Viva Papa Francesco!

papaFrancescoCentro culturale Lepanto 19 novembre 2013

Una breve riflessione sui motivi della particolare devozione che il Centro Culturale Lepanto, come tutti i veri tradizionalisti, ha nei confronti di Papa Francesco.

È noto il fervente appello con il quale San Francesco d’ Assisi (1181- 1226) raccomanda ai suoi frati di non fare risparmio di stoffe e metalli preziosi per onorare il culto sacro in Chiese e cappelle: “… i calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere preziosi. E se in qualche luogo trovassero il santissimo corpo del Signore collocato in modo miserevole, venga da essi posto e custodito in un luogo prezioso, secondo le disposizioni della Chiesa.”[I].

Questo appello trova il suo fondamento dichiaratamente nelle disposizioni della Chiesa ed implicitamente nel passo evangelico ove si critica Giuda Iscariota, il traditore, per la sua disapprovazione verso chi onora il Sacro Corpo di N.S. Gesù con costosi materiali preziosi: “Maria allora, presa una libbra di profumo di nardo puro, molto prezioso, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò coi suoi capelli, sicché la casa fu ripiena del profumo dell’unguento.

Ma disse Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, quello che stava per tradirlo: ‘Perché tale unguento non si è venduto per trecento denari che potevano essere dati ai poveri?’. Disse questo, non perché gli importasse dei poveri, ma perché era ladro e, tenendo la borsa portava via quel che ci veniva messo dentro” [II]

Non si può tuttavia negare la distanza emotiva che San Francesco sentiva verso il pur lecito, e talvolta persino doveroso manifestare da parte del clero, negli abiti e negli altri privilegi annessi, lo Status relativo al proprio livello nella Santa Gerarchia.

Una distanza emotiva che è in realtà spesso presente in uomini d’azione come fu San Francesco, già valoroso cavaliere e poi rimasto sempre attaccato, per tutta la sua vita, all’ideale più puro della Cavalleria medievale, mentre, al contrario, istintivamente considerava con una certa diffidenza gli studi e la docenza accademici.

Questo spirito d’azione si mantenne nella famiglia francescana, tanto da ispirare la Santa Sede a chiedere ai figli di San Francesco la redazione di manuali e di veri e proprî studî strategici per la guerra di Crociata [III].

Più importante poi fu la pratica che la grammatica se consideriamo figure come il Beato Marco d’Aviano (1631-1699), padre cappuccino animatore della resistenza cristiana all’assedio di Vienna (1683), o San Giovanni da Capestrano (1386-1456), padre minorita e fedele discepolo di San Bernardino da Siena (1380-1444), che nella battaglia di Belgrado (1456) “si rivelerà uno straordinario combattente militare e crociato”[IV].

Se a suo tempo i teorici francescani della Crociata prescrivevano ai “pugiles Christi” come armi essenziali la preghiera e la carità [V], oggi Papa Francesco non propone altri mezzi, nella concreta situazione attuale, per raggiungere quella Pace di Cristo nell’Ordine di Cristo che da sempre è la prospettiva in cui si muove la Chiesa Cattolica

Tuttavia, nel considerare la mirabile complementarità che la Divina Provvidenza ha ispirato e permesso nella coesistenza del Papa emerito Benedetto XVI, fine teologo ed attento studioso del valore storico e spirituale di ogni particolare degli usi e costumi della Chiesa, e dell’uomo d’azione, nella preghiera e nella carità, che è il Papa regnante Francesco, non si può non far conto dell’umana fragilità dei fedeli, che porta spesso a dare giudizî superficiali.

Superficialità che portava alcuni fedeli a trovare freddo e distante Papa Benedetto e che oggi porta altri fedeli a pensare che Papa Francesco faccia “le sue dichiarazioni spontanee su temi delicati che riguardano la morale personale e sociale (…) senza star a misurare gli effetti di ciò che dice” [VI]

Questo fatto ci porta a ricordare il rimprovero di Gesù:”Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato: abbiamo cantato lamenti e non vi siete battuti il petto. È venuto infatti Giovanni, che non mangia né beve, e dicono: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione ed un bevitore, amico dei pubblicani e dei peccatori.” [VII]

Più grave è il caso di gruppi organizzati, per fortuna minoritarî, che levano a freddo ingiuste critiche al Romano Pontefice. Qui non vogliamo parlare dei gruppi della Sinistra, che ovviamente sono a priori nemici del Principio di Autorità, ma di quelli che hanno “radici” nel mondo tradizionalista

Gesù Cristo, Incarnazione della Divina Sapienza, ci indica però con chiarezza qual è il Fondamento della Chiesa. Nostro Signore avrebbe potuto benissimo porre come Fondamento le Sue Parole, delle quali ha pur detto: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” [VIII], ma non l’ha fatto. Ancora meglio avrebbe potuto porre come Fondamento della Chiesa Se stesso, il Redentore, ed ha pur detto: “Rimanete in me ed io in voi. Come il tralcio non può da sé portare frutto, se non rimane unito alla vite, così nemmeno voi, se non rimanete in me” [IX] ma non l’ha fatto.

