Papa Francesco e il patto globale contro la “catastrofe educativa”

 Testo della trasmissione andata in onda su Radio Mater il 10 novembre 2020  

di Giuseppe Brienza

Introduzione

Il 15 ottobre 2020 Papa Francesco ha diffuso un videomessaggio, trasmesso in diretta durante un incontro promosso dalla Congregazione per l’educazione cattolica alla Pontificia Università Lateranense di Roma, nel quale ha proposto l’idea di un “patto globale” per rispondere all’attuale catastrofe educativa mondiale. La disparità di opportunità scolastiche aggravata dall’emergenza da Covid-19, infatti, impone secondo il Santo Padre l’impegno a «sottoscrivere un patto educativo globale per e con le giovani generazioni» volto a contrastare la «realtà drammatica» che stiamo vivendo, che non esita a definire una vera e propria «catastrofe educativa» (1).  

1. Papa Francesco rilancia il “Global Compact on EducationQuesto patto globale è fondato su quattro pilastri: il dialogo, la certezza dell’educazione, l’unità dell’educazione e l’idea di comunità educante, nella quale sono inclusi l’educatore, l’educato e tutti i protagonisti dell’esperienza educativa, partendo naturalmente dai genitori per finire con tutte le figure significative delle altre agenzie della società.

Con il suo appello Papa Francesco ha rilanciato il “Global Compact on Education”, un appuntamento di cui si era fatto promotore già nel settembre 2019, che avrebbe dovuto tenersi il 14 maggio 2020, ma che è stato rimandato a causa della crisi sanitaria.  «Le piattaforme educative informatiche – ha denunciato il Pontefice – hanno mostrato che molti bambini e adolescenti sono rimasti indietro nel processo di sviluppo pedagogico».

Al punto che, ha aggiunto, in «circa dieci milioni potrebbero essere costretti a lasciare la scuola a causa della crisi economica generata dal coronavirus, aumentando un divario già allarmante», con oltre 250 milioni di piccoli esclusi da ogni attività formativa.  Da qui la proposta di alcuni punti di impegno concreto per un “nuovo modello culturale” perché, ha concluso Papa Bergoglio, «l’educazione è una delle vie più efficaci per umanizzare il mondo e la storia».

Parole che riecheggiano la terza enciclica di Papa Francesco Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale, firmata ad Assisi il 4 ottobre 2020. E quella indicata dal Pontefice non è un’urgente necessità solo per i Paesi poveri, perché, ad esempio, ad accogliere con forza il suo appello sono stati nel nostro Paese i due principali responsabili del vasto mondo delle scuole paritarie, più di 12.500, fra le quali cui poco meno di 8 mila sono cattoliche (diminuite dal 2010-11, quando erano quasi 9.400).

Madre Yvonne Reungoat, presidente dell’Unione delle Superiore Maggiori d’Italia – USMI e padre Luigi Gaetani, presidente della Conferenza Italiana Superiori Maggiori – CISM, a salvaguardia del prezioso servizio delle scuole non statali d’ispirazione cattolica, purtroppo anch’esse in grossa crisi a causa dell’emergenza sanitaria (ricordiamo che non è corretto confondere la scuola paritaria con quella spregiativamente definita scuola privata, perché la prima svolge un indubbio servizio pubblico), hanno definito le parole di Papa Francesco nel videomessaggio in occasione dell’incontro promosso dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica “Global compact on education”, un «monito chiaro che invoca il compimento di un sistema scolastico che in Italia risulta essere bloccato, purtroppo da troppo tempo, in una stagnante incompiutezza tra Autonomia, Parità e Libertà di scelta educativa» (2).

Durante l’incontro alla Lateranense sono stati ascoltati docenti e studenti di diverse religioni e nazionalità, che hanno accennato all’importanza dell’enciclica Fratelli tutti per la realizzazione del Patto globale per l’educazione.Nei commenti successivi all’evento è stato anche interessante quanto proposto dal poeta e critico letterario Marco Beck, il quale ha accostato il discorso del Santo Padre sul “patto globale” ad una figura spesso non ricollegata al mondo cattolico come Gianni Rodari(1920-1980).

