L’attacco al diritto alla proprietà privata.

Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân

sulla Dottrina sociale della Chiesa

Newsletter n.1112 del 6 Novembre 2020  

In questo momento il diritto alla proprietà privata, così come lo intende la Dottrina sociale della Chiesa, è in pericolo. Recentemente il nostro Osservatorio ha dedicato una notevole attenzione al fenomeno e continuerà a farlo anche in futuro.

Il 17 giugno 2020, alla ripresa delle attività in Italia dopo il lockdown, il vescovo Giampaolo Crepaldi pubblicava nel nostro sito una Nota dal titolo “Dopo il coronavirus: la strada della vera libertà” [vedila qui], nella quale, tra l’altro, metteva un guardia da un nuovo statalismo ri-accentratore e da una impennata del prelievo fiscale. In particolare egli segnalava pericolose riforme come: il reddito di emergenza, la regolarizzazione in blocco degli immigrati irregolari, le massicce assunzioni nel pubblico impiego condotte senza reali motivi funzionali.

Lo stesso mons. Crepaldi, nella Lectio magistralis tenuta il 17 ottobre scorso alla Terza Giornata Nazionale della Dottrina sociale della Chiesa a Lonigo, tornava sull’argomento della proprietà privata indicando alcune visioni ideologiche che oggi la mettono in pericolo, tra le quali la tendenza a considerarla strumentale ad altro e non un principio dalla dignità originaria e un elemento di diritto naturale e rivelato, presente addirittura in due comandamenti del Decalogo.

Sulla scia delle parole del vescovo Crepaldi sono intervenuti nel nostro sito Silvio Brachetta e Guido Vignelli con due eccellenti studi sulla proprietà privata nella Dottrina sociale della Chiesa. Silvio Brachetta, nell’articolo dal titolo “La proprietà privata come diritto “vero e perfetto” [leggilo qui] analizza a fondo il principio della proprietà privata nella Rerum novarum di Leone XIII, sottolineando, tra l’altro, che tenere troppo alto il carico fiscale equivale a rubare e che l’abolizione della proprietà privata voluta dai socialisti non ha avuto alcun carattere sociale, al contrario ad avere un carattere sociale è proprio la proprietà privata.

Guido Vignelli, in un magistrale articolo dal titolo “Quello alla proprietà privata è un diritto relativo? Osservazioni su un giudizio fuorviante di papa Francesco” [leggilo qui], esamina i paragrafi 118, 119 e 120 dell’enciclica Fratelli tutti, in particolare la subordinazione del diritto alla proprietà privata a quello della destinazione universale dei beni. Se subordinato ad altro principio, quello della proprietà privata non è più un principio originario.

Vignelli contesta questa impostazione alla luce della Dottrina sociale della Chiesa. Lo studio è di grande interesse. La messa in questione del principio della proprietà privata è molto evidente in tutto questo periodo di pandemia da covid-19. Le disposizioni governative lo hanno di fatto negato, imponendo restrizioni e addirittura chiusure di libere attività economiche per motivi sanitari.

Molti osservatori temono un nuovo autoritarismo economico di cui la pandemia sarebbe occasione. Si sta imponendo il cosiddetto “modello cinese” nella lotta alla pandemia. Se questo è capitato un po’ dappertutto, in alcuni Paesi è in atto un grande reset neo-socialista molto evidente e costoso per la popolazione. È il caso dell’Argentina alla cui situazione il nostro Osservatorio ha dedicato tre approfondimenti.

Daniel Passaniti, direttore del CIES di Buenos Aires e collaboratore del nostro Osservatorio, ha scritto due interventi per il nostro sito sulla situazione nel suo Paese: “Argentina, la riedizione del Leviatano dopo la pandemia” [leggilo qui in italiano e qui in spagnolo], e “Argentina: verso una ‘nuova normalità’. Pericoloso avanzamento del populismo demagogico” [leggilo qui in italiano e qui in spagnolo].

Egli scrive: “non possiamo non avvertire il pericolo che comporta la legittimazione di un potere politico che viola le libertà e le responsabilità non solo a livello individuale, ma anche sociale, in relazione al corretto e ordinato funzionamento della società e dell’economia, cercando la sua giustificazione proprio in questa stessa eccezionalità” Renato Cristin, docente all’università di Trieste, ha scritto un articolo che noi abbiamo volentieri rilanciato nel nostro sito con un titolo inequivocabile: “Esperimento Argentina: il neocomunismo all’attacco della proprietà privata” [leggilo qui in italiano e qui in lingua spagnola].

Scrive Cristin: “Stupisce cioè che la Chiesa sostenga un’azione, ormai diventata dilagante, di distruzione, di requisizione e di denigrazione della proprietà privata e dei beni personali (e spesso anche pubblici), di intimidazione e ricatto nei confronti di imprenditori (piccoli o grandi che siano) e singoli cittadini, di centralizzazione e di statalizzazione dell’economia e della società in tutti i suoi aspetti, dall’educazione all’informazione”.

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