il fondamento della vita spirituale, sia individuale sia familiare. Una famiglia che si riunisce in preghiera, ripete Fiordelli nei suoi scritti rivolti ai fidanzati e sposi cristiani, sperimenta un’avventura piena di sorprese che favorisce una costante maturazione personale di ogni componente e una maggiore vicinanza e comunione con Dio e con il prossimo.

La preghiera comune dovrebbe riunire la famiglia per lo meno al termine della giornata, prima dell’ultimo pasto assieme: perciò una formula di benedizione della mensa è sempre raccomandata dal vescovo ai coniugi per suggellare un indispensabile momento di comunione con i familiari e con Dio Padre.

Ogni pagina, discorso ed opera di Fiordelli-Pastore sono sempre diretti a cercare di aiutare la famiglia minacciata dal mondo moderno anti-cristiano a salvarsi ricorrendo alle “armi di sempre”, cioè l’orazione ed i Sacramenti, che sono sempre più mezzi indispensabili per ricordare Gesù, il suo messaggio e i suoi insegnamenti.

Per questo il passaggio che citiamo per finire questo saggio, tratto dal suo Testamento spirituale, appare particolarmente significato a mettere nella giusta luce tutti quei suoi gesti ed atti che, a taluno, sono sembrati troppo fermi o “poco misericordiosi”, tanto da metterne ingiustamente da parte la memoria e la testimonianza. Scrive il vescovo in questo documento elaborato nel corso di un ritiro spirituale compiuto durante la Pasqua del 1976, indirizzandosi idealmente al popolo dei suoi fedeli: «Chiudo assicurando che, come in vita, sino all’ultimo respiro, così dopo la morte sempre amerò, senza limiti tutti i pratesi che il Divino Pastore mi affidò.

Ho cercato di fare il mio dovere di responsabile con voi delle vostre anime, ho esortato e parlato con amore, ho presentato sempre integro il Vangelo e le leggi della Chiesa. Ho preso qualche rara volta posizioni forti. Ma Dio sa che agivo sempre per amore, per tutelare nei  vostri cuori e nelle vostre famiglie e nella società i valori del Vangelo, e perché tutti i miei figli in Gesù fossero  salvi. Ho sempre sentito come un anelito , un programma e una sofferenza le parole di Gesù, alla vigilia della Sua morte: “Padre, di quelli che mi hai dato non se ne è perduto nessuno”. E’ la preghiera con cui chiudo questo ultimo mio colloquio con voi, quello con cui chiuderò la vita, ai piedi del Salvatore Crocifisso e invocando l’assistenza della Madonna: “Padre di quelli che mi  hai dato, di tutti i pratesi, fa che non si perda nessuno”» (36)

Note

1) Cfr. Sara Deodati, L’attualità dell’opera del Vescovo Fiordelli e della sua “giornata per la vita”, in Intervento nella Società, anno XV, n. 1, gennaio/marzo 2013, p. 34.