«Sia pure non librandosi a così alta quota– ha scritto Beck sull’Osservatore Romano , Gianni Rodari, fin da giovane e con ogni mezzo ha perseguito un obiettivo simile a quello prospettato dal Pontefice. Ne ha fatto una perseverante e quasi ossessiva missione sia nel vissuto personale sia nell’attività professionale. A partire da un postulato: sono i bambini e i ragazzi stessi che “hanno bisogno di concepire ideali e d’imparare ad amarli sopra ogni altra cosa” (da “Scuola di fantasia”)» (3).

2. Perché definire quella attuale una “catastrofe mondiale”dell’educazione?

In che senso quella dell’educazione è correttamente definita da Papa Francesco una “catastrofe mondiale”? Anzitutto perché, in un mondo interconnesso come il nostro, le carenze del sistema educativo di un Paese non tardano a riflettersi prima o poi nel resto del mondo, o coinvolgendo i giovani nell’immigrazione di massa o nelle guerre interne che, spesso, coinvolgono civili occidentali o richiedono persino l’intervento di contingenti militari internazionali.  

La scuola, poi, subisce più di altre realtà i danni delle situazioni di guerra o guerriglia, più o meno dichiarata, che funesta la vita di molti Paesi afroasiatici. Per esempio, nelle scorse settimane, due attacchi terroristici in Camerun hanno visto come vittime innocenti prima otto e poi sette bambini mentre stavano nelle rispettive scuole.

I miliziani anglofoni che dal 2017 stanno conducendo una sanguinosa rivolta indipendentista nel Paese dell’Africa equatoriale, hanno sequestrato persino un anziano cardinale, Christian Tumi di 90 anni, arcivescovo emerito della città del Camerun del sud Douala, colpevole di aver promosso la riapertura delle scuole nelle due regioni del Nord-ovest e Sud-ovest che dovrebbero essere parte del nuovo Stato indipendente dell’Ambazonia (il nome deriva dalla Baia di Ambas, l’insenatura del fiume Mungo che in epoca coloniale segnava il confine tra Camerun francese e quello inglese).

Secondo uno stretto collaboratore del cardinale Tumi, le motivazioni del sequestro sarebbero da individuare nella punizione del porporato per aver incoraggiato i bambini e le loro famiglie affinché continuassero ad andare a scuola, evitando così di alimentare l’anarchia o addirittura ingrossare le file dei miliziani. Il 24 ottobre scorso, dopo aver appreso la notizia degli otto bambini trucidati in un attacco armato alla scuola bilingue internazionale Mother Francisca, Papa Francesco aveva pubblicamente espresso il suo dolore, lanciando un appello per la fine della violenza e affinché fosse garantita l’educazione e il futuro ai giovani camerunensi.

Da mesi, infatti, bambini e ragazzi dopo l’intensificarsi degli attacchi hanno smesso di frequentare le lezioni per paura di essere colpiti, facendo così il gioco dei gruppi armati che, ha spiegato il cardinale Tumi (ora rilasciato), vogliono l’indipendenza nella zona del Nord-ovest e del Sud-ovest del Paese usando la scuola come un’arma di pressione.  

3. Libertà, responsabilità e amore: la pedagogia di Papa Francesco

Ma cos’è quell’educazione che, sostiene Papa Francesco, è la prima garanzia di futuro per i giovani? Come e perché si educa? È un interrogativo che ricorre spesso nel Magistero del Pontefice, tanto più durante questa lunga crisi sanitaria, che ancora ci tiene in bilico tra libertà e restrizioni.  Educare, ci insegna Papa Bergoglio, significa prendersi cura, generando nel figlio, nell’allievo, nei più fragili, nei più piccoli, processi di maturazione della libertà, di preparazione, di crescita integrale, di coltivazione di un’autentica autonomia.

Con l’ausilio di Personal computer, smartphone, tablet e Social network, i nostri ragazzi, sia pure con tutti i limiti della didattica a distanza, stanno almeno in parte compensando le carenze di un momento che così traumaticamente sta sfidando la nostra quotidianità. Ma proprio questa “sostituzione” della tecnologia alla comunità sta mettendo in luce le differenze sociali ed economiche, oltre che le disabilità, esistenti nelle famiglie occidentali, non tutte in grado di reggere la sfida-coronavirus.

In questa situazione, danni e conseguenze sono moltiplicati all’infinitesimo in Paesi poveri come quelli dell’Asia o dell’Africa o dell’America latina nei quali il sistema scolastico era già gravato da parecchie tare e difficoltà.  

