Soros, la società aperta & i suoi oligarchi. A colloquio con Roberto Pecchioli

Ricognizioni 21 Giugno 20022

Carlo Primerano

Da tempo leggiamo Roberto Pecchioli avendone spesso condiviso le opinioni, estremamente critiche sui cambiamenti incubati a lungo dalla nostra società, prima che si manifestassero dirompenti nel momento presente. L’uscita del suo ultimo lavoro George Soros e la Open Society, Arianna editrice, ci ha dato l’occasione per dialogare e fargli qualche domanda; sul libro sì, ma anche, più in generale, sui tempi che corrono.

Nel libro tratteggi la biografia di Soros, giudicando fondamentali gli anni della formazione esistenziale e degli studi. Pensi davvero che per comprendere il suo agire politico siano decisive le radici culturali? Che al fondo vi sia una convinzione ideale manifesta? A un certo punto parli addirittura di “passione per la filosofia”. Il tuo lavoro lascia “al lettore il giudizio sugli intenti e la psicologia di Soros”, ma è interessante sapere che ne pensi tu.

Non ho dubbi che gli anni londinesi alla London School of Economics, in cui George Soros studìò filosofia, siano stati determinanti, come la passione per Popper e il saggio La società aperta e i suoi nemici. Soros crede davvero nelle idee che finanzia, a differenza degli altri miliardari “filantropi” che agiscono esclusivamente per motivi di potere. La psicologia di Soros è quella di un uomo roso, perfino posseduto dalla volontà di realizzare il sogno – che per noi è incubo – della Società Aperta. Ai miei occhi, questo lo rende quantomeno umano. Resta il giudizio negativo sul merito delle idee, delle cause che promuove e ovviamente sulla sua figura di finanziere-speculatore 

Se il maestro di pensiero di Soros è davvero Karl Popper, o perfino se lo abbia influenzato soprattutto il fabianesimo, cosa lo lega agli altri oligarchi, i Gates, i Bezos, i Rothschild e gli altri con i quali collabora e condivide tante iniziative come documenti nel libro? Anche costoro tutti fabiani? O esiste qualche altra, magari meno conosciuta, ideologia che li lega? Oppure puri e semplici interessi materiali convergenti? 

Indubbiamente Soros, che sognava di diventare filosofo – strana ambizione per un signore del denaro – ha avuto un maestro di pensiero, Popper, e probabilmente un altro, Von Hajek- l’ultraliberista della Scuola di Vienna, nel pensiero economico. C’è una frase di Von Hajek che deve piacere parecchio a Soros: chi possiede tutti i mezzi, determina tutti i fini. Il fabianesimo è un’idea oligarchica di dominio e di riformismo antropologico assai diffuso tra le élite anglosassoni: Gli altri miliardari “filantropi” non sono fabiani, ma il ceppo comune sono gli interessi di dominio universale e l’adesione al medesimo liberismo libertario globalista, quello che Jean Paul Michéa chiama destra del denaro, sinistra dei costumi.

Peraltro è vero, come affermi nel libro, che con alcuni dei nuovi padroni del mondo come Google e Facebook, Soros è entrato in polemica sostenendo che mettono in pericolo la libertà di pensiero. Come lo spieghi?

La cupola oligarchica non è un monolite. Ci sono i ricconi di sempre, i Rothschild, i Rockefeller, gli Warburg , i Carnegie e altre famiglie. Poi ci sono i finanzieri puri, alla Soros o Laurent Fink, il patron di Black Rock, il più grande fondo speculativo del mondo. Infine i nuovi potenti, i padroni della tecnologia, dei Gafam, geni che hanno inventato sistemi informatici (Gates), algoritmi e modi di comunicare (Zuckerberg). È un conflitto interno, talvolta anche generazionale. Per di più a Soros non sfugge l’enorme potere finanziario dei Gafam, realizzato in pochi anni. Sono dei concorrenti, alla fine.

Giustamente nel tuo libro affermi che gli ideali di democrazia di Soros mal si conciliano con una società che evolve velocemente verso forme di autoritarismo sempre più evidenti. E ciò avviene mentre è in corso la demolizione controllata delle strutture fondamentali della società, la famiglia, l’identità sessuale e quella culturale, finanche il tentativo di disarticolazione delle strutture logiche del pensiero umano. Una torre di Babele, un caos organizzato. Come vi contribuisce l’azione di Soros, se vi contribuisce? Nel libro fai riferimento alla nozione di “solve et coagula”. Vuoi spiegare di che si tratta? 

