Il Giudice

magistratiItalians Rivista che ignora il politicamente corretto  n. 136
del 30 Novembre 2012

di Luigi Fressoia

(archifress@tiscali.it)

Un giudice del centro Italia nel 2011 ha condannato Google per diffusione di contenuti diffamatori nei confronti di una persona. Invano la ditta americana e i suoi avvocati hanno trasecolato ricordando che prendersela con Google è come condannare il portiere di uno stabile perché nella bacheca del condominio qualcuno ha affisso foto compromettenti di un’inquilina…

Un giudice di Palermo nell’ottobre 2012 ha mandato assolto un falso cieco inchiodato da numerosi filmati della guardia di finanza mentre guidava, per il motivo che manca una certificazione medicolegale attestante la falsità della condizione di cieco, a fronte invece di un’abbondante documentazione medico-legale che a suo tempo aveva attestato la falsa cecità. Vero capolavoro filosofico oltre che giuridico: la realtà esiste solo se dotata di certificato timbro e firma.

Un giudice del nord tre anni fa condannò un tizio per aver “diffamato” Togliatti. Invece un giudice umbro ha incriminato un tizio per aver criticato Carlo Giuliani, quel giovanotto che nel famoso G8 di Genova luglio 2001 andava scagliando estintori contro le camionette della polizia…

Sempre al nord Italia altri giudici hanno, rispettivamente:

– assolto l’attentatore che scagliò una statuetta in faccia a Berlusconi con la motivazione che il poveretto (l’attentatore, non l’omino di Arcore) sarebbe stato provocato dal discorso del premier appena tenuto in piazza. Provate voi a vedere l’effetto che fa ad attentare che so, Obama, Cameron, Hollande, Putin, Fidel…;

– condannato nel 2011 al ritiro dal commercio e distruzione di tutte le copie il libro Falce e Carrello scritto dal padrone di Esselunga, col quale aveva dimostrato i favoritismi degli enti locali verso le Coop e in danno della concorrenza. Siccome non potevano accusarlo di aver scritto il falso, la motivazione (geniale) della condanna è stata di illecita concorrenza per aver raccontato le gesta dei dirigenti coop e compagni e sodali; perfino Prodi in televisione aveva “auspicato” che Coop e Esselunga si mettessero insieme… Notare la perfidia del Corriere, che nel sottotitolo derubrica la vicenda a “guerra dei supermercati”;

– incriminato il giornale che pubblicò la famosa telefonata di Fassino a Consorte (“Finalmente abbiamo una banca!”) per divulgazione di materiale giudiziario riservato (!). Il fatto che da anni e da sempre i giornali rigurgitano di materiale giudiziario illecitamente divulgato (se non illecitamente acquisito) a carico di molti altri politici (specialmente uno), non ha instillato nel pm un dubbio di pudore o di ridicolo, e il procedimento va avanti.

A L’Aquila invece nel novembre 2012 un giudice condanna i membri della commissione grandi rischi a 6 anni di galera per non aver correttamente informato la popolazione che sarebbe arrivato il terremoto. Sbigottimento della comunità scientifica internazionale che giustamente evoca il processo a Galileo.

In compenso negli stessi giorni La Consulta giudica inique le riduzioni degli alti stipendi statali (compresi i loro), giudicandole discriminatorie poiché non riferite a tutti i “lavoratori” (cioè avrebbero dovuto subire pari decurtazione anche gli stipendi da 900 euro mensili).

Chi sono codesti magistrati?

Sono i figli di scuole e università conquistate lentamente già dagli anni ’50 all’egemonia “culturale” gramsciana e togliattiana, oltre che figli delle redazioni, delle case editrici e delle troppe parrocchie parimenti conquistate a quella strategia. Una strategia tesa a inoculare anticapitalismo, antiamericanismo, antimodernismo, pauperismo, catastrofismo, pessimismo, decadentismo, “pacifismo”, spirito antioccidentale, un sostanziale odio di sè.