4. Non un vaso da riempire, ma una fiaccola da accendere

«In un momento di estrema frammentazione, di estrema contrapposizione, c’è bisogno di unire gli sforzi, di far nascere un’alleanza educativa per formare persone mature, capaci di vivere nella società e per la società», ha quindi affermato Papa Francesco nel documento sul Patto educativo globale. «Serve– aggiunge il Pontefice- un patto educativo globale che ci educhi alla solidarietà universale, a un nuovo umanesimo», per generare un cambiamento di mentalità su scala planetaria. Quindi Bergoglio non a caso cita un proverbio africano, ovvero: «per educare un bambino serve un intero villaggio».

Ma i Paesi più ricchi dovrebbero collaborare a costruirlo, questo villaggio, altrimenti come accennato prima rischiamo di mettere a repentaglio non solo il futuro dei Paesi poveri ma anche quello dell’intero pianeta. La fiducia nelle persone da educare è la prima coordinata della visione educativa di Papa Francesco.

Gli educatori devono avere infatti a cuore l’impegno di creare innanzitutto un clima di fiducia reciproca, in tutti luoghi e in tutte circostanze nelle quali sono chiamati ad operare. La famiglia rimane il nucleo principale in cui si impara questa finezza del voler bene e, quindi, ovunque sia possibile va coinvolta e ascoltata prima di mettere mano a contenuti o modalità di un’educazione che, per essere efficace, non può che essere personalizzata.

In un’interessante intervista rivolta dal vaticanista di RaiNews Roberto Montoya al prof. Giuseppe Zanniello, Ordinario di didattica generale e pedagogia speciale all’Università degli studi di Palermo, è stato sottolineato come Papa Francesco abbia convinto molti educatori che, quando avrà termine la c. d. pandemia, «nulla sarà come prima e che se qualcuno ritenesse che semplicemente si tratta di aggiustare qualcosa, si sbaglia di grosso».

«I nuovi scenari proposti dal Pontefice – ha affermato il prof. Zanniello – riguardano un cambiamento radicale nel sistema economico, sociale, degli stili di vita, delle abitudini delle persone. […] Dispiace che questo cambiamento debba avvenire per paura, la paura non è un fatto positivo, [ma] può essere l’inizio per smontare schemi» (4).  

Anzitutto lo “schema” dell’impossibilità di creare, a partire dagli stessi studenti più capaci delle scuole dei Paesi un tempo definiti del Terzo Mondo, la classe dirigente del futuro. E per far questo, come insegna la Dottrina sociale della Chiesa, non è possibile ignorare, se non addirittura attaccare continuamente, la famiglia. Inoltre, occorre cercare di dare a tutti gli studenti la possibilità di ambire, se meritevoli, al completamento degli studi, università compresa.

Ad esempio, nella scuola post-coronavirus, riprendendo il pensiero pedagogico di Papa Francesco, il prof. Zanniello richiama la necessità di tornare a lavorare sulla professione insegnante come “vocazione”. Rifacendo così del maestro e del docente in generale una figura unitaria di riferimento degli studenti. «Sono contrario ad aumentare il numero di figure professionali presenti in una classe scolastica– ha sostenuto in merito il pedagogista in occasione dell’intervista su RaiNews. Insisterei di più in fornire all’insegnante attualmente in servizio delle maggiori competenze con un’opportuna formazione mirata per cogliere meglio le emergenze, la sofferenza, sulle ferite che portano alcuni studenti già da molto piccoli nel loro vissuto. […] Questo è un problema molto grosso, da affrontare seriamente, perché è il primo principale ponte di difficoltà nella crescita che li condizionerà seriamente nel mettere su famiglia quando saranno adulti».

5. La vera “ripartenza” è nella scuola e nell’educazione

Mons. Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione cattolica, ha definito il videomessaggio stesso di Papa Francesco per il Global Compact on Education «un rilancio, una ripartenza». Nell’attuale scenario socioculturale mondiale, infatti, il patto educativo globale auspicato dal Pontefice potrebbe costituire il filo conduttore di tutti gli interventi pubblici ai quali si sta mettendo mano, da quelli economici a quelli formativi o infrastrutturali.

