L’homeschooling sbarca in Italia

scuola_domesticaLa Stampa.it 29 aprile 2013

Intervista all’americano Mattew Allen, padre di una famiglia numerosa che, a Roma, ha importato una efficace forma di “educazione parentale”

Giuseppe Brienza

Ci siamo conosciuti a Roma con l’ingegnere americano Matthew J. Allen, direttore commerciale di una azienda del settore energetico che opera su tutto il territorio nazionale e, quasi subito, si è parlato di questa sua esperienza molto diffusa negli Stati Uniti ma poco conosciuta in Italia.

Si tratta dell’homeschooling, o “educazione parentale”, che ha condotto fin dagli inizi del suo matrimonio con la sua moglie italiana, Maria, con i 7 figli che hanno avuto finora, ed un ottavo è in arrivo. Da poche settimane Matthew è anche diventato cittadino italiano e, trapiantatosi stabilmente del nostro Paese dagli Stati Uniti dove viveva e lavorava vicino Seattle (Washington), sta cercando di continuare da noi l’educazione primaria dei suoi bambini entro le mura domestiche della casa di Cerveteri, in provincia di Roma.

L’”educazione parentale”, che preferisce chiamare “scuola familiare”, è molto diffusa negli “States”, oltre il 10% degli studenti in età scolare è educata in casa nello Stato di Washington D.C. e, in altri Stati nordamericani, le percentuali sono ancora più alte.Con la moglie hanno deciso di fermarsi nell’applicazione dell’homeschooling alla terza media e, quindi, attualmente le loro due figlie più grandi, frequentano la I e la II Liceo Scientifico a Cerveteri con ottimi risultati.

Gli altri figli hanno, rispettivamente, 9, 7, 5, 4 e quasi 2 anni, e sono tutti istruiti a casa. A Matthew abbiamo quindi rivolto alcune domande sulla sua interessante ed originale (per noi) esperienza, allargando alla fine l’attenzione sull’annoso tema ”scuola pubblica” e ”scuola privata”, all’interno della quale ultima rientra anche l’“educazione parentale”.

In Italia, Paese nel quale oltre il 90% degli alunni frequenta scuole statali, è davvero possibile dare vita all’“educazione parentale”?

Il diritto all’educazione parentale (o familiare) è sancito nella costituzione, all’art. 30, che stabilisce che sono innanzitutto i genitori ad avere la responsabilità (e quindi l’obbligo) a provvedere all’educazione dei propri figli, e che solamente se non vogliono occuparsene direttamente, o non possono, allora possono avvalersi della facoltà di delegare la loro istruzione alla scuola pubblica. Questo diritto/dovere dei genitori è dunque un diritto costituzionale che prescinde anche dai titoli di studio o abilitazioni dei genitori, ma che è stato quasi completamente ribaltato da alcune normative che prevedono invece che i genitori debbano dimostrare di possedere i “requisiti” per assolvere a questa loro responsabilità. Al contrario di come spesso si dice, non è “la scuola dell’obbligo”, o “obbligo scolastico”, ma è obbligatoria l’istruzione! Io ritengo di fondamentale importanza che tutti i genitori acquistino la consapevolezza che la responsabilità dell’educazione/istruzione dei loro figli ricade sulle loro spalle. Una volta acquisita questa consapevolezza, la decisione di come adempiere a questa responsabilità diventa una decisione informata e libera.

Quali sono le difficoltà e le spese aggiuntive che deve sostenere una famiglia che inizi a sperimentare la “scuola familiare”?

In realtà non abbiamo incontrato grandi difficoltà. Forse aiuta il fatto che sia io che mia moglie siamo laureati (io in Ingegneria e mia moglie in Scienze Biologiche), per cui non siamo stati tartassati per dimostrare di avere i “requisiti” richiesti per provvedere all’istruzione dei figli. Anche il personale del distretto scolastico aveva già avuto esperienze simili perché nei dintorni c’è una scuola privata non parificata (in lingua straniera), e molti degli studenti si sottoponevano all’esame annuale. Capita spesso però che magari andando a fare la spesa (di mattina), con i bambini, molte persone vedendoli li fermino e gli chiedano: “e come mai oggi non siete andati a scuola?” …e così, gli rispondiamo: “In realtà sono a scuola: questa è una lezione di economia domestica”.

La scuola familiare ribalta tutti quanti i concetti di base della scuola: l’istruzione non inizia alle 8.30 del mattino per concludersi alle 13.00, o alle 16.30. Con la scuola familiare ogni evento è un momento d’insegnamento. Fare la spesa diventa una lezione di economia domestica (e di matematica). Una passeggiata al parco diventa una lezione di scienze. Una notizia letta sul giornale diventa una lezione di storia o di educazione civica. Ogni conversazione diventa un’opportunità per insegnare. Molto spesso in maniera non strutturata, “ad libitum”.

In che termini l’homescooling realizza il principio, “costituzionalizzato” nel nostro ordinamento, della “sussidiarietà orizzontale”?

In base alla nostra esperienza, ed alle ricerche e studi che abbiamo fatto, la scuola tutta, sia pubblica che privata, ha dei limiti. Il semplice fatto di avere uno (o due) insegnanti, per insegnare ad una classe di 20, 25 o 30 bambini è una forte limitazione. Ogni bambino è diverso, senza neanche tenere conto di bambini con difficoltà o requisiti particolari (handicap linguistici, o fisici, o di apprendimento, o psichici), che sono, tra l’altro, sempre più frequenti, ma tutti i bambini sono diversi, con la propria individualità: pur avendo un’età anagrafica simile ai suoi compagni, ogni bambino ha uno sviluppo intellettuale e psico-fisico diverso. Inoltre ogni bambino ha un modo primario di imparare diverso: alcuni sono più uditivi, altri visivi, altri ancora cinestetici. Alcuni hanno una naturale predisposizione verso l’arte, altri verso le materie scientifiche, altri ancora verso le materie letterarie. Ed ogni bambino ha una famiglia alle spalle diversa.

La scuola moderna è quasi militarizzata: l’assunzione di base (secondo me sbagliata) è che bambini della stessa età possono e devono imparare le stesse cose, alla stessa velocità. E’ sotto gli occhi di tutti che questo non è vero, ma ci si ostina a voler fare piccole modifiche “cosmetiche” (le famose “riforme della scuola”, puntualmente proposte, implementate e poi modificate da ogni governo), senza affrontare i problemi alla radice. Se a questo si aggiunge che purtroppo molti insegnanti non vivono il proprio lavoro come una “missione”, ma semplicemente come un “impiego”, senza grande motivazione (senza nulla togliere ai tanti insegnanti che invece sono davvero bravi, motivati e che ci mettono una grandissima passione) e il risultato è sotto gli occhi di tutti.

L’homeschooling permette di superare tutti questi limiti: l’istruzione, fatta da uno dei genitori, permette al bambino di avere un insegnamento “customizzato”, non standardizzato. Ti permette di lasciare andare il bambino “a briglia sciolta”, alla velocità che gli viene più naturale. Ti permette di dare una maggiore attenzione ai dettagli, di verificare che abbia veramente capito ciò che gli viene insegnato.  Chiaramente però questa non è la soluzione migliore per tutti. Attualmente l’homeschooling viene “tollerato”, (tranne pochi casi in cui viene esplicitamente osteggiato), in quanto fenomeno marginale, di nicchia. Ma questa non è vera sussidiarietà, che richiederebbe un riconoscimento di questa opzioni alla pari con le altre forme di scuola pubblica e privata, e con agevolazioni.

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