Sicché qualunque siano estrazione e opinione politica delle rispettive famiglie o ambienti sociali, i nostri figli ciucciano come latte materno la convinzione “naturale” e perciò inossidabile, automatica, metafisica potremmo dire, che il padrone sfrutta, che l’industria inquina, che i ricchi causano la povertà, che devianza e criminalità sono figlie di disuguaglianza e povertà, che temere l’immigrazione di massa è razzismo, che razzismo è pretendere come ogni altro paese civile regole certe per l’immigrazione, che pretendere mano inflessibile contro la criminalità è fascismo, che la destra è dei potenti e la sinistra degli umili, che il profitto è sfruttamento e dunque un furto, che l’America è fascista, che la Russia sovietica era a fin di bene, che la Resistenza doveva sfociare nel socialismo, che ci ha liberato la resistenza anziché gli alleati, che il sud è stato depredato dal nord, che per aiutare il sud bisognerebbe per forza continuare coi finanziamenti a go go (che notoriamente arricchiscono le mafie), che frenare l’assistenzialismo parassitario sarebbe macelleria sociale, che il pubblico è bene e il privato tendenzialmente sospetto, che il denaro va distribuito senza porsi il problema di saperlo creare, che la democrazia non è tale se non muove verso il socialismo, che la proprietà è meglio sia statale, che la libertà che conta è quella dallo sfruttamento (sennò è borghese), che l’uguaglianza non è dei diritti ma economica cioè contro i ricchi, che la classe operaia è sacra ma non quella dei bottegai o dei camionisti, che la fame nel mondo è provocata dai paesi ricchi, che il terrorismo islamista è giusta vendetta storica, che Bin Laden aveva le suo buone ragioni, che Israele è usurpatrice, che la religione o muove verso la giustizia sociale o è oppio dei popoli, che la famiglia è un’istituzione borghese, che embrione e feto non hanno dignità umana sennò si è oscurantisti, che la ragione -in quanto tale- fa a pugni con la religione, che l’educazione dei figli è roba dello stato, che se non ci fosse il capitalismo l’umanità vivrebbe felice e contenta, idem se non ci fosse l’America, che la sacralità dello stato preesiste alle comunità e alle persone, che evadere il fisco è sacrilegio anche quando la pressione è insopportabile, che il problema è l’evasione fiscale anziché il colabrodo di stato cioè l’oceano di spesa pubblica improduttiva e parassitaria, che la crisi è colpa della finanza delle banche delle agenzie di rating della Germania e non del debito, che il debito è causato dagli speculatori non dal parassitismo di massa, che la cultura o è de sinistra o non è, che il cinema o la cucina sono cultura, che Dante e Brunelleschi sono nulla al confronto di Marx, che la cultura non ha prezzo specie con stuoli di professori ignoranti e marxisti, che prima della classe operaia non è storia ma preistoria, che “tutto comincia” con la rivoluzione francese anziché con quelle inglese e americana, che padrone e operaio sono l’eterna antinomia ma giammai la coppia produttore/parassita, che l’università è pubblica anche quando è in mano ai baroni, che una scuola o una clinica non statali non sarebbero pubbliche, che il mercato sarebbe dittatura del denaro anziché la sovranità del consumatore, che il benessere di massa è consumismo, che c’è il consumismo ma non si arriva alla quarta settimana, che si può reclamare lavoro senza curarsi di conseguire sviluppo d’impresa, che si può reclamare lavoro senza curasi dei mercati, che sarebbero lavoro -indiscutibilmente lavoro anche milioni di parassiti inutili dentro enti pubblici inutili e parassitari, che c’è disoccupazione bensì si lasciano agli extracomunitari milioni di lavori, che il dipendente è tendenzialmente buono (è un proletario) ma chi lavora in proprio è piccolo-borghese cioè un mezzo coglione/delinquente, che la borghesia sarebbe il contraltare del popolo anziché la sua avanguardia… e via di seguito per altre due tre pagine.

E’ con un siffatto disastro psichico/culturale che le nuove generazioni italiane vengono allevate da alcuni decenni, e il risultato si vede in tante cose, dalle molte scuole che sono fabbriche di disadattati, al suicidio quasi di massa dell’ebbrezza dell’alcol, delle droghe, delle velocità smoderate; dall’ideologia dello sballo, al conseguente giovanilismo più piagnone e diseducativo, alla confusione mentale/antropologica di infinite ragazze che surrogano la maternità con un cane…

Il risultato si vede nella ormai irrimediabile contrapposizione “razziale” tra chi ha studiato e il popolo dedito alla produzione: c’è un’aria del tutto diversa e nemica tra i centri città popolati di burocrati e intellettuali e le zone industriali e periferie.

E il risultato non può non vedersi nei nostri bravi magistrati democratici e progressisti, capaci di sognare con una sentenza (condannare google e internet) di fermare il mondo! Anzi, meglio: cambiare il mondo! Oh non lo dice anche lo slogan che un altro mondo è possibile?

Ma è esattamente con un siffatto humus culturale che deriva per forza un comportamento professionale fondato sulla confusione istintiva tra politica e funzione giudiziaria. Ne avemmo prova nelle parole del magistrato inquirente lo scandalo Inail di una città di provincia di qualche anno fa: “E’ nostra intenzione proseguire fino in fondo, al fine di estirpare questo malcostume che avvelena la vita politica italiana”.

Avrebbe dovuto limitarsi a promettere esclusivamente la individuazione e punizione di specifici reati, attenendo chiaramente il malcostume, il suo estirpamento, il timore di avvelenamento, e le preoccupazioni circa la qualità della politica italiana, alla sfera propria della politica. Ma nessuno lo rinbeccò, moltissimi plaudirono, molti altri tacquero, non solo per prudenza, ma proprio per un deficit civile e culturale.

Intrapresa una siffatta china politica, viene ad affermarsi un ethos molto diverso dalla giustizia dei paesi liberi e liberali, un ethos che deride le garanzie formali per orientarsi piuttosto verso “giustizie sostanziali”, ove la sostanza -va da sé- è la costruzione per mezzo di sentenze di una società “diversa”, “migliore”, “più equa”.

