Vivisezione prove a discarico

vivisezioneArticolo pubblicato su Selezione

dicembre 1990

La nuova biologia, con il “topo umanizzato”, ha avuto il suo più recente momento di gloria e di difficoltà. ma quanti sanno che quel che la vecchia biologia è riuscita a darci con i tanto contestati esperimenti sulle cavie?

di John G. Hubbel

Nella notte di San Silvestro del 1988-89 sconosciuti assaltarono il Centro di chirurgia sperimentale dell’Università di Padova devastando i locali, frantumando a mazzate apparecchi diagnostici e di ricerca, liberando alcune centinaia di ratti e una decina di conigli. Sui muri del centro, il giorno dopo, campeggiava la scritta ALF. I danni superarono il centinaio di milioni.

Il mese prima, 27 tecnici di radiologia medica dell’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna avevano protestato contro l’apertura all’interno dell’ospedale di un centro di ricerca e sperimentazione animale con un comunicato in cui tra l’altro affermavano : «In coscienza non riteniamo di prestare la nostra opera presso tale struttura in quanto vi si pratica la sperimentazione animale e tutti gli interventi che contemplano la vivisezione, dalla quale ci dissociamo».

Nel febbraio del 1988 alcuni aderenti all’Animal Liberatio Front (ALF) penetrarono in un laboratorio usato dall’Istituto di psichiatria del Bethlem Royal Hospital di Beckenham, in Inghilterra, e liberarono 80 ratti sottraendo anche vari documenti sui quali erano riportati gli indirizzi del personale di laboratorio, le cui case furono poi imbrattate di vernice. L’istituto, che stava studiando i problemi comportamentali legati allo sviluppo, annunciò che tutte le ricerche sugli animali sarebbero cessate e che le risorse sarebbero state «ridistribuite per ragioni economiche».

La sede del senato accademico dell’Università di bristol fu colpita da una bomba il 23 febbraio 1989. L’università era stata spesso nel mirino degli attivisti che l’accusavano di aver usato animali in esperimenti miranti a scoprire nuovi farmaci per combattere il morbo di Parkinson, la schizofrenia e un virus che provoca tumori nei bambini . In quel caso, però, l’Università di bristol non si arrese e continuò nella sperimentazione.

Il movimento per la difesa dei diritti degli animali tiene da anni in stato d’assedio la comunità scientifica che si occupa di ricerche biomediche. Il moderno profeta del movimento è Peter Singer, professore di filosofia alla Monash Univerity dell’Australia. verso la metà degli anni Settanta Singer insegnò come docente straniero ospite all’Università di new York e da lì poté diffondere le sue idee negli Stati Uniti.

Ma le origini del movimento risalgono a oltre un secolo fa. Nel 1875 sir Gorge Duckett, della Società per l’abolizione della vivisezione, aveva dichiarato: «La vivisezione è una pratica mostruosa. La scienza medica ha poco da imparare da essa e nulla si può ottenere dalla ripetizione degli esperimenti su animali viventi».

Questa opinione, ripetuta all’infinito dagli attivisti dei giorni nostri, è manifestamene falsa. Dall’epoca di Dukett, infatti, la ricerca sugli animali ha portato alla preparazione dei vaccini contro il morbillo, la parotite, la pertosse, la rosolia, la difterite (anche se gli antivivisezionisti ritardarono l’uso del vaccino contro la difterite in Gran Bretagna dal 1925 al 1940, anni nei quali la malattia uccise 53.558 persone).

Le stesse ricerche hanno permesso di debellare il vaiolo, di curare efficacemente il diabete e di combattere le infezioni con potenti antibiotici. Usando i batteri iniettati nei topi i ricercatori prepararono un nuovo farmaco che poi sperimentarono sui cavalli e che oggi tiene controllata la cosiddetta cecità dei fiumi, un’antica malattia trasmessa dalle mosche che colpisce circa 17 milioni di persone in Africa e nell’America meridionale. Il pacemaker, la microchirurgia per riattaccare arti amputati, i trapianti di cuore, reni, polmoni, fegato e altri organi, sono oggi possibili grazie alle ricerche fatte sugli animali.

All’inizio degli anni Sessanta, il tasso di guarigione della leucemia linfatica nei bambini era del 4 per cento. Oggi, grazie alle ricerche sugli animali, supera il 70 per cento. Dall’inizio del secolo, la ricerca sugli animali ha contribuito ad aumentare la vita media degli esseri umani di quasi 28 anni e oggi sta permettendo grandi progressi nella cura dell’Aids e del morbo di Alzheimer.