Gesù Cristo invece si rivolge non al Collegio Apostolico, che aveva di fronte, ma a Simone, figlio di Giona, con queste parole: “Ed io dico a Te, che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno mai prevarranno contro di lei. E a te darò le chiavi del regno dei cieli: e qualunque cosa avrai legata sulla terra, sarà legata anche nei cieli; e qualunque cosa avrai sciolta sulla terra, sarà sciolta anche nei cieli” [X].

Si badi che questa missione viene affidata ad un singolo uomo, per di più non un gigante dalla adamantina impeccabilità ma un misero peccatore, del quale i Vangeli volutamente sottolineano la fragilità, le mancanze di fede, la paura di una folla ostile. A te dico, a te darò: ad una singola persona alla volta, come tutti noi fragile peccatore, da duemila anni è dato il compito di essere il Fondamento di una realtà cui spiritualmente si affidano centinaia e centinaia di milioni di anime.

È paradossale che persone che vantano il proprio tradizionalismo cattolico accettino invece gli schemi mentali di una colonna del pensiero moderno e materialista quale è lo studioso del Diritto Hans Kelsen (1881-1973), teorico dello Stato di Diritto, per il quale è assurdo che una grande realtà sociale si affidi ad un singolo uomo in carne ed ossa: “L’uomo è un concetto biologico e fisiologico, in breve, un concetto delle scienze naturali” [XI].

Perciò, secondo lui, un “mero fenomeno naturale, non può mai essere ‘sovrano’ nel senso proprio della parola” [XII], quindi “soltanto un ordinamento giuridico può essere ‘sovrano’, cioè un’autorità suprema” [XIII].

Questi cosiddetti “tradizionalisti” sembrano quindi credere col Kelsen, ma contro Cristo, che la Chiesa abbia come Fondamento non quel singolo fragile peccatore che la Divina Provvidenza ci dà come Papa nei varî momenti della Storia, ma una istituzione giuridica detta Papato, retta da un millenario quadro normativo ossia la Tradizione, basata sulla Grundnorm delle Sacre Scritture: una fantomatica “Chiesa di Diritto” alla luce del cui quadro normativo ogni “cittadino della Chiesa” o “fedele” possa mettere in stato d’accusa davanti al “tribunale” della pubblica opinione il responsabile pro tempore del Papato.

È di grande evidenza che il calpestare la sovranità di questo singolo uomo che è il soggetto-Papa implica il calpestare la sovranità individuale, cioè rinnegare quel gran dono divino che è il libero arbitrio, di ogni altro “fenomeno biologico e fisiologico”, ossia di ogni altro soggetto, così togliendo ogni senso all’esistenza di creature razionali, quali sono gli Uomini ed anche gli Angeli, nonché del premio e della punizione, Paradiso e Inferno.

Per quanto riguarda il Centro Culturale Lepanto, una sola è la conclusione: Viva Papa Francesco.

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[I] S. Francesco d’Assisi, Prima Lettera ai Custodi, § 241

[II] S. Giovanni, 12, 3-6.

[III] Cfr. P. Girolamo Gobulovich O.F.M., Biblioteca bio-bibliografica della Terra Santa e dell’Oriente francescano, Firenze, Quaracchi, 1913, Tomo II, pp. 1-60; Paolo Evangelisti, Fidenzio da Padova e la letteratura crociato-missionaria minoritica, Bologna, Il mulino, 1998.

[IV] Paolo Evangelisti, cit., p. 231.

[V] Op. cit., pp. 42 e ss..

[VI] Mons. Bruno Forte, Sincerità, semplicità, sobrietà: ecco Francesco, in “Il Sole 24 Ore”, 17 Novembre 2013, p.17.

[VII] S. Matteo, 11, 17-19.

[VIII] S. Marco, 13, 31.

[IX] S. Giovanni, 15, 4.

[X] S. Matteo, 16, 18-19.

[XI] Hans Kelsen, Teoria generale del diritto e dello Stato, Milano, ETAS, 1994, p.373.

[XII] Op.cit., p.189

[XIII] Op-cit., p.389.

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