Tutte formulazioni assai generiche e imprecisate, ma che trovano traduzione in una prassi ferrea e indefessa: tendere a non disturbare i politici di sinistra e invece cercare il pelo nell’uovo in quelli di destra; il dipendente ha sempre ragione e mai l’imprenditore (a meno che la ditta non sia riconducibile a una certa area politica); i sindacati per definizione sono intoccabili come le vacche sacre dell’India; la donna ha sempre ragione sull’uomo, il giovane sul vecchio, l’immigrato sull’indigeno.

In particolare fare politica dalla parte sbagliata e poi con l’aggravante imperdonabile di vincere (fare il sindaco, il premier, il presidente) è in sé un oggettivo atto criminale: come ti permetti di tagliare il passo alle sorti magnifiche e progressive insite nei progressisti?

Questo è il significato profondo della condanna del direttore Sallusti (il Giornale), per il quale la corte ha usato le curiose espressioni “delinquente abituale” e “socialmente pericoloso”: ma non è ovvio che se tutti giorni scrivi nell’organo dei nemici dei progressisti, la tua criminalità è in re, non ha bisogno di prove ulteriori?

E’ il senso comune installatosi in questa sgraziata Nazione a consentire assuefazione generale verso autentiche persecuzioni giudiziarie da un lato o completa cecità dall’altro. Infatti il “due pesi e due misure” non solo è pane quotidiano ma è del tutto giusto, basta parlarci due minuti a quattr’occhi.

Che forse qualcuno si scandalizzò quando quel procuratore capo a fronte di un premier a lui sgradito poté proclamare glorioso e vindice “Resistere Resistere Resistere”? Non plaudirono tremebonde di commozione tutte quelle folle mediatiche e istituzionali che amano ergersi a paladine della legalità, fanno convegni dal titolo CULTURA DELLA LEGALITA’ e ci invitano a forza maestrine e scolaresche?

Forse che in altri paesi pur vicinissimi è consentito impunemente provocare drammi e danni gravissimi a migliaia di persone, famiglie e aziende con occupazioni e scioperi, blocchi stradali e ferroviari? No, non lo è, ma qui sì, se tutti gli scempi che fai li fai nel nome di quell’ethos, di quel sentimento. Se a compiere gli stessi danni e misfatti fosse, che so, un corteo di commercianti e liberi professionisti inviperiti per il fisco e per la mafiosità della burocrazia, finirebbero tutti in gattabuia e dovrebbero pagare un mare di danni.

E se è l’assenza di socialismo -o comunque di qualcosa che gli somigli- la vera base della devianza sociale e della criminalità, non è forse giusto che gli autori di furti, scippi, spaccio, rapine, omicidi appena men che premeditati, escano di galera nel giro di pochi giorni? E possano tormentare interi quartieri, pur conosciuti e riconosciuti, ma intoccabili e dotati di immunità? Come fare altrimenti se la colpa vera è del capitalismo cinico e baro?

Naturalmente tutto codesto ethos si auto-delizia costantemente dell’argomento e delle medaglie dell’Europa (oltre che del Progresso, dell’Equità, del Futuro, del Bene). Provate a immaginare se in Francia, in Olanda, in Inghilterra o dove vi pare, potrebbero mai esserci sentenze a quel modo, un ethos a quel modo, una politicizzazione a quel modo: credo proprio che a centinaia verrebbero presi per il bavero e buttati fuori (e in galera). Ma una loro forza invincibile è proprio questa: all’esterno neanche si sognano che qui possa vigere una sfacciataggine tanto trionfante (fòttere e chiàgnere).

Oltre il danno incalcolabile sul piano civile, subiamo perdite economiche irreparabili. Pel mondo si viene a sapere benissimo che solo qui un’intera filiera industriale può essere azzoppata per dimostrare l’inconciliabilità del capitalismo con la salute (viatico morale per ogni altra eventuale motivazione).

Solo in Italia il magistrato può imporre all’industriale di assumere 140 non persone con nome e cognome (eventuali portatori di un diritto soggettivo), bensì 140 iscritti generici a un sindacato, per di più antagonista. E può imporre, un altro, la riassunzione di tre operai cacciati per sabotaggio. Solo in Italia vige una magistratura dedicata al lavoro, dove per “lavoro” si intende la colpa del capitalismo. Solo in Italia vige una magistratura dedicata appositamente alle scartoffie, chiamata Tar, che ovviamente dello strapotere mafioso/burocratico diventa il bastione, il guardiano, il garante. Mostri giuridici che non hanno riscontro in Europa, in America, nel mondo occidentale.

Italia, terra dove gli stranieri non possono più venire ad investire e da dove i capitali italiani tendono naturalmente a fuggire.

Come se ne esce? Boh! E’ di gran lunga il cancro più grave. Non vedo la soluzione; ci vorrebbe una moratoria generale, ma come si fa? Chi può proporla? Chi la esegue?

Dio illumini questa schiava Nazione, che cieca si dimena come mosca contro il vetro.

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