Così la nostra fissazione da ricchi per il bio e le rinnovabili alimenta il caos globale 

Tempi 28 Agosto 2022

La costosissima crociata anti-emissioni finisce per aggravare crisi come fame, povertà, energia. Proprio quelle che dovremmo affrontare per prime. Olanda e Sri Lanka moniti da non ignorare 

Bjørn Lomborg

Il distacco tra l’élite globale e il mondo reale si allarga di giorno in giorno. La maggior parte della gente è sfiancata dalla pandemia, dalle impennate dei prezzi degli alimenti e dell’energia e dall’inflazione generale, ed è preoccupata per la recessione. Tuttavia l’alta società vola in jet alle conferenze di Davos o di Aspen a dichiarare che le minacce più gravi e più immediate per noi sono il cambiamento climatico, i disastri ambientali e la perdita di biodiversità.

Ciò significa ignorare la maggior parte delle nostre crisi più urgenti. Quasi un miliardo di persone quest’anno sono a rischio di inedia, esacerbata dall’opposizione, a motivo dei timori sul clima, nei confronti dei fertilizzanti realizzati con combustibili fossili. Oltre un miliardo di studenti hanno perduto in media nove mesi di lezioni a causa dei lockdown, cosa che costerà alla loro generazione 1.600 miliardi di dollari l’anno da qui al 2040. Nel mondo ricco a milioni moriranno inutilmente per casi di cancro non diagnosticato e per patologie cardiache ignorate durante il Covid, mentre altri milioni nel mondo povero perderanno la vita inutilmente a causa di malaria e tubercolosi, come sempre.

Se sei un ricco personaggio del jet set preoccupato per il clima con un’assicurazione sanitaria e un lavoro a prova di recessione, puoi permetterti di non temere malaria, recessione, liste d’attesa per i test oncologici, o che i tuoi figli restino indietro quando le scuole chiuderanno di nuovo. Né saranno questi i problemi a cui dedicherai la tua attenzione.

Risolvere le grandi questioni del mondo è complicato, e i progressi sono lenti e poco spettacolari. È assai più esaltante fare grandi promesse di salvare il mondo intero puntando ad azzerare le emissioni o abbandonando i fertilizzanti sintetici.

Il cambiamento climatico è un problema reale e causato dall’uomo che merita attenzione. Ma è anche enormemente gonfiato dai media, che trasformano ogni “evento” meteorologico in una catastrofe tv. L’anno scorso i giornali traboccavano di cronache di uragani devastanti. Eppure il 2021 è stato l’anno con il minor numero di uragani registrato a livello globale da quando si è cominciato a monitorare il mondo con i satelliti nel 1980. Le centinaia di morti per le ondate di caldo restano per giorni in cima alle notizie principali, come sta accadendo in Europa proprio adesso, sebbene i dati indichino che ovunque nel mondo molte più persone – 4,5 milioni globalmente – muoiano per le basse temperature, spesso a causa della mancanza di riscaldamento aggravata proprio dal caro prezzo dell’energia. 

I costi delle misure climatiche e ambientali promosse nei convegni dell’establishment stanno diventando rapidamente insostenibili. Per decenni ci è stato ripetuto che dismettere i combustibili fossili non avrebbe comportato costi, se non avrebbe addirittura prodotto benefici. Adesso invece cominciamo a vedere gli immensi costi di simili promesse in termini economici e di sicurezza. Una prima reazione di rigetto è arrivata dalla Francia con le proteste dei “gilet gialli”.

L’Olanda è agitata da proteste da quando il governo ha introdotto misure che nel nome dell’ambiente potrebbero decimare il settore agricolo. Tali provvedimenti minacciano la produzione del secondo esportatore di beni alimentari al mondo proprio nel momento in cui la fame è in aumento a livello globale, e ciò nonostante il governo non può cambiare rotta perché gli ambientalisti hanno avviato azioni legali per blindare queste misure sbilenche.

In Sri Lanka le cose vanno anche peggio. Incitato da attivisti dell’élite e dal World Economic Forum a convertirsi al biologico, nell’aprile del 2021 il governo ha messo al bando i fertilizzanti sintetici. Com’era prevedibile, la produzione alimentare è crollata, e la valuta è andata in default. Grandi proteste di cittadini affamati e delusi che sono arrivati a occupare il palazzo presidenziale hanno costretto il governo alle dimissioni.

Risolvere molti di questi problemi non è mica materia per scienziati missilistici. I ricchi dovrebbero smettere di causare rincari dei beni alimentari con la loro insistenza sul bio. Dovrebbero smettere di fare aumentare i prezzi dell’energia imponendo le rinnovabili. Dovremmo piuttosto aumentare ricerca e sviluppo in sementi migliori per produrre più cibo con minore impronta ambientale. Dovremmo condurre scoperte che possano rendere economiche e realizzabili drastiche riduzioni di Co2. E dovremmo tenere presente le molte altre crisi urgenti per le quali ci sono soluzioni semplici ed efficaci – per esempio per la tubercolosi e per garantire insegnamenti molto migliori nelle scuole di tutto il mondo con lezioni assistite da computer al giusto livello.

Purtroppo invece l’élite sembra voler raddoppiare la posta su clima e ambiente, e Olanda e Sri Lanka sono dunque soltanto premonizioni di quel che sarà. L’azzeramento delle emissioni sarà la politica più costosa in cui il mondo si sia mai imbarcato. Il prezzo per pagare asset e infrastrutture per le energie rinnovabili supererà da solo i 5 mila miliardi di dollari ogni anno per i prossimi tre decenni, secondo McKinsey. Il che equivale a oltre un terzo degli introiti fiscali globali. Per i soli Stati Uniti, uno studio ha dimostrato che completare l’80 per cento del percorso indicato dalle promesse del presidente Biden sul clima entro la metà del secolo costerebbe a ciascun americano oltre 5.000 dollari l’anno. Realizzare l’intero percorso probabilmente avrebbe un costo più che doppio.

Ogni anno l’Unione Europea deve versare 69 miliardi di euro soltanto per i sussidi a sostegno delle sue rinnovabili. Ma se il blocco insiste – o viene costretto a farlo dai tribunali – con le sue promesse perfino più impegnative di azzeramento delle emissioni, quel prezzo potrebbe esplodere fino a oltre mille miliardi di dollari annuali.

I governi si troveranno, come l’Olanda, sempre più incastrati tra gli ambientalisti che usano i tribunali per inchiodarli a proclami moralisti e le famiglie che non riescono a far fronte a prezzi sempre più alti.

Gli aumenti selvaggi dei prezzi dell’energia in Europa, benché in parte causati da politiche climatiche mal concepite, sono principalmente dovuti all’indifendibile guerra russa. Ma i costi dell’energia potrebbero aumentare perfino di più, ogni anno e per ciascuno in tutto il mondo, se i politici continueranno a puntare forte sull’azzeramento delle emissioni.

Perfino con le misure attualmente in vigore il vicepresidente dell’Unione Europea Frans Timmermans, storico paladino dell’attivismo climatico, ammette che molti milioni di europei potrebbero non essere in grado di riscaldare le loro case nel prossimo inverno. Questo, conclude Timmermans, potrebbe portare a «conflitti e resistenze molto, molto intensi».

Ha ragione. Quando la gente ha freddo, fame e tasche vuote, si rivolta. Se l’élite continuerà a promuovere misure incredibilmente costose ma sconnesse dalle urgenti sfide che la maggior parte delle persone deve affrontare, dovremo prepararci a un forte aumento del caos globale.

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