Soros vi contribuisce con tutta la forza di un’organizzazione che ha già speso almeno trenta miliardi di dollari per finanziare rivoluzioni politiche e cambi antropologici (droga libera, aborto liberissimo, eutanasia, riduzione zoologica dell’essere umano attraverso la sorveglianza e la procreazione “tecnica”). È parte di un progetto transumano che ha bisogno di cambiare alla radice il concetto di uomo. Questa è l’estremizzazione del vecchio progetto massonico, deciso a creare un nuovo ordine attraverso il caos. Ordo ab chao. Sciogli le idee, i principi, i modi di essere, la concretezza dell’uomo e rifallo, coagulando forze tecnologiche, finanziarie, psichiche. Sullo sfondo, la Società Aperta di Soros – ossia privata di ogni relazione con lo spirito, le tradizioni, le comunità – è anche un aspetto dell’eresia gnostica, ossia la pretesa di pochi illuminati di rifare la creazione in quanto imperfetta. È il progetto transumano e postumano, il lato più sinistro dell’iperclasse dei miliardari.

Con ogni evidenza si sta consumando il tentativo di costruire un mondo totalitario dal quale non si potrà sfuggire in alcun modo, stante il controllo capillare consentito dalle applicazioni della tecnica. Credi che vi sia un gruppo tra i potenti della terra che si stia opponendo a questo? E che non lo faccia per meri interessi materiali contrastanti, ma per amore dell’uomo? Perché noi sappiamo che il bene su questa terra esiste, non può essere scomparso.

Elon Musk

Sono convinto che vi sia disaccordo, non so se tattico o strategico. Questo comunque determina qualche crepa e quindi alcuni ritardi. Inoltre esiste un’enorme parte di mondo che è estraneo a questo progetto faustiano, tipicamente occidentale. Elon Musk sembra l’unico contrario al progetto di dominio. Non condivide l’approccio antinatalista e sembra propenso a difendere la libertà di pensiero. Resta anch’egli, però, un transumanista. Il bene e la verità esistono, sono adaequatio rei et intellectus, la corrispondenza tra realtà e intelletto, ossia la presa d’atto della realtà e della verità nella legge naturale iscritta da Dio nel cuore dell’uomo. Ti pare che tutto ciò possa interessare questa casta oligarchica, spaventosamente materialista?

A parte confidare in un’inversione di rotta grazie all’eventualità di una lotta tra poteri contrastanti, il riscatto dovrebbe arrivare da un risveglio, da una presa di coscienza delle popolazioni. Qualsiasi persona ancora capace di discernere capirebbe che “concetti” come quelli del politicamente corretto, o della cosiddetta cancel culture, l’invasività dell’istituzione scolastica nelle sfere più intime degli studenti, le parole d’ordine resilienza, transizione, sostenibilità, non difendono alcuna democrazia, ma sono attacchi diretti alla libertà dell’uomo e all’uomo stesso in quanto tale. Come è stato possibile arrivare a un punto tanto avanzato senza che non si capisse cosa stava accadendo e c’è ancora una possibilità di tornare indietro?

Gli uomini hanno riflessi di vita, quindi, sì, prima o poi ci sarà un’inversione di tendenza, ma non è, penso, per questa generazione. La nostra è una società di morte, avviata alla fine. Le convulsioni potranno durare ancora un paio di generazioni, non di più. Poi la morte – tanto tenacemente perseguita in varie forme dalla cultura dominante – trionferà in Occidente. Chi ci sarà, ricomincerà su basi nuove, come San Benedetto nei secoli della fine dell’Impero Romano. Perché ci siamo arrivati?

È un’impresa di secoli, che negli ultimi cinquant’anni ha colto i frutti di un lungo lavorio di decostruzione. Come sempre, è stato relativamente facile distruggere, più arduo è ricostruire. Ma, scriveva Saint Exupery, non tutto è perduto se anche un solo uomo vede nella polvere e nelle macerie le pietre di una cattedrale. Sgomenta, purtroppo il ruolo passivo, se non di supporto attivo, delle chiese cristiane e in particolare del cattolicesimo. Un’apostasia che lascia senza fiato.

Hai documentato l’influenza delle organizzazioni di Soros in tutti gli ambiti fondamentali del vivere civile: giustizia, educazione, stampa e televisione, medicina, politica in senso stretto. Tu pensi, come pare all’inizio del tuo libro, che il mezzo attraverso il quale si ottiene questo è solo il denaro? Ma se fosse così ci dovrebbe ben essere una parte incorrotta delle istituzioni, anche minoritaria, che si oppone, e che lo dichiara apertamente. Perché non succede? Insomma: come marcisce una società, una civiltà, senza che non si senta la necessità di difenderla?

