In Francia chi tocca l’Islam perde la libertà

Newsletter di Giulio Meotti

31 gennaio 2022

Giornalista sotto scorta per aver mostrato in tv l’islamizzazione. 120 persone protette dalla polizia (molte donne). Codardi svegliatevi, sarete mangiati anche voi dal coccodrillo che avete nutrito 

di Giulio Meotti

In Francia ci sono 120 persone sotto la protezione della polizia a causa delle minacce islamiste e molte sono donne (Zineb el Rhazoui, Marika Bret, Claire Koc…). A questa triste lista ora si aggiunge un altro nome: Ophélie Meunier.

Ci dice poco, ma è la reporter di Zone Interdite che ha filmato in prima serata tv l’islamizzazione di Roubaix di cui ho parlato nei giorni scorsi nella newsletter. Si tratta della terza in una sola settimana a finire sotto protezione, dopo una professoressa di Trappes e il giurista Amine Elbahi, che ha ricevuto minacce di decapitazione per essere apparso nel documentario di Meunier. 

Non si tratta solo di politici come Marine Le Pen o di giudici come Albert Lévy, titolare di inchieste sui fondamentalisti islamici. Tutto il paese ormai vive nella paura di toccare l’Islam e delle conseguenze cui si va incontro. Allarmi, porte blindate, camera di sicurezza, rilevatori di movimento all’esterno, armi automatiche, precauzioni, movimenti concordati con la prefettura…Questa è la nuova vita di chi si azzarda, nel paese dei Lumi, della laicità e del volterriano écrasez l’infâme, a criticare una sola religione. Intanto due chiese al giorno venivano vandalizzate e dieci ebrei ogni giorno lasciavano la Francia nel 2021…

Sotto scorta c’è una semplice studentessa come Mila, portata via anche dalla scuola militare dove si era rifugiata a seguito delle 50.000 minacce di morte che ha ricevuto da quando ha “offeso” l’Islam sui social.

Sotto scorta c’è il candidato indipendente Eric Zemmour.

Sotto scorta è finito il principale romanziere, Michel Houellebecq.

Sotto scorta ci sono una decina di professori, da Trappes a Grenoble. Molte di loro hanno visto le proprie carriere, vite e nomi distrutti. Come Fatiha Agag-Boudjahlat, l’insegnante che ha rimproverato alcuni studenti di non aver rispettato il minuto di silenzio durante l’omaggio a Samuel Paty. Un’altra donna.

Sotto scorta ci sono imam come Hassen Chalghoumi.

Sotto scorta c’è tutta la redazione di un giornale satirico, Charlie Hebdo, che vive protetto da 85 agenti di polizia e 6 porte blindate. L’ex direttore Philippe Val in casa ha finestre antiproiettili, agenti di polizia e una “safe room” blindata in cui c’è una linea telefonica diretta per avvisare i soccorsi.

Molti di queste personalità sono inserite in “Uclat 2”, il programma di protezione di cui beneficiano gli ambasciatori di Stati Uniti e Israele a Parigi.

Minacce e intimidazioni dimostrano la veridicità del lavoro giornalistico svolto da queste persone. Hanno mostrato l’impegno a islamizzare settori della società e a creare una contro-società, con la forza e con il terrore. Mi affronti? Mi critichi? Ti uccido, ti taglio la gola, ti decapito, questa è la risposta. Intanto lo stato e le istituzioni, che si ritrovano a proteggere decine di persone, si dimostrano tigri di carta. La paura funziona. Nessuno vuole vivere tra due poliziotti o vedere il proprio maledetto nome girare in rete. Intanto, il ceto giornalistico guarda altrove. Ecco perché in Italia nessuno viene minacciato. Perché nessuno fa più il proprio lavoro.

“Questo è cosa succede quando mostri al popolo francese l’islamizzazione del nostro Paese”, ha detto ieri Eric Zemmour, l’unico a dire la verità, costi quel che costi, alla notizia che anche Ophélie Meunier era finita sotto scorta.

Questa è la Francia 2022. Ad aprile si vota e il giorno dopo si potrà stabilire quale direzione avrà preso il paese (e forse l’Europa). Soumission o Insoumission?

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