Gli stessi animali, del resto, hanno potuto beneficiare di queste ricerche. Oggi possiamo infatti allungare e migliorare la vita degli animali domestici attraverso la chirurgia della cataratta, la chirurgia a cuore aperto e i pacemaker cardiaci. possiamo, inoltre, immunizzare gli animali contro l’idrofobia,il cimurro, il carbonchio, il tetano e la leucemia. le ricerche sugli animali hanno dato incredibili successi e nei prossimi decenni potremmo avere nuovi spettacolari sviluppi in campo medico. Ma non se il movimento animalista avrà la meglio.

Assurdità.

Negli Stati Uniti la punta avanzata del movimento è rappresentata dalla PETA, un’organizzazione che si batte per il trattamento etico degli animali, sostenendo che questi sono moralmente equivalenti agli esseri umani. Qualsiasi discriminazione tra persone e animali sarebbe «specismo», un neologismo con il quale gli aderenti al movimento indicano una teoria immorale al pari del razzismo. Ingrid Newkirk, cofondatrice e direttrice della PETA, dice: «Non esiste alcun motivo razionale per sostenere che un essere umano abbia diritti speciali… Un ratto è un maiale è un cane è un ragazzo». E mette sullo stesso piano l’uccisione dei polli e l’Olocausto nazista.

«Sei milioni di persone sono morte nei campi di sterminio» ha dichiarato al Washington Post «ma sei miliardi di polli moriranno quest’anno nei macelli». La Newkirk avrebbe anche detto che mangiare carne è una pratica «primitiva, barbarica, arrogante», che gli esseri umani sono «cresciuti come un cancro. Noi siamo il più grande flagello sulla faccia della Terra» e che se suo padre avesse un infarto «non mi darebbe alcun sollievo sapere che la terapia è stata prima sperimentata su un cane».

Il movimento sostiene che la ricerca sugli animali è trascurabile agli effetti dei risultati che produce, e che i ricercatori si rifiutano semplicemente di adottare tecniche più moderne. «La grande parola d’ordine del movimento è “alternative”, volendo dire che gli animali possono essere ormai sostituiti dai computer e dalle colture dei tessuti» dice bestie Borwein, del dipartimento di ricerca medica dell’Università dell’Ontario Occidentale. «E’ una sciocchezza. Non si può studiare il trapianto di un rene o la diarrea, o l’ipertensione arteriosa sullo schermo d un computer».

Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, aggiunge: «Negare che la sperimentazione animale abbia contribuito al progresso delle nostre conoscenze e al miglioramento delle nostre capacità di curare alcune malattie è un falso storico. basta pensare al ruolo svolto dai vaccini. prima che si mettesse a punto quello contro la poliomielite, solo in Italia circa 6000 bambini erano colpiti ogni anno da questa malattia. Dal 1958, quando la vaccinazione antipolio è diventata obbligatoria, i casi sono diminuiti fino a sparire».

Infiltrazioni.

Come mai, dunque, i paladini dei dritti degli animali si sono conquistati il rispetto dell’opinione pubblica? Sfruttando le giuste preoccupazioni della gente sul trattamento riservato agli animali. Il presidente della PETA, Alex Pacheco, dice che è meglio adottare un atteggiamento «strategicamente costruttivo» e chiedere riforme senza però mai perdere di vista lo scopo finale: «l’abolizione totale dello sfruttamento degli animali».

La strategia ha funzionato. la comunità scientifica ha impiegato una decina d’anni per rendersi conto di non avere a che fare con un gruppetto di moderati, ma con organizzazioni quali lì’ALF e la Trans-Species Unlimited, la quale proclama: «La liberazione degli animali può essere conseguita solo con la trasformazione radicale della coscienza umana e con il rovesciamento delle attuali strutture dipotere all’interno delle quali si perpetuano le ingiustizie ai danni sia degli esseri umani che degli animali».

Prendiamo in esame alcune delle attività degli animalisti più radicali:

Il 9 novembre 1987, anniversario della «Notte dei cristalli» nazista, vandali sfondarono la porta e la finestra dell’Istituto di cibernetica biologica di Tubinga, in Germania, e gettarono sacchi di vernice rossa contro il muro esterno. L’istituto stava facendo esperimenti che avrebbero consentito nuove scoperte sul sistema nervoso degli animali e dell’uomo. nelle settimane seguenti i Protettori autonomi degli animali, come si fanno chiamare, distribuiscono manifestini in cui accusavano i ricercatori dell’istituto di assassinio e davano i loro indirizzi privati. Inoltre, scrissero con lo spray slogan sul muro di casa e sulla macchina di uno di loro.

Il 12 febbraio scorso una ventina di vandali assalì i laboratori situati nel seminterrato dell’Istituto di fisiologia umana dell’Università di Milano, dove sono custodite le cavie e altri animali da esperimento. dagli tabulari scomparvero tre gatti e alcune rane, e le celle frigorifere furono aperte, a quanto pare per fotografare le carcasse degli animali già utilizzati per esperimenti.