Come dici tu stesso, il denaro è solo il mezzo per il dominio. E il fine del dominio è andare oltre l’uomo. Questa è la grande, terribile differenza con altri orrori del passato. Il denaro può molto, non tutto. Il fatto è che hanno preparato la loro vittoria – che è la sconfitta dell’uomo e che alla fine si ritorcerà anche contro di loro – con grande pazienza, per secoli, con l’ausilio dei migliori intelletti e guadagnando terreno soprattutto nel modo di pensare delle classi dirigenti. Sicuramente molti non sono d’accordo, ma in questa fase storica, contano poco e soprattutto sono ridotti al silenzio. È lo stesso silenzio di gran parte della Chiesa…

Parliamo di qualche argomento specifico trattato nel tuo libro. Per esempio dei mutamenti climatici dici: l’oligarchia sa più di quanto dice e un cambio di rotta ap­pare effettivamente indispensabile. Credi dunque che vi sia davvero un’emergenza in questo senso? Il parere della comunità scientifica non è affatto unanime su questo.

I cambiamenti climatici fanno parte della storia del nostro pianeta. L’uomo moderno, nella sua arroganza – l’hybris, peccato massimo per i greci – è convinto di avere un potere quasi divino, quindi vuole intervenire anche su processi naturali di lungo periodo. La verità è che l’iperclasse sa che il modello di sviluppo – la crescita illimitata e continua – è impossibile per l’evidenza che le risorse non sono illimitate. Hanno due vie e le percorrono entrambe: da un lato ristrutturano l’intera catena energetica e produttiva, ma vogliono che i costi siano a carico dei popoli. Ecco perché inventano personaggi come Greta: dobbiamo essere noi a chiedere, invocare, quello che loro fanno e faranno. L’altra strada è la diminuzione drastica della popolazione. Carestie, epidemie, qualche guerra convenzionale e poi meno nascite, eutanasia. Il potere sulla vita, ecco l’enormità del progetto.

Quello che è successo durante la pandemia è qualcosa di terribilmente sinistro, grottesco. Connubio tra crudeltà e carnevale. L’aggressività con cui si è voluto procedere alla inoculazione forzata della popolazione desta stupore, e sono ormai tantissimi gli scienziati che ne negano la giustificazione medico scientifica. Nel libro avanzi l’ipotesi che un gruppo di persone potentissime abbiano un progetto per diminuire la popolazione mondiale. Alcune di queste da una parte sono i principali finanziatori dell’Oms con interessi fortissimi nel campo dei vaccini e dall’altra non fanno mistero di condividere l’ideologia malthusiana, affermando che siamo in troppi su questa terra. Non ti pare contradditorio e… inquietante?

Inquietante è dire poco. Contraddittorio no. A lorsignori non interessa il popolaccio. I popoli sono diventati superflui. Prima servivano braccia e cervelli per l’industria e carne da cannone per le guerre. In cambio, ci hanno dato un po’ di diritti e un po’ di istruzione. Quell’epoca è finita. Dobbiamo sparire. Sentito il ministro Cingolani per il quale il pianeta è stato progettato per un massimo di tre miliardi di esseri umani? Almeno 35 milioni di esuberi tra gli italiani: i governi, braccio secolare dell’oligarchia, ci vogliono morti. Soros fu il primo, circa 25 anni fa, a finanziare un progetto di libera eutanasia, che chiamò con chiarezza “Progetto Morte”.

Nel brano del libro intitolato “Gli angeli del nulla” descrivi il gelo e la protervia con la quale gli apostoli della società aperta affrontano i temi della nascita, della vita e della morte degli esseri umani. Secondo te cosa li muove? Cattiveria? Semplice mancanza di empatia? Oppure agiscono magari convinti di operare per il bene, per qualche presunta conoscenza negata ai profani?