2) Papa Francesco, Memoria di Dio. Omelia durante la Messa in piazza San Pietro sulla missione del catechista, in L’Osservatore Romano, 30 settembre-1° ottobre 2013, p. 7.
3) Mons. Roberto Ronca, ordinato nel 1928, già nel 1929 è nominato vice-rettore del Pontificio Seminario Maggiore di Roma e, nel 1933, nominato rettore dello stesso Seminario. Fondatore del movimento civico-politico Unione Nazionale Civiltà Italica (1946-1955) nel 1948 fu consacrato arcivescovo titolare di Lepanto. Da quell’anno fino al 1955, fu Arcivescovo-Prelato di Pompei (Napoli), diocesi dalla quale svolse un ruolo importante anche dal punto di vista civico-politico, sensibilità, quest’ultima, trasmessa evidentemente anche ad alcuni suoi allievi in seminario fra i quali lo stesso Fiordelli. La sua figura è al centro dello studio di Andrea Riccardi, Il “partito romano”, politica italiana, Chiesa cattolica e Curia Romana da Pio XII a Paolo VI, Morcelliana, Brescia 2007 (1983) ma, per una ricostruzione completa della biografia del vescovo romano cfr. il mio Identità cattolica e anticomunismo nell´Italia del dopoguerra. La figura e l´opera di mons. Roberto Ronca (D´Ettoris Editori, Crotone 2008).
4) Per avere solo una idea dello spirito mariano di Mons. Ronca basti pensare che, il punto centrale della spiritualità degli Oblati e delle Oblate della Madonna del Rosario, congregazione nei due rami maschile e femminile da lui fondata nel 1949, è proprio la devozione a Maria Vergine e l’apostolato del Rosario secondo l’esempio del beato Bartolo Longo (1841-1926). Di particolare interesse, sempre per valutare l’orientamento tradizionale-mariano dello stesso vescovo romano, è la prima lettera pastorale pubblicata all’inizio del suo episcopato a Pompei e recentemente riedita, a mia cura, nella collana Mater et Magistra delle edizioni Amicizia Cristiana (cfr. R. Ronca, Lavorare e sacrificarsi per la gloria di Maria, Chieti 2010).
5) Cit. in Luca Rolandi (a cura di), Testimoni del Concilio. Il racconto del Vaticano II nell’esperienza dei protagonisti, Effatà Editrice, Cantalupa (To) 2006, p. 33.
6) La diocesi di Prato, fin dalla sua istituzione (22 settembre 1653) era stata fino allora unita «aeque principaliter» a quella di Pistoia nella persona del Vescovo.
7) Nella festa dell’Immacolata dell’8 dicembre 1967, Fiordelli eresse l’Istituto Secolare delle Spigolatrici della Chiesa, che volle seguire sempre con la massima cura.
8) Mons. Simone Scatizzi, Vescovo di Pistoia, Lo spirito di un Magistero, in Aa.Vv., Il Magistero Pastorale di Monsignor Pietro Fiordelli, Edizioni Libreria Cattolica, Prato 1994, (pp. IX-XIII) p. X.
9) L’impegno sociale di Mons. Fiordelli ebbe il suo più alto riconoscimento da parte delle autorità civili che, poche settimane dopo la fine del suo episcopato, lo onorarono della concessione della cittadinanza onoraria di Prato. Il 13 febbraio 1992, infatti, il sindaco di Prato Claudio Martini, che è stato successivamente presidente della Regione Toscana (2000-2010), «[…] valutata l’importanza storica dell’episcopato di mons. Pietro Fiordelli», gli consegnò la “Cittadinanza onoraria” conferitagli dal Consiglio comunale. Nel documento si rileva come in tutti questi anni la guida di mons. Fiordelli «[…] abbia attivamente contribuito all’opera grande di fare di Prato una città socialmente integrata e pacifica» [cit. in Marco Tonacini Tami, Il vescovo Pietro Fiordelli, Fontana Edizioni, Pregassona (Svizzera) 2005, p. 40].
10) Immediatamente dopo la morte del vescovo, il settimanale d’informazione della Chiesa locale Toscanaoggi gli rese omaggio diffondendo un’edizione straordinaria gratuita del giornale, intitolata «Fiordelli, il padre di tutti noi», stampata in 22.000 copie e diffusa in tutte le chiese della diocesi. Anche oggi, a distanza di quasi 10 anni dalla morte, il popolo di Prato non si è dimenticato di Mons. Fiordelli, come dimostrano ad esempio i risultati del sondaggio organizzato dal Comune toscano durante le celebrazioni per il 150° anniversario dell’“Unità d’Italia”. In tale consultazione on line, intitolata “Vota il tuo pratese” e conclusasi nel novembre 2011 con la raccolta di oltre 4.500 voti, il vescovo si è infatti classificato al 5° posto dietro a personaggi nativi di Prato e che sono ormai protagonisti della storia dell’Italia contemporanea come, fra gli altri, Curzio Malaparte e Gaetano Bresci (cfr. http://www.150.comune.prato.it/sondaggio/home.htm, sito visitato il 2 novembre 2013).
11) Cfr. Leopoldo Piccardi (a cura di), Processo al vescovo di Prato, la requisitoria del procuratore generale, la sentenza di rinvio a giudizio, la sentenza, con una Prefazione di Arturo Carlo Jemolo (1891-1981), Parenti, Firenze 1958.
12) M. Tonacini Tami, Il vescovo Pietro Fiordelli, op. cit., p. 28.
13) Entrambi i telegrammi sono riprodotti in Aa.Vv., Il Magistero Pastorale di Monsignor Pietro Fiordelli, op. cit., alle pp. 18-19. Fra gli altri messaggi di solidarietà pervenuti a mons. Fiordelli e che sono stati riportati nel volume, sono di particolare interesse storico anche quelli inviati da personalità di notorietà internazionale, soprattutto perseguitate dalle autorità comuniste al potere, come quello dello scrittore rumeno Vintilă Horia (1915-1992) [cfr. op. cit., p. 19].
14) Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Lindau Edizioni, Torino 2010, p. 108.
15) Commissione Episcopale per la famiglia e la vita (d’ora in poi CEFV), Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia, Roma 22 ottobre 2012, pp. 20-21.
16) Ibid., pp. 21-22.
17) Si veda per esempio la direttiva dell’Ufficio dei Matrimoni del Vicariato di Roma che, interpretando rigorosamente quanto previsto dal Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia del 25 luglio 1993, stabilisce che: «Fino a quando i cattolici sposati civilmente rimangono in questa situazione di vita non possono essere ammessi all’Assoluzione sacramentale, alla Comunione eucaristica e neanche alla Cresima, né è possibile affidare loro incarichi o servizi che richiedono una pienezza di testimonianza cristiana e d’appartenenza alla Chiesa» (cfr. http://www.vicariatusurbis.org/Matrimoni/DOCUMENTI/CASIDIFFICILI.pdf, sito visitato il 2 novembre 2013).
18) Sui processi che hanno favorito la demolizione legislativa del matrimonio in Italia cfr. il mio saggio Le origini della disgregazione della famiglia italiana negli anni Sessanta, in Marco Invernizzi-Paolo Martinucci (a cura di), Dal “centrismo” al Sessantotto, Ares, Milano 2007, pp. 81-119.
19) CEFV, Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio…, op. cit., p. 22.
20) Conferenza Episcopale Italiana (d’ora in poi CEI), Matrimonio e famiglia oggi in Italia, documento pastorale dell’Episcopato italiano, 15 novembre 1969, n. 18 (citato, da ultimo, anche dalla CEFV, in Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio…, op. cit., p. 8 e nt.).
21) Ibidem (cit., da ultimo in CEFV, Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio…, op. cit., p. 8 e nt.).
22) Cit. in L. Rolandi (a cura di), Testimoni del Concilio…, op. cit., p. 33.
23) Mons. S. Scatizzi, Lo spirito di un Magistero, in Aa.Vv., Il Magistero Pastorale di Monsignor Pietro Fiordelli, op. cit., p. X.
24) Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica Lumen Gentium, n. 11.
25) Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, n. 21. Cfr. anche Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1656-1657 e 2204.
26) Benedetto XVI, La famiglia, “via della Chiesa”, in L’Osservatore Romano, 25 febbraio 2013.
27) Cfr. CEI, Evangelizzazione e sacramento del Matrimonio, Roma, 20 giugno 1975: Notiziario CEI, 6/1975, 107-142; Enchiridion CEI, II/2091-2218.
28) Giorgio Campanini, Il contributo del vescovo Fiordelli alla pastorale della famiglia in Italia pastorale familiare, in La Famiglia, anno 40, n. 236, Brescia aprile-giugno 2006,  (pp. 63-71) p. 63.
29) Anche dopo la fine del suo episcopato Fiordelli non smise di spendere tutte le sue energie in difesa della vita umana innocente, ad esempio scrivendo decisi editoriali contro l’aborto come quello pubblicato su La Nazione-Prato del 21 dicembre 1997, sulle cui colonne l’allora Vescovo emerito lanciava l’allarme sulla crescita a Prato degli “omicidi legalizzati” nel grembo materno con un articolo dal titolo “Questa è una città con troppo aborti”. Nel suo pezzo, tra l’altro, il Vescovo emerito denunciava: «Su 100 bambini nati 42 sono stati eliminati».
30) Cfr. l. n. 898/1970, recante Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio (G.U. n. 306 del 3 dicembre 1970), approvata durante il governo presieduto dal politico democristiano (e “padre costituente”) Emilio Colombo (1920-2013).
31) Nel citato volume Il Magistero Pastorale di Monsignor Pietro Fiordelli, alle pp. 249-257, è stato opportunamente ripubblicato l’ultimo capitolo (cioè le pp. 44-47 dell’edizione originale) di questo illuminante libretto.
32) Cit. in M. Tonacini Tami, Il vescovo Pietro Fiordelli, op. cit., p. 41.
33) Mons. S. Scatizzi, Lo spirito di un Magistero, in Aa.Vv., Il Magistero Pastorale di Monsignor Pietro Fiordelli, op. cit., p. XI.
34) Cfr. Mons. Pietro Fiordelli, La famiglia che prega. Alla luce della vita di Gesù, Edizioni Messaggero, Padova 2004.
35) Cfr. Ibid., La famiglia che prega giorno per giorno, Edizioni Messaggero, Padova 2007, Edizioni Messaggero, Padova 2004. Andrebbero anche menzionati altri scritti ed opere “minori”, non meno interessanti, fra cui Sei colloqui con i prossimi sposi (Libreria cattolica, Prato 1978), non più purtroppo disponibile in commercio, l’articolo Il valore dell’Eucaristia nella vita dei consacrati, pubblicato sull’Osservatore Romano del 27-28 giugno 2005, p. 6 (riprodotto in M. Tonacini Tami, Il vescovo Pietro Fiordelli, op. cit., pp. 59-63) e La Domenica, “il giorno del Signore”. Lettera alle famiglie cristiane di Prato
(in ibidem., pp. 64-67).
36) Mons. P. Fiordelli, Il mio testamento Spirituale, Prato, 16 aprile 1976, (pp. 3) p. 3 (cfr. http://www.diocesiprato.it/documenti/fiordelli/testamento_spirituale.pdf, sito visitato il 3 novembre 2013).

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