Per ripartire, tutti e non solo una parte delle società mondiali, c’è bisogno diuna cultura diffusa, che non sia propriadi un gruppo elitario. Ma ancora più importante è un aspetto messo in luce dal Papa particolarmente nell’ultimo ciclo di catechesi del mercoledì. Bergoglio sta insistendo infatti sulla realtà di una società come quella occidentale, senz’altro malata, non solo di Covid-19.

Una società che, insieme, è malata d’individualismo e di mancanza di valori. Per questo solo l’educazione può guarire quelle che Papa Francesco chiama le «malattie sociali» che affliggono in particolare l’Occidente post-cristiano. Nel videomessaggio il Papa indica sette obiettivi operativi su cui lavorare, i quali costituiscono una sorta di chiave interpretativa della sua pedagogia.

«Occorre ascoltare la voce dei bambini, dei ragazzi e dei giovani», dice il Santo Padre: non parla di studenti, non si rivolge soltanto all’ambito scolastico, ma a quello educativo che è molto più ampio. Allarga poi gli orizzonti, chiedendoci di «trasmettere valori e conoscenze; costruire insieme un futuro di pace; rendere degna la vita per ogni persona».

È un po’ questa la sintesi della sua visione dell’educazione e del relativo “patto globale”. Ai cardinali, in uno dei suoi cinque discorsi sul patto educativo globale, il Papa ha chiesto di mettersi in ascolto, e questo è tipico del suo atteggiamento e del suo stile.

Prima di istruire, bisogna educare, cioè “e-ducere”, mettersi in ascolto, tirare fuori dal suo guscio la persona. Per il Santo Padre, il primo gesto consiste nel mettere in moto la persona, poi la si istruisce: è questo il suo paradigma educativo, la cui valenza pedagogica va molto al di là del semplice ambito scolastico. Infatti, la scuola è un ambito molto importante, ma il Papa insiste anche sul valore educativo dell’arte, dello sport, della musica, della politica. Insomma, il suo è un invito a 360 gradi.

Oggi il Santo Padre invita a conoscere e ad aderire al Global Compact on Education, perché un po’ tutti siamo chiamati ad affrontare il compito di essere custodi della casa comune che è il mondo e di costruire il futuro del pianeta. Dobbiamo investire i nostri talenti anzitutto nella solidarietà e nella difesa della famiglia e dei valori di sempre.

Un po’ tutti siamo protagonisti dell’educazione, perché la trasmissione dei beni e dei valori alle giovani generazioni assomiglia proprio ad un patto globale, che coinvolge la sfera sociale, culturale, politica e, soprattutto, religiosa. Non a caso come primi destinatari del videomessaggio del Pontefice sono stati presenti tre giovani: una ragazza cattolica, unmusulmano e un buddista.

Aderire al patto educativo, nell’ottica di Papa Francesco, significa allora impegnarsi a ricostruire le relazioni, a tutti i livelli, a partire dai più vicini, dalla famiglia, dalla comunità locale, scolastica e professionale, per poi allargarsi alla città, alla nazione e allo stesso Creato.

6. Il grande appuntamento del “Global compact on education” è solo rimandato

Per quanto riguarda gli inviti specifici, il “patto globale” sull’educazione è rivolto in modo particolare ai docenti, agli scienziati, agli accademici, ai teologi, agli studiosi in genere, perché il grande appuntamento del “Globalcompact on education” è solo rimandato. Si terrà infatti non appena le condizioni epidemiologiche lo permetteranno, come ha precisato Alessandro Gisotti, vicedirettore della Direzione editoriale del Dicastero vaticano per la comunicazione, che ha introdotto l’incontro «Insieme per guardare oltre», svoltosi alla Lateranense il 15 ottobre scorso.

7. Emergenza sanitaria ed emergenza formativa

Concludiamo con alcuni passaggi dell’intervento del Cardinale prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica Giuseppe Versaldi all’incontro dell’università Lateranense del 15 ottobre 2020.

Innanzitutto, il porporato, fin dall’inizio della sua relazione, intitolata Emergenza sanitaria ed emergenza formativa(il testo è stato pubblicato integralmente sull’Osservatore Romano del 16 ottobre), ha tenuto a sottolineare che la crisi da Covid-19 è stata solo il«fattore precipitante della crisi già in atto».