Come ho già detto, lo scopo è il dominio per il superamento della creatura umana. C’è qualcosa di infero, di demoniaco in tutto ciò. È probabile che, sottotraccia, agiscano gruppi chiusi che si ritengono portatori di sapienze esoteriche. Non riesco a trovare una spiegazione “umana”. Di certo, i tiranni del passato erano più chiari: o la pensi come me o ti ammazzo. Questi dicono di agire per il nostro bene e che la loro società è quella dei diritti, il culmine della storia. Spaventa questa tirannia fintamente “benevola”, soprattutto perché diffonde ignoranza, incapacità di ragionare e sfrutta, anzi innalza e mette sul trono gli aspetti peggiori dell’animo umano 

Nel libro parli anche dell’agenda 2030 e dei suoi fini. Viene la pelle d’oca solo a leggerli per la genericità dei propositi e l’ambiguità del linguaggio che non riescono a nascondere il progetto di società disumana che questi signori hanno in mente. Come è possibile che sui cambiamenti epocali che già hanno avuto inizio e si delineano sempre più chiaramente giorno dopo giorno pochi sappiano qualcosa, che non vi sia un dibattito pubblico? Coloro che si riuniscono a Davos peraltro non nascondono niente, è tutto pubblicato, nero su bianco.

Parlano chiaro, ma noi non ascoltiamo, distratti da mille altre cose. Se non ascoltiamo, non possiamo controbattere. Klaus Schwab nei suoi mediocri libri, tradotti in tutte le lingue, dice chiaramente quello che vuole l’oligarchia. Nell’ultimo, arriva ad ammettere che le motivazioni addotte sono solo una narrazione ad uso dei popoli. Il problema è che hanno nelle loro mani governi, scienziati, giornalisti, accademici.

È il grumo di potere più potente di sempre. Faccio un piccolo esempio: Soros, Bill Gates, Jeff Bezos, Warren Buffet, il finanziere Bloomberg, la fondazione Rockefeller finanziano a colpi di centinaia di milioni di dollari all’anno le organizzazioni abortiste e antinataliste. Il mondo finisce per credere che abortire – loro dicono “salute riproduttiva” – sia un diritto universale: hanno in mano la vita, che diventa disponibile ai loro voleri. Pensa se le stesse somme fossero messe a disposizione della causa opposta. Dovremmo aprire nuovi reparti di ostetricia e le strade brulicherebbero di bambini, come è sempre stato, e non di vecchi con al guinzaglio animali domestici, né ci sarebbero parate omosessuali.

È chiaro che l’obiettivo finale è quello di un governo unico mondiale, costi quel che costi. Un governo nel quale gli esseri umani finirebbero per diventare degli ibridi senza diritti. Pensi ci riusciranno?

No, non ci riusciranno. Possono arrivarci in Occidente, i cui popoli sono ormai alla fine della loro vicenda storica e perfino biologica. Altrove, l’officina gnostica dei miliardari funziona a ritmo ridotto e perderà. E poi, il mondo cambia a velocità rapidissima. Non è impossibile che il vento cambi. Intanto è entrato in crisi l’unipolarismo americano, la sede e l’esercito dell’Impero. Cambia la geopolitica del mondo, potrebbe cambiare ed entrare in crisi il progetto transumano dei miliardari, falsi filantropi e veri sociopatici. 

So che sei da sempre uomo di destra. Credi ancora che le categorie storiche di destra e sinistra possano servire a spiegare la realtà, che abbia senso schierarsi dall’una o dall’altra parte? Se mai ce ne fosse stato bisogno si è visto bene negli ultimi due anni che entrambi gli schieramenti rispondono alle medesime logiche. Non credi che ormai la “dialettica” sia quella tra popolo e potere? Ma un popolo, inteso come comunità di tradizioni, cultura, valori, esiste ancora? 

Ho militato in un partito, il Msi, che era solo in parte “di destra”. Rifiuto quell’etichetta da almeno trent’anni. Oggi destra e sinistra significano poco o nulla, come guelfi e ghibellini. La frattura, come tu rilevi, è tra popolo e potere, ovvero alto-basso, centro-periferia oligarchia-resto del popolo. E, sempre più, tra chi ha accesso alle informazioni che contano e tutti gli altri. Oggi, la missione è soprattutto informare per capire e per animare una resistenza. Poi, crederò fino alla fine in Dio, Patria e famiglia.

Ma sono valori comunitari, etici, prepolitici, non bandiere di una sedicente destra amica dei ricchi, altra faccia della medaglia di una sinistra altrettanto sedicente che ha abbandonato i poveri, la giustizia sociale, serva quanto la destra del liberismo economico e del capitalismo globalista. Gli unici diritti rimasti, nota un intellettuale cattolico spagnolo, Juan de Prada, sono quelli “da biancheria intima”. Che c’entra la destra, che c’entra la sinistra? Parole senza significato, buone per gli ultimi tifosi delle due parti. Mi chiedi poi se esista ancora il popolo. Massacrato, decostruito, sottoposto all’odio di sé dalla cultura della cancellazione (ossia cancellazione della cultura), forse esiste ancora, nel cuore di qualcuno o di molti. Ma non so rispondere: troppo impegnativo. Hai una domanda di riserva?

