La tragedia dimenticata. Si fugge più dal Venezuela che da Ucraina e Siria  

Tempi 4 Settembre 2022

Le persone scappate dal paese di Maduro sono quasi sette milioni, più che dai paesi in guerra. E nel paese latinoamericano non c’è nessun conflitto, ma un dittatore che affama il popolo

Paolo Manzo

Qualche giorno fa l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati ha aggiornato ad oltre 6,81 milioni il numero di sfollati dal Venezuela nel mondo. Secondo l’analisi del Palazzo di Vetro la maggior parte di loro, 5,75 milioni, sono scappati in altri paesi dell’America Latina. La sola Colombia accoglie 2,48 milioni di rifugiati in fuga dal regime dittatoriale di Nicolás Maduro, seguono il Perù, con 1,22 milioni, l’Ecuador con 502mila, il Cile con 448mila e il Brasile, con 358.000. Si tratta di un drastico aumento rispetto ai dati di un altro rapporto onusiano di inizio luglio, che ne aveva registrati “appena” 6,1 milioni.

La guerra in Venezuela è quella di Maduro al suo popolo 

Con questo aggiornamento, la crisi dei rifugiati venezuelani supera persino quelli dell’Ucraina, dove però è stata l’invasione russa in corso a spingere sinora 6,8 milioni di persone a lasciare il paese europeo. Così come i 6,6 milioni di rifugiati fuggiti dalla Siria dove, anche in questo caso, la guerra è stata la causa scatenante dell’esodo biblico.

Il problema è che Maduro è riuscito nell’impresa davvero titanica di costringere un quarto della popolazione venezuelana ad andarsene, senza bisogno di essere bombardati da nessuno. La guerra al suo popolo l’ha fatta direttamente lui, con le sue folli e corrotte politiche economiche e sociali.

“Le Nazioni Unite hanno confermato che il numero di sfollati venezuelani ha superato i 6,8 milioni di persone, diventando oggi con l’Ucraina la più grande crisi mondiale di rifugiati e migranti e superando la Siria per la prima volta in assoluto”, ha affermato Rachel Schmidtke, di Refugees International per l’America Latina. Aggiungendo, però, che la risposta della comunità internazionale è stata ben diversa nel caso di Caracas e di Kiev.

Le sanzioni degli Usa non c’entrano

«Quest’anno, i donatori hanno finanziato solo il 13 per cento del piano di risposta umanitaria per i venezuelani, mentre il piano di risposta dell’Ucraina ha ricevuto quasi cinque volte l’importo del sostegno richiesto», ha dichiarato la Schmidtke alla CNN.

L’esodo non ha nulla a che fare con le sanzioni statunitensi imposte nel 2019 da Trump sul petrolio e parzialmente cancellate da Biden, come diffonde la propaganda del regime che tante sponde ha anche in Italia, essendo iniziato nel 2014, quando il disastro economico, l’iperinflazione e i salari più bassi del mondo, oltre alla persecuzione politica, resero impossibile per un numero sempre maggiore di venezuelani la permanenza in patria.

Nel 2019, quando Trump sanzionò i leader politici chavisti e la statale petrolifera PDVSA, erano infatti già fuggiti oltre 5 milioni di esseri umani. Questa enorme emigrazione si è mitigata solo durante la pandemia, che ha ridotto le opportunità economiche in tutta l’America latina e complicato i viaggi ma da novembre scorso, anche se Maduro continua a propagandare una fantomatica crescita economica in quel di Caracas, è riesplosa.

In Venezuela inflazione sempre più alta

Jhon Alvarez, coordinatore della Fundación Nueva Ilusión di Los Patios, in Colombia, la nazione che più ha accolto gli esuli del chavismo, vede sempre più spesso volti familiari alla mensa dei poveri che lui stesso gestisce. «Le persone dopo 15 giorni o un mese in Venezuela perché qui a causa della pandemia avevano perso lavoro ed erano rientrate in patria, non ce la fanno più e tornano. E mi dicono: “Senti, sono dovuto tornare perché la situazione è sempre la stessa o è pure peggiorata”».

Questa è la realtà del Venezuela di oggi, che continua ad avere uno dei tassi di inflazione più alti al mondo e dove tre quarti della popolazione vive con meno di 1,90 dollari al giorno, lo standard internazionale della miseria, mentre in tanti non hanno accesso né all’acqua potabile né all’elettricità.

Presto i rifugiati venezuelani saranno 9 milioni

Molti di loro tentano l’avventura statunitense. Solo lo scorso luglio, la pattuglia di frontiera Usa ha arrestato 17.603 venezuelani che tentavano di entrare clandestinamente dal confine sud, un aumento del 100 per cento rispetto a giugno. In tanti, per arrivare in Messico, attraversano il Darien Gap, una fitta foresta pluviale montagnosa e paludosa di 25mila km quadrati tra Colombia e Panama, dove sono già morti centinaia di migranti.

Quello venezuelano, oramai ignorato dal mondo, rimane un dramma come sottolineato anche da Eduardo Stein, il rappresentante speciale congiunto dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati e dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni Nazioni Unite che avverte: se le cose non cambiano radicalmente a Caracas, «entro la fine di quest’anno i rifugiati venezuelani potrebbero salire addirittura a 8,9 milioni».

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