Questo per dire che del Patto educativo globale promosso da Papa Francesco c’era bisogno già prima dello scoppio della c.d. pandemia, perché già da allora la globalizzazione dell’indifferenza era diventata causa di aggravamento delle condizioni sociali, specialmente in campo educativo.  «I rimedi che le tecnologie della comunicazione hanno offerto per continuare, seppur a distanza, l’insegnamento – ha aggiunto il card. Versaldi – hanno evidenziato l’acuirsi di una disparità tra la popolazione scolastica tale da potersi definire come catastrofe educativa» (5).

Da questa constatazione Papa Francesco ha preso spunto per lanciare l’esigenza di un«nuovo modello culturale» per condurre ad una «svolta al modello di sviluppo» grazie al «potere trasformante dell’educazione».  Secondo il Pontefice, infatti, l’educazione ha il potere di rompere determinismi, fatalismi, conformismi e ideologie con cui il forte prevale sul più debole per dare speranza a coloro che vengono sistematicamente scartati dalla società.

Va sottolineato come il Papa, «riprendendo appieno la tradizione cristiana» (è importante questa sottolineatura del prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica, a fronte delle critiche di “progressismo” spesso rivolte al Pontefice), ponga alla base dell’educazione non già delle formule tecniche, ma l’amore.

«L’educazione è soprattutto una questione di amore»,afferma Papa Francesco, un amore che, commenta Versaldi, «porta alla responsabilità di trasmettere la verità integrale tra le generazioni». Secondo Bergoglio la crisi che stiamo attraversando è «complessiva» a causa della interdipendenza planetaria, perciò è necessario che l’impegno educativo coinvolga tutte le componenti della società che devono ascoltare «il grido delle nuove generazioni».

Da qui l’esigenza (che la crisi sanitaria ha accentuato) di un impegno di portata storica per la sottoscrizione del più volte citato «patto educativo globale per e con le giovani generazioni», che deve coinvolgere secondo il Papa «le famiglie, le comunità, le scuole e le università, le istituzioni, le religioni, i governanti, l’umanità intera nel formare persone mature».

Il Santo Padre in definitiva richiama tutti al «coraggio di ricreare il tessuto di relazioni in favore di un’umanità capace di parlare la lingua della fraternità». «Come non vedere– rileva anche il card. Versaldi – una perfetta continuità tra questa indicazione e la recente lettera enciclica Fratelli tutti che darà certamente un notevole contributo alla realizzazione del patto educativo globale?».

Conclusione  

In conclusione, per concretizzare e armonizzarel’impegno di tutti, Papa Francesco ritorna a chiedere che i giovani possano poter trovare come primo soggetto educatore la famiglia. Solo con l’apporta di questa “scuola di umanità” che nasce dal matrimonio fra un uomo e una donna l’economia, la politica e le istituzioni educative potranno essere davvero, afferma il Santo Padre, «al servizio dell’uomo e dell’intera famiglia umana nella prospettiva di un’ecologia integrale». Tutto secondo quanto la Dottrina sociale della Chiesa ha sempre proposto alla luce della Rivelazione e dell’umanesimo cristiano, che non ha nulla a che fare con quello “laico” o sincretista.

Note

1) Papa Francesco, Un patto globale contro la catastrofe educativa, “L’Osservatore Romano”, 16 ottobre 2020, pp. 2-3.

2) madre Yvonne Reungoatfma-padre Luigi Gaetani ocd, Scuole pubbliche paritarie, se il governo non si muove sarà morte preannunciata e irreversibile, “inFormazione Cattolica”, 22 ottobre 2020https://www.informazionecattolica.it/2020/10/22/scuole-pubbliche-paritarie-se-il-governo-non-si-muove-sara-morte-preannunciata-e-irreversibile/.

3) Marco Beck, Un patrimonio umanistico a misura di bambino, “L’Osservatore Romano”, 27 ottobre 2020, p. 5.

4) Cit. in Roberto Montoya, Libertà, responsabilità e amore: la pedagogia di Papa Francesco. Intervista al pedagogista Giuseppe Zanniello, “RaiNews”, 15 ottobre 2020 – http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Liberta-responsabilita-e-amore-la-pedagogia-di-Papa-Francesco-7d992570-c857-48d0-94ec-20cae674d515.html.

5) Card. Giuseppe Versaldi, Emergenza sanitaria ed emergenza formativa, “L’Osservatore Romano”, 16 ottobre 2020, p. 3.

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