Il 26 ottobre 1986 un gruppo di aderenti all’ALF penetrò in due laboratori dell’Università dell’Oregon, negli Stati Uniti. tra gli apparecchi distrutti e imbrattati di vernice rossa c’erano un microscopio da 10.000 dollari (oltre 10 milioni di lire), un elettrocardiografo, un apparecchio radiologico, un’incubatrice e uno sterilizzatore. Almeno 150 animali furono portati via. il risultato fu di ritardare seriamente una decina di progetti scientifici, tracci le ricerche fatte dalla neuropatologa Barbara Gordon-Lickey sui difetti di visione ei neonati. In una dichiarazione dell’ALF si sosteneva che la Gordon Lickey era una «macellaia» e che gli animali avevano trovato nuove case attraverso «una complessa rete clandestina,molto simile a quella usata per portare gli schiavi fuggiaschi dal Sud schiavista ai liberi stati del Nord nel secolo scorso».

La polizia mise le mani su uno di quegli attivisti: Roger Troen, di 56 anni, aderente alla PETA. L’uomo fu processato e condannato. La PETA negò qualsiasi complicità, ma Ingrid Newkirk affermò che l’organizzazione avrebbe pagato le spese legali a Troen, comprese quelle per le procedure d’appello. Poi la PETA denunciò agli Istituti nazionali di sanità l’università, sostenendo che non aveva rispettato in 12 casi le disposizioni date dagli stessi Istituti per il trattamento degli animali di laboratorio.

Dopo una inchiesta, gli investigatori giudicarono infondate le accuse «Al contrario» diceva il loro rapporto «tutto dimostra un serio impegno per il trattamento umanitario e l’uso corretto degli animali di laboratorio».

Ma gli estremisti del movimento continuarono la loro campagna contro la Gordon-Lickey. Affissero manifesti per sollecitare gli studenti a boicottare i suoi corsi sostenendo che torturava gli animali. Come dice il dottor David Hubel della Harvard University, premio Nobel per la medicina, pioniere nel campo di attività della Gordon Lickey: «La loro tattica è chiara. Vogliono far aumentare i costi della ricerca e fermare i progressi mediante intralci burocratici e cause legali».

Risultati devastanti

Ha ottenuto risultati il movimento animalista? Molti. Un sondaggio d’opinione condotto negli Stati Uniti rivela che più del 70 per cento degli americani approva le ricerche sugli animali, ma che circa la stessa percentuale crede alla menzogna secondo la quale i ricercatori torturerebbero i loro animali. Anche se le minacce di violenza rivolte ai ricercatori e ai loro familiari hanno avuto effetto. «E’ difficile calcolare con precisione» dice Charles McCarthy, direttore dell’Ufficio per la protezione dai rischi della ricerca presso gli Istituti nazionali di sanità a Washington. «Ma improvvisamente c’è un vuoto nel tipo di ricerche in corso».

Negli Stati Uniti, negli ultimi due anni, per esempio, c’è stato un calo del 50/60 per cento nel numero delle relazioni pubblicate dagli scienziati che usano i primati per studiare gli effetti della droga. E le relazioni sull’uso dei primati perle ricerche sulla depressione sono cessate del tutto.

Che cosa faranno i futuri ricercatori? Fra il 1977 e il 1987 c’è stato un calo del 28 per cento nel numero degli studenti americani laureati in scienze biomediche, e la crescente influenza del movimento animalista è forse in parte responsabile di questo declino.

Fermiamo i fanatici.

Come si può impedire che il movimento in difesa dei diritti degli animali metta fine al progresso della ricerca medica?

1 Non bisogna credere a tutto quello che il movimento dice degli orrori che avverrebbero nei laboratori di ricerche biomediche. Con rare eccezioni, gli animali per la sperimentazione vengono trattati con criteri umanitari. I ricercatori tra l’altro sanno che gli animali in condizioni di sofferenza non sarebbero buoni soggetti per la ricerca. Stanno quindi facendo ogni sforzo per alleviare il dolore, non per provocarlo.

2 Ci sono molte società a carattere umanitario che si preoccupano del benessere delle bestie e che non condividono le teorie e i metodi del movimento animalista. Meritano il nostro appoggio concreto. Ma prima di darlo, bisogna essere certi che le società in questione non siano cadute nelle mani degli animalisti estremisti.

3 E’ necessario opporsi alle leggi che mirano a ostacolare la ricerca biomedica o a renderla tanto costosa da non poter essere sostenuta.

Parlamentari e uomini di governo subiscono di continuo le pressioni dei movimenti animalisti. I cittadini devono far sapere come la pensano. Se vogliamo sconfiggere le malattie mortali che ancora ci minacciano – l’AIDS, il morbo di Alzheimer, il cancro, le malattie cardiache e tante altre – dobbiamo fermare i fanatici che militano nei movimenti per la difesa dei diritti degli animali.

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