Eccola. Siamo della stessa generazione . Ti saresti mai aspettato di vedere cambiare il mondo così tanto e così velocemente? Questo è un sentimento che quando si comincia ad andare avanti con l’età immagino abbiano provato in tanti. Eppure quello nel quale ci troviamo in mezzo mi pare un cambiamento diverso, per comprendere il quale alcuni richiamano le categorie del preternaturale, quelle della metafisica. Tu che ne pensi?

Dico spesso che non avrei mai pensato di vivere e vedere quel che viviamo e vediamo. Da credente, cerco di dire a me stesso che è la prova a cui Dio ci ha voluto sottoporre. Ma è dura, durissima. Ho un temperamento portato alla ragione, ma non si riesce più a credere che tutto quello che accade sia il frutto di uomini malvagi. Si fa strada in me l’idea che altre forze stiano agendo. Del resto Faust, archetipo della conoscenza e del desiderio febbrile, vendette l’anima a qualcuno che non era di questo mondo. Finì nella redenzione, tuttavia; quindi abbiamo il dovere della speranza. 

Nel tuo lavoro a un certo punto dici che il libro non è la sede opportuna per riflettere sulla “normalità” perduta. Allora colgo l’occasione per discuterne con te ora. Perché non è forse un sacrosanto terrore di perdere la libertà, sia pure nella forma difettosa che abbiamo conosciuto, di perdere finanche l’anima, a spingerci a scrivere libri, a dare testimonianza, ciascuno con le proprie modeste risorse, di quello che sta capitando nel mondo? 

Il libro si propone di spiegare alcuni eventi del mondo attraverso la vita e le azioni di un uomo, George Soros, che ne è protagonista e artefice. Mi sono convinto che alla maggioranza degli uomini importi ben poco della libertà, e anche della conoscenza. Quanto all’anima, non pervenuta. Tace anche chi avrebbe il dovere di parlarne. Epperò, chi ha forza e vita non può tacere, per se stesso, per coloro – pochi o tanti – che ascolteranno e anche per chi verrà dopo di noi. Non devono credere che tutti fossero come Soros, come le oligarchie. Non tutti appartengono al gregge: questo è il messaggio, forse disperato, ma carico di orgoglio, che cerco di lanciare come scrittore, come osservatore, come uomo estraneo allo spirito dei tempi, che poi non esiste: è solo la volontà della classe dominante,

Non tutti appartengono al gregge, no. Pare perfino di intravedere qualche segnale di risveglio dall’ipnosi collettiva, nonostante un livello di propaganda mai così basso come è stato per la covid e adesso per la guerra in Ucraina (incidentalmente Soros, è tra i più convinti sostenitori per la continuazione della guerra a oltranza). La maggior parte degli esponenti politici, non solo italiani, in posizioni di formale responsabilità, sono palesemente inadeguati. La gente si sente mancare letteralmente il terreno sotto i piedi, che è probabilmente proprio l’effetto che si vuole ottenere. Qualcuno, ma chi, sta forzando le tappe verso l’impoverimento della società e la discordia civile, se non verso qualcosa di peggio ancora. Viene da rispolverare la metafora del Titanic che affonda mentre l’orchestrina continua a suonare, ma stavolta sembrerebbe proprio giustificata. Qual è il sentimento che provi? Sconcerto? Collera? Paura? 

La metafora del Titanic è quella giusta. Corriamo gai – in molti sensi – verso l’iceberg fatale, ma la musica continua, lo spettacolo deve continuare. Perfino la guerra è uno spettacolo, all’americana, naturalmente. C’è il cattivo, che è insieme un pazzo e un criminale e c’è capitan America, spalleggiato dai camerieri europei. In mezzo, scorre il sangue, che è quello di genti europee e cristiane, e questo mi fa una grande tristezza. Collera, sconcerto sì, uniti a un sentimento che non è paura, ma sgomento. Perché siamo arrivati a questo, perché accettiamo di vivere in questo modo, come animali d’allevamento, contenti della pastura e del codice QR, mascherati e presto con chip incorporato? Non c’è risposta, o almeno manca una risposta umana. In una dimensione trascendente – estranea agli occidentali postmoderni – forse si può, se non capire, guardare verso l’alto e abbandonarsi a una volontà superiore. Ma è, ripeto, tremendamente difficile.

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